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| PAZZESCA |
Che io sia un tipo nostalgico degli anni passati ormai è
chiaro come il sole a mezzogiorno ma tutto questo mio sentimento per quello che
teoricamente ci saremmo lasciati alle spalle è stato reso ancora più evidente
da quando un mese e mezzo fa va in onda “La Tata” su Paramount Channel dal
lunedì al venerdì dalle 19:40.
Quando ho visto la pubblicità ho gridato di felicità che
quasi i vicini di casa si sono riuniti sul pianerottolo per capire se ero stato
aggredito o avessi vinto alla lotteria, ma per me era ancora meglio di una
grattata vincente perché Francesca Cacace è il mio spirito guida e aspettavo
questo momento da decenni.
La Tata rappresenta quella mezz’ora di pace indisturbata
che avevo prima di cena alle 19:30 quando ero ragazzino e tornavo dal centro
estivo, erano gli anni ’90 e ricordo come fosse ieri la sensazione di totale
spensieratezza che quegli attimi mi trasmettevano.
Felice, sereno, stavo fuori tutto il giorno, tornavo a
casa, doccia, diario segreto e la Tata, fino a quando mio padre tornando dal
lavoro si lamentava che sembravo uno scemo perché ridevo in sincrono con le
risate finte della serie.
Era più forte di me, nella realtà mi è sempre bastata
un’espressione di Francesca, un suo scendere le scale con un completo assurdo o
l’ingresso trionfale in cucina di zia Assunta per farmi ridere come poche cose
al mondo.
Capisco che per tanti è solo una stupida americanata ma Tata Francesca era una di famiglia e adesso
che posso tornare a cenare guardando le sue puntate tocco il cielo con un dito.
Da noi è arrivata nel 1995 ma è nel 1999 che hanno
iniziato a trasmetterla su Italia 1 e sono quelli gli anni in cui noi figli
degli anni ’80 l’abbiamo assaporata minigonna dopo minigonna.
E che trauma abbiamo subìto quando abbiamo scoperto che
nella versione originale è un’ebrea di origine polacca e non una ciociara di
Frosinone? Quando sono passato da Frosinone e non ho visto nella piazza
principale una statua di Francesca ne ero abbastanza addolorato, il mondo lo
meritava.
Questo dimostra però che noi italiani abbiamo creato un
mito nel mito plasmando lo stereotipo dell’ebreo americano a nostro piacimento,
da questa sovrapposizione sono nati zia Assunta, Lalla, la favolosa Zia Yetta,
lo zio Antonio, la zia Frida e il Nonno di Francesca che con le pecore in
Ciociaria ha fatto fortuna. E’ tutto geniale.
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| Arrederei la mia camera come la sua seduta stante. |
Rivedendolo a vent’anni di distanza mi colpisce prima di
tutto la modernità dei temi trattati, perché si parla apertamente di
omosessualità, madri surrogate, adozioni, tutti temi che fanno certo sfondo a
battute e ridicole messe in scena ma erano gli anni ’90 e se ne parlava, era
all’avanguardia e ha fatto da apripista a tante sit-com che ancora oggi ci
tengono incollati.
Prima di Sex and the city, prima di Gossip Girl, prima di
Paris Hilton, prima di blog e Instagram,
Francesca Cacace ora avrebbe tutte le carte in regola per diventare
un’influencer da podio, le sue discese di scale diventerebbero virali, i baci
con il signor Sheffield il sogno di ogni millenials ma sono felice che sia
rimasta quasi un nostro patrimonio, perché noi c’eravamo e senza poterlo
condividere sui social ridevamo alle sue battute scoprendo in modo casuale che
ci accomunava quell’appuntamento durante le sere d’estate.
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| MI FA SPACCARE |
Rivedendo le puntate penso sempre che oggi la società convulsa
e critica spesso senza ragione avrebbe da polemizzare molto sul personaggio, le
battute e i messaggi sbagliati che forse in fondo potrebbero arrivare al
pubblico. Francesca sarebbe vista come una sgualdrina arrampicatrice sociale
con disturbi alimentari (magra e in formissima che però si abbuffa di torte
alla crema direttamente dal frigo? Anoressia e bulimia, polemica immediata),
zia Assunta continuamente accusata di mangiare tutto ciò che si trova sotto al
naso sarebbe dichiarata curvy e direbbero che subisce bullismo quando le danno
della cicciona, le femministe interverrebbero per difendere Cici Babcock e
Niles tacciato di maschilismo se non fosse che anche lui è in stato di
schiavitù e non è un messaggio positivo far vedere che il personale di servizio
non ha spazi propri al di fuori della famiglia per cui lavora.
Non avrebbe avuto vita facile ma negli anni ’90 forse
eravamo meno politicamente corretti e ragionavamo un po’ di più riuscendo a
scorgere sempre il limite dell’ironia.
Dal set poi sono passate tutte le grandi star del
firmamento fine anni ’90, personaggi come Barbra Streisand, mito imperituro di
Francesca, Pamela Anderson, Ray Charles, Elton John, Elizabeth Taylor, Celine
Dion e tantissimi altri, persino Diana che non appare ovviamente ma sempre
citata “Vado un po’ a vedere alla tele
che combina Diana” dice Francesca e lì il mio cuore ha fatto il rumore di un
cracker friabile.