domenica 26 dicembre 2010

Capodanno in verde?



"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, come ben sai mi trovo a Londra per imparare la lingua, mi interesso d'arte ma di moda sono un pò a digiuno. Per Capodanno avrei scelto questo vestito color verde smeraldo. Come abbinarlo? Che tipo di scarpe mettere?
Jessica

Jessichina. Innanzitutto ti abbraccio forte, sono mesi che non ci vediamo ma sono contento che in qualche modo riesci a seguire le mie scritture creative anche oltre la Manica. Quanti bei ricordi all'Università su quelle scomodisse seggiole. Comunque, non facciamo i sentimentali e preoccupiamoci di non farti sfigurare (cosa impossibile peraltro) al famoso cenone di fine anno. Quanta noia il Capodanno, è una festa di cui non sopporto la vena consumistica forsennata, si ha sempre l'ansia di dover far qualcosa che superi aspettative e umori. Preferisco fare qualche simpatica cena tra amici senza dover andare a ballare un imbarazzante trenino aspettando il conto alla rovescia di Fabrizio Frizzi. Quel vestito mi piace, mi piace il colore vivace e luminoso, starà senz'altro bene con la tua carnagione chiara e il colore dei tuoi capelli un po' rossicci, un po' biondo cenere. Come scarpe consiglio un paio di tacchi alti, neri, abbinati ad una bella pochette piccola, sobria ed elegante. Uno chignon se vuoi essere una Grace Kelly d'Inghilterra facendo sfigurare l'aspirante regina Kate, capelli selvaggi invece se vuoi darti ai party scatenati della Londra grounge. Non aver paura ad osare, tutto è concesso la notte di Capodanno, perfino volgari perizomi pizzati rossi sono diventati la regola per questa festività. Non esagerare con i gioielli, direi che puoi sfruttare la forma dell'abito per un bel paio di orecchini, eviterei la collana, troppo evidente e farebbe a pugni con il resto. Sarai senz'altro uno schianto italiano in una fredda e magica Londra. Tanti auguri e un abbraccio stritolante.

giovedì 23 dicembre 2010

Culturalmente Natale


Ho lasciato una Parma quasi deserta, i fuori sede spariti e tornati a casa, pullman pieni di Pugliesi carichi di valigie vuote torneranno con parmigiane, sughi e liquori locali. Che invidia, penso tutte le volte, mia madre è già tanto se mi fa la lavatrice. Arrivo a Milano, sul treno una ragazza seduta di fronte sgranocchia per due ore carote crude come fosse un cavallo, ma non mi dilungo perchè di binari e annunci di Trenitalia ho parlato fin troppo.

Milano, sotto Natale è splendida, sempre frenetica e stressata, di corsa e mai in riposo, mi emoziona sempre tornarci, anche se ne parlo male e mi diverto a prendere in giro i milanesi, so che ce l'ho scritto in fronte che faccio parte di questa "setta" con la sua maledetta "è" aperta.

Ho rischiato la vita in Galleria, quando diluvia si forma una patina d'acqua sulla passeggiata lastricata e oggi stavo letteralmente pattinando, mi sono nuovamente visto con le gambe all'aria, era successo sulla neve esattamente la stessa cosa qualche settimana fa.

Fila da Tiffany, fila da Abercrombie, Vuitton contava gli strascichi di morti e feriti calpestati dalla folla. Io sorridevo e andavo avanti con passo spedito. Non per snobismo ma per mancanza di grana non mi fermo. Quest'anno nessun regalo costoso, nessuna creatività forzata. Ho regalato alle persone importanti della mia vita, qualche parola, qualche frase che spero conserveranno nel loro cassetto del cuore.

Niente shopping ma cultura. E Milano capisce l'importanza dell'arte, la rivaluta. In questi giorni è in mostra a Palazzo Marino (Piazza della Scala) il celebre quadro del 1515 di Tiziano "Femme au miroir" ovvero "Donna allo Specchio", direttamente dal Louvre. Andate ad ammirarlo perchè è una meraviglia, la celebrazione di una sensualità e un gusto impeccabile. Se la stessa donna ritratta si presentasse ad un provino per fare la velina la scarterebbero subito, "Grassa" sarebbe l'aggettivo più dolce. Merita una visita, uno sguardo anche fuggevole perdendo la fila da Moncler.

Un salto anche al museo del Novecento, splendido esempio di attività culturale e intellettuale all'interno di un palazzo che da anni vedevamo ricoperto solo di pubblicità invasiva.

Modigliani, Picasso, Boccioni e tanti altri, avvolti in un'atmosfera moderna, estemporanea. Commuovetevi all'ultimo piano nella Sala di Lucio Fontana. Il panorama suggestivo. Una Milano sotto la pioggia, un'infinità di guglie svettanti.

Una scritta tricolore ricorda che il 2011 è l'anno del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, un'Italia che sta andando al macero, e quegli italiani che sono sicuro chiederanno a Babbo Natale un po' di pace, di serenità, di cultura e di rispetto.


Tantissimi auguri a Tutti voi, che mi seguite, mi aiutate, mi rispettate, mi leggete, mi sostenete ispirandomi. Un felice, ciccione NATALE.

martedì 21 dicembre 2010

Imbarazzanti regole Vittoriane




"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, che ne pensi di un bacio al primo appuntamento? Il mio ex storico ha aspettato il secondo per avvicinarsi e baciarmi, premeditato o spontaneo? Vale ancora quell'antiquata regola? Illuminami.

Pessima Frequentazione

Le pessime frequentazioni sono le mie preferite. Questa è la mia premessa letteraria, ho scelto appositamente la tua email per il secondo appuntamento (rimaniamo in tema) di questa nuova rubrica. Io non sono un sessuologo, psicologo, ma alla mia veneranda età so come vanno "certe" cose. Non scrivo per "Cioè" altrimenti mi divertirei moltissimo a rispondere in modo secco a domande come "Il mio ragazzo mia ha baciato, ho paura di essere incinta" firmate "Truppi-truzzi-92". Personalmente non sopporto le classiche regole vittoriane sull'attesa, i tempi, prima base, seconda base, terza base e goal. Insomma, se ci si trova a proprio agio ad un primo appuntamento e l'atmosfera di un giardino all'italiana, di una vista panoramica o anche in macchina prima di andare a casa, lo permette, perchè non farlo? Mai esitare nelle cose, vuoi baciarlo/a? Acchiappa o crea l'occasione e vai, chiudi gli occhi. "Eh mai io, sai, sono una brava ragazza, tutta gonna a pieghe e calzettoni". Perchè chi bacia al primo appuntamento è una poco di buono mentre il ragazzo che ci prova dopo due secondi può fare a spallate con gli amici? Assolutamente no. Conosco persone che stanno insieme da anni, si sono baciati al primo appuntamento, e conosco anche gente che ad un primo appuntamento è scappata a gambe levate inventandosi la degenza ospedaliera del nonno di un zio, fratello di un lontano cugino. In alcune cose bisogna essere istintivi e non farsi troppe domande, non sembrare disperati ma intelligentemente single, raffinati ma non altezzosi. Ho due regole per un primo appuntamento, se si superano le due ore allora il gioco è fatto, ci può essere un bacio oppure senza bacio ma con la richiesta di vedersi nuovamente. La seconda è il messaggio post-uscita. Il classico "Grazie per la bella serata". Semplice, esaustivo e non impegnativo. Se si riceve o si ha una risposta immediata ci sono tutti i buoni propositi. Per il resto, andate e baciate, al primo, al secondo, al quindicesimo appuntamento. Ah, una cosa, niente succhiotti, non sono più di moda.

venerdì 17 dicembre 2010

Caro diario

"Che tipo di diario vorrei che fosse il mio? Un tessuto a maglie lente, ma non sciatto, tanto elastico da contenere qualunque cosa mi venga in mente, sia solenne, sia lieve o bellissima. Vorrei che assomigliasse ad una scrivania vecchia e profonda o ad un ripostiglio capace, in cui si butta un cumulo di oggetti disparati senza nemmeno guardarli bene".

Era il 20 Aprile 1919, la penna che ha imbrattato questa pagina segnando l'eternità era impugnata da Virginia Woolf. Mi è capitato tra le mani questo libro, ero a Roma, nella libreria di mia Nonna in cui riesco sempre a trovare qualcosa che colpisca la mia fervida mente. Le lettere intime a se stessa vennero raccolte con cura, con interesse, dal marito che ne ha fatto un best seller della letteratura inglese. Leggere Virginia Woolf non è facile, non è una delle mie scrittrici preferite, ma questo diario è intenso, lo sto "spizzicando" piano piano concependolo come un racconto lento. Ventisette lunghi anni della sua vita, della sua follia e della sua arte. Perchè dovrei leggerlo in pochi giorni?

