sabato 28 dicembre 2013

RESOCONTI


IO.

Ho festeggiato il Natale in montagna, nel luogo in cui si è abbattuta una perturbazione unica nel suo genere. Con una sorella che legge E-book, una madre che compra borse su Internet e un padre che mi chiede “Ma lo scrivi ancora il tuo blog SFIGATI CON IL CRAVATTINO?” mentre Penelope scodinzola e occupa metà divano.
Per fortuna ho Instagram che anche nel giorno della nascita di Nostro Signore Gesù ci riserva delle sorprese, quali Babbi Natali Sexy, addominali scolpiti e bicipiti rubati al trasporto dei regali.
E cibo, tanto cibo.
Il cibo in montagna è un passatempo perfetto insieme a film da Oscar, primo fra tutti:
LA MORTE TI FA BELLA, pellicola che ha risollevato il mio ammuffito spirito natalizio.

Dopo il cenone e il pranzone la mente è offuscata ma in grado di capire che c’è bisogno di un’immediata dieta e di finire l’anno almeno con due chili di meno.
Il 2013 è quasi giunto al termine ed è il momento di fare un preciso resoconto.

Non è stato un anno facile, costellato da mille sfighe e mille sbatty, con la “y” perché siamo a Milano e tutto è moda, e finalmente sta passando.
Il 2013 è l’anno in cui:

-          Ho perso due persone care, l’elegante Nonna Giuliana, che non c’è più ma accompagna i miei sogni, e poi l’altra metà di quella che pensavo fosse un’unica mela. C’è ma non con me.

-          Ho comprato papillon come se dovessi vestire un esercito. Tra lo scozzese, il velluto di seta, l’arancio, le anatre in volo e i fiorellini gialli ce n’è uno per ogni umore e uno per ogni spirito.

  -Ho scritto. Scritto sciocchezze da Twitter, confidenze su una Moleskine e indimenticabili post sul blog, indimenticabili per me, s’intende.

-          Mi posso vestire completamente di giallo senape. E scusate se è poco.

lunedì 16 dicembre 2013

SUR LA TETE DI UNA ROMANOFF


Cioè, la bellezza.

Ultimamente la mia vita è un po’ come una giostra, ferma.
Poche sfolgoranti emozioni, nulle le mondanità, zero gli inviti in società. Mi sono trasformato in un essere il cui pigiama è coperta di Linus, capanna sull’albero e ancora di salvezza.
Praticamente Bridget Jones senza cellulite.

Poi un venerdì sera di nebbia così fitta che non trovi nemmeno il cane in giardino, confeziono un cappello e un fascinator, questa volta per una testa un po’ più speciale delle altre.

NICOLETTA ROMANOFF ha scelto due truc e questo ha fatto brillare i miei occhi e cadere gli ultimi pochi capelli, insomma non è la prima buzzurra di Quarto Oggiaro che inciampa in una delle mie creazioni, non è il mio capo che interamente vestita di bianca porta le frisè come Skipper, la sorella di Barbie, quella maledetta con i piedi piatti.
Nicoletta è la nostra preferita per tre motivi:

1)      E’ campionessa olimpica di corsa su stivali con tacco 12 come ha dimostrato nel film “Ricordati di me”. Impresa che è costata una rotula e qualche caviglia a delle fanatiche idolatrici.

2)      Perché “Cardiofitness” è come un classico di Natale, un film disimpegnato da guardare la domenica pomeriggio mentre pensi alle tue disavventure amorose e ti sfondi di pop corn. Sei lì che inciti al bacio tra lei e il giovincello Costantini e ci scappa anche la lacrima facile senza dignità.

3)   Grazie a lei uno dei miei più grandi desideri è avere una casa con un lunghissimo corridoio per esibirmi in piroette circensi mentre pattino sulle rotelle evitando di prendere in fronte una credenza o una mensola.

domenica 1 dicembre 2013

C'E' UNA BIANCA DENTRO OGNUNO DI NOI?



