martedì 13 novembre 2012

MILANO VAL BENE UN PALTO'



 Il buon gusto è un privilegio che pochi hanno e saperlo plasmare fin da piccoli presuppone che i nostri genitori a loro volta l’abbiano assimilato con gli anni. Ho conosciuto Margherita Arlotta Tarino ad una vendita benefica a Torino, era la prima volta che osservavo i suoi vestiti per bambini e subito sono tornato indietro nel tempo.
Era il 1990, a tre anni a passeggio per Roma con mamma il sottoscritto indossava bermuda scozzesi con l’orlo ben preciso, camicette chiuse sul dietro a fiorellini o dalle fantasie Liberty, il maglione tirolese, il calzino blu con i buchi e il mocassino all’inglese.
Per le grandi occasioni il papillon e il blazer blu con i bottoncini in ottone.

Margherita dopo un’esperienza lavorativa da Luisa Beccaria ha deciso di decollare disegnando a Milano la sua linea infantile, dagli 0 ai 6 anni, ridando vita ad un gusto imperituro che purtroppo a volte si perde di vista a causa delle linee più commerciali.
Sono quegli abitini che da piccoli magari ci infastidivano con tutti quei fronzoli decorativi, noi che volevamo rotolarci al parco senza stare attenti a sporcare i pantaloni, ma che ora riescono anche a strapparci un impronunciabile “Non vedo l’ora di avere dei figli per vestirli così”.

Margherita ha la capacità di riportarci in una dimensione in cui il bambino eredita il buon gusto dal nonno, dallo zio e da tutta la famiglia, riscopre la bellezza di sapersi vestire con semplice eleganza fin da piccolissimi.
 “Perché mai uno dovrebbe spendere di più quando da H&M Kids lo si veste con poco!” potrebbe essere il commento, una critica accettabile. Quello che manca è il sentimentalismo con cui un bell’abitino di velluto rosso da bambina che si infiocchetta sul dietro sarà accuratamente tenuto da parte per le generazioni future, dalla mamma alla figlia, perché il gusto così raffinato della sottanina e delle piccole maniche a sbuffo non ha morte e sarà splendido anche dopo 30 anni.
L’idea geniale di Margherita però è un’altra.
Da un lato il classico gusto à la page, dall’altra la modernità di un approccio giovanile nei confronti di un capo come il paltò, il cappotto doppio petto che è uguale a se stesso da un secolo.

È possibile infatti scegliere il tessuto, il colore e il tipo di lana del cappotto così come i dettagli dei bottoni, delle tasche, del reverse e del fiocco sul retro. Geniale.
Nasce così il paltò in lana rosso fuoco con i dettagli in velluto nero.
Quello blu con i particolari lilla.
Quello verde sottobosco con i dettagli senape.
È una libera espressione del proprio (buon) gusto che reinterpreta la personale visione del paltò, il cappotto più classico che una bambina e una donna possano indossare.
Margherita non preclude anche alle signore la possibilità di portare con disinvoltura il loro paltò, sono disponibili su richiesta le taglie più grandi.
Che sia l’inizio di una rivoluzione del costume a partire dalla prima infanzia?
Speriamo ci colonizzi tutti allora.

Trovate le creazioni di Margherita sul suo sito internet: http://www.mat-arlotta.com/?lang=it
Inoltre non perdete la vendita del 21 Novembre a Milano in via Bigli 21 dalle 11 alle 21 dove oltre ai suoi abiti per bambini saranno esposti manufatti di giovani creativi.
CORRETE.

21 commenti:

  1. Mi permetto di dissentire, almeno in parte. Gli abiti che propone la signora Margherita sono sì - indubbiamente e inequivocabilmente - belli, ma non sono per tutti. Insomma, viviamo in una società radicalmente mutata negli usi e nei consumi, dove l'abbigliamento di un certo livello, come questo, è visto come un surplus. Può essere una scelta di grande effetto per un compleanno, da fare indossare per una bella gita fuori porta, per una cerimonia, ma vestire con tale cura i bambini tutti i giorni richiederebbe una cura parimenti anche per i comportamenti, che a oggi rasentano quelli degli indiani d'America.

    Siamo realisti: ce li vedi un gruppo di infanti, sei o sette anni, urlanti e gementi in mezzo alla pubblica strada, vestiti come fossero usciti da una rappresentazione di Eduardo De Filippo? Io no. Ma la colpa non è la loro, è di quei genitori dai quali non possono più ereditare il buon gusto e l'eleganza.