Mi ha fatto riflettere sull'idea del diario che abbiamo nel XXI secolo. Il blog è un diario? Posso scrivere sul blog quello che ho di più intimo? E' qualcosa di antiquato e retrogrado oppure è un modo di far sopravvivere qualcosa di noi che non sia raccolto in una chiavetta Usb? Io tengo un diario ormai da quasi dieci anni, era il 2001, non avevo nemmeno quattordici anni. Ci ho raccontato di tutto, all'inizio la mia vita sempliciotta di un classico adolescente con l'apparecchio e i brufoli, poi la scuola, gli amici, i primi viaggi, i primi amori, momenti delicati, lutti, pianti e giornate felicissime. Ora non potrei farne a meno, il mio taccuino Moleskine mi segue in qualsiasi parte del mondo in cui vado, raccoglie sensazioni e impressioni, come una macchina fotografica. Tutti i più grandi scrittori hanno tenuto un diario, tutti i nostri idoli storici (maschi e femmine) lo tenevano nel loro secretaire. Sissi, Nicola II, Chatwin, Picasso e Anna Frank, lei è l'esempio di come un piccolo quaderno possa rappresentare un compagno di vita in momenti di sofferenza.


Giovedì 2 Settembre 2010, scrivevo così:

"E' passata da poco la mezzanotte ma non ho molto sonno, così ho deciso di prendere la mia stilografica in mano e di scrivere. In realtà è stato un gesto spontaneo, naturale, semplice. Scrivere fa parte di me, come respirare, e non parlo di quello scrivere confuso che ogni giorno mettiamo su Facebook ma dello scrivere intimo. Una bella lettera, un bigliettino o un semplice appunto. Io non potrei rinunciarci, mi serve vedere le mie parole diventare blu, mi serve rileggere le mie giornate. Belle o brutte che siano state. Ho ricevuto molti complimenti per il blog e ne sono lusingato, piace il mio essere ironico facendo riferimento ala mia vita, alle mie piccole esperienze e al mio modo di essere.

Mia madre si era imbattuta per caso nel blog e aveva detto che scrivevo stupidaggini come le ragazzine di tredici anni. Non è molto bello sentirsi dire tali parole da tua madre ma lei è molto critica, rigida, pochi sono i complimenti. Forse è per questo che crediamo poco in noi stessi, non siamo mai stati portati su un palmo di mano ma sempre sfidati a fare di meglio. C'è di buono che non corro il rischio di montarmi la testa e di credere di avere talento. Tanti sanno scrivere, non sono nè il primo nè l'ultimo.

Oggi sentivo la necessità di scegliere un libro visto che a Strasbourg ho terminato "Il giunco Mormorante" che Zia Ebe mi ha prestato. Nella ormai ricchissima libreria di mamma ho sfogliato con lo sguardo la gran quantità di titoli. Ero indeciso ma poi mi è capitato tra le mani un classico di Virginia Woolf, "Gita al Faro". Non ho mai letto un suo libro, ma da tempo ero curioso di entrare nel suo mondo un po' nascosto. Mi piace, devo ancora capire bene il suo modo di scrivere un po' particolare ma già dalle prime pagine si percepisce il suo animo inquieto e il suo genio. In questi mesi ho voglia di divorare pagine e pagine, di non perdermi nemmeno un bel libro, ma è quasi impossibile"

Tuo letterario
Lollo

mercoledì 15 dicembre 2010

Vestendo la donna "ideale"


"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"

Caro Lollo, mi piacerebbe sapere, dal tuo punto di vista, come vestiresti la tua donna ideale. Tubino nero minimalista, tutta volant, All star e Tuta o minigonna?
Floriana La zia


Floriana carissima, bella domanda. Come rispondere in maniera classica ma pezzente? Voi sapete quali sono i miei gusti in fatto di moda femminile. Non ho canoni estetici precisi, mi piacciono le donne che sanno essere cameleontiche, quelle che catturano l'essenza di un'occasione e sono sempre impeccabili, adatte a luogo ed evento.
Il tubino nero per una festa di compleanno importante, una cena galante o una laurea è perfetto, ogni ragazza dovrebbe averne uno da tirare fuori con eleganza. Il filo di perle della nonna, vero pozzo di stile a cui attingere, un tacco alto o una ballerina semplice, un'acconciatura raffinata e mai eccedere con il trucco. Meglio un viso acqua e sapone piuttosto che una maschera veneziana.
Jeans, camicia e Converse è un abbinamento che non stona mai, la comodità è la prima cosa da tener conto, spesso siete condannate come vittime sacrificali su zeppe e plateau, all'Università e per un giro in centro potete sfoderare scarpe basse e passo fluido.
I capi dal taglio maschile, le borse capienti con tracolla o piccole pochette/ clutch, giacche avvitate e cinture dai colori sobri abbinati alle scarpe. Parigine e calzettoni sono una firma per vere intenditrici, su gonne o vestitini. Osate.
Non importano le firme, toglietevi dalla testa che designers sulla cresta dell'onda che fanno pagare oro colato un paio di mutande miserrime vi rendano icone di stile. Lo stile è per chi sa vestirsi, rinnovarsi e creare a partire da un guardaroba anche ridotto. Avere centinaia di vestiti spesso è peggio che averne dieci ben fatti, siamo abituati alla quantità piuttosto che alla qualità ma è un concetto da rivalutare.
E infine, l'educazione e il portamento. Lo stile non può prescindere dall'eleganza di un bel sorriso, di un cortese "Buongiorno". Una ragazza può indossare anche un vestito a volant rosa antico di Valentino che farebbe impallidire Charlotte Casiraghi ma se quando apre bocca è più rozza di un oste alla "Trattoria del Marinaio" di Pizzo Calabro, allora viene meno tutto il concetto di bellezza che si cela dietro alla creazione di un abito.
Ma è l'autostima il capo più indispensabile per ogni vostro outfit. Vi donerà un'allure straordinario, meglio di qualsiasi Chanel o Dior. Provare per credere.

domenica 12 dicembre 2010

L'angoscia sotto al vischio



Ecco la rubrica settimanale per il sito: www.pensorosa.it
I lettori del mio blog sono spesso i destinatari dei miei quesiti più stravaganti. Chiedo loro come concepiscono la moda di questi ultimi mesi, se possono sopravvivere alla quantità sovrumana di esseri maculati che si sono riversati in strada dopo le sfilate milanesi di questo autunno. Roberto Cavalli ha gioito perché finalmente qualcuno ha dato retta al suo stile. Non è mai troppo tardi. I miei lettori sono abituati alle mie pazzie, ai miei fragili umori, sanno che sono loro la mia continua fonte di ispirazione permettendomi di inventare una volta a settimana un nuovo argomento per questa rubrica su Pensorosa.


Mi hanno chiesto di parlare dell’esagerato strazio che ogni anno ci tormenta in questo periodo: l’angosciosa ricerca dei regali di Natale. Come affrontarli? Come evitare di farsi asportare un rene per comprare al fidanzato il cappellino di Fendi? A chi farli e soprattutto, perché farli? Io ammetto di non averci ancora pensato, ma io sono una persona anomala, cerco di capitolare al consumismo verso il 20 di Dicembre, sono ancora in tempo e ben rifugiato dentro al mio portafoglio che mi implora di prelevare. Come ogni anno scrivete la letterina a Babbo Natale lasciandola distrattamente in evidenza sulla vostra scrivania con i regali più desiderati sottolineati di rosso.


“Borsa Monogram Louis Vuitton” si legge al primo posto, ecco che vostra madre legge, chiude e sospira “Il decoder per la televisione mi sembra un ottimo pensiero”. Non lamentatevi, in tempo di crisi Babbo Natale fa gli straordinari all’Auchan di Curno, è già tanto che non rispedisca al mittente le lettere non affrancate. Lo so qual è la vostra angoscia mattutina. Vi struggete continuamente in balia di atroci dolori che si aggiungono a quelli già difficili da sopportare ogni ventotto giorni. Cosa regalare alla vostra “dolce” metà di sesso maschile? Quanto spendere? Ecco perché esisto, per dipanare questi dilanianti dubbi e far breccia nei vostri cuori. Amatemi. Veneratemi perché porto in bocca l’ulivo della pace dei sensi e il rimedio ai vostri mali. In realtà non c’è un regalo giusto e uno sbagliato, al contrario i regali sono tutti perfetti se fatti con il cuore, vi dovete solo chiedere se la persona che lo riceverà se lo merita. Non è una stupidaggine mia, io credo fermamente nel regalo istintivo, non troppo ragionato.


Vedo un oggetto, un qualcosa che mi ricorda una persona per assonanza, per collegamento logico, e forse quello è il regalo giusto. Riceviamo ogni anno una quantità immane di cose che non ci colpiscono, che hanno la durata di un battito di ciglio, forse perché ormai comprare un regalo è uno stress e non un divertimento. Non deve essere un obbligo, non ci si può offendere per un regalo mancato, non è un dovere né coniugale né segno di amicizia. Il regalo perfetto per un fidanzato può variare a seconda del suo carattere. In genere non sono un amante dei regali costosi, impegnativi, è imbarazzante riceverli e difficile farli, soprattutto se si è studenti come me meglio ribassare sul low-cost in cui è davvero il pensiero che conta. Sconsiglio capi d’abbigliamento firmati, non durano, non rappresentano in una coppia un momento felice, a meno che il vostro ricordo più bello sia fare la fila nei camerini di Zara. Piuttosto un biglietto aereo per una città europea, un viaggio all’insegna della cultura, dello stare insieme lontani da suocere indiscrete e inviperite. Questo sì che è un regalo con la R maiuscola, meditato, ricercato. Riceverlo sarebbe un’emozione grandissima.