Sono mondano io, sono il ritratto della mondanità. Non c’è festa, party esclusivo, inaugurazione, vernissage o taglio della torta a cui io non partecipi.
C’è qualcuno che può considerarsi più mondano di me che al sabato sera, come del resto tutti gli altri giorni della settimana, faccio la vecchia zitella con lo scialle che cuce e colleziona merletti che hanno almeno due secoli di vita?
La mia vita mondana ultimamente è questa.

E non mi lamento, o meglio lo faccio ma con un pizzico di autoironia q.b., perché ci sono fasi della vita in cui diventare un tutt’uno con la spalliera del divano è sintomo di crescita emotiva e spirituale.
Spirituale solo se ci si accompagna con un mestolo per la Nutella e una ciotola gigante di Pop corn.

Ci sono due anime in me.

Una che al solo sentire “STASERA ANDIAMO..” già ha le coliche renali perché dal mattino si immaginava di poter infilarsi sotto al piumone con le calze di lanacotta ai piedi guardando “Le Iene” e commentando ogni battito di ciglia di Ilary Nostra Signora di Sabaudia su Twitter.
Quest’anima solitamente ha specifici pensieri:

- “Lasciatemi ammuffire davanti a Licia Colò, non disturbo nessuno e se ho bisogno di parlare con qualcuno ho decine di metri di passamaneria rosa antico con cui farlo”.

- “Non ho motivo di uscire con esseri umani che hanno più di cinque gatti scodinzolanti per casa”.

- “Che barba tutta questa pubblicità a Uomini & Donne”.

Se poi l’unica volta che esci e capiti nel locale figo della Milano-bevo-solo-Gin-Tonic ex conoscenti ti additano sgomitando come fosse tornata Serena Van Der Woodsen in società, allora è naturale che l’orso bruno dello Yosemite Park che c’è in me prende il sopravvento.

domenica 24 novembre 2013

ESSELUNGA: IL FLIRT SELVAGGIO


Pantofole De Fonseca e vino: la domenica perfetta, l'Esselunga lo sa.

Immaginate una di quelle domeniche in cui l'unico sforzo che vorreste fare è mettervi la giacca da camera alla Hugh Hefner e rotolarvi dal letto al divano come un tappeto IKEA. E stare lì, inermi, facendo zapping tra “Mela Verde” e “Alle falde del Kilimangiaro”.
E invece vieni dominato da una serie di inviti scegliendo l'opzione più raffinata.

"Merenda da Vanilla Backery" h 17, un luogo tutto rosa, pieno di colori pastello, muffin colorati, cupacakes con strass e lustrini, una casa delle bambole versione culinaria. Due ragazzoni al banco e una cameriera colombiana vestita come un confetto di Barbie.

"Che cosa prendete ragazzi?"

"Io un té Fleur de Geisha" che è ovviamente la cosa più da gay che si può ordinare in un luogo che farebbe diventare omosessuale anche il più virile dei giocatori di rugby. Pareva di essere nella camera di Marie Antoniette durante la scelta delle piume di struzzo per uno dei suoi stravaganti look.

Parlando di situazioni sentimentali che vanno dal disastro ambientale alle calamità eccezionali, si scopre che i luoghi deputati al flirt estremo non sono più le discoteche dove al massimo puoi tornare a casa con un bacio decente incluso nei 15 euro d'ingresso, ma spazi che nell'immaginario collettivo vengono associati alla noia, alla quotidianità più bieca.
Come l'Esselunga. Non una qualsiasi, ma quella di Viale Papiniano che alcuni sondaggi hanno definito il luogo d'incontro per antonomasia a Milano.
E se da Vanilla Backery ti lamenti della tua vita socio/sessuale azzannando qualsiasi cosa abbia una glassa di cioccolato, sulla via del ritorno non fai un salto là dove si rimorchia per un'indagine di mercato verificabile in prima persona?

