lunedì 14 agosto 2017

BALI E LE ISOLE GILI

D'altronde uno il viaggio lo fa anche per il proprio feed di Instagram, no? 
Non c’è nulla di più costruttivo, sensato e sospirato di un viaggio, di quelli importanti che non ti permetti nemmeno di sognare perché ti sembra irraggiungibile, di quelli che non sai cosa ti aspetta perché sono luoghi per cultura e paesaggio molto diversi dal tuo angolino protettivo di mondo.
Sono sempre stato più europeo che internazionale, il classico che si chiede perché andare in Madagascar se non si è mai visto le Cinque Terre o le nostre preziose città come Lucca, Verona, Mantova e Urbino. L’Italia è il più bel paese del mondo, ne sono più che consapevole, ma attraversare fusiorari, sorvolare continenti di cui spesso ci dimentichiamo e immergersi in un’atmosfera diversa è un arricchimento totalizzante.
Così quest’estate niente isoletta nell’Egeo, niente scogli in una vicina Croazia o niente tour della Sicilia, quest’anno ho preso un volo addirittura intercontinentale fino a Bali, che non è in Thailandia come ho scoperto il giorno prima di partire, bensì in Indonesia.
Inutile dirvi quanto mi ha emozionato questo viaggio e quanto questa piccola guida potrà solo ripercorrere in piccola parte il bagaglio di sapori, colori e felicità vissute in questa avventura.
Se poi volete immergervi per curiosità nei luoghi che ho visitato su INSTAGRAM trovate il geotag e la gallery aggiornata con i posti più belli.

Le risaie di Ubud

BALI è un’isola dell’Indonesia ma non immaginatevi un’isoletta da girare in poche ore, al contrario è gigantesca, molto abitata e anche turistica dopo il boom della moda zen / yoga degli anni ’70 ripresa poi più recentemente grazie al film “Mangia prega ama” con Julia Roberts, visione che consiglio sull’aereo così da entrare un po’ in atmosfera.
Ho viaggiato con la Qatar Airways da Milano Malpensa, scalo a Doha in Qatar e arrivo a Bali Denpasar, nella parte sud dell’isola, per un totale di 15 ore circa e 6 fusiorari in avanti rispetto all’Italia.
Abbiamo scelto come meta Ubud che è un po’ il centro più turistico e interessante di Bali perché da qui partono escursioni di vario genere, non è lontanissimo dal mare e si trovano degli alloggi meravigliosi adatti a tutte le esigenze.
La nostra sistemazione QUI ovviamente trovata come sempre su Airbnb (Avete anche uno sconto se vi iscrivete con questo codice promo) era a dir poco stupenda. Un piccolo angolo privato di paradiso che mi porterò sempre nel cuore, un giardino tropicale con la piscina e due casette separate composte da camera bagno e cucina (l’abbiamo usata per metterci le scarpe tanto amiamo cucinare), ognuna con patio arredato con divani e poltrone in stile balinese. Svegliarsi la mattina e trovarsi immersi a piante fiori e farfalle è qualcosa di impagabile, inoltre era fuori dal centro di Ubud quindi silenzio e tranquillità garantiti.

La nostra sistemazione a Ubud
Ubud è una sorta di grande villaggio balinese con giardini, templi e cortili lussureggianti, un ristorantino dietro l’altro e anche se molto turistica non è affatto resa brutta da negozi truci e ghettizzazione degli stranieri. Si trovano i motorini da affittare che consiglio perché il traffico che c’è a Bali forse è paragonabile alla circonvallazione di Milano alle 6 di sera, un inferno causato da poche strade e una guida un po’ frizzantina da parte dei locali.
Affittare il motorino a Bali significa spendere qualcosa come 3 euro al giorno e il pieno di benzina lo si fa con 1 euro fermandosi anche nel villaggio più sperduto dove sulla strada le persone del posto vendono le bottiglie di benzina e ti aiutano a versarla con un imbuto tra sorrisi e ringraziamenti.
In generale a Bali la vita costa pochissimo e la loro moneta, la rupia indonesiana, è circa 1 a 15.000 (15 mila rupie che loro intendono come 15 è 1 euro) per cui ci si può godere a pieno ogni cosa senza l’ansia di dilapidare un patrimonio.
A Ubud oltre al palazzo imperiale, al tempio vicino al ponte da cui poi parte una stupenda passeggiata fino alle risaie e al ninfeo del caffè Lotus bisogna vedere per forza il mercato dove tra souvenir e qualche paccottiglia si possono fare veri e propri affari conoscendo e indossando la cultura balinese. Tessuti meravigliosi, gioielli etnici in argento e una enorme quantità di cose realizzate con il bambù e in vimini, intrecciati da loro che hanno agili mani e tanta creatività. Qui la parola d’ordine è l’arte del contrattare, si scende di prezzo in un ribattere come al ping pong e poi ci si stringe le mani per fermare l’offerta condivisa.
Così una stola dai colori tipici la paghi circa 8 euro, una vestaglia con motivi balinesi tessuti a mano circa 11 e il cappello a cono che usano nelle risaie circa 7. E’ un luogo meraviglioso.

