domenica 27 dicembre 2009

Vita Romana Mondana

In teoria sarei dovuto tornare stanotte a Milano ma i "ti prego rimani" "parti con noi" delle mie cugine all'unisono mi hanno fatto rimanere. Come sempre Roma ha una sorta di colla sulla sua superficie. Che peccato rimandare la partenza, io che avevo già detto "arrivederci" alla vita mondana della capitale. In questa settimana infatti ho partecipato a serate e feste che non vedevo l'ora di raccontare alle mie compagnucce di Riozzelleis. Come primo evento c'è stata la festa di Sofia, la mia compagna delle elementari felicemente ritrovata dopo tanti anni. Ci ha ricevuto nella sua bella casa nel quartiere Fleming, quartiere in cui le donne ingioiellate rosicano (come si dice a Roma) perchè non hanno ancora raggiunto l'apice della scala gerarchica. Ovvero non abitano ai Parioli. Una festa vivace e allegra a cui sono stato molto felice di partecipare. La sangria scorreva a fiumi e le mie guance avevano un colorito identico al rosso del tappeto persiano, tutta colpa della bottiglia di gin che Gherardo ha diluito nella sangria. Una nuova ricetta direttamente dalla Maremma. Devo ammettere che Ghery ha un ottimo gusto sia sui superalcooli che sulle scarpe, un uomo da sposare con un tacco 12 Stella Mc Cartney. Giacomo Lorenzo e Manuela sono stati fantastici compagni di chiacchiera, dopo 15 anni di buio!
La notte sono rimasto a dormire da Nonna Giuliana, mi aveva preparato il letto come quando ero bimbo, e come quando ero bimbo mi sono perso nel lungo corridoio delle stanze andando a sbattere contro il divano giallo. Che dolore all'alluce.
La mattina sono tornato dalla zia aspettando ore ed ore il mitico 52 e nel frattempo sono stato assalito da decine di filippine in divisa che portavano a spasso cani e bambini, ho pensato "Questi sono i Parioli".
Il 23 è sbarcata a Roma un'altro pezzo del mio puzzle romano, la mia Nicoletta, direttamente da Siviglia anche lei con un unico bagaglio a mano come pretende Ryan Air. Subito ci siamo fatti un giro in centro, avvistato Marina Ripa di Meana e poi cavalcando un motorino ci siamo diretti dalla leggendaria Nonna Giulia. Sempre elegante coi suoi due fili di perle ci ha accolto a braccia aperte e quasi abbronzata, Olghina aveva esagerato con il fondotinta, io e Nico ridevamo come pazzi perchè urlavamo per farci sentire. Siamo passati al ritorno da Piazzale delle Belle Arti e come al solito abbiamo ammirato quel palazzo rosa, abbiamo sempre detto che quando saremo ricchi abiteremo l'attico e su quel terrazzo di circa 500 metri quadri che domina il Tevere faremo dei party esclusivi che nemmeno Hollywood si sogna.
La sera stessa c'è stata la rimpatriata delle elementari, sei superstiti a mangiare una pizza che ci ha fatto ridere per tutto il tempo, per me una margherita Forever, con un certo dissenso di Livia.
Piccole confidenze sotto casa di Manu sulle scalette che da piccoli non riuscivamo a fare due a due, una capatina fuggitiva al leggendario Bambus a viale Parioli e delle amicizie ritrovate che spero di portare avanti.
Manu e Nico mi hanno portato anche al cinema a vedere un film che a Roma è super pubblicizzato mentre a Milano non esste altro che il solito Natale a....
Dieci inverni era film, peccato che ci siamo persi i primi due perchè eravamo nella sala sbagliata, ce ne siamo resi conto solo quando abbiamo notato che tutti avevano gli occhialini per il 3d mentre noi no.
Roma è nel mio cuore, l'aria, il calore delle persone e la simpatia dei romani è qualcosa che crea dipendenza, mi piace però il fatto di sentirne la mancanza stando a Milano.

sabato 19 dicembre 2009

Vacanze Romane (di Natale)

Quando prenoto un aereo comincio a fare tutti gli scongiuri possibili affinchè possa evitare ogni calamità naturale. L'ultima volta mi hanno fissato la data della laurea lo stesso giorno in cui un boing Ryan Air mi aspettava, destinazione Siviglia. Addio balli sivigliani, addio rimborso. Per fortuna erano solo 5 euro. Questa volta sono stato più cauto, una capatina romana per Natale non poteva mancare e infatti eccomi qua in diretta dalla mia città. Non è stato facile perchè per uno come me nemmeno andare a comprare un litro di latte risulta facile, però sono sano, salvo e pure infreddolito. Ho dormito in aereoporto, sdraiato a terra con dei simpatici spizzeri di aria fredda e bergamasca che mi hanno aggredito come un branco di gazzelle in fuga. Appena sono arrivato a casa di zia Ceccia mi sono infilato sotto una coperta cadendo in un coma farmacologico. Roma è sempre meravigliosa, è la madre mia, però in questi giorni fa concorrenza alla sorella snob Milano sotto due aspetti. Il freddo polare-siberiano e lo shopping. Tiffany e Vuitton presi d'assalto come se facessero dei saldi da guiness dei primati, "Alla faccia della crisi" disse un signore vedendo la coda. Ha proprio ragione, peccato che la moglie avesse adosso 8000 visoni morti per un totale di qualche migliaia di euro di pelliccia. Mi sono emozionato a Fontana di Trevi, il mio posto prediletto qui a Roma, trovo sia unica e inimitabile. Il vero motivo della mia emozione però, lo devo confessare, è stato trovare nella stessa piazza di Trevi un outlet Borsalino. Un coccolone al cuore! Come sempre ho solo guardato, odio avere un portafoglio non programmato per certe spese, lui preferisce di gran lunga il mercatino dell'usato sui Navigli.
In questi primi due giorni ho trovato anche il tempo di andare a salutare la nonna e fare un aperitivo a base di gossip con Sofia. Per andare da nonna ho dovuto scalare salite impensabili, li chiamano quartiere alti, a Milano però sono in piano, non sono abituato a viali scoscesi dei Parioli. Mi sembra di fare del trekking per la fatica!