domenica 17 novembre 2013

DOPPIA P: PIGIAMA & PELLICCIA


L'inverno è alle porte, le prime nebbie invadono la Pianura Padana e il rischio di sfasciare la macchina a causa di una nutria in mezzo alla strada è altissimo. Quindi con i primi freddi giungono in ordine di apparizione: i primi dolori intestinali post- caffé, i primi tremendi outfits a cipolla e le prime zarine della stagione.
La zarina milanese non vede l'ora di accattivare la città con un cappotto in pelle dall'enorme collo di volpe rosso fuoco o con un tripudio piumato sulla testa. L'inverno è per lei il momento di mostrare tutte le sue enciclopediche vanità alla Anastasia Romanov.
L'errore madornale è dietro l'angolo ma una vera intenditrice lo sa, conosce l'ostacolo e supera l'esame. Quale?
Quello di non indossare MAI, e sottolineo MAI, una pelliccia prima del 7 dicembre. Vanno bene i colli, sobri manicotti, piccoli colbacchi ma non la classica volpe o il sempiterno visone scuro. La stagione della pelliccia inizia la sera del 7 dicembre con la prima alla Scala e le vere milanesi conoscono questa ferrea regola.
Da quella data in poi è tutto una sfilata di lucenti pellicce, sul tram,  al ristorante, in pausa pranzo e a braccetto della badante che porta a spasso la nobildonna in Via Manzoni perché da sette secoli è così che fa ogni pomeriggio alle 16.
Le più giovani hanno superato il terrore di incontrare un animalista con vernice rossa al seguito che, imbrattando il visone urla "ASSASSINAAAA", e assediano gli armadi della nonna, perché la pelliccia vintage non è omicidio. 

"Almeno non sono morti per nulla" è più la filosofia del momento quando nell'armadio ci si ritrova una volpe bianca così soffice che subito si entra in sintonia con Crudelia De Mon.
La pelliccia, soprattutto se ci si avvolge come un caldo accappatoio alla Francesca Cacace è perfetta per coprire un outfit di merda. Un brutto maglione, una camicia scozzese, un truce pantalone della tuta.

lunedì 4 novembre 2013

SEX AND THE PROVINCIA


"Di solito ricevo un avvertimento un attimo prima".

In un mondo fatto di brutte foto rese scintillanti da filtri ingannevoli, da vegetariani che mangiano pesce ma non la carne, da animalisti che indossano vera pelle ma niente pellicce, anche il sesso ha subito svariate trasformazioni.
In città come in provincia.
Quando conosco nuove persone e mi chiedono “Di dove sei?” e io rispondo che “Sono nato a Roma ma trasferito a Milano a 8 anni, vivo appena fuori, circa 10 km” vedo gli occhi altrui ingrigirsi e con la lacrimuccia si impietosiscono.
10 chilometri sono 10 minuti di macchina, 8 di treno, 60 di autobus perché tra la caduta della vecchietta e la rissa tra i rumeni ci sono circa 24 fermate a caso.
Poi parlando si scopre che gli sguardi impietositi arrivano da Canicattì, dall’estrema Calabria e dalla regione più sconosciuta, IL MOLISE, che nessun italiano saprebbe mai collocare sulla cartina.

Ci sono forme di vita in provincia, c’è una demografia, seppur campagnola e rozza, e, incredibile ma vero in provincia si fa sesso.
OHHHH.
È un sesso più tranquillo e meno alla spicciolata.
Più nascosto ma non per questo è un sesso triste.
Per esempio la provincia ha l’ineguagliabile vantaggio della celebre “camporella”. Sì, può sembrare pericolosa e demodé ma dalla notte dei tempi l’uomo si destreggia tra il cambio e il sedile reclinabile e non appena il vetro si appanna parte la mano alla Rose di Titanic.
SCENA EPICA.

È un sesso da villetta a schiera, non c’è il bacio sotto al portone di casa mentre un tipo tenta invano di parcheggiare in quell’unico spazio vitale che trova, proprio mentre voi vi state salutando e state per cedere agli ormoni.
E non è nemmeno come nei film americani, in cui il capitano della squadra di football si arrampica sulla grondaia e ti bussa alla finestra mentre tu leggi un improbabile libro in pigiama ma non hai un capello fuori posto e l’alito profuma di mentuccia.
In provincia ci sono le tapparelle, le grate, la zanzariera e la finestra antiproiettile.
Non entrerebbe nemmeno Mc Giver.

venerdì 25 ottobre 2013

'LOW PROFILE' TUA SORELLA


1-2-3- "DITE FORMAGGIO"