Sacred Monkey Forest
Il tempio di Taman Ayun
Le risaie terrazzate.

giovedì 27 luglio 2017

MONARCHIA CHE VAI, GIOIELLI CHE TROVI

Ossessione gioielli since 1987, presente!
Tutto quello che sbrilluccica risplende ed è costoso o ereditato a me piace ed è per questo che quando Kate da anziana getta il Cuore dell’Oceano nell’Atlantico oltre a urlarle cretina avrei voluto staccare la poltrona del cinema e scagliarla contro quelli che sostenevano fosse un gesto romantico.
Crescendo il mondo del gioiello è diventato anche il mio lavoro e ci sguazzo come una sirena in una baia silenziosa, è il mio ambiente.
L’ossessione dei gioielli però incontra un’altra ossessione, ovvero le teste coronate.
Visite di Stato, incoronazioni e matrimoni reali fanno uscire dalle cassette di sicurezza zaffiri e piogge di diamanti in un turbinio di emozioni che vanno dalla gioia forsennata all’isteria, di questi appuntamenti mondani e anche un po’ desueti se vogliamo mi piace l’aspetto storico e il senso di tradizione mista etichetta ancora molto rigorosa anche nel XXI secolo.
Ecco qui qualche esempio di monarchie che possono vantare gioielli davvero incredibili tra corone e tiare.

I BORBONE DI SPAGNA:
la Regina di Spagna, ex giornalista, un po’ la Lilli Gruber della penisola iberica ha il privilegio di indossare sulla sua testa ben acconciata qualche chilo di carati con una tale disinvoltura che ci fa quasi rabbia ma si sa, lo stile non si compra al mercato.

La tiara dei gigli: è il gioiello più prezioso di tutta la collezione dei Borboni di Spagna e la Regina Sofia l’ha dovuta cedere a Letizia, è stata realizzata nel 1906 su commissione di Alfonso XIII per regalarla alla fortunata consorte Vittoria Eugenia. E’ una tiara che disegna 3 meravigliosi gigli con diamanti taglio cuscino e platino. Una cosuccia. Letizia l’ha indossata qualche settimana fa durante la visita ufficiale ai reali inglesi, un segno di grande rispetto e un tocco di narcisismo spagnolo verso Elizabeth II che non è di certo una regina di primo pelo come Letizia.

Letizia di Spagna in visita ufficiale dalla Queen Elizabeth indossa la tiara dei gigli. 

La tiara prussiana
: la mia preferita in assoluto per quel dettaglio del diamante centrale a goccia e perché ricorda un po’ quella di Anastasia e La bella addormentata nel bosco, è più piccola e meno appariscente ma il disegno stile impero in voga nei gioielli d’epoca Liberty è qualcosa di meraviglioso. Realizzata nel 1913 su commissione del Kaiser Gugliemo II finì in Spagna per la strana genealogia che ha portato la Regina Sofia a sedere sul trono. Letizia la indossò per il suo matrimonio ed era radiosa.

Letizia Ortiz al suo matrimonio con la tiara prussiana.

La tiara Cartier:
partiamo dal presupposto che se fai parte di una casa reale è impossibile che tu non abbia nel cassetto un gioiello di Cartier degli anni ’20, quelli sono i veri gioielli sotto tutti i punti di vista. Taglio baguette, bracciali splendenti o come in questo caso una tiara di diamanti e perle che fu commissionata dalla Regina Vittoria Eugenia per indossare qualcosa di leggero e poco impegnativo. Beh direi che il risultato non è propriamente disimpegnato ma è uno splendore.