Oppure se siete amanti del teatro, della musica e dell’opera, una bella serata di gala con il vostro fidanzato laccato e infiocchettato. Chissà che non si appassioni e che disdica l’abbonamento per le partite del Milan, impossibile ma potete sempre provarci. Poi ci sono i classici regali come le cravatte, i porta-sigarette con le iniziali incise per gli accaniti fumatori, i papillon, i cappelli, i navigatori satellitari, i pigiami, sciarpe, lettori mp3 e via discorrendo. Considero i regali tecnologici un po’ asettici, un po’ freddi, vanno bene se ricevuti da genitori o parentado, non tra fidanzati. Sono pareri personali, d’altronde io dovrei stare zitto, sono stato in grado di regalare uno spazzolone del water una volta. Non vi dico come è finita questa relazione sentimentale. E ho detto tutto. I regali che più preferisco sono i libri.


Non consideratemi un finto intellettuale-chic, considero la scelta di un libro un particolare molto personale, è come indossare un profumo, dipende dal proprio gusto, dal proprio olfatto, dalla concezione che si ha di se stessi. Mi piace l’idea che qualcuno mi regali un libro con un titolo che evochi il mio ricordo. E’ bellissimo quando assapori un libro che magari non avresti mai comprato, cominci ad amarlo e ogni volta che lo apri ti ricorderai della persona che te l’ha donato. Regalare il tuo romanzo preferito nella speranza di condividere con altri l’amore per quelle parole. Magari con una frase dolce, non ridondante, scritta nella prima pagina bianca insieme ai vostri auguri e la vostra firma. Come se oltre alla dedica dell’autore ci fosse anche la vostra, personale e aggraziata. Quello sarà sicuramente un ricordo duraturo. Importante annotare la data, l’anno, la mia prozia lo dice sempre “Lorenzo, scrivi sempre le date su ogni tuo scritto”. Lei ha come me il gusto di accompagnare con la scrittura anche il più banale dei regali, non esiste regalo senza bigliettino, ricordatevelo. Quello che mi auguro di ricevere sotto l’albero sono una pila altissimi di libri accompagnati da lettere, lettere piene di affetto, di confidenze e di ricordi. Sono stato troppo sentimentale?


Sono sicuro di non avervi aiutato, al contrario vi immagino prendere a testate il muro per farvi venire nuove idee per i vostri fidanzati-concubini-spasimanti. Se non avete trovato nulla di adatto rimediate con dei calzini a rombi, pesanti e di lana, ideali per chi come me soffre il freddo all’alluce e ha buchi come voragini sotto la pianta.

mercoledì 8 dicembre 2010

Chiamatelo Mecenatismo Letterario


Nei meandri della mia infinita e retorica mente mi è capitato di ripensare al latino, alla concretezza di quei paradigmi, di quelle frasi fatte che eravamo felici di trovare in dizionari alti e pesanti. Mi piaceva moltissimo e anche se tutti si divertivano a definirla una inutile lingua morta io mi appassionavo sempre di più.


Il mio preferito era Catullo, ma è logico il motivo, è l'età dei primi scottamenti, dei primi due di picche e di pali in cemento armato direttamente in fronte. E lui ti capiva, ti dava una pacca sulla spalla e pareva dirti "L'amore rende idioti, solo che tu lo sembri molto più di me perchè scrivi con la K al posto delle C mentre io ho il latino poetico dalla mia parte". In seconda superiore invece la professoressa ci ha mandato al macero il cervello traducendo il De Bello Gallico, scoprendo giorno per giorno tutte le tecniche guerrafondaie di quell'esaltato di Giulio Cesare. "Gallia omnium est divisa in partes tres.." e poi venti righe di versione sul paesaggio, sui barbari germanici, sui fanti, i soldati e le armi che usavano per sconfiggere le polazioni nemiche. Ero troppo sentimentale per voler bene a Giulio Cesare ma lo ringrazio per avermi fatto prendere degli ottimi voti.


La parte migliore dello studio del latino però oltre alla prima declinazione che ti ossessionerà per il resto della vita (rosa-rosae, che ricordi), sono le favole psicologicamente infallibili che il caro vecchio e storpio Esopo ci ha tramandato.
La mia preferita è quella della volpe e l'uva. Un must, forse fu quella a farmi prendere un 10 in una traduzione in prima superiore.


Una volpe si avvicina ad un vigneto, osserva un grappolo d'uva apparentemente succoso, salta per poterlo mangiare ma non riuscendoci si allontana esclamando "Tanto è acerba". Se l'avessi inventata io il grappolo d'uva le avrebbe risposto con molta acidità "Acerba sarà tua sorella" magari con uno schiocco di dita come una degna regina del ghetto.

La morale, ce n'è sempre una come in tutte le puntate di Sailor Moon, è che è facile disprezzare ciò che non si può ottenere. Così dice Esopo, io avrei detto "Baby, sputa pure nel piatto in cui avresti voluto mangiare molto volentieri".

Un atteggiamento diffuso tra i reduci ex-amanti-fidanzati-concubini. "Mi ha lasciato ma tanto fa schifo, è brufoloso, ha il fondoschiena più flacido del mondo e la sua nuova fiamma gli mette più corna che cuoricini su Facebook". Lasciarsi comporta uno schieramento di reduci e di feriti, Giulio Cesare però è tornato vittorioso, Napoleone decisamente no, è questione di fortuna. "Nondum matura est, nolo acerbam sumere" si sospirò davanti a quel fondoschiena flacidoso.

lunedì 6 dicembre 2010

Una rubrica su misura per NOI


Ragazzine, ragazzette, dive del ghetto, regine di cuori e tamarre convinte. Siete tutte le benvenute su questo blog, in qualunque momento della vostra giornata, dalla colazione al "Concilio di Trento" che presidiate al bagno leggendo "Tu-style". L'altro giorno ho avuto una grande illuminazione, magari è solo una mia grande stupidaggine, il che potrebbe anche essere, però ho voglia di condividerla con voi.

Ho immaginato una piccola rubrica dal nome simpatico, in cui poter stringere un legame direttamente con voi. Sarete voi le protagoniste di questo spazio che pubblicherò una volta a settimana o più sporadicamente all'inizio.

Pensavo a delle vostre lettere, brevi email in cui chiedete un consiglio di stile, una battuta per far tacere un vostro ex-fidanzato, una definizione su qualcosa che attanaglia la vostra mente ludica, insomma, qualunque cosa abbiate voglia di chiedermi o dire all'interno del mio blog.

Una volta a settimana pubblicherò il vostro nome, la vostra domanda e la mia risposta. Che ne dite? Una cazzata mega-galattica vero?

Ho pensato anche ad un titolo “Ad ogni vostra domanda, una mia pezzente risposta” in quanto “pezzente” è diventato il mio aggettivo preferito e quello più esplicativo su queto blog.

Per contattarmi potete:

-commentare il post più recente all'interno del mio blog
-inviare un'e-mail all'indirizzo: spice_87@hotmail.it (non deridete il mio indirizzo di posta ufficioso.
-scrivermi un post sulla pagina Facebook "L.F.A. Blog".

Vi aspetto, non numerose, non siamo abituati a grandi cifre ma un piccolo gruppetto di pazzi che amano divertirsi, deridersi e inventare argomenti a caso.

A presto carissimi.

sabato 4 dicembre 2010

Verso Milano tra cipolle, carie & Heather Parisi


Parto da Parma con il sole. Arrivo a Milano con il grigio. Il sole si specchiava nella fontana di Mario Botta in fronte al palazzo della Pilotta, le nuvole di smog si aggiravano intorno alla Madunina come una cintura con le borchie di quattro stagioni fa.


Trenitalia mi informa che il mio treno è in partenza dal binario 2, osservo attentamente il binario 2 e lo trovo particolarmente deserto, chiedo gentilmente ad una signora che mi risponde "Guarda, quando annunciano il binario 3 spesso intendono il 2, bisogna controllare bene il tabellone, anche se in questo caso non era indicato il binario". Con un fare spontaneo e discreto salgo a bordo sul binario due. Trovo un vagone libero, mi scelgo il mio bel posto a sedere e mi rilasso, per poi scoprire che ero salito in prima classe, riprendo la mia borsa a zavorra (impossibile definirla "comoda" tracolla) e cambio carrozza.


Dalla prima alla seconda classe il corridoio si stringe pericolosamente, prima riuscivi a riproporre tutto il musical di Grease senza toccare con il trolley i bordi dei sedili, poi non riesci a passare e cominci a dare degli schiaffi alla gente seduta con il tuo porta pc di due tonnellate e mezzo.

Mi siedo. E quanto mai sussurro tra il mio cervello e il mio olfatto. La gente scodinzola cercando disperatamente un buco in cui appoggiare fondoschiena stanchi, il capostazione fischia e l'effetto domino fa sobbalzare l'intera carrozza.