mercoledì 16 dicembre 2009

Auguri da Tiffany


In piazza Duomo a Milano stamani sono rimasto abbagliato! Non avevo notato quei enormi pacchetti regalo sotto l'albero di Natale. Non confezioni classiche ma quelle uniche e fantastiche di Tiffany. Quel verde acqua mi fa emozionare! Ditemi che c'è il mio regalo lì dentro!!!!!!!!!!!

martedì 15 dicembre 2009

Una mamma per amica week end

Nel momento in cui tua madre conosce la tua dolce metà e si dorme tutti insieme sotto lo stesso tetto, allora il gioco dei ruoli è fatto e automaticamente diventa un rapporto "ufficiale" con suocera e connessi. Due giorni francesi, solo due giorni perchè la carta di credito e le mie caviglie non ne avrebbero sopportati di più, milioni di bancarelle natalizie di ogni genere e tipo. Il risultato? Un figlio che diventa la dama di compagnia di sua madre, un cane che non vede l'ora di ritrovare la sua quiete solitaria e un estratto conto che farà rabbrividire il papi. Casualmente il giorno in cui verrà a scoprirlo cercherò di essere almeno a 300 chilometri di distanza. Un altro risultato è la trasformazione del mini appartamento della tua dolce metà per mano di tua madre. Sì, proprio lei, tua madre. Natale è contagioso, quel nido piccolo, rustico e anche un pò disordinato viene letteralmente trasformato dalla mano fatata di una suocera. Diventa la succursale della casa di Babbo Natale, una specie di Lapponia in miniatura. Passando per la Francia Babbo Natale farà una sosta lì, si troverebbe a suo agio. Chilometri di nastro rosso, Ghirlande in ogni angolo della casa, un presepe.
Non mi era mai capitato di vedere mia madre così entusiasta, premurosa e carina con me. In passato abbiamo avuto momenti in cui facevo di tutto per ferirla e lei con una parola mi tagliava le gambe. Ora invece, non solo spendiamo quasi tutti i nostri risparmi per delle cose futili, ma parliamo e ci apriamo come prima non era mai successo!
Questo mi rende felice. Una volta tornati in madre patria ho sentito la malinconia di quei giorni, dell'aria francese così natalizia e spensierata!
Peccato (anzi perfortuna) che non faccio a tempo a poggiare la valigia e la cappelliera che già sono pronto per un nuovo viaggio. Vacanze romane, Natale romano. Tres Chic.

mercoledì 9 dicembre 2009

Curriculum Sfigae

Da quando mi sono laureato le persone che incontro prima si congratulano poi fanno la fatidica domanda "E ora? Che farai? Progetti?". Solitamente hanno uno sguardo che giudicherei alienato o compassionevole. A quel punto attacco la solita solfa "A settembre mi iscrivo alla specialistica non a Milano e nel frattempo vado a lavorare in Francia per imparare il francese". Bla bla bla, che meraviglia, qualche "uh che bello!", tre bacini di saluto e ognuno per la sua strada. Finchè sono amici stretti, intimi e devoti sono felice di raccontarmi e condividere con loro le mie scelte ma quando si tratta di persone che hai come amici su Facebook ma che non conoscono nemmeno un centesimo della mia vita allora preferisco tagliare corto. Spesso poi ti guardano come se tu una volta finiti gli studi, fossi una specie di mendicante, un senzatetto che cerca una sistemazione dignitosa.
Qui in Francia sono arrivato speranzoso, niente verde, giusto un portadocumenti Vuitton carico di Curriculum Vitae amorevolmente tradotti in francese da una cara amica della mia prozia Ebe.Questa signora non l'ho mai vista, ho solo comunicato tramite e-mail con lei ed è stata a dir poco gentilissima. Gentilezza in Italia è sinonimo di rarità, se non la pensate così fate un salto alle poste italiane di Melegnano, chiedete della signora Serafina e poi ne riparliamo!
Venti curriculum in due giorni. Infiniti chilometri con Patty sempre al mio fianco (e in braccio). Qualsiasi negozio possibile mi ha visto entrare sicuro di me come Annibale quando ha varcato le Alpi, alcuni però mi hanno visto anche uscire come Napoleone a Waterloo.
Confesso, non so il francese, però sono un ragazzo sveglio, parlo bene l'inglese e lo capisco, ho gusto e sono solare. Mi sembra che per lavorare da Etam non serva sangue blu e conoscenze papali. Ci mancava poco mi chiedessero il sigillo imperiale insieme al curriculum. Da H&M non posso lavorare perchè non so la lingua, come????? Proprio lì in cui i commessi sono in realtà dei trasportatori di appendi-abiti, nessuno chiede a loro se non qualche piccola sciocchezza, e ti rispondono sempre la stessa cosa "Tutto quello che abbiamo è esposto!". Ed io che mi immaginavo già responsabile accessori. Un sogno infranto.
In un altro negozio mi hanno chiesto la lettera di motivazione, ma secondo lui/lei, io a ventidue anni, italiano, laureato in storia dell'arte, perchè dovrei lavorare in un negozio di abbigliamento? Per ispirazione divina o perchè il mio sogno nel cassetto è impazzire durante il periodo dei saldi? No comment.
Vi ricordate la serie tv "La tata"? Lei bussando alla porta di un famoso produttore di Brodway pubblicizzando cosmetici si ritrova a fare la baby sitter, e aveva un curriculum scritto con il rossetto rosso e il segno di un suo bacio. Erano altri tempi, beati gli anni '90. Comunque aspetto un segno dall'alto, una botta di fortuna storica! Nel frattempo due cuori una capanna, una valanga di calzini da piegare e una montagna di piatti da lavare. C'est la vie.