In data 23 ottobre 2013 si è svolto il tanto atteso battesimo del Royal baby, il piccolo di casa Windsor, il George che prima o poi appoggerà il suo reale fondoschiena sul trono di Inghilterra.
Scrivo “atteso” perché ormai si sa, qualsiasi cosa riguardi la dinastia reale inglese è di mio interesse, anche le visite della Principessa Anna agli istituti in cui giovani shampiste si esercitano a fare i boccoli sulle parrucche (storia vera).
Io mi immaginavo una bellissima cerimonia variopinta, l’arrivo degli ospiti in giacca e cravatta, volatili e piume a non finire sui cappellini delle invitate, abiti suntuosi e la Regina che alza delicatamente la mano nel suo tripudio color pastello.
No.
Niente carrozza, Will guida la sua auto, Kate siede dietro e il Royal Baby che fa? Siede sul seggiolone e piange disperato? Ascoltano le news del traffico come una comune famiglia che da Milano parte per le vacanze in Calabria?

DOVE SONO LE TIARE DI DIAMANTI?
DOVE SONO I BALLI A CORTE PRIMA E DOPO IL BATTESIMO?
DOVE SONO GLI ABITI DA SERA?

“Will & Kate hanno optato per una cerimonia privata e Low Profile”.
MACHENOIA.
In regime di austerity magari può essere una scelta idonea con il tempo che cambia e con i portafogli sempre meno pieni MA questo vale per noi poveri comuni mortali, non per la dinastia dei Windsor.
Mesi e mesi ad aspettare questo Royal Baby e poi che famo? Nemmeno una festicciola? Nemmeno un po’ di glamour? Nemmeno quattro palloncini e una torta gigante a forma di cicogna blu?

martedì 22 ottobre 2013

10 MOTIVI PER RIMPIANGERE GLI ANNI '80


RIDATECI GLI ANNI '80

Il cruccio è questo, io sono figlio degli anni ’80 ma il destino ha voluto che nascessi sul finire di questa decade da sogno dove tutto era dannatamente colorato e imbottito di spalline trapezoidali.
Nel 1987 quando sono nato il profumo del Novantone si stava già percependo, i tamarri stavano per invadere il mondo, le cartelle Naj Oleari quasi abbandonate in cantina, Gabry Ponte stava per snocciolare le sue perle e le Spice Girls, ancora adolescenti, iniziavano pericolosamente ad avvicinarsi alle zeppe pronte a farmi passare un’infanzia felice a suon di “YOOO SE WARAWA WILLY WILLY WILLY WILLY WON”.
Gli anni ’80 per chi ha potuto viverli nel profondo sono stati un pezzo di storia importante e dalle mille sfaccettature, ecco perché esistono 10 motivi per rimpiangerli.

1) C’era ancora il Muro di Berlino, il che significa che non eravamo invasi da modelle russe dalle gambe di fenicottero, da slave con lo shatush naturale e da mafiosi impellicciati pronti a far festa al Just Cavalli.

2) Le stampe fluo. L’idea di potersi vestire con qualsiasi colore è una caratteristica degli anni ’80. I paninari che si ritrovavano in San Babila con i loro Moncler di due taglie più grandi sfoggiavano il rosso, il giallo, il verde e l’azzurro come se fossero semafori intermittenti ed erano felici di accecare i passanti. Tutto un colore, tutto un colpo di luce. Le tute da sci poi erano un tripudio di colori fluo e sulle piste di Cortina anche le aristocratiche più eleganti sembravano le comparse di un video dance. E i fuseaux con le staffe? Loro sì che han fatto la storia.

3) LA MUSICA. Qual è la serata revival a cui non rinunciate mai? Ovvio, quella in cui suona la disco music anni ’80! Ci si divertiva come pazzi, i ritmi tunz tunz erano simpatici e non così tamarri come oggi, sono le colonne sonore dei cinepanettoni, c’era Whitney Houston, Cindy Lauper con il suo gilet di jeans, c’era Diana Ross e Cher, Boy George e tanti altri tutti insieme.