Maledicevo la scelta del mio posto, è semplice il motivo. Avreste voglia di stare su un treno accanto ad una persona che sembra essersi fatta spalmare con una maleodorante salsa di cipolle? Quella che mia madre compra all'Ikea e mangia insieme alle polpettine svedesi che con la tessera Ikea Family paghi cinque centesimi e che digerisci entro la fine dell'anno solare.
Mi sono allontanato con il naso più che potevo fino a mettermi la copertina del libro davanti agli occhi, nel frattempo le pagine ingiallivano e il romanzo si liquefaceva nel vero senso della parola. Mi guardavo intorno cercando occhi complici verso cui roteare gli occhi, ho trovato più disperazione di quanto immaginassi.

Ero così turbato dal brasato con contorno di cipolle che non mi sono accorto che oltre il "corridoio" ( io lo definirei un cavo elettrico) c'era un ragazzo distrutto. Da quando era salito sul treno la signora che gli era di fianco, una fotocopia di Heather Parisi tra circa quindici anni , non ha smesso di rendere partecipe il suo interlocutore telefonico dei vari problemi ambientali e meteorologici presenti in tutto il Sud Italia.

"So che a Benevento c'è stato un forte nubbbifragio, a Roma invece ce stanno 14 gradi e a Napoli potrei fare il bagno e prendere il sole in toppe-less", lei rideva, il resto del vagone si immaginava la scena e cercava l'uscita di sicurezza.

Ad un certo punto il ragazzo disperato chiama la sua ragazza. "Cicci che fai? Tutto bene? Cos'è questo rumore? Ah sei su Facebook, scommetto che stai scrivendo ai tuoi spasimanti, ah brava, complimenti". Io impallidisco. Cercavo di leggere il mio libro ma non riuscivo, ero così ipnotizzato dagli elementi che mi circondavano. Il ragazzo chiude la telefonata. Dopo cinque minuti richiama la fidanzata. "Che fai?" mi chiedo cosa sarebbe mai potuto succedere nello spazio di cinque minuti, sicuramente non aveva spento il pc, non si era fatta la doccia e non aveva fatto la spesa come invece lui le aveva chiesto.


"Sei ancora su Facebook?"le dice in tono stizzoso. "La mia ragazza scrive ad altri ma non risponde ai miei messaggi d'amore". Cambio di tono, le parla come se fosse una terza persona. Nel frattempo mi crescevano enormi basette. "Cicci, ma ci saranno le macchinette alla stazione? Sai, quelle macchinette".

Non ci voleva Sherlock Holmes per capire che lei era una diciottenne sveglia e fedifraga, lui un ventisettenne con i denti marci e parecchio desideroso di starle "vicino". "Quelle macchinette, sai che dovevo comprare quelle cose". Doveva comprare i preservativi e chiedeva alla sua "dolce" metà qualche indicazione su dove comprarli. Lei probabilmente stava raccogliendo la legna per Farmville.

Mi incuriosisco alla situazione ma quando lui sorride mostrando una coltivazione di carie dicendole "Ti amo" decido che era ora di farmi gli affari miei e di rimettermi a leggere il mio bel romanzo. Ora compativo la sosia di Heather Parisi.

La situazione stava migliorando quando "mister crema di cipolle" ha cominciato a ravanare nello zaino, speravo cercasse delle caramelle balsamiche. Ha tirato fuori dei mandarini.

"Siamo in arrivo alla stazione di Milano Rogoredo". Dio Esiste, ne ho la prova inconfutabile.

martedì 30 novembre 2010

Chiacchierando con Privalia

http://blog.it.privalia.com/2010/11/intervista-blogger/

Questo link che ho immesso qui sopra non è un virus. La settimana scorsa mi è stata chiesta una piccola "intervista". Più che intervista (quelle le leggiamo su "La Repubblica, su "Vanity Fair") la definirei una chiacchierata virtuale con Arianna, responsabile per il sito Privalia di scovare bloggers più o meno famosi per far loro qualche domanda, per far conoscere questo "fenomeno" che divampa in tutto il web. E' una sorta di talent scout.
Vi riporto qui l'intervista perchè tutti voi siete stati citati, voi che mi permettete di occupare questo piccolo spazio vitale-virtuale.

Da dove arriva il nome del tuo blog?
Il titolo è un miscuglio tra il soprannome che utilizzo quotidiamente, la parola “Fashion” che è poco rappresentativa perchè spesso la moda è un argomento marginale nei miei pezzi, e “Affair”, ovvero tutto ciò che coglie la mia attenzione.

Dicci in poche parole chi sei e perché hai iniziato…
Sono un ragazzo normalissimo, nato a Roma, cresciuto nella provincia milanese, ora studente fuori sede a Parma. Appassionato di arte, letteratura, moda e tanto altro. Ho iniziato a scrivere una rubrica settimanale per poi aprire questo blog e migliorare i miei interventi anche dal punto di vista visivo.

Chi è la scrittore del tuo blog?
Lollo non è un alter-ego, è la mia versione “letteraria”. Esprime però in maniera amplificata la mia ironia e soprattutto la mia autoironia.

E chi è Lorenzo?
Lorenzo è un pezzente, uno di quelli che andrebbe da H&M senza portafoglio per evitare di spendere soldi che non ha. Uno di quelli che arrossisce per qualunque cosa ma appena entra in confidenza ti racconta la sua vita.

Sbilanciati, dai un consiglio a chi inizia ora…
Iniziare un blog è divertente, non bisogna concepirlo però come un’autocelebrazione, deve essere un passatempo che ci permette di sorridere dei nostri difetti e delle nostre sfortune. Basta con questi post su outfit o esiti di giornate di shopping, bisognerebbe interessarsi anche di altro, guardare oltre al nostro cassetto degli accessori.

Se un giorno chiudessero tutti i blog cosa ti mancherebbe di più?
Se mi esplodesse il pc o se decidessero di chiudere il blog più di tutto mi mancherebbero i commenti dei miei cinque lettori, è una gioia sapere che c’è qualcuno che mi legge. Non
smetterò mai di ringraziarli.

La tua web-routine mattiniera inizia da…
La mia web routine? Facebook e la casella email dell’università. Un’angoscia ogni volta.

Cosa non deve mancare nella postazione di un blogger?
Una moleskine, sempre e comunque, anche in bagno. Poi la mia inseparabile stilografica e una pila chilometrica di libri e giornali.

Ti ricordi il tuo post che ha generato più reazioni?
In un post ho parlato della moda maschile secondo il mio punto di vista più che personale. Ha suscitato delle critiche perchè ovviamente è un argomento che interessa a molte persone ma ha una valenza soggettiva. Un altro che ha riscosso “successo” è quello in cui raccontavo di un primo appuntamento di una mia amica. Avevo le lacrime agli occhi dal ridere mentre lo scrivevo.

Twitter. Una colossale perdita di tempo o nuovo orizzonte comunicativo?
Twitter? Mi sembra una parolaccia.

In Italia, se dico blog dico…
Il blog è un’appendice di noi stessi, sentiamo il bisogno di raccontarci, chi fotografando le proprie scarpe, chi parlando dei suoi maggiori interessi quali l’arte o la scrittura. Sono modi di vivere la creatività cercando un spazio più ampio rispetto alla cerchia di amici.

A quale blog ti ispiri?
Paradossalmente non seguo nessun blog. Amo la carta stampata, poter ritagliare e incollare sulle pagine del mio taccuino ciò che mi ha colpito, poterlo rileggere anche dopo mesi o anni. Questo è essenziale per me. Trovo che il blog sia più effimero ma è il mezzo più comunicativo ed economico che ci sia.

Da cosa dipende il successo di un blog?
Dalla capacità di mettere da parte l’esibizionismo e la presunzione. Non sopporto quando i blogger scrivono quotidianamente un post ma non dedicano il loro tempo ai lettori, rispondendo alle curiosità o ringraziandoli. E’ più forte di me, io devo sempre avere l’ultimo commento perchè non voglio che si sentano in qualche modo semplici fruitori delle mie parole. Sono una parte integrante di questo mio piccolo spazio.

Cosa non può mancare nel guardaroba di un blogger?
Ogni persona ha un suo approccio con la moda. Chi non può vivere senza borsa, chi invece si mette in tasca qualunque cosa. E’ tutto soggettivo. E menomale aggiungo io.

Bianco o Nero?
Blu, e non transigo. Il blu per me è quello che è il nero per il resto del mondo

Dove vorresti vivere?
Ho la fortuna di sentirmi a mio agio ovunque, l’importante è trovare una mia dimensione, un luogo dove poter essere riconosciuto come individuo, coi miei diritti e i miei doveri. Sono nato e cresciuto a Roma, trasferito da bambino a Milano, vissuto sei mesi a Strasburgo e ora studio a Parma. Non so dove mi porterà la vita e non voglio saperlo in anticipo.

Dove vivi?
Abito nelle immediate vicinanze di Milano ma attualmente vivo a Parma dove studio per conseguire la Laurea Magistrale in Storia critica e organizzazione delle arti e dello spettacolo.

