venerdì 14 dicembre 2012

MOLLO TUTTO (?) E APRO UNA MERCERIA



L’altro giorno ho incontrato a Milano la mia prozia, 82 anni, così per caso. Tornava da una passeggiata e osservando due querce in un giardino mi ha detto “Hai visto com’è strana la natura? Una ha perso quasi tutte le foglie, l’altra è rigogliosa”.
Alludeva alle mie calvizie precoci?
No, voleva solo ammirare i colori dell’autunno, cosa che non avrei minimamente fatto se non avessi incrociato la sua lenta e simpatica camminata.
Io e lei chiacchieriamo sempre come due compagni di banco, così mi ha narrato l’ultima novità del quartiere.
“C’è una merceria più avanti sul viale, pare l’abbia aperta questa grande manager di non so che cosa, si era stufata di tutte quelle pratiche là e ha mollato il lavoro per aprire il suo negozietto”.

Mi ha fatto molto riflettere, se una donna in carriera, una di quelle che le palle le strizza non solo al marito ma anche al capo branco di una nota multinazionale, lascia la sua vecchia vita per iniziare a parlare di orli e bottoni vuol dire che la merceria è ancora un’isola sicura, un luogo di vento calmo.
Grazie a un piccolo hobby che non mi porterà lontano ma è più rilassante di un pediluvio dopo sei ore con gli scarponi da sci, frequento molte mercerie e ho sempre riscontrato una grande umanità e un grande savoir faire. È la verità, chi lavora è sempre accogliente ed educato, chi ne è cliente ci entra con placidità.
Non è come andare in posta che se c’è fila ti innervosisci, in merceria ci possono anche essere venti vedove davanti a te, ti siedi e aspetti il tuo turno facendoti una gran chiacchierata in allegria.
A Melegnano ci sono Le Marcelline, due signore cordialissime che con la loro merceria di provincia riforniscono tutta la bassa padana milanese. Vuoi le calze color carne 85 denari super resistenti? Ce l’hanno. Cerchi disperatamente un’introvabile cerniera per quei pantaloni anni ’70? Ce l’hanno. Non puoi fare a meno di quella piccola sfumatura di raso? Loro ce l’hanno e sono contente di averlo.


Tutto perfettamente inscatolato, ricordano ogni posizione di ogni minimo oggetto, per non parlare dei bottoni, mia madre una volta ha passato la mattinata per abbinare i nuovi bottoni ad un vecchio soprabito. “Mi piace questo rosa cipria ma starei sul corallo, però trovo meraviglioso quel vermiglio”, ovviamente poi oltre al colore bisogna sapersi decidere sulla forma.
Dante a scrivere la Divina Commedia è stato più fulmineo in confronto.
Le Marcelline consigliano, dispensano e ti guidano alla scelta più adatta, che tu spenda 55 centesimi per un metro di raso o 50 euro per un merletto sofisticato.
A Milano un pomeriggio di fine ottobre sono capitato in una merceria storica, sono entrato e sbalordito ho bisbigliato un “WOW” manco fossi entrato in Vaticano trovandomi di fronte la Cappella Sistina, ma queste piccole boutique dove tutto ha un’età e una storia mi emozionano.