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    1. Sì hai ragione anche tu, non ho specificato che per vestire tutti i giorni un bimbo così come minimo deve essere un principe ereditario e come minimo deve essere educato e carino almeno due ore ogni dieci.
      Purtroppo un bimbo tutto scozzese che picchia e urla la sorella con il mocassino inglese non è cosa!

      L.

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  2. Ho un album di foto della mia infanzia che mi rappresentano con quei vestiti, che cuciva mia madre, ma io oli odiavo da bambino e credo anche da neonato. Ora lei fa la stessa cosa con la cagnetta, che ha due cassetti pieni di cappottini... Comunque, ci sono persone che danno molta importanza all'abbigliamento dei bambini, ma non hanno dei limiti, io invece ritengo, se non erro, che il buon gusto significhi vestirsi bene in base ad una situazione o evento.
    Però ci sono dei bambini, che indossano quelle tutacce spugnate, a volte pure macchiate, che sembrano figli di nessuno...
    L'eccesso mai, ma il buon gusto sì!

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    1. Il cassettino del cane?
      E' un cane molto molto fortunata!
      Che cosa carina!

      L.

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  3. Per tutto il tempo delle elementari (con qualche residuo fino alle scuole medie) sono stata la classica bambina che veniva mandata da mamma a zompettare in giro per il mondo dotata di gonnelline a pieghe scozzesi, camicette con colletto in pizzo, calze ricamate, ballerine o clarks e cappottini, il tutto perennemente coronato da un cerchietto abbinato. Ho odiato dal profondo del mio cuore tutto ciò per anni perchè, manco a dirlo, faceva di me agli occhi dei compagnucci di giochi la classica sfigata. Loro, tutti felpe, jeans e scarpe da ginnastica, mi snobbavano profondamente. L'apice fu raggiunto un giorno in cui, nel vano tentativo di giocare a calcio per risultare più simpatica, mi volò via una scarpa e mi ruppi i collant li, proprio li, nel cavallo. Risate (loro) e lacrime (mie) a non finire. Feci un ultimo disperato tentativo di giochi da maschiaccio in 5° elementare e il risultato fu ancora peggiore : frattura del polso (la prima della mia carriera). Con ciò non voglio far sembrare la mia infanzia chissà quale disastro, mi piaceva andare a scuola, avevo le mie amichette con cui giocare (alle sailor moon, ovviamente!) e le scivolate sulle ginocchia nei corridoi non me le toglieva nessuno, ma il desiderio di mia madre di farmi sembrare più una bambolina che una bambina è stato per me un cruccio più e più volte. Ad oggi la ringrazio perchè indubbiamente la sicurezza con cui scelgo i vestiti ora (e penso di poter esser definita in molti modi, ma di sicuro non volgare o trasandata) è in gran parte dovuta a lei e al suo esempio e se potessi avere in versione adulto tanti dei vestiti che ho avuto in versione baby ne sarei molto felice, ma se mai avrò una figlia femmina credo che adotterò una sana aurea mediocritas : bene gli abitini, i pizzi e le balze nelle circostanze adeguate, ma bene anche una tuta e un paio di fornarina (ok, erano orribili, ma quanto le ho desiderate e ovviamente mai avute) se basta questo per regalarle un sorriso in più!

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    1. Bellissimo questo tuo commento, quando vieni qui e hai voglia di dire la tua scrivi sempre delle cose carinissime!
      Agli occhi miei non saresti stata una sfigata ma credo ti avrei invidiato tutti quei pizzi e quei merletti, certo che dall'interno magari hai sofferto ma non eri omologata a tante che già con le Lelly Kelly a lucine fucsia dimostravano prematuramente il loro cattivo gusto!