Hai un accessorio must per un party?
Mi piacciono i papillon, danno un tono di allegria, un tocco divertente e non banale. Abbinati nel modo giusto li trovo molto eleganti.

Qual è il dettaglio più cool del tuo look?
Il cappello. E’ parte di me, sia perchè ho una stempiatura alla Jude Law, ma anche perchè rappresenta un gusto un po’ vintage, un po’ retrò. Un Borsalino non può assolutamente mancare nel guardaroba di un vero intenditore di moda.

Se la sera esageri cosa fai il mattino dopo?
Se esagero ne pago le conseguenze. Al primo tintinnio dannatamente stridulo della sveglia mi alzo anche se la forza di gravità mi vorrebbe in orizzontale. Merito di mia madre che non mi ha mai svegliato, ero indipendente fin da piccolo. E non bevo nemmeno il caffè.

Che cosa vedi quando ti guardi allo specchio?
Vedo un tizio con le gote rosse rubate ad Heidi, una barbetta che non ha voglia di rasare e una stempiatura che è la sua ossessione. Fortunatamente non ha la presunzione di apparire bello ma preferisce esaltare la propria ironia.

Il MUST di questa stagione è…
Qualunque cosa non ci faccia sentire ridicoli e banali. Non c’è un oggetto che tutti dobbiamo avere, meglio seguire il proprio istinto e coltivare la propria personalità. Trovo stupido seguire la moda senza un criterio soggettivo. Non posso vestirmi tutto maculato perchè qualcuno ha detto che quest’anno è un “must”. Si tenga il suo “must”, io troverò il mio.

La frase che più ti rappresenta è…
-”Un vero scrittore vive della sua arte e si macchia della sua stilografica”. L’ho scritta io, probabilmente durante un mio trip mentale. Senza l’uso di stupefacenti sottolineo.

Se fossi un personaggio famoso chi saresti?
Preferisco rimanere me stesso, non mi ci vedo nelle scarpe di qualcun altro, sarebbero sempre troppo grandi.

Oggi mi sento…
Oggi mi sento fortunato. Sembra banale, ma è la verità. Non è di certo una Louis Vuitton l’unità di misura della felicità, altrimenti sarei messo parecchio male. Oggi mi sento desideroso di assorbire più cose possibili dalla vita e di imparare tutto ciò che ancora ignoro.

Un grazie dal profondo del mio affamato stomaco.

Lollo.



domenica 28 novembre 2010

Strani incontri (non ravvicinati) metropolitani


La Lety Moratti, lei, il sindaco della città più inquinata e più stereotipata al mondo ha invaso Milano con una campagna pubblicitaria a favore dell'utilizzo dei trasporti pubblici. Invita i suoi concittadini a vivere la città, a scoprirla osservando i grandi viali voluti da Napoleone, i corsi della circonvallazione, dal finestrino di un tram in cui dodici persone sono sedute e altre cento cercano di non essere catapultate giù alla prossima fermata. Il tutto quando è scesa la nebbia, non si vede ad un palmo dal naso e il nostro vicino non ha intenzione di soffiarsi il naso ma tenere la candela fino alle ginocchia per farla vedere all'amata mogliettina. I pubblicitari hanno scelto come immagini disegni di situazioni classiche che si possono riscontrare quotidianamente, due sconosciuti che si conoscono alla fermata, un gesto delizioso nei confronti di un nostro concittadino.

Quanto amore Lety, quanta tenerezza, tu predichi la gioia dello stare insieme, vicini vicini per scaldarsi, però poi non scendi dalla tua bella auto blu e sei l'unica che parcheggia dentro Palazzo Marino.
Hai mai aspettato sei ore il 24 a Viale Ripamonti per arrivare in centro sotto la pioggia senza nemmeno una pensilina con il camionista che ti passa fradiciandoti in toto?

Io ho passato tre anni avanti e indietro per andare all'università sui mezzi pubblici di Milano e conosco quella vita sotterranea, quella vita sempre a stretto contatto con tutti e con nessuno visto che spesso non ricevi nemmeno un'occhiata di commiserazione.
Tutti hanno qualcosa da fare perchè non si vuole avere l'impressione di essere dei nullafacenti, chi legge un libro, chi gioca con l'Iphone, e chi parla al cellulare. Da quando hanno introdotto i ripetitori anche in metropolitana è un continuo chiacchiericcio. "Hey tesoruccio mio amorino, cioè non ti hanno detto l'ultimo scoop? La Je si è messa con Job che ha lasciato Beppe. Non lo sai? Cioè, stai male". E accanto l'uomo con il nodo della cravatta più stretto della terra alle otto del mattino già urla e sbraita contro il Mibtel che sale e scende come l'ascensore di Ambra Angiolini. I libri più gettonati sui pullman e sui tram sono multeplici, chi sogna ad occhi aperti la favola moderna di Federico Moccia, chi gli aforismi di Oscar Wilde oppure chi vuole perdere una clavicola si porta dietro Ken Follett.

Ho visto tanti esemplari di cittadini milanesi del XXI secolo che si dimenano tra gincane di vite, gincane di edifici e di muraglioni in cemento. La signora Mariuccia si sveglia alle cinque del mattino per essere la prima a varcare la soglia del Mercato Rionale in corso XXII Marzo con il suo carrello cinese finto Burberry's. Poi c'è la classica modaiola, avrà un nome storpiato che reputa molto elegante, mi viene in mente Graci, che gira la città su un tronchetto con plateau, minigonna, pellicciotto maculato perchè l'ha visto su qualche giornale, Vogue sotto al braccio anche se ha una borsa-valigia. Posa polso-rotto-avambraccio-viola, il manico della borsa ha lo stesso effetto del laccio emostatico, però è così "fashion for fashion..Bratz".

La linea 3 della metropolitana l'ho sempre considerata un'allegoria del mondo contemporaneo. E' come se fossero presenti le maquette di tutte le categorie di individui. C'è quello ricco e snob con il calzino in coordinato al fazzoletto da taschino, la signora attempata che ha più Botox che sangue (solitamente accompagnata da un cagnaccio piccolo e vestito di fucsia), l'intellettuale, il manager, il maniaco sessuale che fissa le sue prede mattutine, la ragazza musulmana con il velo delicatamente sistemato, un ragazzo come tanti che ascolta la musica e pensa che dovrà andare a fare la spesa se vuole sopravvivere all'eco del suo frigorifero.

Tutti si ignorano a prima vista, ogni tanto qualche sguardo si incrocia per sbaglio ma poi si continua a osservare il pavimento, si fa finta di leggere le pubblicità che oscillano ripetutamente. C'è silenzio, ci sono rumori temporanei che riconosciamo, che sono iconografici della metropolitana, del tram. Piacevole scoprire e indagare i gesti altrui. Fin quando a Corvetto sale lui, Gennaro detto "Il Puma" con i capelli gelatinosi orientati verso i quattro punti cardinali, un bomber lucidissimo con strane scritte giapponesi, i pantaloni alle ginocchia, camminata sicura. Entra nel vagone, vede un posto libero a sedere e con la sua leggiadria esclama "Minchia, paiuzza".

Lety, ci credo che non ti schiodi dall'auto blu.

venerdì 19 novembre 2010

R.I.P. Relazioni Interpersonali Pericolosissime


Seguitemi anche su www.pensorosa.it nel mio appuntamento settimanale.



Io le donne le conosco, ho tre coiquiline, una madre che potrebbe essere investita come Caporale dell'Esercito, una sorella completamente rincoglionita dagli ormoni adolescenziali e dozzine di amiche che ormai hanno detto no alla dieta e sì a Valsoia. Ho assistito a innamoramenti lampo su qualsiasi mezzo pubblico, addirittura sulle piste da sci con una nebbia padana che non ti faceva vedere piedi. Ci si può innamorare di una persona che ti sfreccia davanti due secondi, ti fa rotolare, ti fa causare una valanga e infine ti disintegra gli sci che devi recuperare a scaletta. Ho fatto il cupido facendo conoscere anime tristi e solitarie, due metà di un'unica mela, che ancora adesso vantano anni di felici esperienze insieme, non importa se tutto è iniziato con qualche cocktail di troppo.

Ho visto coppie scoppiare e vi assicuro che per alcuni è stata una eterna sofferenza, per altri una rinascita intesa volgarmente come "Non ce la facevo più, altro che piombo, una cementata sull'alluce sarebbe stata meno dolorosa". Ricordo due mie amiche con cui spesso parlavo di relazioni interpersonali, o meglio sesso, tra uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo.
Qualsiasi rapporto sentimentale o saltuariamente sentimentale implica un coivolgimento di qualche cellula del nostro corpo. [Se pensate di aver sbagliato sito non preoccupatevi, non ho iniziato a scrivere per Loveline, non ancora]. Una di queste amiche aveva una storia assolutamente drammatica, pianti e litigi che nemmeno Brooke Logan causò mai nella sua carriera da sfascia-famiglie, schiaffi e valigie buttate sul pianerottolo e processi di divorzio con relativo affidamento esclusivo del cane. Il tutto condito con il sesso che offuscava la mente ma che era solo un collante per questo rapporto sempre in ristrutturazione. Tanti cuoricini su tre Moleskine, poche le sere in cui potersi addormentare con il sorriso sulle labbra.