4) LE SPALLINE, l’invenzione del secolo e della decade. Immaginate un mondo di cotonature e spalline imbottite. Donne, uomini e anche bambini che con tre/quattro cuciture avevano delle spalle da far invidia anche al più energumeno dei nuotatori. Una meraviglia, una gioia, questi armadi a quattro ante, più larghi di spalle che alti.
Le spalline finirono su tutto, su cappotti, su abiti, su giacche eleganti, su pigiami e su canotte della salute. Basta con le spalle striminzite, basta con quelle triste spalle cadenti alla Venere di Botticelli, imbottiamoci ovunque e via. Era una felice ossessione.
Mia madre aveva una scatola intera di spalline, con il velcro e addirittura stampate a fantasia, poi però nel cambiamento anni ’90 divennero il nemico numero 1 di tutte le donne e ci mancava poco venissero arse vive in piazza.
WE MISS U SPALLINE IMBOTTITE.

giovedì 17 ottobre 2013

METTETEVELO IN TESTA



Il freddo si è così abbattuto su Milano e dintorni che non c’è stato nemmeno il tempo di ritirare dalla tintoria la giacca di lino che avevi sporcato con un enorme gelato (vaniglia, tiramisù e panna montata) che subito hai mandato anche piumini d’oca, giacche tweed e un tripudio di velluti.
Devo sul serio fare il cambio di stagione o domani ritorna la pezza all’ascella?
Ho un’avvertenza da segnalare riguardo questo cambio repentino di temperatura.
Attenzione a non infrangere la più importante regola che vige silenziosamente a Milano, quella per cui la pelliccia, visone, volpe o cincillà che sia, SOLO e soltanto dopo il 7 dicembre, ovvero dopo la prima della Scala.
Prima di fare il cambio di stagione e chiudere con i pizzi e i merletti dalle sensuali trasparenze, con le infradito e gli orecchini di macramè (quelli spero si decomporranno prima della prossima estate) vorrei condividere qui alcuni fascinators creati da me che per l’occasione sono stati fotografati da un occhio lungo ed esperto, quello di Carola Bacchioni.
Per una volta lascio che siano le fotografie a parlare a raffica come di solito faccio io per pagine e pagine.
Dentro ogni scatto c’è la passione di chi osserva il mondo da un obiettivo, c’è una modella che non sa ancora di bucare quello stesso obiettivo e c’è un truc sur la tete confezionato a notte tarda quando tutti i dormono e i pensieri no.
Mettetevelo in testa, io sono anche questo.

DLIN DLON, striscia pubblicitaria:
Dal 16 ottobre potete trovare le mie creazioni nel negozio Cavalli & Nastri di Via Brera 2, Milano.

Models: Lisa & Valeria




 



martedì 1 ottobre 2013

PERCHE' I DINOSAURI E NON I FIGHI DI LEGNO?



Al liceo i miei compagni di classe chiamavano quelle 4 sventurate che non offrivano volentieri i loro servigi “FIGHE DI LEGNO” senza nemmeno l’ardire di domandarsi:
“Ma sono loro che si possono definire Fighe di Legno o io sono che odoro di muschio bagnato e sono effettivamente un cesso indesiderabile?”
Nella diatriba uomo-donna per forza la donna è cacciata come acqua nel deserto e l’uomo deve apparire come un salvatore dal potere magico.
MA QUANDO MAI?
Il mondo è così cambiato che se per caso una ragazza volesse farsi sedurre dovrebbe affittare uno spazio pubblicitario con qualche sua foto osè oppure vestirsi di giallo fluo durante la pausa pranzo.

Non basta atteggiarsi, non basta rendersi disponibile, non basta fare la svampita.
Le ragazze del 2000 hanno dei serissimi problemi a rimorchiare. O farsi rimorchiare.
Il problema è tutto nel maschio che è diventato un FIGO DI LEGNO, un essere leggendario che supera la vanità di qualsiasi donna, cura il proprio corpo con ossessioni maniacali e si rende desiderabile, troppo desiderabile.
Si sono estinti i dinosauri che porelli, non facevano male a nessuno mentre i fighi di legno bazzicano pericolosamente il mondo e intasano il web con le loro selfie presuntuose.
Se accidentalmente un essere di sesso femminile si prende una sprangata in faccia per uno di loro, comincia a fare elegante stalking senza farsi notare, ogni tanto esplicita la sua presenza ma non si espone mai per paura di fare il passo più lungo della gamba calzata da uno stivale in pelle.
“Dai, aspetto che sia lui”.
E allora passano le ere, tempeste di neve, sabbia, ghiaccio e fiocchi d’avena si abbattono sulla Terra ma la situazione è la stessa, il Figo di Legno non ha la minima intenzione di guardare nessuna e se lo fa sul momento più bello sparisce avvolto in un alone di mistero.
Con i social networks poi la situazione peggiora a picco.