sabato 5 dicembre 2009

Viaggiare con stile ma in economia

Fondamentalmente sono un viaggiatore squattrinato. Ho delle belle valigie, una cappelliera nuova e un trolley che si può usare per una vacanza di tre settimane o un veloce week end. Misure perfette per l'aereo. Il modo più economico di venire a Strasbourg è il pullmann, uno di quelli su cui facevamo le gite alle elementari. Eurolines è il nome della compagnia, in effetti l'Europa è tutta lì, rumeni, italiani, belgi, di tutto un pò.
Trovo il mio posto e posiziono la mia cappelliera Cocò sul sedile accanto a me prima che una signora francese affannata e in ritardo si sdraiasse completamente vicino a me. Nervi a fior di pelle, è una di quelle persone che sai che al primo segno di gentilezza hanno il vizio di raccontarti la sua vita. Andava a Metz e arrivava da Verona, aveva un piumino con degli inserti di pailettes e un maglioncino della nonna color senape. Il problema del pullmann non era lei, ogni tanto parlava ma io seguivo i miei pensieri al di là del finestrino. Il problema erano le viaggiatrici dietro di me, fastidiose come quando al bagno ti accorgi che è finita la carta igienica o quando esci in bicicletta e comincia a piovere. Una si chiamava Laura, maggiorenne, look metal e orientamento politico di sinistra, viaggiava verso Metz con la zia, 63 enne con i capelli rossi e accento siciliano. Se non ho compreso male abitano a Torino ma sono entrambe siciliane. Come faccio a sapere tutto questo? Beh quando le due persone in questione sono poco discrete e urlano per tutto il pullmann, difficile non sentire tutto quello che dicono. Hanno cominciato a infastidirmi fin da subito, Laura scandiva ogni minuto di ritardo con una sua frase standard "Santo Dio ma quando parte, sono 3 minuti e 45 secondi di ritardo" e poi ripeteva il modo di dire del suo amico chiamato Caste "A questo punto....". In un'ora sapevo più delle loro vite e dei loro vari parenti che del libro che tentavo invano di leggere.
Hanno fatto di tutto durante il viaggio, mancava davvero poco che si mettessero a ballare la salsa per intrattenere l'intero pullmann. C'è stato il concorso canoro, la gara della barzellette più stupide che abbia mai sentito e anche il pranzo del ringraziamento, la zia ha tirato da un sacchetto qualsiasi cosa commestibile. Mi sarei aspettato anche un piatto di wurstel e crauti. Ridevano a squarciagola, le loro risatine mi trapanavano le orecchie. C'è stato anche il momento in cui hanno ricevuto le telefonate di tutte le zie, le nonne ecc... Laura si lamentava che la madre fosse logorroica, ho pensato ridendo "Il bue che dà del cornuto all'asino, non ha smesso di parlare da quando è salita sull'autobus". Ha fatto una radiocronaca completa di tutti i passeggieri. Due Lapponi, due ritardatari e un milanese, spero che non si riferisse a me altrimenti non avrei potuto controllare la mia acidità.
La prossima volta cercherò di scandagliare tutti i passeggieri europei. Cercherò di occupare più spazio e di non arrivare a Strasburgo con due costole rotte e una scogliosi multipla cercando ancora invano di dormire.
Vita dura la classe economy, altro che macchine con chauffer. Viaggiare con stile sì, ma economicamente, sempre.

martedì 1 dicembre 2009

Valentino: L'unico Imperatore.


Tutte le persone che mi conoscono sanno che quando mi metto in testa una cosa ( e non parlo dei miei cappelli) non c'è tempo, spazio che tenga. Mi piaceva una cappelliera con i colori Chanel? Due giorni dopo era mia, pronta per accompagnarmi "en France". Volevo vedere a tutti i costi il film-documentario di VALENTINO, distribuito in sole dieci sale italiane. Ci sono riuscito, non attraversando la penisola. Fortunatamente Milano ha il pregio di essere una città in cui tutto e tutti ruotano intorno all'ambiente moda. Basti pensare che sui tombini sono incise delle "F" che assomigliano a quelle di Fendi, quindi non mi sono stupito quando ho letto sul giornale che il cinema Eliseo di Via Torino avrebbe proiettato il film. Niente viaggio a Mazara del Vallo per Valentino. Fiù. Mi hanno chiesto cosa pensavo del film, le mie parole per tre giorni sono state "meraviglioso, divertente, spassoso, stupendo". Non vedevo un film così bello da tempo. E non mento. Valentino non è uno stilista, non boglio bestemmiare, sostengo solo che questa non sia moda ma arte, anzi Arte con la "A" maiuscola. Lui forgia la stoffa, i colori,con le pietre dure scalfisce la luce per amare il corpo della donna, esaltarne la bellezza e la classe. La classe, quella intramontabile rarità che tutte le donne cercano, è il vero tema del film. Ed è questo che rende Valentino unico e inimitabile agli occhi del gentil sesso. Quale donna non sogna un suo abito? Un suo sguardo di approvazione? Sotto i suoi spilli sono passate le icone femminili del secolo scorso, da Audrey a Jackie Kennedy, non per caso, non per questioni di pubblicità ma per gusto, per quel gusto e quella raffinatezza che non si comprano nemmeno coi milioni. Karl Lagerfield nel film bisbiglia a Valentino "Solo noi, gli altri fanno solo stracci!". Un pò presuntuoso, però non ha tutti i torti, loro hanno ancora quell'approccio originale e artigianale della moda che sicuramente Dolce e Gabbana non avranno mai. Non si piegano alle ragioni commerciali. Non del tutto. Sono riuscito anche a commuovermi in tre momenti; quando in una stanza bianca Valentino vede tutti i suoi capolavori in un unico momento e "spulciando" tra le stampelle sospira tra sè e sè "Quante cose che ho fatto". Tra le sue mani i più bei vestiti di tutti i tempi, quelli indossati dalle star più eleganti del pianeta. Presunzione zero, commozione dieci. La seconda lacrima è scivolata nel momento in cui a Roma durante la festa per i suoi 45 anni di attività sfilano in passerella le sue migliori creazioni e durante la sua uscita una standing ovation lo abbraccia calorosamente. Anna Wintour che solitamente è posata e calma sembrava un'ultrà del Napoli allo stadio. Un pianto da Titanic invece quando tre acrobate volteggiano nell'aria vestite di rosso-Valentino e dietro di loro un Colosseo colorato dalla luce della Luna. Arte pura. La coppia Valentino-Giancarlo è invincibile ed è l'unico aggettivo che riesco a battere su questa tastiera. Come si può amare la stessa persona per 49 anni ed essere ancora al suo fianco? Meraviglioso nel documentario la scelta di affrontare questo tema con naturalezza, con semplicità. Non ho visto vologarità, stravaganza. Solo due persone con una grandissima stima l'una dell'altra e un affetto che và oltre alla semplice relazione sentimentale. Non li unisce nessuno pezzo di carta, nessun atto di matrimonio. Solo un legame invisibile e indissolubile: L'amore.