L'altra nostra amica invece era tutto il contrario. Il suo fidanzato storico veniva trattato come lo specchio dell'ascensore, tutti lo accarezzano, ci si ammirano, lo sporcano, ma nessuno osa pulirlo perchè non è compito di nessuno. Benchè meno suo. "Mia madre ha fatto la minestra, sono molto nervosa perchè ho finito gli assorbenti con ali di seta rosata profumata di aloe verde quindi non voglio uscire, tu puoi pure andare a giocare a calcetto coi tuoi amici cerebrolesi. Ti amo buonanotte". Tipico suo atteggiamento, imprevedibile come un calcio di rigore, questo poveraccio non sapeva mai cosa dire, cosa fare perchè ogni suo minimo gesto poteva essere freinteso e scatenare una lotta delle investiture. Nemmeno Canossa lo avrebbe salvato dall'ira della sua "dolce metà". E' stato lasciato per i motivi più stupidi mai sentiti sulla faccia della terra, ripreso il giorno dopo e quando provavo a far ragionare la mia amica mi diceva che lei lo amava e che è fatta così. Non importava se lui stava in analisi con dieci psichiatri differenti perchè si guardava allo specchio e riconosceva in se stesso un martire, una vittima sacrificale. Venne il giorno in cui lui si stufò, mollò tutto rinascendo come una Fenice dalle sue ceneri mentre lei vide il proprio mondo sgretolarsi sotto i piedi. Anzi, sotto le costosissime scarpe Dolce & Gabbana che aveva acquistato mandando in rosso il conto.

Credo che lui sia su un'isola deserta in compagnia di dieci brasiliane e che il suo sogno ricorrente sia stare ancora con lei per poi svegliarsi urlando dalla paura. Lei invece soffre tuttora, coperta di diamanti e borse costose, perchè ha capito che l'essenziale è invisibile agli occhi ma da sotto i suoi Dior specchiati non aveva notato il tesoro che aveva accanto.

Uomini e Donne. Mica li ha inventati Maria De Filippi, i gay non li ha mica allevati Licia Colò in un suo micro-mondo per studiarli come si fa con le formiche, le ragazze Lesbo non sono affatto le ancelle di Saffo. Siamo essere umani, a volte ragioniamo con i nostri neuroni, quelli che non sono adibiti all'utilizzo di Facebook, altre volte prendiamo le questioni dal punto di vista ribassato, un pò come nella prospettiva cavaliera, un punto di vista più a sud della testa. Sono stato abbastanza raffinato?

Le relazioni interpersonali sono un grande "bunga bunga", un miscuglio di sentimenti, sensazioni paradisiache con personaggi atroci e una testa che non segue le ragioni del cuore.

Ci doveva essere per forza la fregatura.

domenica 14 novembre 2010

La pezzenteria di essere uno studente fuori sede

Sono uno studente fuori sede, non sono ancora entrato nell'ottica ma nella realtà me lo si legge in faccia. Parma ne è piena, una concentrazione di Puglia, Basilicata, Campania. La Lombardia ha una delegazione minore, ben rappresentata da me che dico con il giusto accento "cotolètta" e per questo vengo deriso fino allo sfinimento, o finchè accetto ( sotto l'effetto di un vino rosso pugliese) di cantare "Oh mia bella Madunina".
Noi studenti fuori sede abbiamo una vita scandita da lezioni universitarie, stage, tirocini e una volta tornati a casa riusciamo a non aver voglia di mangiare perchè altrimenti bisogna cucinare e sogniamo di trovare una Filippina dolce e cortese che ci faccia trovare pronti manicaretti caldi e profumati. "Ragazze cosa posso mangiare stasera?" dico io guardando con strani occhi sbarrati il mio ripiano vuoto del frigo "Che ne dici di finire quella polpa in pezzi di pomodoro che sta chiedendo pietà?". Perfortuna la mia coinquilina Paola quando non ha voglia di studiare impasta, cuoce, sala, pesa. Un'anima in pena. Benedetta Parodi è il nostro mentore ormai, in cucina la imitiamo, facciamo video in suo onore e le offriamo il nostro sostegno anche se per quanto mi riguarda è inutile.
L'altro giorno mi sveglio con il sole e l'unica preoccupazione della mia mattinata pre-lezione era fare la spesa. Allora, voi sapete quanto io abbia una naturale avversione per il mondo dei supermercati, ma qui si tratta di pura sopravvivenza. Partiamo in sella alle nostre biciclette arrugginite carichi di sacchetti e zaini. Destinazione Conad per approfittare dell'offerta settimanale del 2 per 1. Riempiti i sacchi e le tasche del giubbotto di Sughi, corn flakes e cotolètte a forma di cuore abbiamo caricato tutto sul portapacchi della nostra Spider. Ad ogni curva controllavo che non mi fossi perso pezzi di merluzzo surgelato, 4 euro a confezione. Sono diventato un padrone di casa eccellente, non conta però la mia totale ignoranza sulle ricette da mettere in atto con quei merluzzi freddi e inanimati.
La pezzenteria dello studente fuori sede viene fuori al massimo della sua potenza quando guardiamo tutti insieme la televisione. Non cambiamo quasi mai canale perchè il telecomando è rotto e riusciamo a vedere solo tre canali perchè non possediamo il decoder. Sailor Moon è il nostro focolare domestico, si vedesse la siglia finale sarebbe meglio.
I colori della nostra tv sono un punto interrogativo, essendo caduta ci sono due strisce colorate, una verde nella parte sopra e una blu, così tutte le ragazze con le gonne sembrano avere delle orride collant viola prugna.
Non essere a casa da mammà che è affettuosa e premurosa, non avere una lavasciuga ma aspettare settimane che i panni siano asciutti, con otto stendini in giro per casa. Però il lato positivo è che puoi tornare a casa con il primo succhiotto della tua vita senza doverlo nascondere con lo sciarpone di lana merinos della nonna, ma riderne a crepapelle con le tue coinquiline che nel frattempo improvvisano un Concilio di Trento in bagno. Siamo una felice, pazza e giovane famiglia. Poco all'antica, molto all'avanguardia.

giovedì 11 novembre 2010

Ama l'arte e non metterla da parte


Arte. Che cos'è? Ha un colore? Un odore? Un suono? Se lo si chiede a Valentino la risposta potrebbe essere un suo vestito di seta, rosso. Renzo Piano direbbe che l'arte risiede in noi, che siamo noi che troviamo l'arte nei luoghi, nei paesaggi, nei meandri delle nostre metropoli. E per voi come si può sottilizzare il concetto di arte?

Io la studio, la digerisco, la assimilo e ogni cellula del mio corpo la fa propria. L'arte è tutto quello che ti suggerisce grandi emozioni, e che ti fa sentire piccolo, quasi miserabile perchè tu non potresti mai fare altrettanto.
Le grandi attività museali hanno bisogno dell'amore per l'arte, la sopravvivenza di restauri e fondazioni sono nelle nostre mani. Che senso ha possedere centinaia, migliaia di siti di entità internazionale se poi non alziamo lo sguardo e osserviamo quello che abbiamo intorno? Mi è capitato di conoscere persone incuranti della storia della loro cittadina e dei monumenti che hanno sotto il naso quotidianamente. "Che Chiesa meravigliosa, a chi è dedicata?" "Boh, so solo che qui davanti c'è un bellissimo negozio che vende le scarpe di Dolce & Gabbana". Milano è una città misteriosa, all'avanguardia per antonomasia nel campo della moda, nel design e per l'arte contemporanea. Ne è l'esempio l'opera di Maurizio Cattelan a Piazza Affari, probabilmente un milanese snob e con la puzza sotto al naso porterebbe il suo pettinato yorkshire a fare i bisogni sotto la sua installazione, ma è geniale il suo impeto, alla faccia di benpensanti e moralisti.

Abbiamo un patrimonio artistico in Italia come nessun paese al mondo, a cielo aperto possiamo scoprire l'età antica, le cattedrali romaniche, i palazzi dei mecenati, gli edifici liberty e i grattacieli. C'è un infinito numero di monumenti, anche piccoli e minori ma che hanno fatto storia in questo nostro paese stivalato.
In questi giorni si è molto parlato di beni culturali, di tutela. La Casa del Gladiatore è solo un irrilevante scorcio su quello che accade tutti i giorni, sull'incuria che quotidianamente attanaglia le nostre coscenze. Non fare nulla finchè non ci scappa il morto o il ferito, non fare nulla finchè non viene distrutto un pezzo della nostra identità civica. Per poi far nascere stupide lamentele, sollevare condanne e responsabilità che di certo non ci permettono di fare "rewind".

Basterebbe non scrivere sui muri, stupirsi davanti ad un'opera di Giovanni Bellini e inchinarsi davanti ad un Caravaggio. Leggere quei cartelli marroni che incontriamo agli angoli delle strade, vicino ad edifici storici e renderci conto che sono stati costruiti per noi, per il mondo, per una testimonianza che abbiamo il dovere di tutelare.