lunedì 23 settembre 2013

POSTE ITALIANE: UN POST DI DENUNCIA ALLA REPORT



Basta ai silenzi omertosi, basta alle finte moine gentili, basta gentilezza.
Mi sono stancato di fare il signorino ben educato che dal buongiorno al buonasera utilizza tutta la sua costosissima dentatura.
“Quanto nervosismo, non ti hanno invitato al party di Valeria Marini?”.
No.
Colpa delle Poste Italiane.
Io che sono da sempre un habituè del servizio Postale italiano posso avere l’ardire di esprimere tutto l’esprimibile a riguardo.
Innanzitutto ho un Libretto Postale che uso quando ho dei datori di lavoro geni del male che mi fanno un assegno che mi ritorna indietro causa fiorellini stilizzati vicino alla cifra da incassare.
“Mi scusi ma non possiamo accettarlo con questi fiorellini”.
Ok, calma e sangue freddo.
Vado in posta per incassarlo.
Compilo il modulo (“Ce l’ha la distinta?” mi aveva terrorizzato l’impiegata qualche mese fa), mi metto in coda e aspetto.
Passano ere giurassiche, ho nove persone davanti ma non ci sono nemmeno nove persone in tutto l’ufficio Postale.

La cosa buffa è che per incassare un assegno devi andare nell’Ufficio Postale in cui hai aperto il Libretto, perché l’Italia è un paese unito e se tu a 18 anni hai fatto l’errore più grande della tua vita decidendo di aprire un conto alle poste e vivevi a Canicattì, poi non è che se ti trasferisci a San Zenone al Lambro puoi pensare di utilizzarlo a tuo piacimento.
GIAMMAI.
Questo è il mistero numero 1.
Il Mistero numero 2 è quali siano le capacità che un’impiegata deve possedere per essere assunta.
Io credo:

1: nessuna pietà.
2: antipatia totalizzante.
3: educazione zero.

O sono io che becco l’Ufficio Postale con la più alta concentrazione di impiegate che masticano davanti ai clienti, parlano dei figli per ore mentre in fila la gente cade morta di vecchiaia oppure è una categoria a rischio maleducazione e insensibilità.
Capisco che non sia un lavoro creativo e gratificante ma un sorriso in più spesso rende più disponibili le persone che vanno in posta per sbrigare brutte faccende quali bollette e multe.
Ritornando al versamento.
L’impiegata Serafina, colei per cui c’è un odio ben radicato e perfettamente ricambiato almeno dal 2005, sparisce in un vuoto extra-sensoriale ed è l’unica che ha il potere, concessole direttamente da Dio, di servire le persone che hanno il ticket con la Lettera A corrispondente ai malefici SERVIZI FINANZIARI.
Il servizio dei pacchi, del bancoposta e di tutto il resto vanno come treni, la Lettera A è ferma da ore.

venerdì 20 settembre 2013

SETTIMANA DELLA MODA O DELLA BRETELLA?


Milano tesoro, Milano.

Questo è un trafiletto, da cronaca mondana, da rivista patinata o scartoffia da scrivania disordinata.
Mi sono svegliato quella mattina e ho detto, “Settimana della moda?”  e quelle parole si sono trasformate nella mia camera suggerendo un altro concetto.
SETTIMANA DELLA BRETELLA.
Bretelle ovunque, addirittura quelle comprate al mercatino della parrocchia (insieme alla Lettera 35 Olivetti) per l’esosa cifra di 1 euro.
Come ogni settimana della moda l’unico e solo invito senza richieste e subdole strategie che ricevo è quello di Simonetta Ravizza che ormai apprezzo e stimo, sia per le pellicce stupende, sia per l’ambiente sofisticato e rassicurante che allestisce.