Sofia di Spagna con la tiara Cartier. 
Vittoria Eugenia di Spagna con la sua tiara di Cartier negli anni '50.

venerdì 14 luglio 2017

GIANNI VERSACE: 20 ANNI DOPO

Gianni Versace, 1947-1997
Era l’estate del 1997 e non avevo compiuto 10 anni, come spesso accadeva a Luglio andavo a Vallombrosa in Toscana dalla Nonna e dal Nonno che scandivano i loro tempi tra una passeggiata, il riposino del pomeriggio e l’ispettore Derrick del lunedì sera con noi nipoti che ci inventavamo qualsiasi gioco per arrivare a fine giornata.
Mi ricordo due momenti precisi di quell’estate, il 15 luglio quando appresi dal telegiornale della morte di Gianni Versace e il 31 agosto quando la signora che affittava un appartamento del nostro villino, la signora Grazzini di Firenze, si affacciò dicendo che era morta Lady D.

Che cosa sono state quelle due notizie per un bambino di 9 anni? Non me lo so spiegare, ero incuriosito e incredulo, non conoscevo il male del mondo e non sapevo nello specifico l’entità di questi due personaggi ma me lo ricordo bene.
Gianni Versace fu assassinato il 15 luglio del 1997 sulla scalinata della sua villa di Miami da Andrew Cunanon, un tossicodipendente omosessuale che si prostituiva ed era noto alle autorità per altri omicidi, venne trovato morto dieci giorni dopo suicidatosi con la stessa pistola che aveva usato per freddare Gianni.

Gianni e le top model degli anni '90.
Ricordo la notizia del Tg2 con quei sottotitoli in rosso, le immagini della scala bianca e candida, il lenzuolo che copriva il cadavere e l’enorme sgomento di tutti, Nonni compresi che conoscevano bene la storia dell’ascesa di Versace.
Risuonava poi in tutti i salotti quella parola “Omosessualità”, con cui si avvicendava la vita dello stilista e del suo carnefice come se fosse lo sfondo perverso di una conseguenza, come fosse colpa di una brutta frequentazione e un losco giro di affari sesso potere e soldi.
In realtà non era così, Gianni Versace si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato e il suo assassino era un pazzo armato che non venne fermato prima di commettere altri reati.




Così il mondo della moda e non solo si chiuse in uno strettissimo lutto e i funerali di Gianni Versace furono organizzati nel Duomo di Milano, tra quelle panche piansero il loro grande amico personaggi dal calibro di Elton John, Lady Diana e Naomi Campbell, amici e compagni di percorso di quell’ascesa che in pochi possono sognare
Gianni Versace nasce a Reggio Calabria nel 1947, sua madre era una sarta e da lei viene iniziato al mestiere che lo renderà celebre, nel 1972 si trasferisce a Milano e sei anni dopo si esibisce con una sua collezione al Palazzo della Permanente, era il 1978 e da quel momento nasce l’omonima maison.

venerdì 7 luglio 2017

LA SCIURA MILANESE

Santo Patrono di tutte le sciure milanesi, Camilla Cederna. 
Ormai è chiaro che il personaggio chiave di questo 2017 sia quella fu gentil donzella che zompetta per Milano e che da tutti viene identificata come “sciura” (Signora in dialetto) anche grazie a un profilo Instagram molto seguito che ne elogia gli aspetti più plateali. Ma chi è la sciura? E cosa rende sciura una milanese che passeggia indisturbata nel suo shopping mattutino? Qui qualche indizio per render omaggio a una categoria in via d’estinzione che abbiamo tutti molto a cuore in questa nostra amata città.
Partiamo da due presupposti, la sciura è milanese perché è qui che nasce cresce e si abbevera in quella fonte di stile e buon gusto, per storia e per tradizioni di famiglia, inoltre la sciura è ignara di essere tale perché è un allure inconsapevole e spontaneo, non un atteggiamento studiato a tavolino o forzato.

Sciura si nasce.

Il quartier generale della sciura è via Vincenzo Monti, sotto quel viale che si inerpica da Cadorna fino a Largo V Alpini si ripara all’ombra del filare degli alberi che svettano a sottolineare la bellezza dei piani alti di palazzi fine Ottocento con eleganti ingressi in ferro battuto e stucchi rivisitati. La vecchia e nobile Milano è tutta lì, lungo via XX settembre, via Ariosto, via Leopardi, una zona che la sciura milanese conosce bene perché scenografia della sua infanzia quando i tram sfrecciavano già e le periferie erano solo mondi leggendari e lontani.