martedì 24 novembre 2009

94 di questi anni


Ogni bambino ha delle figure adulte di riferimento che lo aiutano a relazionarsi con il mondo, a tirare fuori la propria personalità e il proprio carattere. Fondamentali nella mia vita sono state, soprattutto durante l'infanzia, le persone anziane. Lo ammetto, sono un fan della cosiddetta terza età. Una persona in particolare ha un posticino, un angolino comodo e trapuntato tutto suo, nel mio spazioso cuore: Nonna Giulia, una leggenda a casa mia, una donna che con i suoi 94 anni ci dimostra quanto sia bello essere spensierati e positivi ogni giorno. Alzarsi con un acciacco ma con un sorriso, lamentarsi dei malesseri ma subito dopo farsi una sana risata, passare la propria giornata in casa ma con il doppio filo di perle. Questa è Nonna Giulia, la chiamo nonna perchè come un nipote mi ha sempre trattato e nutro nei suoi confronti un affetto smisurato. In realtà è la nonna paterna di Nicoletta, la mia migliore amica sin dai tempi dell'asilo, ci ha cresciuto insieme perchè eravamo inseparabili. Due fratelli.
Nonna Giulia mi ha sempre chiamato Lorenzino, da piccolo ero la metà di Nicoletta e forse questo è il motivo di questo nomignolo. Ancora adesso che sono più che maggiorenne mi chiama così.
Nella sua bellissima casa trascorrevo con Nicoletta tanti pomeriggi a settimana in cui facevamo davvero di tutto, giocavamo a mamma e figlia, fidanzatini, padre e sorella, cognato e zia, la camera matrimoniale di Nonna Giulia diventata un mondo senza limiti in cui la fantasia predominava su tutto.
Nicoletta si sbaciucchiava il cuscino facendo finta che fosse il suo fidanzato ( che ragazza precoce) e io la pettinavo con la spazzola d'argento. In quella stessa camera ho ricevuto le mie prime All stars bordeaux che a Nicoletta non stavano più, sempre perchè aveva un piede che era il doppio del mio.
Sul terrazzo mangiavamo il gelato con Nonno Orazio che probabilmente se ne voleva stare in pace senza averci intorno, l'uomo più distinto ed elegante che abbia mai conosciuto. Forse era lui che a volte convinceva Nonna Giulia a portarci a quello che chiamavamo "Bar Pisello" a fare merenda, al solo nominare quel bar io e Nicoletta ridevamo come dei pazzi per tutto il pomeriggio.
Ricordo perfettamente quel giorno in cui giocavamo nel salone con tutti gli oggetti antichi, i quadri ecc.. e Nicoletta ( sempre lei) faceva roteare pericolosissimamente una borsetta di plastica fucsia, la sfortuna ha voluto che colpisse un vaso di ceramica identito ad un altro che si è salvato. Mille pezzi per terra e una strigliata da Nonna Giulia che entrambi ci ricordiamo, ogni volta che la vado a trovare quando vedo l'angolo del tavolino vuoto mi sento in colpa per quel danno.
Eravamo due bambini tremendi, però mettevamo allegria, come quella volta che ci siamo messi i tutù (io giallo e Nicoletta rosa) e Nonna Giulia rideva come non mai. Che momenti magici.
In estate Nonno Orazio si metteva al volante della sua macchina e ci portava a fare una gita al mare, Fregene, anche in quel caso portavo un costumino a boxer che a Nicoletta non andava più. Nonna Giulia con il suo cappello a tesa larga ci dava da mangiare dei pesantissimi panini con la frittata per cui dovevamo aspettare sei ore prima di fare il bagno.
Non c'è volta che io vada a Roma e non passi a salutarla anche per dieci minuti, mi aspetta con ansia e mi offre le sue caramelle zuccherate, sempre le stesse e sempre nello stesso posto da quando ero piccolo, mi dice che le abbiamo riempito la vita di bellissimi ricordi, che per lei sono un nipote e che è contenta della grande amicizia che ho con Nicoletta. Cosa c'è di più bello che essere ricordati con grande affetto da una persona eccezionale come lei? Lei che io una volta ho paragonato alla regina Elizabetta per quel tailleur violetto in tinta con il cappellone, meravigliosa.
Auguro a Nonna Giulia in questo giorno speciale in cui compie 94 anni, altri 94 di questi anni!


sabato 21 novembre 2009

Tantissimi Auguri Irenuccia Mia!