Le nostre vite è vero, sono particolarmente frenetiche, ma visitare un museo, una mostra d'arte è sempre un tassello in più di quella cultura che nessuno ci regala, che nessuno ci insegna. Bando alle ciance, oggi sono stato particolarmente pesante e me ne scuso.

L'arte è vita, l'arte è tutto quanto c'è di bello al mondo. Ametela, custoditela sotto al materasso o nel salvadanaio a forma di porcellino. Poi chissà, un giorno riuscirete ad indicare il Poldi Pezzoli ad un gruppo di giapponesi e fiere vi potrete definire "cittadine acculturate". Per poi entrare da H&M e spendere tutto il vostro sudato stipendio, o magari prese dall'entusiasmo correrete da Feltrinelli.

lunedì 8 novembre 2010

Giovanni Boldini: il gusto dell'eleganza






















Oggi ho cominciato la Laurea Magistrale in Storia, critica e organizzazione delle arti e dello Spettacolo, curriculum in Storia dell'Arte. Che meraviglia studiare cinque anni per poi ritrovarsi a lavorare in un ambiente malsano e umidiccio come la piscina, vi sembrerò anche forse troppo ottimista ma con i tempi che corrono credo che il mio brevetto da istruttore di nuoto me lo terrò al sicuro sotto al materasso.

Io amo l'arte, le cose belle, che sia una scultura, un quadro o un ritratto. E oggi mentre ascoltavo incantato i professori dei corsi che ho cominciato a seguire, pensavo che anche io nel mio piccolo dovrei iniziare a scrivere d'arte. A scrivere di un artista, di una mostra o di qualsiasi evento culturale che mi appassiona e che non deve essere per forza riconducibile alla moda. Vorrei dedicare qualche post ad opere che amo, ad artisti che possono entusiasmare il vostro tessuto epiteliare provocandovi magari un brivido di piacere. Chi mi legge saltuariamente sa che il titolo "Lollo fashion affair" in realtà potrebbe essere trasformato in "Lollo polpettone affair". Abbiamo l'insalata della Ferragni, ci becchiamo anche il polpettone di Lollo, di quelli con tutto il sugo oleoso con cui fare scarpetta, di quelli che se ti macchi devi buttare via tutto e che digerisci dopo circa tre settimane se non vuoi farti l'enterogermina in endovena.
Troppo facile che io vi parli dell'ultima borsa di Chanel, delle nuove scarpe della badante della nonna di Paris Hilton, piuttosto che dell'ultima brutta figura (e magari fosse l'ultima) di Silvio Berlusconi, io voglio scrivere di tutto, a modo mio. Probabilmente un modo che non possono apprezzare tutti, magari un modo criticabile fino allo svenimento, ma questo sono io. Non sono Manzoni, non aspiro nemmeno ad esserlo, mi auguro solo di poter rendervi partecipe dei miei interessi e magari suscitare in voi qualche nuova curiosità.
Oggi mi è venuto in mente questo artista che mi appassiona particolarmente perchè è un ritrattista (mi piace l'idea dell'immortalità di un personaggio ritratto), perchè è vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, un periodo storico molto affascinante in cui le idee moderne si scontravano con un pensiero più radicato e radicale soprattutto.
Giovanni Boldini, nasce a Ferrara nel 1842 e muore a Parigi nel 1931. Vive pienamente la seconda metà XIX secolo e in parte anche il XX secolo, gli anni più belli se vogliamo essere malinconici. Si forma a Firenze dove incontra artisti noti come Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, assidui frequentatori del caffè Michelangelo.

Diventa ospite fisso dei grandi salotti letterari, dei grandi circoli culturali e non, entrando a far parte di quel mondo aristocratico e alto-borghese che rappresenta il suo stile, il suo modo di dipingere e di ritrarre che è a contatto con questo ambiente circoscritto.
Nel 1870 si stabilisce a Londra ma la città prescelta per il resto della sua lunghissima vita è Parigi. E non c'è da chiederne il motivo. Parigi era in continuo divenire, sorgevano gli alti palazzi della Rive Gauche, da lì a poco Gustave Eiffel avrebbe iniziato l'opera più audace per l'esposizione del 1889 e il clima artistico era sempre in fermento, sempre aperto al mondo e alla contemporaneità dei nuovi stili.

Boldini improvvisa il suo schizzo tipico di un'arte spontanea, sincera, si denota nei suoi disegni una conoscenza profonda dell'arte antica, della tecnica del disegno ma anche del nuovo approccio "en plen air" degli impressionisti.
Bando alle ciance, le nozioni non servono a molto se non si ha uno sguardo critico e appassionato.

Ho selezionato per voi alcune delle più belle opere, molti ritratti di nobildonne italiane, inglesi e anche un suo meraviglioso autoritratto. Famosissimo il ritratto di Giuseppe Verdi, maestro della musica italiana. A voi il godimento di questo suo tratto così elegante, luminoso, impercettibile.

sabato 6 novembre 2010

Scarpe: saranno mai abbastanza?


Le scarpe per una donna sono un' appendice primaria. Fondamentale. Un modo di scrutare, avanzare e incedere nel mondo. Una suola dura, anche antipatica può dare un senso di sollievo a caviglie stanche, doloranti.

Caterina De Medici, regina di Francia, il giorno del suo matrimonio indossava tacchi vertiginosi, zeppe altissime sotto il vestito damascato e ricamato con fili d'argento. Non solo camminava verso l'altare che l'avrebbe impalmata ma si accingeva a fare storia.
Le scarpe sono un vezzo da secoli, oggetto di culto per donne ricche e profondamente insoddisfatte della loro vita coniugale spesso tormentata da tradimenti, mariti violenti o menefreghisti, nulla di nuovo insomma. Così le scarpe che erano un vero e proprio status symbol all'epoca divennero l'oggetto del desiderio. Le donne di campagna, le allevatrici di pecore sicuramente non potevano permettersi scarpette a punta di seta e rivestite di pelliccia.

Marie Antoinette era una vittima delle scarpe abbinate al cappello o all'acconciatura, se le faceva confezionare a Parigi e ne indossava un paio diverso al giorno. Mai più di una volta.
Nel 2000 le scarpe sono ancora un'ossessione per ragazze che superata l'età dei brufoli grossi come crateri lunari cominciano a capire che l'abbigliamento rispecchia il nostro carattere, la nostra attitudine e la nostra voglia di apparire al mondo, possibilmente senza sembrare ridicoli.

Ogni donna ha un suo approccio diverso con le scarpe, chi è cauta e vuole sentire il proprio passo, aderire alla terra scegliendo la praticità di scarpe basse come ballerine per le più sportive scarpe da tennis, le migliori rimangono le All star, senza dubbio le più pratiche. Ovviamente senza esagerare mettendole ovunque e con tutto, non fate come Avril Lavigne. Questa è una donna che predilige la comodità, sicura di sé e che ignora la vecchia che sulla metro la guarda male perchè non le cede il posto a sedere. Non chiedetemi il motivo, è così e basta.

L'altra sera una mia cara amica diceva che le piace andare in montagna con il suo fidanzato e gli amici locali. Ho pensato "Che tenera, le piace stare all'aria aperta, raccogliere margherite e cercare funghi tutta sorridente e con al braccio un bel cesto di vimini". In realtà il motivo è che può mettere i tacchi perchè gli amici del suo ragazzo sono tutti altissimi (sarà l'aria montanara) e poi non ci sono i ciottoli come a Milano. Il problema dei sanpietrini non è da sottovalutare se hai amiche o fidanzate con cui vuoi trascorrere una tranquilla serata in centro. Devi innanzitutto programmare la destinazione, in base alla scelta verranno attrezzate di conseguenza.

"Ragazze stasera vi porto a ballare" un esercito di ballerine cinesi con la punta tonda e per le più audaci un sacchetto dell'esselunga in macchina con un paio di scarpe alte di ricambio. "Stasera cinema" e quando entrano in macchina hanno il collo piegato come le giraffe perchè ai piedi hanno dei trampoli di 20 centimetri. "Altrimenti non le metto mai, devo approfittare che guidi tu e che i passi che facciamo stasera sono meno di trenta". Sempre tutto calcolato, se per caso proponi una passeggiata sui Navigli deve essere tutto perfettamente liscio, l'asfalto meglio se drenante, niente buche e soprattutto mai fermarsi. "Mi allaccio un attimo le stringhe" alzi la testa e le vedi ad un chilometro di distanza, non si possono fermare altrimenti i piedi si gonfiano e il motore si ingolfa.

Ammettiamolo, una ragazza con un paio di scarpe alte, un plateau, un tacco a spillo ottiene uno sguardo in più perchè svetta, si innalza e si arrischia e magari lo fa per il suo fidanzato che non si accorge di un taglio di capelli nuovo, che arriva ore in ritardo perchè guarda la partita o la pubblicità di Belen con la ingua fino a terra.
Cercate l'uomo che vi tenga stretta quando vi state per uccidere sul ciottolato di Via della Spiga o quando state per essere risucchiate dalla grata della metropolitana, lui avrà un paio di Nike comode, calde e assolutamente insipide ma siete voi che avete il potere della seduzione attraverso la camminata, la sinuosità delle forme riscoperte da un tacco vertiginoso.