Per l’occasione sceglie Palazzo Clerici, stucchi e sculture bellissime e uno scalone che è diventato lo sfondo di brutte foto fatte solo per essere postate e ricevere i soliti commenti “Sei alle sfilate? KE INVIDIAAAAA”.
Pochi dei presenti aveva l’occhio all’insù a meravigliarsi del soffitto, piuttosto si guardava giù a osservare le scarpe nemiche e le griffe più in vista.
Il mio posto, “D4” è diventato un “D2” perché occupo poco spazio e perché sono entrato tra i primi, un po’ come quando sei al cinema e ti siedi dove capita finché non arriva il legittimo proprietario che inveisce e fa spostare mezza sala per sedersi dove ha deciso lui.
Ero tranquillo, allegrotto, fino a quando sono arrivate due pseudo bloggers che si sono sedute subito accanto a me.

lunedì 16 settembre 2013

IL PANTALONE DALL'ORLO SBAGLIATO


Come nascondere l'assenza di un orlo.

È una storia triste ma va raccontata per il bene dell’umanità.
Siano disposti accanto al pc un pacchetto di  soffici fazzoletti e un po’ di collirio perché qui la lacrima è facile.
Qualche tempo fa capito a Roma ed essendo venuto a conoscenza di un evento drammatico quale la chiusura definitiva di MAS (Magazzino allo Statuto), mi ci fiondo come un affamato su un piatto di trofie al pesto.

Per chi non lo sapesse MAS è il tempio delle brutture a prezzi stracciati, ci sono abiti, pantaloni e cose immettibili che diventano pezzi irrinunciabili per il tuo guardaroba.
Come un paio di mutandoni di lana lunghi che saranno lì dal 1946.
Che fai non li compri? Non li indossi con simpatiche babbucce mentre fuori nevica e il riscaldamento è al minimo per non consumare?
E poi costano 1,75 euro, un affare. Io li ho comprati.
Pantaloncini militari a 1 euro.

Pantaloncini color pastello gialli limone e rosa fragola, anch’essi a 1 euro.
Da MAS te ne freghi se sembri un gelataio, te ne freghi se con le salopette sembri un operaio che imbianca la casa di una ricca signora, da MAS compri con la consapevolezza che “TANTO COSTA 1 EURO” e forse non indosserai mai nulla comprato lì dentro.

martedì 3 settembre 2013

NEL DUBBIO SPARATI UNA SELFIE


Ma il torcicollo di Rihanna per fare questa selfie?

Le mode sono mode proprio perché hanno quel significato superfluo per cui domani tutto è già vecchio.
C’è un però.
Le scarpe a punta, pensavate di poterle regalare alla Caritas con grande spirito benefico ma in tempi non sospetti stanno tornando e quindi in voi ricompare quell’altro spirito.
Quello per cui, se solo poteste, vi fareste fagocitare dal sistema Caritas per riappropriarvi di ciò che era vostro.
Oggi l’ultima moda è quella del selfie.
Ovvero farsi una fotografia allungando quel braccio che risulta essere sempre troppo corto, sfumandola con Instagram per cui il riquadro è sempre troppo piccolo e aspettare con ansia da prestazione che qualcuno apprezzi il nostro auto-scatto.
Che fatica.

Spararsi una selfie è uno sport olimpico tra crampi al braccio e lussazione della clavicola.
Inizialmente il selfie era roba da sfigatelli che davanti a uno specchio perdevano ogni tipo di pudore e si fotografavano addominali e bicipiti in pose assolutamente circensi, il tutto con la romantica tazza del water sullo sfondo, oggi invece è un’arte vera e propria.
Ci si spara una selfie ovunque.

martedì 27 agosto 2013

VOGUE MEXICO O VOGUE BRATISLAVA?