La sciura prende l’1 e si gode lo scricchiolio dei sedili in legno e si ricorda quando da bambina chiedeva “Perché c’è scritto vietato sputare?” e salutava il signore che vendeva i biglietti seduto alla sua postazione, ora mantenuta per bellezza o addirittura smantellata.

Nata tra gli anni ’20 e i ’30 figlia di qualche industriale, ferro acciaio?, e di un’esponente di qualche elegante e in vista famiglia milanese, ha frequentato ottime scuole,  Orsoline San Carlo?, per poi seguire certi dettami rigidi d’etichetta per cui “Un buon matrimonio e via sulle ali della classe agiata” nel fiore degli anni ’50 tra ampie gonne e velette.

Il marito? Un avvocato, un ingegnere, un architetto, un notaio, un industriale del tessile o un bell’ammiraglio della Marina. La casa? Un quarto piano stabile signorile d’epoca (la sciura ama il Liberty, sogna lo stile umbertino ma impazzisce per il razionalismo anni ’30 con ampi androni, luccicanti corrimano in ottone e marmi intarsiati a terra) con servizio di portineria che saluta al mattino e le chiama l’ascensore non appena la vede in lontananza tornare dalle commissioni.

Le sue zone preferite? Crocetta, Porta Romana, Corso XXII marzo, Corso Venezia, via Sant’Andrea, Foro Bonaparte e immancabilmente Brera tra strette viuzze e botteghe storiche.
La sciura veste sartoriale, predilige gonne e giacche coordinate, non è una fanatica della moda ma ama gli accessori e stagione dopo stagione snocciola al polso Hermes, Chanel in vitello e Gucci in lucertola e fibbia gioiello, regali di suoceri amorevoli prima e di mariti giramondo dopo, soprattutto negli anni ’80 quando si portava con disinvoltura tutto un prezioso guardaroba. Mezzo tacco elegante e comodo, (Ferragamo?) o acquistato da fedeli esercizi commerciali che da sempre vestono i passi d’allure delle sciure, quali Gallon e De Martini. Non manca di veletta ai funerali e di cappello ai matrimoni, impazzisce per i foulard in seta e gli occhiali vintage sono la sua passione, come i guanti che non toglie quando si arrampica sul tram. La pelliccia? Solo dopo il 7 dicembre, astrakan di giorno e visone miele quando cala il sole.

giovedì 29 giugno 2017

IL (MIO) LIBRO DEI NOMI

Laudomia Del Drago Hercolani, detta DOMIETTA, quando un nome bellissimo ha un nomignolo ancora più bello.

C’è un particolare delle nostre vite che sopravvive a qualsiasi tempo e che ci appartiene davvero per sempre e non è quel brutto tatuaggio tribale voluto fortemente a 18 anni e nascosto a 27, ma il nostro nome.
Riflettiamoci, niente è più imperituro di un nome scritto sui nostri documenti, riecheggiato in tutte le salse in tutti gli anni della nostra vita e ricordato anche più avanti, negli almanacchi della nostra famiglia e nelle storie che si tramandano di generazione in generazione.
Quando si sceglie un nome quello è per sempre e dobbiamo ricordarcelo, non è un capriccio o una moda ma un segno indelebile di ognuno di noi, qualcosa che ci distingue dagli altri perché unico, come fosse un’impronta digitale.
A mio parere scegliere un nome è così difficile che ci vorrebbero delle regole ferree o dei consigli calzanti.
      
       - Scandagliare i propri alberi genealogici perché di nomi belli ce ne sono e se sono di famiglia ancora di più.
Della mia famiglia per esempio amo i nomi femminili Gilda (la bisnonna indiamantata), Costanza, (l’elegantissima proprozia) ma soprattutto quello delle mie prozie milanesi a cui ero molto affezionato, la Maria Giuditta (soprannominata Cicita) e la Ebe che da piccolo storpiavo in Bebe. Tra quelli maschili si parla sempre del prozio Ulrico, del bisnonno materno Oreste e di quello paterno Carlo Alberto.

- Scegliere tra personaggi storici che ci hanno colpito, nomi di re e regine, principi e principesse che han fatto la storia, culturale o di glamour.
Come Elisabetta (Sissi), Caterina (la Grande), Maria Teresa, Ludovica, Maria Sofia, Francesco, Diana, Edoardo, Filippo o Massimiliano.

- Il nome di qualcuno che ha una forte valenza positiva nella vostra vita.