Ehm…gulp…grrr….mmmm…. No, non sono impazzito, non ho ingoiato un almanacco di Zio Paperino. È semplicemente la risposta alla domanda che mi sono posto mentre passeggiavo e rincorrevo Lady Patricia per i viali dell’Orangerie: “ Quale è il primo ricordo che ho della mia carissima amica Irene?”. Vuoto, silenzio. Un tonfo. E non ne è Patricia che nel frattempo si è buttata nel laghetto per inseguire un cigno.

È la verità, non ricordo il momento del nostro incontro, della nostra prima affinità. Eppure è strano, con lei ho condiviso gli ultimi 12 anni della mia vita, non è possibile non custodire nel proprio cuore un episodio come questo. Mi viene da pensare che forse non è stato memorabile il suo avvicinamento, sicuramente lo è divenuto più tardi.

Ricostruendo questi anni di amicizia attraverso foto, lettere, bigliettini mi rendo conto che insieme abbiamo affrontato molte sfide, dalle scuole medie in cui il tasso di tamarraggine poteva comprometterci per il resto della nostra vita, alle prime feste alla cascina cappuccina, dove il tasso alcoolico ci ha compromesso per il resto della nostra vita.

Ci siamo sopportati nonostante i difetti clamorosi di entrambi, la sua testardaggine che potrebbe essere studiata dai migliori psicologi del pianeta Terra, il suo essere tremendamente lunatica e sensibile a qualsiasi variazione atmosferica. Questo suo particolare si scontrava con il mio accentuato lato permaloso, storici i silenzi stampa tra di noi.

Alle scuole medie era la mia compagna di banco, a giorni alterni la ragazza più dolce e sensibile nell’emisfero boreale, altri l’acidità fatta persona, i limoni siciliani in confronto sarebbero stati mascarpone zuccherato.

Una volta sono andato a scuola con una felpa grigia sbrodolata di latte e cacao (ovviamente non era la moda del momento ma una mia svista imperdonabile), ho ancora impresso nella mente lo sguardo inquisitorio della piccola Ire che freddamente mi dice “Ma non ti guardi allo specchio prima di venire a scuola?”.

Erano famosi e ricorrenti i battibecchi su Davide Milani e su chi tra noi due avesse l’alito più asfissiante. La normalità non era di moda a quei tempi, d’altronde da persone che vestivano Energie non ci si può aspettare di meglio.

Anche io come lei alternavo momenti di amore incondizionato nei suoi confronti, come quella volta che rischiavo un brutto voto per suggerirle un esercizio di grammatica durante una verifica. Le ho scritto i risultati su un fazzoletto e quando glielo stavo passando la professoressa Palese sentenzia “ Bises, non avrai mica scritto a Bollettini le risposte sul fazzoletto!”. Non potrei mai fare una cosa del genere, parola di piccolo Lord. Ma per un’amica questo e altro.

Per un certo periodo ci siamo allontanati, fu così che ho creato un partito contro di lei, una mossa alquanto diabolica e in perfetto stile Blair Waldorf, durato come un tiramisù a casa mia. Un battito di ciglio.

Dopo qualche mese Cristiana ci fece rincontrare e in prima liceo io e Irene eravamo già grandi amici, entrambi sopportavamo i grandi dilemmi di Cristiana e le sue telefonate eterne. Domande che passeranno alla storia “ Ma che dici glielo rifaccio uno squillo o aspetto stasera?”. Interrogativi esistenziali a cui nessuno poteva dare una risposta perché qualunque essa fosse, era sempre sbagliata.

Da quel momento non ci siamo più separati e abbiamo affrontato le difficoltà e le felicità della vita insieme, fianco a fianco: la prima sigaretta con successivo giramento di testa, il suo primo amore e lo sfacelo del suo primo amore, l’ho riportata a casa a peso morto dopo una festa in cappuccina guidando la sua bici storica alle ore quattro del mattino, le sue foto con le matite nel naso. Per non parlare della sua voglia di sperimentare nel look: la sua permanente con hennè rosse, i pantaloni a zampa d’elefante con stivale neri a punta, il taglio cortissimo e i sorrisi ferrati a causa di una ferrovia al posto dell’apparecchio. Insieme decidevamo i colori degli elastici. Patetici.

Io e Lisa l’abbiamo aspettata fuori da casa sua non so quanto tempo e non so per quante ore complessivamente, nonostante il vento, la nebbia, il gelo, la bora o la neve eravamo sotto casa sua ogni mattina in bicicletta aspettando che si spegnesse la luce della sua camera. Nel frattempo a scuola era già l’orario dell’intervallo.

Siamo cresciuti insieme, abbiamo compreso le rispettive metamorfosi, l’ho vista diventare una donna intelligente, caparbia, sicura di sé e bellissima. Da quello scriccioletto che condivideva con me quel primo banco sono passati decenni. Irene è una di quelle amiche che puoi non vedere per mesi o stagioni, ma che quando rincontri ci parli come se l’avessi vista il giorno prima. Ce ne siamo fatte tante, ne abbiamo passate altrettante ma la più grande soddisfazione che ho nei suoi riguardi è quella di non averla mai abbandonata, di cercare sempre un pensiero e un istante da dedicarle perché era accanto a me nei momenti più delicati. E voglio starle accanto sempre, un po’ come nel matrimonio, nella buona e nella cattiva sorte, nella ricchezza e nella povertà, con la permanente o con la frangetta.

venerdì 20 novembre 2009

V come Valentino o Vampiro?