Noi le donne messicane ce le immaginiamo così, e invece..
È quasi settembre e nell’ambiente moda questo mese scatena erotici impulsi nei confronti di sfilate ed eventi che di mondano hanno solo il nome.
È tutta un sigla in questo periodo, VFNO, SDT, MFW e altre smancerie simili.
In particolare STD mi ha fatto impallidire, la sigla sta per SAVE THE DATE ma siccome siamo in Italia e il Fashionbolario pare non ammetta tra le lingue più cool quella di Dante, allora non si può dire “PROMEMORIA”, “APPUNTO” ma SAVE THE DATE.
E mi raccomando, che il STD sia scritto sul vostro I-Pad altrimenti siete degli sfigati cosmici come me che con una stilografica ancora perdo tempo a scrivere le cose su una comune Moleskine.

Settembre è anche il mese in cui la copertina di Vogue è un vero vademecum, non so il perché, non ho mai capito il motivo di tanta attesa, forse anche l’editoria di moda crede che l’anno inizi a settembre e non a gennaio, boh, je ne sais pas, paraponzi ponzi pà.
E anche un bel cazzo cene, in fondo ogni numero contiene cose meravigliose che nemmeno uno sceicco arabo con il Gratta e Vinci della vittoria in mano potrebbe permettersi.
L’altro giorno sfogliavo virtualmente la pagina Facebook di un blog, tenuto da un erudito Alessandro Masetti, e mi sono imbattuto nella copertina di Vogue versione Messico.
SCOPPIO A RIDERE.

mercoledì 21 agosto 2013

10 BUONI MOTIVI PER AMARE BEATRICE DI YORK


Ti voglio bene anche se sei bruttina Bea.

Non so perché ma mentre nuotavo oggi ho deciso che nel pomeriggio avrei scritto qualcosa e siccome sono iscritto alla pagina ufficiale della monarchia inglese l’argomento venne a galla un po’ così. Ad cazzum.
Ascolto Nicola di Bari “La prima cosa bella” e mi sento ispirato.
Ammetto di avere una completa dipendenza dal mondo della monarchia, mi piace leggere e guardare le foto di principi e regnanti, forse perché so che nella vita l’unico trono su cui potrò sedermi è la postazione del bagnino in piscina.

Messa da parte Kate Middleton-capelli-sempre-perfetti che ora è presa da pappine e colichette noi stalker di principesse con la testa calzata da straordinari cappellini dobbiamo cambiare direzione.
E la mia scelta è ricaduta su Beatrice di York, classe 1988, figlia di Andrea, duca di York e di quella che negli anni ’90 era definita “la stronza”, ovvero Sarah Ferguson.
Principessa di sangue, nipote legittima di quella gran donna di sua Maestà, sesta in linea di successione e battezzata con il nome dell’ultima figlia della Regina Vittoria.
Ecco i motivi per cui DOBBIAMO amarla:

1) E’ un po’ una cavallona. Sì perché da una principessa di casa Windsor ci si aspettano capelli perfetti e lucenti (colpa di quell’arpia della Middleton che ha dogmatizzato il castano vaporoso e non lo slavato pel di carota inglese), occhi luminosi e dentatura perfetta. Invece la nostra beneamata Bea ha un po’ la mascella sporgente e denti cavallerizzi. Ma le principesse un apparecchio no? Non possono presentarsi dalla nonna con qualche metallo in bocca sputacchiando sulla “S” come abbiamo fatto tutti noi senza lamentarci?

2) Occhi piccoli e ravvicinati. Un po’ alieno, un po’ ragazza strafatta. Spezzo una lancia a suo favore, in un mondo in cui tutte hanno mascara perfetto, occhi da cerbiatto e sguardo sempre sul sexy andante, lei è diversa. (Non sono convincente eh?)
L'elegante contegno alle corse di Ascot

3) La sua NON  fotogenia. Siamo abituati a Kate che verrebbe divinamente in fotografia anche se andasse controvento in carrozza con un gabbiano pronto a usarla come bagno pubblico. Beatrice invece un po’ storta e un po’ faccia-da-tonta spesso è bruttina sui rotocalchi e questo ci piace. Finalmente qualcuno che vi fa dire convinte “Cazzo, è principessa ma sono meglio io” mentre in spiaggia contate i buchi della cellulite.