- L’assonanza con il cognome, quello è fondamentale perché un nome e un cognome sono come il giorno e la notte, sono diversi ma vivono sempre l’uno in funzione dell’altro. 

Io sono fortunato, Lorenzo Bises, un nome semplice e storicamente importante, sposatosi alla perfezione (sì lo dico) con un cognome particolare di cui vado fiero per musicalità non solo alla francese (Non si pronuncia Bisé ma come si legge Bises)
Ho già deciso e tutti lo sanno che se dovessi avere una bambina la chiamerei Maria Vittoria che è il nome che più preferisco al mondo, insieme a Filippo se fosse un maschietto.
Siccome però al momento è un’ipotesi più che lontana scrivo qui un elenco dei nomi che mi piacciono molto e che per storia, cultura o affetto mi hanno colpito, chissà che qualcuno di voi lo usi per fare una cernita e sceglierlo per i vostri figli.  

martedì 20 giugno 2017

VIA MERAVIGLI E CORSO MAGENTA: IL TOUR

Corso Magenta 12
Tra le cose da scoprire di Milano c’è una sua fetta di torta molto speciale che spesso è un po’ dimenticata nel marasma generale di una grande città dove si pensa sempre che tutto quel che c’è da vedere sia Montenapoleone, lo struscio di San Babila e via della Spiga.
Niente di più sbagliato.

Era da tempo che volevo scrivere questo post ma non potevo farlo prima di aver visto con i miei occhi tutto quello che questa parte di Milano offre.
Via Meravigli e corso Magenta sono due strade, l’una la continuazione dell’altra, che davvero insieme raccontano tutti i passaggi storici e architettonici della nostra bella città e pare che in queste due vie si concentrino bellezze da capogiro in un tour che a parer mio è obbligatorio.
Via Meravigli si dirama a sinistra venendo da Duomo prima di incrociare via Dante, pare una via stretta e buia della vecchia Milano dove pavé e binari del tram amplificano il boato e i rumori del traffico e del passaggio. A parte Spizzico e Tiger subito all’inizio da vedere si trova la bellissima Galleria Meravigli che tutto esprime il lato dell’architettura ferro e vetro che non è solo la Galleria Vittorio Emanuele II. La Galleria Meravigli è un piccolo passaggio elegante e spesso sconosciuto e vuoto che unisce due strade senza la bruttezza di strisce pedonali, semafori e stop.

Palazzo Turati.

Qui si affaccia un carinissimo bistrot e la Fondazione Forma che ospita delle mostre sempre molto interessanti, uno spazio espositivo che rientra in quelli da visitare e da tener sotto controllo durante le stagioni.
Su quello stesso lato di marciapiede c’è poco più avanti l’ingresso del meraviglioso Palazzo Turati, sempre chiuso e sigillato come una cassetta di sicurezza se non in rare occasioni annuali come il Salone del Mobile dove tutti i milanesi si imbottigliano perché è davvero un capolavoro del nostro decorare. Palazzo Turati è sede della Camera di Commercio, è del 1880 ed è la ricostruzione in chiave moderna di un classico palazzo cinquecentesco tra Ferrara e Firenze, un po’ Palazzo dei Diamanti, con affreschi meravigliosi e ampi saloni di rappresentanza. Fu bombardato durante la seconda Guerra Mondiale ma tornò agli splendori ufficiali nel 1954 con gli architetti dello studio Castiglioni.
Poco più avanti il Bar Meravigli, tappa obbligata per uno spuntino veloce e un panino sobrio, i proprietari sono gentilissimi e il servizio molto a modino.
Sull’altro marciapiede poco più avanti ancora c’è la cappelleria Melegari, piccolina e deliziosa, altro non è che la succursale di quella grande e rappresentante che si trova in Paolo Sarpi, vera Mecca per chi ama i cappelli, le bretelle, le velette e tutto quanto sembra inutile ma necessario.

Santa Maria alla Porta.