Ho amiche di tutte le età e di tutti i tipi: quella più goliardica, quella più raffinata, quella riccia, quella liscia. Alla mia laurea sembrava di essere alla finalissima di Miss Italia, mancava giusto il numerino, il giudice c'era. Mia zia Ebe, lei ha diviso le mie amiche per categoria, il suo animo giovanile è ancora spiccato nonostante i suoi quasi 80 anni suonati.
Per festeggiare la mia laurea oltre ad un aperitivo tutti insieme ho scelto di andare al cinema, l'idea era quella di vedere il documentario di Valentino, l'ultimo imperatore. La critica ne ha parlato molto bene, lui è geniale e il mondo della moda non sarebbe lo stesso senza il suo lavoro e la sua arte. Non immaginavo però che uscisse una settimana dopo in tutte le sale italiane, ovvero 10. Mi auguro che ce ne sia almeno una a Milano tra queste esclusivissime dieci. Comincio a invidiare la mia amica romana Sofia che non solo ha visto il film in anteprima ma ha anche potuto sentire Valentino dirle "ciao tesoro!".
Sua madre ha lavorato con lui, il mio prozio ha ideato una linea per la casa con i tessuti della mia famiglia negli anni '80, non ero ancora nato all'epoca.
Non trovando in nessun cinema milanese il film lascio decidere alle mie amiche il destino di questo tragico giovedì sera. Non avevo idea però di essere nelle mani di ventenni trasformate in tredicenni in piena tempesta ormonale.
Ho una sorella di quattordici anni, so cosa significa trovarsi in bagno tutte le settimane pile di giornalini "cioè" dove in copertina c'è o Robert Pattinson o Zac Efron, non esistono altri ominidi nel mondo teen-ager.
La mia funzione passa da festeggiato ad accompagnatore di ragazzine pronte ad ululare al pallidume del protagonista di Twilight nel secondo episodio New Moon ( non chiedetemi che c'entra il titolo con il film!).
Era da tempo che non vedevo un film così banale. Io e Aleccia ( le si chiudevano gli occhi) ci guardavamo allibiti durante i discorsi melensi e scritti dallo stesso sceneggiatore delle soap opera portoghesi. La protagonista è depressa per tutto il film e si innamora sempre di mezzi mostri poco normali al posto di vivere la sua vita tranquillamente tra shopping e scuola. Il suo amore lontano se ne và a Rio de Janeiro e il suo rivale passa le giornate nell'umido bosco sempre mezzo nudo. Naturalmente questi particolari sono voluti appositamente per riempire le pagine del Cioè e di tutti i giornalini delle teen-ager. Come ricompensa divina abbiamo preso dei mega pop-corn che i nostri vicini hanno lasciato a metà. Il viaggio di ritorno a casa è stato memorabile, rivisitando le scene più stupide e inverosimili abbiamo riso talmente tanto che non riuscivo a guidare e respirare. E comunque sono pronto, scriverò io il prossimo capitolo di questa saga e Bella stavolta si innamorerà di un mezzo uomo e mezzo cavallo. Contenta lei.


mercoledì 18 novembre 2009

18 novembre 2009

Ognuno ha delle date che conserva nel proprio cuore, la nascita di una sorellina, il giorno in cui si conosce una persona speciale. E poi ci sono quelle ricorrenze che hanno quel gusto di soddisfazione come la maturità e poi la laurea, che sia triennale o no. Oggi festeggio la mia laurea triennale, supero felicemente il primo gradino di questo percorso universitario, sono dottore in scienze dei beni culturali, e mi auguro che sia l'inizio di una bella carriera. So che il cammino è ancora lungo ma sono soddisfatto e sereno delle mie capacità e dei miei risultati. Dedico questo mio primo passo ai miei genitori, che con sacrifici mi hanno dato la possibilità di studiare ciò che desideravo ardentemente, e anche alla mia persona speciale. un abbraccio, il neo-mini-laureato- Lollo