Il tripudio della passamaneria, tutti quelle cosette da attaccare alle tende con cui da bambino giocavo a casa della nonna rischiando che mi crollassero addosso quelle preziose mantovane di velluto rosa antico che oramai non esistono più.
In questa merceria è tutto un “Non si usa più” o “Non si trova più da nessuna parte”, il signore, un anziano milanese molto gentile possiede le rarità del settore, dalle velette per cappelli “Le faccio arrivare dalla Francia, guardi, le mosche sono in velluto e sono tutte cucite a mano” meravigliose in ogni sfumatura di colore, ai fiori di tessuto per decorare un blazer un po’ scialbo.
Cassettini di legno e una squisita gentilezza.
“Quanto le devo per questi nastri in raso?”
“Sono 17 euro”.
Questo è stato il momento in cui sono tornato alla triste e dura realtà.
È Parma però a detenere il podio nel mio cuore, in Piazza Ghiaia la merceria diventa il circolo femminile più famoso della città, il più frequentato, il luogo in cui le signore stanno dentro due ore e i mariti vengono spediti a fare tutte le commissioni altrimenti sbuffano.
“Tieni le chiavi Luigi, vai a casa, io vado in merceria e torno”.
Quel “torno” acquisisce un po’ di meritata libertà.
Come per dire “Voglio parlare di uncinetto con la signora per un’ora abbondante senza che tu controlli l’orologio ogni due minuti”.
Qui c’è addirittura il numeretto da prendere ma siccome per tutti è un piacere aspettare e chiacchierare, osservare e prendere spunto dalle scelte altrui, ci si fa passare davanti senza che nessuno dica “Era il mio turno” seguito da parolacce e insulti.
Come invece capita quotidianamente in posta.

Quando vivevo a Parma era una gioia andare in merceria, mi acquietavo, mi sentivo coccolato e le signore hanno imparato a conoscermi, ricordandosi dei miei spostamenti.
“Vai a Milano?”, “E’un po’ che non ti vedo, eri a Milano?”, “Com’è andata in Spagna?” e una volta sulla porta “A presto caro, ciao”.
A presto, sì, è sempre un “a presto”.
Loro, contente e sorridenti, ridacchiano e si prendono in giro.
Se una signora cerca un bottone blu “Ma di un blu un po’ sull’azzurro” tutte le presenti, clienti incluse, sono chiamate in causa, si creano vere e proprie conferenze sull’uso dei colori, sulle tecniche di ricamo più avanzate e c’è sempre quella che presuntuosa sostiene “Io sono velocissima con i ferri, sferruzzo davanti alla televisione!”.
È un convivio la merceria, è un luogo in cui le donne si trovano a tu per tu con le loro passioni, che sia l’uncinetto o il ricamo punto croce, ed entrano in una sorta di mondo parallelo rosa cipria governato da spole e spilli.
Però quando entra un uomo la magia si rompe, i silenzi si fanno più profondi e quando la signora chiede “Che tipo di cerniera le serve?” e lui risponde “Non so, una vale l’altra” allora le donne alzano gli occhi al cielo e comprendono quale sia la loro missione nel mondo.

Vi ricordo che potete trovare il mio libro "Pezzenti con il papillon" versione ebook, scaricabile su iPhone, iPad e anche sul pc qui

22 commenti:

  1. sei fantastico!
    tu saresti davvero l'ideale a fare il merciaio.
    non c'è niente da fare, i vestiti e la moda e tutto ciò che ruota attorno sono la tua vita: devi assolutamente trovare il modo di trasformare questa tua passione in un lavoro. Tutto il resto sarebbe uno spreco!

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    1. E' nel sangue credo, la mia famiglia aveva un'azienda di tessuti a Roma, ecco la spiegazione. Grazie Xe

      L.

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    2. solo nel sangue? nel DNA direi!

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  2. ahahhaha che storia."Una vale l'altra!" sìsì...e qui ci vuole Miranda de "Il diavolo veste Prada" che fa il cazziatone. Comunque sono cose che fanno riflettere queste. Una carriera brillante e poi...e poi capisci che vendere bottoni ti rende felice. Sarà l'atmosfera...dopo questo post dove fai amare a tutti l'atmosfera da merceria, credo che molte donne manderanno tutto all'aria per aprirne una ;)

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    1. Il mio mollo tutto fa ridere, che ho da mollare?
      Però è un luogo ovattato, che fa e mette buon umore!
      Ne apriamo una in società?

      L.

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  3. beh abbandonare la routine per gettarsi in una ancor piena di silenzioso scadere del tempo?!
    asssssssolutisssssimamente si!
    adorerei poterlo fare!