Qualche passo e finisce via Meravigli, e ci si addentra nello splendido Corso Magenta che è un vero patrimonio a cielo aperto di tradizioni, storia, arte, spettacolo e instagrammabilità.
Subito c’è la Taschen, il negozio dove nessuno riesce a entrare senza desiderare un enorme libreria con tutti i volumi che spaziano dalla fotografia di moda alla storia dell’arte. Tappa obbligata, in particolare per l’ultimo volume “Gli ingressi di Milano” dove sono raccolte le fotografie degli androni più belli tra gli anni ’20 e gli anni ’70.
Poi c’è Marchesi, quella vera, la pasticceria che da oltre 100 anni fa angolo lì, immune da tutte le modernità che avanzano, vero capolavoro di estetica e qualità, fare colazione da Marchesi verso le 10 del mattino attorniati da sciure in visone è una gioia senza limiti.
Lì dietro c’è Santa Maria alla Porta, una piccola chiesetta bombardata durante la guerra che ha causato la distruzione dell’antica cappella circolare, oggi riscoperta e portata alla luce (nel vero senso della parola), che è lì a testimonianza di quante meraviglie sono state portate via per sempre e di quante si attaccano alla sopravvivenza dei posteri. E’ un angolo prezioso, soprattutto per la bellezza di quei marmi.
Consiglio culinario: il piccolo ristorantino “La Brisa”, in via Brisa (lì dietro) ideale per un pranzo chic.

lunedì 12 giugno 2017

L'AMORE CHE CAMBIO' IL DESTINO DI UNA MONARCHIA

Vi presento Wallis di Windsor
Siamo nati che lei era lì, i nostri genitori sono nati che lei era lì, sono 65 anni che lei è sul trono più ambito e ammirato del mondo, l’ Inghilterra. Non importa che non si paghino le tasse oltremanica e non si viva a Londra o nelle campagne circostanti, anche noi che abbiamo abolito sei anni prima dell’incoronazione di Queen Elizabeth la monarchia spedendo i Savoia in esilio, viviamo ammirando quella piccola donna che ha scandito il tempo tra cappellini variopinti e grandi passi nella storia.
Quello che spesso dimentichiamo è che non era lei a esser destinata al trono, non era lei la diretta erede di quella corona così difficile da portare e ingarbugliata da gestire.

Quasi un selfie
Elizabeth è nata il 21 aprile del 1926, suo padre era Albert, il secondogenito del Re Giorgio V, era la terza in linea di successione per il trono e non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe toccato a lei guidare la storia del suo paese diventando la regina più longeva del suo paese con un regno che ha superato addirittura quello della sua trisnonna, l’infaticabile Vittoria.
E’stato un amore, grande e immenso, a far tremare Buckingham Palace quando nel 1936 il Re Edoardo VIII (salito al trono il 20 gennaio dello stesso anno in seguito alla morte del padre Giorgio V) decise di abdicare l’11 dicembre, rinunciando così a un grande privilegio per poter sposare Wallis Simpson, una donna che per la famiglia reale  fu la rovina di un paese ma che per lui era tutto il suo mondo.





Niente Cenerentola o Pretty Woman, credo che questa sia l’esemplare favola moderna dello scorso secolo, un amore così desiderato e limpido che ha cambiato il corso della storia dell’Inghilterra tra una velata sofferenza e un’esistenza errante alla ricerca di un angolo di mondo dove esser loro stessi amandosi senza filtri.
Il prezzo da pagare era così alto e così non quantificabile che nessuno avrebbe mai potuto pensare che Edoardo VIII lo facesse davvero, non poteva abdicare per sposare una donna divorziata due volte e senza nemmeno un goccio di sangue blu di quelli che contano, poteva averla come concubina senza alcun problema gli dissero ma lui la voleva con sé, nella sua vita e accanto a un trono che nessuna regina avrebbe potuto colmare.
E invece davanti a tutto il suo regno disse “Dovete credermi quando vi dico che ho trovato impossibile portare il pesante fardello delle mie responsabilità e adempiere ai miei doveri di re, senza l’aiuto e l’appoggio della donna che amo. E voglio che sappiate che la decisione presa è stata mia e mia soltanto”.
Non era una cotta adolescenziale o un colpo di testa di un principe capriccioso che preferiva i piaceri della corona ai doveri di un imperatore, al contrario aveva sempre svolto i suoi obblighi cerimoniali e diplomatici fin da quando fu investito del titolo di Principe di Galles una volta che il padre divenne Re Giorgio V.

SENTI.

Edoardo e Wallis si amavano di un amore profondo, rispettoso e grande come grande è stato il coraggio di una simile decisione che sapeva di salto nel vuoto.
Il giorno dell’abdicazione Wallis risultava ancora sposata e dovettero passare ventidue mesi prima che i due si rincontrassero e ottenuto il divorzio di lei, si potessero sposare lontano da tutti gli affetti inglesi che non accettarono mai la loro relazione.
Vissero insieme tutta una vita passando da un paese all’altro, da una nazione all’altra, lui cercando un posto nel mondo per sentirsi utile alla sua terra natia e lei allontanando lo spettro di un senso di colpa che la attanagliava giorno dopo giorno.