sabato 7 novembre 2009

Quando l'infanzia ritorna


A luglio ho festeggiato i quattordici anni da quando mi sono trasferito a Milano, ho lasciato la mia natia Roma a soli 8 anni. Non è stato facile ma allo stesso tempo ero bambino e a quell'età si sta bene ovunque, purchè stia con la propria famiglia.
Ricordo la nebbia, il freddo e il ritmo di vita completamente diverso da quello della capitale. Niente più pomeriggi con Nicoletta da Nonna Giulia, Sailor Moon con Sofia o Lupin III con Lorenzo. Abbondato il bel grembiulino blu per una giubbetta nera triste e severa.
Ho perso molti contatti ed è stato difficile a seicento chilometri di distanza, a volte il passato ritorna e più spesso quando si tratta di Facebook. Un miracolo.
In meno di un giorno dal mio approdo sul web mi ritrovo taggato nella foto di classe della prima elementare insieme ai miei compagni, piccoli, tutti schierati in riga con un sorriso ebete di chi non è abituato a posare davanti all'obiettivo.
Quando ho visto quella foto mi sono commosso, non è scontato il fatto che si ricordassero di me, in fondo li avevo lasciati a soli 7 anni!
Ritrovando molti di loro sono riemersi tanti ricordi, sepolti sotto anni di polverose esperienze.
In macchina con Nicoletta le avevo confidato il mio imbarazzo, la mia timidezza mi stava giocando brutti scherzi, in fondo è come conoscere per la prima volta persone nuove, di cui conosci poco niente.
L'emozione di rivederli tutti l'ho sentita fortemente, commovente sapere che non ero solo un nome su una foto ma una serie di ricordi che loro a distanza di tanto tempo si portano ancora con sè.
Alucni non li vedevo da quando sono partito, Sofia era una tra quelle, e mi ha abbracciato e mi ha detto che ero uguale a quando andavamo all'asilo. Mi si è stretto il cuore.
Seduti a quel tavolo gli anni sembravano non essere passati, sono riaffiorate la maestra Gina, feste di compleanno, i giochi in cortile e le castagne che cadevano dall'albero davanti alla scuola. Ricordo i profumi, il rumore dei miei passi, tornando a casa con Nicoletta e nostra adorata Nonna Giulia. Quando mi hanno chiesto di me, della mia vita al nord qualcuno ha giustamente detto che l'accento milanese " non se pò sentì", posso solo chinare la testa e ammettere.
Sarà la mia spada di Damocle. Tante sorprese sono venute fuori, nessuno si ricordava di mia sorella che all'epoca non era ancora nata, io ho sentito di una certa Ludovica iscritta al primo anno di università quando per me era ancora una bambina, Sofia al suo primo fidanzamento. E poi il piccolo Luca, il bimbo di Caterina.
Il tempo passa velocemente, non ce ne rendiamo conto, ed è bello assaporare momenti felici condivisi con altri.
Ho ritrovato splendide persone, semplici, la qualità che più preferisco riscontrare negli altri. Una semplicità innata, spontanea che ci fa ridere di quando con Sofia guardavo Sailor Moon o di quando mi improvvisavo designer degli interni costruendo case nel salotto di Ernesto. Sono persone dall'animo gentile, piccoli amici ritrovati a cui auguro successo nella vita di tutti i giorni.


A voi tutti un abbraccio speciale.

giovedì 5 novembre 2009

Moi avec le Papillon

Quando si è in vacanza l'ultima cosa che si desidera e si pensa è che l'elettricista bussi alla tua porta alle ore 7.50 della mattina. O lo chiami per settimane e si dilegua per altre tre oppure appare magicamente in orari disumani. Così ho dovuto fare colazione con il rumore del trapano e strani discorsi di fili e prese per di più in francese, già non ho grande dimistichezza per la materia, poi pure in una lingua diversa! La piccola e assatanata Patricia non resisteva alle voci maschili e scodinzolava come non mai, meglio portarla al parco a fare la sua passeggiata quotidiana, una madamoiselle che si rispetti non rinuncia mai al giretto mattutino e alla spazzolata prima di andare a dormire. Cento colpi di spazzola.
Per l'occasione lei un fiocchetto finto Burberry's e io una polo avec le papillon.
Lo stesso fiocco venne perso prima ancora di arrivare al parco, ho cercato di ritrovarlo ma Patty non ha fiutato nulla se non i bisognini dei suoi amici di quartiere. Comincia a diventare famosa pur non volendo, tra i barboncini scatta la concorrenza per annusarla, lei risponde abbaiando ma sotto sotto fare la preziosa è solo una sua tattica. L'avrà letto su cosmopolitan.
Quello che è certo che il suo compagno sarà scelto e selezionato accuratamente, ottimo lignaggio, padroni educati e animo docile sono i requisiti richiesti.
Credo che in questo freddo pomeriggio francese mi riparerò nella piscina comunale, un pò di sport non fa male visto la quantità di baguette che divoro camminando per Rue de Dome.

mercoledì 4 novembre 2009

l'autunno di Francia


L'autunno non è mai stata la mia stagione preferita, il mese di Novembre uno dei meno felici, ha quel suono rude, cupo, che a Milano coincide con l'arrivo della nebbia, del primo freddo e del buio alle quattro del pomeriggio. Un'atmosfera triste. Qui a Strasburgo è completamente diverso, sarà perchè sono in vacanza e sono libero di passeggiare senza il tacchettio dell'orologio da inseguire ansiosamente ma tutto appare magico. Con il naso all'insù colgo la fisionomia dei tetti spioventi, delle case simili a quelle delle bambole, scambio con garbo un "Bonjour madame" nei negozi in cui entro e mi innamoro sempre più di questa città cosmopolita, semplice, a misura d'uomo in cui le viette si incontrano in angoli sereni.

Esco di casa con il cappello sulla testa, i guanti rossi e tengo al guinzaglio Lady Patricia, la mattina è inevitabile non passeggiare per i viali alberati del parco dell'Orangerie, il mio luogo preferito. Qui ho riscoperto la bellezza dell'autunno, i suoi colori meravigliosi che si stendono a terra con una moquette, mi sembrava di rivivere un film, un pò come Autumn in New York, solo che al posto di Central Park c'è l'Orangerie, più piccolo ma nulla da invidiare. Central Park vede passeggiare con l'immancabile tacco 12 Carrie Bradshaw mentre qui l'Orangerie le zampette energiche di Lady Patricia.

Proprio mentre mi perdevo nei sentieri del parco un richiamo dalla realtà mi giunge tramite sms, la mia nuova amica Claudia che nel nuovo anno diventerà una favolosa mamma, mi informa che è uscita la data della nostra discussione di laurea.

Per un secondo ho lasciato che Patricia corresse per tutto il parco e che abbaiasse ai cigni, i suoi peggior nemici. Dopo averla recuperata ho realizzato, la mia laurea è vicinissima, e non ho ancora deciso ufficialmente l'abbigliamento. Un incubo. Ho le idee molto chiare invece sul regalo che mi farò per questa bella occasione.

Un giro di shopping alle Galleries Lafayette mi potrà schiarire le idee, da H&m ho paura che per qualche giorno è meglio che io non mi presenti, la mia adorata cagnolina ha lasciato un ricordino che difficilmente si può gradire. Soprattutto in un negozio.