Un giorno uscirete dal portone di casa, lo vedrete in macchina che vi aspetta ascoltando lo Zoo di 105 sbavando dal ridere, salirete perchè la portiera non ve l'apre nemmeno se fuori c'è la bufera di neve, vi guarderà e dirà "Tesoro sei bellissima, sono nuove le scarpe?".

Il giorno dopo prese dal furore e dall'entusiasmo di questo suo miracoloso accorgimento saprete far disastri comprando scarpe di tutti i generi.

lunedì 1 novembre 2010

People meet in Architecture





























































































































Non sono mai stato alla Biennale di Venezia, mi sono perso in tutti questi anni un'esposizione così sorprendente e se vogliamo anche visionaria. "People meet in architecture" è titolo di questa edizione in cui ogni sabato vengono esposti argomenti e dibattiti con i precedenti curatori della Biennale. E io ho incontrato, conosciuto, amato e scoperto l'architettura. Ne sono sempre rimasto affascinato, la guardavo con ammirazione, ma sono sempre stato dell'idea che le opere monumentali degli antichi romani, dei maestri del Rinascimento non sono minimamente paragonabili a quelle brutture che siamo riusciti a creare noi uomini "moderni". Pur avendo delle tecnologie avanzatissime. Bramante usava ponteggi e archi in calcestruzzo, noi cemento armato, acciaio, vetro.
Aaron Betsky, definito un "archistar" ha detto che la maggior parte delle critiche che si muovono verso questi architetti dall'ingegno quasi futiristico è quello di essere "visionari".
Non è del tutto falso, certi progetti visti nei vari padiglioni dei giardini, certi maquette, sono davvero visionari. Sono profondamente all'avanguardia. Ma non bisogna essere visionari per captare le necessità di questo pazzo mondo e per partorire qualcosa che non sia stato già creato dall'uomo? Non era un visionario Michelangelo mentre affrescava la Cappella Sistina? O Boulèe nel fantasticare sul Cenotafio di Newton mai realizzato? Le arti hanno bisogno di visioni, di creatività senza limiti, al massimo rimarrano progetti cartacei senza nessuna valenza concreta.
Ogni singolo paese del mondo ha espresso il suo personale, critico concetto di architettura, chi ha investito sul 3d come gli Australiani ricreando un ambiente buio e fluorescente, chi con un riflesso dell'umanità attraverso pareti di specchi come i Tedeschi, chi sul minimalismo di ambienti interni come i Coreani e Giapponesi. Mi ha entusiasmato il padiglione della Russia con il suo paesaggio su parete circolare e il pavimento di specchi a imitare la limpidezza dell'acqua, oppure quello della Repubblica Ceca con un ambiente interamente di legno dalle forme squadrate e moderne.
Non so scegliere il mio preferito, a tutto dicevo "Che bello, che meraviglia" e sui guest book scrivevo in continuazione "Stupefacente" perchè è davvero l'unico aggettivo valido che sono riuscito a proferire. Facessi parte della giuria sarei in grave difficoltà, sicuramente non ho le giuste conoscenze della materia ma so distinguere una cosa bella da una cosa oggettivamente brutta e artefatta.
E' stata un'esperienza didattica e costruttiva, se poi tutto questo "illusionismo moderno" ha come contorno la laguna di Venezia e il fascino dell'Arsenale potete comprendere il mio entusiasmo.

venerdì 29 ottobre 2010

Barbie: una vita con le tette a punta


Questa settimana per la rubrica su wwww.pensorosa.it un argomento per voi fondamentale. Visitate il sito!

Barbie. Un'eroina del mondo contemporaneo, un bagliore di luce e speranza con due tette che stanno esattamente nei flute di champagne. Quante di voi non facevano altro che passare con lei tutto il pomeriggio facendole assaporare almeno dieci vite diverse? Poteva andare al mercato, due minuti dopo partire per la spedizione della Nasa (sempre coi tacchi ovviamente) e cinque secondi dopo arredare la sua casa tutta rosa coronando il sogno di un'esistenza senza mutuo.

Com'è nata la famosa Barbie? Mi sono letto la sua biografia su Wikipedia, ditemi voi se posso essere considerato un ominide dotato di neuroni funzionanti. Credo di aver perso il lume della ragione e il libretto delle istruzioni. Comunque la nostra Barbie non ha mica un nome così comune, tsè, all'anagrafe è Barbara Millicent Roberts. Mica pizza e fichi.

Barbara era la figlia ( mi azzardo con il passato non assicurandomi della sua morte) di Ruth Handler che insieme al marito creò la Mattel, l'idea le venne guardando la figlia che alle sue bambole di carta dava il ruolo di donne adulte, si era stufata di giocattoli che rappresentavano neonati. "Basta cacche e pannolini, io voglio che la mia bambola vesta come una ballerina di lap dance con una tutina leopardata" avrà urlato in lacrime.

Era il 9 Marzo 1959 quando Barbie fece il suo ufficiale debutto in società. Venne costruita in Giappone, ecco il segreto dei suoi capelli liscissimi ( non esisteva ancora Yuko Yamashita). Il suo primo outfit? Degno di una vera ragazza di buona famiglia. Un costume zebrato, tacco a spillo e una lunga coda. Ne vennero vendute 350.000.

Il dillemma della nascita di Barbie è che ha decine di sorelle ma non una madre. C’è Skipper, la odiavate perché è l’unica coi piedi piatti e non le stavano i tacchi, Stacie, Shelley & Krissy. Un albero genealogico che perfino la Regina potrebbe non comprendere totalmente. La sua migliore amica, sconosciuta, è Midge, che si è sposata con Alan. Barbie è un esempio da seguire, non è razzista visto la quantità di amiche e amanti giapponesi, africani. La più famosa è Christie vestita anche da Benetton.

La sua più grande passione è la moda. Vestita dai migliori stilisti, da Valentino a Versace, da Benetton a Yves Saint Laurent. Migliaia le scarpe di tonalità rosa/fucsia, vestiti cortissimi e top che scoprivano la pancia, un addome piatto scolpito dalle lezioni di Pilates. Un sedere sodo e a mandolino, mutandoni perenni e un sorriso da starlette. Il trucco sfumato, le ciglia lunghe chilometri e i capelli. Il suo punto forte erano proprio questi capelli, biondi, lunghi e setosi che tutte le bambine pettinano fino a spezzare l’osso del collo di questa povera cavia. Chi non ha mai rasato a zero Barbie? Chi non si è improvvisato parrucchiere? Ricordo che a Roma giocavo sempre con Nicoletta e una volta ho staccato la testa alla sua Barbie preferita, per non farmi scoprire l’ho rimessa ma sembrava senza collo, tozza e brutta.

Ha avuto 38 animali tra cani, gatti, conigli, addirittura un panda, una zebra e un cucciolo di leone. La sua più grande storia d’amore è Ken, il californiano abbronzato e muscoloso, sorridente come un ebete e un ciuffo emo all’avanguardia. Ken a casa di Nicoletta era sempre nudo perché era inutile vestirlo, aveva quella camicia di jeans troppo tamarra. Non vi racconto le storie di sesso che improvvisavamo, ricordo che Barbie andava al mercato a fare la spesa con la sua Ferrari bianca e trovava Ken nudo come un verme che al posto di lavare il Camper rosa era sempre sdraiato a non far nulla.

Barbie invece non si ferma un attimo, è stata ginnasta, acrobata, papessa, cantante di gospel, esploratrice, pilota d’aereo, hostess, veterinaria, primo ministro, principessa, sirena, infermiera, pizzaiola, professoressa, cantante, bagnina. Non è snob, si adatta ad ogni situazione, l’unico difetto è che non ha una grande elasticità muscolare e spesso si è dimostrata un po’ troppo rigida.

Ken & Barbie sono stati una coppia di fatto fino al 2006, quando si sono sposati ufficialmente. 43anni di fidanzamento sono lunghi e difficili ma loro si sono sempre amati, hanno avuto una sola crisi in cui Barbie si è fatta affascinare dall’esotico surfista Blaine, un flirt durato poco, un’avventura estiva consumata sotto una palma di Miami. Poi è tornata dal suo ciuffo liscio.

Da quel giorno in cui si pensò ad una Barbie sono passati 51 anni e sul suo viso non sono comparse rughe ma solo due zigomi che il chirurgo estetico di Nina Moric ha voluto riproporre. Miliardi le Barbie vendute e milioni le ragazzine che hanno passato con lei interi pomeriggi, fantasticando una vita tutta rosa e vestiti sexy. Forse è un modello estetico sbagliato, forse è solo un timore di genitori apprensivi. Tutti più o meno l’hanno tenuta tra le mani almeno una volta e le hanno fatto vivere un’avventura frutto della nostra arguta immaginazione.

La amiamo sempre e comunque, un po’ tamarra, un po’ troppo vestita di fucsia.