Edoardo aveva rinunciato a tutto per lei, lei se lo meritava davvero? Ci sono stati giorni in cui lui abbia alzato gli occhi al cielo conclamando un “E’ stato un errore”? La risposta sta tutta in quella frase che le bisbigliò dopo aver visto un film sulla loro storia:
“Per tutto quello che ho ricevuto in cambio, ho rinunciato a molto poco”. Quel poco era un trono, quel poco era il “lavoro” che gli fu insegnato da quando era bambino perché il destino di un futuro erede alla corona è qualcosa che si legge nei libri di storia e non dipende da lui ma è un diritto e soprattutto un dovere di nascita.
Vagarono in giro per il mondo tutta la vita, vissero negli Stati Uniti, in Spagna e vennero adottati un po’ dalla Francia che però fu loro sempre un po’ ostile, con quel fare ipocrita ed elitario vennero sempre adulati e beffati, era bello e di prestigio averli come ospiti per un pranzo formale ma chi appoggiò la loro relazione e il loro matrimonio si contava sulle dita di una mano.
Wallis era una donna arguta, intelligente, dinamica e con un grande senso pratico, amava ricevere e teneva a mente gusti e preferenze di ogni ospite che varcava la soglia delle sue residenze, vestiva seguendo un suo stile che subito divenne copiato e ammirato, nel suo guardaroba si contavano soprattutto dei meravigliosi Schiaparelli, Balenciaga e Givenchy ma la sua regola cantava “Pochi capi perfetti alla volta per poi portarli finché non sono proprio andati”.

giovedì 1 giugno 2017

WEEK END A SARZANA: COSA, DOVE, PERCHE'

Pasticceria Gemmi
La Liguria è per Milano una sorta di colonia e dalla città delle fatture i conquistadores attraversano autostrade e caselli per rilassarsi in quella che è la più piccola e affascinante regione del nostro bel paese. Non sempre i liguri ci amano, al contrario spesso vorrebbero cacciarci come le streghe perché (in effetti) invadiamo spiagge, parcheggi, ristoranti, case e traghetti ma sono ormai più di 70 anni che il milanese corre a “Svernare” in posti che son diventati hinterland milanese.
Prima tra tutti Portofino, poi Santa Margherita, Varazze, Celle Ligure, Chiavari, Lerici e anche Sarzana.

Quest’ultima è ormai una seconda casa Bises da quando i miei genitori si sono innamorati di questo posto in prossimità della Toscana, custodita dalle Cinque Terre e dalle Alpi Apuane, al di qua del passo della Cisa e al di là di una serie di luoghi meravigliosi.
Scappare da una congestionata circonvallazione il venerdì sera per dormire sonoramente in Liguria è un’esperienza indimenticabile e anche due piccoli ma pieni giorni a Sarzana sono un toccasana per recuperare energie e lasciar andare la testa lontano da problemi e ansie lavorative.

Da quando la frequento ho potuto visitare intorno bellezze che non conoscevo, come Pietrasanta, Lerici, Fosdinovo, Carrara, Lucca, Porto Venere, le cave di marmo e anche La Spezia che ho rivalutato nel tempo.
Sarzana è una cittadina con una storia millenaria alle spalle, qui sono nati Papi (no Enrico), sono passati principi e imperatori, hanno costruito le loro eleganti dimore nobili e feudatari che hanno commissionato poi opere d’arte e chiese. L’arte e l’antiquariato infatti sono nel Dna e tra i vicoli si possono scorgere negozietti e restauratori alle prese con mobili dallo stile impero a quello art nouveau, inoltre quasi ogni mese si tiene “La soffitta in strada”, un vero e proprio mercatino dell’antiquariato a cielo aperto dove è possibile trovare di tutto.
Quindi ecco qualche indirizzo che potranno farvi vivere al meglio un delizioso week end in qualsiasi stagione, perché sì, l’aspetto più bello di Sarzana è che è accogliente in qualsiasi momento dell’anno.

Vale la pena visitare Sarzana anche solo per Instagram.

DOVE ALLOGGIARE: ovviamente lo strumento migliore risulta sempre Airbnb trovando soluzioni su misura e per tutte le tasche, più o meno lontane dalla piazza principale ma nulla è irraggiungibile, d’altronde in 10 minuti di piacevole passeggiata ogni angolo è vicino. C’è un adorabile “B&B in piazzetta” dietro la cattedrale che si affaccia su una piccola piazza, da innamorarsi.

