Questi e altri deliri nel mio primo libro ebook "Pezzenti con il papillon", lettura disimpegnata ideale per il Natale.
Mi sono laureato, “Auguri” “Complimenti “E ORA?” “Che farai DOPO?”.
Tranquilli che non vengo a chiedere l’elemosina, al massimo vengo a farvi
la polvere al posto della domestica cilena.
Tralasciando il risultato, il titolo onorifico e l’occasione in sé vorrei
narrare ai posteri tutti quegli accadimenti che negli anni saranno argomenti di
conversazione a pranzi di Natale e battesimi mondani.
Mi sono laureato a Parma il 19 dicembre 2012, parto il giorno prima dalla
campagna milanese e vengo ospitato dal mio fedele amico parmigiano e dal suo
gatto Frank, così soffice che nel mio cruento pensiero si trasforma in candido
colbacco, ideale per un week end ad alta quota o per la Messa di Natale.
La mattina seguente, dopo una notte insonne in cui ho elucubrato tutte le
sfighe che potevano giungere in prossimità di quel momento, mi sveglio, mi
lavo, mi imbottisco di una decina di compresse Imodium e aleggio all’Università, nella prestigiosa Aula Magna con
la consapevolezza che posso studiare storia dell’Arte per altri mille anni ma
le pseudo-sculture di Arnaldo Pomodoro disseminate qua e là mi faranno sempre vomitare.
La mia discussione è prevista per le 9.45 e alle 9.15 nessuno della mia
famiglia respirava affannosamente nelle mie immediate vicinanze. Avevo dato
precisissime direttive sull’ora della sveglia, sulla destinazione, sul
parcheggio e istruito ogni singolo
membro sui vari incroci con semaforo. “DOVE SONO?” ho chiesto come Miranda
Priestley quando aspetta il suo caffè mattutino.
“Stiamo arrivando”.
Scorgo il lunghissimo labirinto e vedo Mamma, Papà, sorella, poi Riccardo e
Lisa, entrambi inconsapevoli vittime di un viaggio in macchina Milano-Parma. E
infine un’ultima macchia di colore.
È Penelope.
Il cane.
Non ho mai conosciuto nessuno che alla propria laurea avesse con sé un
cucciolo di cane che minacciasse di abbaiare durante l’approfondita discussione
della tesi.


