      Hai ragione quando dici delle fornarina e la tuta, certi abitini vanno bene ma ci saranno sempre le masse ignoranti che trovano ridicole le gonne a pieghe e non le tute a zampa della dimensione danza!
      Purtroppo è così, ma se adesso hai un gusto impeccabile lo dobbiamo a tua mamma che ha fatto tutto in buona fede, a volte esagerando certo, ma con gusto e raffinatezza!

      ti abbraccio forte

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  4. Questo post mi ha fatto ricordare la mia mamma, come ci vestiva...Come delle principessine... E tutti mi guardavano e ammiravano i miei bei vestitini nonostante il chiletto di troppo... Quella bella bimba paffutella con il vestitino o il cappottino...o il frontino...Mia sorella minore, molto più ribelle... Non è mai stata molto incline... Adesso però lei chiede continuamente consiglio a mamma ed io faccio da me (fremendo di gelosia a volte...ahahah) BELLISSIMO POST.... Ti aspetto da me per un voto :-)

    XoXo

    Nuovo Post-> http://www.modidimoda-mapi.blogspot.it/2012/11/curvy-fashion-award-2012.html

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    1. Che bello il tuo ricordo, vero, anche le mie amiche sembravano delle principessine per non parlare di mia sorella, una bambolina!

      L.

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  5. mi stai mettendo in crisi o.o non ricordo come venivo vestito da bambino xD ricordo qualche papillon e cravattino, ma ricordo anche delle tutone bruttarelle ( ma ero già più grandicello)..
    L'idea è comunque carina ed originale, speriamo che non sia solo questione di abiti e che questi bambini acquistino in primis il buon gusto nello stare in società...

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    1. Le ultime due righe sono ineccepibili, hai colto al volo quello che volevo intendere con questo post!

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  6. La mia mamma è la mia Margherita. Mi ha cucito un sacco di abiti. Dalla mantellina rossa con interno scozzese in lana cotta all'abito della comunione blu con dei fiori ricamati intorno allo scollo e alla base. Per l'estate la mia dolce "Margherita" proponeva sempre scamiciate di cotone verde mela, arancio, rosa shoking per giocare amabilmente in giardino. Ovviamente calzini con pizzi fin dai primi passi e ballerine nere laccate. Grazie a Dio era anche abbastanza intelligente da mettermi delle tute a scuola e dei pantaloncini corti per giocare dalla nonna.
    Non parliamo dei capelli: dal cerchietto, al fiorellino, al cappellino, alla mollettina, la treccia, le due treccine, la frangetta...a me che volevo solo fare Pocahontas con i capelli lunghi fino al fondoschiena e ingarbugliati dal vento come una vera selvaggia!
    Gli anni migliori la mia "Margherita" li ha avuto con i miei saggi di pattinaggio. Apriti cielo! Benedetta quella volta che iniziai a pattinare: vai di costume rosa con paillette da gattina (CON TANTO DI PELLICCIA NELLA CUFFIA DA GATTO. DIO SIIII), alle balze di raso blu di Moulin Rouge, ai tessuti mettalici di Matrix e 007...gli anni più belli per lei.
    E quindi adesso, amico, se adoro i tuoi cerchietti e stravedo per le pellicce e i pizzi...è merito della "Mia Margherita". (questa cosa la voglio sul papiro di Laurea)

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    1. Questo post si è trasformato in "racconta com'eri vestito da bambino" ed è stupendo vedere come la nostra generazione pre i-phone venisse vestita con eleganza e come noi volessimo invece scorazzare felici e allegri sporcandoci di fango.

      Mamma Margherita ti vestiva divinamente, si sbizzarriva, mia madre l'ha potuto fare tardi con mia sorella ma anche su me e mio fratello non scherzava eh! Bermuda e calzettoni, sempre curati nelle grandi occasioni, poi quando c'era da sporcarsi lo facevo con la tuta ma quando dovevo essere un po' "carino" e in ordine c'era cura nei particolari.

      I bambini sono tutti bellissimi, ma quando sono anche eleganti ed EDUCATI (sottolineo) sono meravigliosi ancora di più.

      (Ricordo le mie amiche e la loro collezione di abiti a fiori e cerchietti, impazzivano!)

      L.

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  7. Due erano le cose che più odiavo quando ero bambino: i cappelli (tutt'ora non riesco a portarli, anche se mi piacciono moltissimo, vai a capire il perchè) e i maglioni fatti a mano da mamma e nonna, perchè erano sempre un po' imperfetti, non tutti belli precisi come quelli comprati nei negozi. Invece avevo una passione per i cappotti (anche da bimbetto avevo un loden originale verde), che mi è rimasta tutt'ora, e per i pantaloni di velluto a righe (te li ricordi quelli con una riga piccola ed una grossa?).