DOVE FAR COLAZIONE: non si può andare a Sarzana e non fare colazione da Gemmi, l’istituzione locale per la pasticceria e la caffetteria. Una sala da tè antica con il bancone in legno e grandi specchi, soffitti affrescati e barattoli di bon – bon a tutta parete. Qui si rimane sbalorditi non solo per la bellezza della location ma anche per il conto, a Milano sarebbe impossibile pagare così poco una colazione così buona in un posto simile. Se avete a disposizione due colazioni o fate un richiamino caffè + pasticcino prima del pranzo allora consiglio anche Giubea, i dolci sono sbalorditivi e il personale così gentile che non lasciare la mancia è reato.

DOVE FAR SHOPPING: Sarzana è anche una cittadina molto piacevole e si trovano negozi un po’ per tutto, sia abbigliamento che arredo e calzature, (per non parlare delle boutique con i prodotti tipici liguri). I miei preferiti sono Galax e L’altro Store dove ci sono collezioni uomo-donna molto particolari e con una grande attenzione al dettaglio, in particolare gli accessori sono da capogiro, zaini e borse da tutti i giorni in pelle e cuoio intramontabili. Le vetrine di Galax sono una vera chicca, sempre molto eleganti e con dettagli di arredo d’antiquariato ben assemblati.

lunedì 29 maggio 2017

LA BIBLIOTECA D'ALESSANDRIA (DI MODA E DI COSTUME) A MILANO


Carmen Dell'Orefice, 1948 (questo lo vado a cercare) 
Milano non finisce mai di sorprenderti e quando più o meno pensi di conoscerla al suo meglio ecco qui l’invito in uno spazio, a una nuova mostra, in un nuovo negozio o in un museo che pensavi di aver visto e invece no è stato ristrutturato ed è come entrarci per la prima volta.
Milano sembra dirti “TAAAAAAAAAAC, BECCATO”.
Si parla tanto di moda e di costume perché 4 volte l’anno siamo subissati di tacchi e macchine della camera della moda, si montano le catwalk in ogni angolo di città, serpeggiano le giornaliste di costume (le poche che ancora non si sono annichilite su un blog) e tutti si improvvisano del settore.
In realtà la moda è un’arte e come tale andrebbe studiata.
Prima di parlare della nuova collezione Missoni non bisognerebbe sapere la storia di come è nata questa maison? Prima di innalzare le mille innovazioni della prossima stagione, non bisognerebbe conoscere come si è arrivati a quelle forme e a quel tessuto?
Come quando Miranda si rivolge nervosamente ad Andy nella celebre scena de Il diavolo veste Prada:

venerdì 19 maggio 2017

ETERNI SECONDI?

29 APRILE 2011 UNA DATA CARDINE DELLA MIA VITA.
Alla voce “Eterni secondi” ci sono le foto di tutti quei secondogeniti un po’ oscurati dai loro fratelli che per concepimento e destino forse, apparentemente, sono stati un po’ più fortunati di loro, il che però non è detto.
Consideriamo per esempio il principe Harry, tutti lo danno come “Il secondo”, quello che è stato spodestato dal trono addirittura dal piccolo George, quello un po’ “ribelle” perché abituati dalla figura perfettina del fratello William ma che in realtà è quello che se la spassa più di tutti in quella famiglia che è manipolata dal cerimoniale di Elisabetta.
Harry non ha così tanti obblighi quanto William, non è prossimo a sedere sul trono dell’unica monarchia che davvero interessa a qualcuno e può frequentare un’attrice americana divorziata di 35 anni senza un goccio di sangue blu senza che i cecchini di sua Nonna abbiano già fatto centro.
Ho sempre pensato che i secondogeniti, tra cui io, hanno una marcia in più, perché i genitori sono già genitori e hanno un pochino più di respiro dei primogeniti, se la cavano meglio da soli e riescono nella vita a svignarsela. Meno obblighi e più libertà.
L’esempio lampante è anche Pippa Middleton, la sorella quasi 34 enne della donna più invidiata (per lo zaffiro di Lady D al dito?) e osservata (perché sembra la figlia di Satana tanto è sempre perfetta in tutte le occasioni?) della globosfera: Kate Middleton, moglie di William il duca di Cambridge, secondo in linea di successione al trono d’inghilterra.