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    1. Dev'essere rilassante e costruttivo, credo, no?

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  4. La stessa cosa mi è capitata quasi un anno fa a Pavia, quando il mio compagno ed io entrammo nella sua merceria di fiducia, a cercare dei nastri per infiocchettare il regalo di compleanno ad un nostro amico. Anche io, in alcuni momenti vorrei mollare tutto, e cercarmi un'attività decisamente più tranquilla.

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    1. nastri da infiocchettamento, lì è il posto ideale!

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  5. milano o catania...le mercerie sono tutte uguali, da piccolissima con mia nonna, da grande con mia madre la stessa atmosfera e la stessa voglia di "impicciarsi" delle scelte altrui...e quando poi scelgono proprio quel nastro che avevi consigliato CHE SODDISFAZIONE!!!

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    1. esatto, Marì, quando la signora esce con quel nastro che hai consigliato tu?
      Ch piccola grande soddisfazione!

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  6. Hai perfettamente ragione,le mercerie sono un mondo magico,sembra di entrare un luogo dove il tempo non conta,nel paese dove è nata mia mamma ce ne è una di quelle murate di roba,è non è un eufemismo,devi stare attento a dove ti giri e a non fare gesti inconsulti,gestito da una vecchina ormai senza età,meraviglioso,credo che gli articoli partano dalla prima guerra mondiale ai giorni nostri!
    p.s. piacere di avere trovato il tuo blog,mi piace molto

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    1. Grazie Penny, fa molto piacere anche a me, "la vecchina senza età" è un'espressione molto azzeccata!

      un abbraccio

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  7. ok, mi hai convinta, apriamo una merceria! ,-) ciao Lori..Baci.

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  8. Mia madre è sarta, mi ricordo che da bambino mi portava in una merceria enorme, io stavo fuori, dove c'erano gli animali, era una cascina. In realtà non descrivi solo una merceria, ma un'atmosfera provinciale, amichevole ed a rischio di estinzione...
    Se lo vuoi sapere, e non me lo sto inventando, mia madre ha le tende con le mantovane rosa antico, dello stesso tessuto e colore dei cuscini del divano, che si abbinano al marmo rosa ;)

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  9. Apriamo una merceria e la chiamiamo LA TWITTERA.

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  10. E di fianco alla tua merceria io apro una sala da the, dove si servono solo biscotti e fette di torte fatte in casa (non di pasticceria) e si prosegue la conversazione, con accanto una sala da lettura per chi vuole invece trascorrervi del tempo con un buon libro o un giornale senza l'ansia di dover liberare il tavolo, eh? eh?

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    1. Sarebbe un mondo parallelo che piacerebbe tantissimo!
      Io ci andrei sicuramente, a Tarragona c'era un posticino così ed era splendido andarci a far merenda!

      L.

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  11. Le mercerie non sono state intaccate dal tempo, son rimaste quelle di sempre: una scusa per permettere alle donne di ogni età di uscire di casa col consenso del padre o del marito, con la possibilità di far tardi perchè " sai com'è, la merciaia si è messa a chiacchierare"! ho un vaghissimo ricordo di me da piccolo che, con mia madre, andai in una merceria antichissima ed enorme, non tanto in larghezza quanto in altezza. Anche io feci "wow".

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    1. HAi perfettamente ragione, era un luogo solo per loro, per scappare da casa e parlare di merletti e pizzi.
      Noi lo facciamo su twitter, loro in merceria.

      L.

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  12. Ho trovato il tuo articolo per caso e da merciaia di nuova generazione lo apprezzo davvero tanto!

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Vuoi dirmi qualcosa? Vuoi mandarmi dei cioccolatini perchè ho saputo descrivere in modo esasutivo una situazione più che pezzente in cui ti sei trovato? Stringimi la mano, lascia un commento, mandami a quel paese.

Aspetto le vostre umilianti parole. Scrivetemi!