    Quanto ad insegnare il buon gusto, in alcuni commenti ho letto un equivoco di fondo, forse dovuto alla non economicità dei capi della tua amica, ma che invece non avevo letto nel tuo post: non dipende certamente dal vestire in modo più o meno costoso, o più o meno firmato. E' qualcosa che esiste e viene trasferito a prescindere...

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    1. Beh il Loden è meraviglioso, poi da bimbo, io ce l'avevo blu se non ricordo ale e con i bottoni incisi a stella alpina, strano.
      Poi addirittura, siccome mia madre vorrebbe vivere a Cortina e guardare tutti i giorni le Dolomiti per la montagna avevo anche i pantaloni tirolesi di camoscio con le bretelle, un fastidio!
      Mi sentivo di legno tanto erano duri.
      Però eravamo carini, molto carini.

      Quanto all'equivoco, io non ho mai parlato di costi, ho detto solo che ovvio che uno risparmia vestendo il figlio da H&M ma è anche vero che sono cose dozzinali e standard e che invece questi abitini (per le grandi occasioni o per una festa) sono immortali e si possono tranquillamente tramandare, cosa che con H&M non è possibile, tutto qui.

      Il buon gusto lo si dimostra anche con altri tipi di abito però il classico intramontabile di un cappotto come il paltò o l'abito scozzese sicuramente hanno un "quid" in più, a parer mio ovvio!

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  8. D'accordissimo! Certo, questi non sono sicuramente vestiti da tutti i giorni, ma sono così belli, magari eleganti ma sono abiti da bambino, classici e meravigliosi! I bambini per me devono essere vestiti da bambini e non da adulti in mignatura, che orrore quei binbi conciati da piccoli tamarri ad imitazione dei genitori con evidente cattivissimo gusto...

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    1. Ecco il punto, piccoli tamarri da struscio al centro commerciale, FUORI.

      L.

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  9. Il vestitino a quadri mi ha fatto tornare bambina! :) La mia nonnina, con un passato da sarta, mi confezionava scamiciati a quadri di ogni colore! :D

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    1. Lo vedi? in questi commenti tutti hanno dimostrato che i genitori avevano quel vezzo elegante per un'occasione o per l'altra!
      La mia teoria allora sul buon gusto infantile non è totalmente sbagliata.

      L.

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  10. Caro Lorenzo, è da un po' che ti leggo, e riesci sempre a farmi sorridere, per come scrivi ma anche per il tuo gusto e il tuo vissuto, così simile al mio. Dei miei ricordi di infanzia forse il più caro è un natale, mia madre mi aveva comprato un completino con dei pantaloni in velluto blu petrolio, camicia bianca con il bordo del colletto che riprendeva i pantaloni e golfino in tinta, ed è così che ho sempre sognato di educare i miei (?!) figli, perché è il buon gusto nel vestire fin da piccolo che ti porta a distinguere le occasioni nelle quali sfoggiare certi abbinamenti da grande.
    Anche io a scuola andavo in tenute più comode, tutto sta nel trovare la giusta misura, l'alternativa ad un abbigliamento del genere può essere anche un jeans (magari di levi's, e non sdrucito per favore!) con una polo e un golfino; il mondo ci offre infinite vie di mezzo tra l'eleganza degli abitini e il confort tute sportive (le odiavo da piccolo, e le odio anche ora); tutto sta nel capire che la strada da seguire è sempre e comunque quella dell'eleganza -un po' come gli abiti di Margherita- senza vestire sempre i bambini come bambole. e che Dio fulmini i genitori che vestono i bambini come piccoli adulti, c'è un momento per ogni cosa!
    P.S. mi fa piacere scoprire Margherita, sono circa sei mesi che mi frulla in testa l'idea di un cappottino come quelli di quando ero piccolo, come quelli che fa lei; magari è la volta buona che lo avrò!

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    1. Caro Anonimo,
      ti ringrazio e apprezzo molto il tuo commento, vorrei solo sapere il tuo nome perché "caro anonimo" suona male e non mi piace.
      Hai ragione, nelle cose ci vuole sempre una misura, un abitino carino e qualcosa di più comodo perché dobbiamo saper stare a nostro agio in più panni, così da capire quale sarà il nostro.
      Giusto?

      Grazie ancora, per il momento Margherita ha pensato al paltò solo per le donne ma sono sicuro che se ne inventerà sempre una nuova in futuro!

      Grazie!

      L.

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