Lascierà pure qualche regalino in giro ma è adorabile, ora dorme tutta rannicchiata sulle mie gambe mentre scrivo, poi si accuccia sulla mia Burberry's e infine gioca con i calzini della mia dolce metà. Gli stessi calzini che poi sono io a dover mettere apposto.

In città elegante aristocratico, in casa affaccendato casalingo.

martedì 3 novembre 2009

Due cuori, una capanna, una chiave.

Dietro una porta c'è un portone, ma quando la tua dolce metà si porta a lavoro la chiave della porta, del portone e del cancello che fai? Questo è il dilemma che mi dilagnerà per tutta la giornata, la seconda giornata qui a Strasbourg, France. Nell'andare a lavoro mentre io vagavo per casa come uno zombie facendo finta che non mi sarei rimesso a letto dopo aver sentito la porta chiudersi, la mia dolce metà mi ha urlato "Ti lascio il doppione delle chiavi". Ogni ominide dal cervello non demolito avrebbe chiesto "Dove le hai lasciate?". Io evidentemente non ho chiesto, non ho guardato e di conseguenza ero pronto per uscire, tutto vestito super fashion, messo il fiocchetto a Patricia felice di uscire a fare una passeggiata e tac; le chiavi non si trovano. Le opzioni sono due: o inconsapelvolmente le ha messe nella borsa che ha dentro qualsiasi cosa esistente al mondo, compresi fossili di dinosauri, oppure sono dentro casa. Se fosse cosi' sembrerebbe facile, in realtà cercare qualcosa nel disordine di una persona che tiene i dvd insieme ai calzini diventa ancora più inquietante.
Penso che sia stata una mossa premeditata per farmi fare la casalinga disperata, ripongo il Borsalino e recupererò la mia passeggiata aristocratica con Lady Patricia oggi pomeriggio. Mai sottovalutare un ragazzo con il cappello.

giovedì 29 ottobre 2009

Il lavoro faticoso del migliore amico

Nei miei ventidue anni di vita ho imparato tante cose: dire sempre buongiorno, grazie e arrivederci, non mangiare con la bocca piena, pensa prima di parlare e dai tutto il sostegno che puoi alle persone a cui vuoi bene. Sostenere, un verbo facile da proferire, difficile da realizzare nella sua concretezza. Nell’enorme raccolta di dizionari di cui casa mia è provvista alla voce del verbo sostenere si dice: “ tenere qualcuno o qualcosa in una determinata posizione; sopportandone il peso”.
Le mie amiche hanno continuo bisogno di me, è una lusinga sapere che le persone hanno talmente fiducia delle tue capacità di buon consigliere/dama di compagnia; ne sono orgoglioso. Così capita che ricevo email, sms, telefonate o messaggi su face book in cui scopro una novità positiva o negativa, una novità per cui devo correre al capezzale dell’amore della mia amica.
Con le mie amiche è come se avessi un contratto, io rientro nella top 5 degli amici aggiornati in tempo record riguardo a : primi appuntamenti, rimorchi clamorosi, tradimenti, nuovi amori, vecchi amori conclusi, nuovi acquisti in saldo e non, falsa testimonianza e all’occorrenza gravidanze ( questo argomento è in riserbo per il futuro).
Mi riempiono la vita queste ragazze, e anche la casella email se solo succede qualcosa a più di una di loro nell’arco della stessa giornata. Come procedere?
In questi giorni una mia carissimissima amica con cui ho condiviso tanto in questi meravigliosi anni mi ha informato sull’eventualità di un suo primo appuntamento con un misterioso ragazzo. Il giorno dopo, o meglio 12 ore dopo, io lei è un’altra nostra amica ( ci vuole sempre un testimone e una persona che ridimensioni il mio entusiasmo) eravamo già al bar per una colazione, meglio definita come “riunione di consiglio amministrativo con cappuccino e brioches alla crema appena sfornate”.
Prima dell’appuntamento si analizza la situazione del richiedente, il ragazzo insiste più di due volte e allora oltre ad essere realmente interessato non è uno sprovveduto e dimostra di avere polso. La timidezza della mia “paziente” è leggendaria, per questo motivo le sottopongo quesiti e soluzioni semplici e pragmatiche.
Luogo? Per un primo appuntamento non c’è nulla di meglio che una passeggiata in centro a Milano, se ti piace e la conversazione è piacevole, la città offre scorci romantici e suggestivi. Se invece non ti piace, non provi alcun tipo di attrazione ma ti vergogni a scaricarlo, ne approfitti per fare shopping o per conoscere le ultime tendenze della stagione. E’ un classico, uno schema già visto e approvato dal CAPA ( consiglio amministrativo primi appuntamenti).
Durata? Personalmente un primo appuntamento deve durare in media 2-3 ore, dopo la terza scatta un feeling per cui i due si rivedranno all’80%. Solitamente non sbaglio mai. Nelle due ore sono inclusi gli indispensabili 5 minuti di ritardo e alcune pause, i silenzi imbarazzanti fanno parte del gioco, se il corteggiatore li riempie con deliziosi complimenti come “sono incantato da te” allora il gioco è fatto ed è giusto organizzare un secondo appuntamento.
Abbigliamento? Questo è un vero e proprio tasto dolente, un argomento che vale la pena trattare a Pomeriggio 5 con Barbara D’Urso; consiglio sempre qualcosa di semplice, poco trucco, niente tacchi e niente grazie in vista, c’è una regola da ricordare: “ non ti deve vedere al massimo perché dovrai ancora stupirlo ma non ti deve vedere al minimo perché per quello c’è tempo dopo il matrimonio”.
Il giorno dopo del primo appuntamento ci si riunisce ancora nella stessa caffetteria, dove si rincontrano ancora le stesse over 60, per conoscere tutti i dettagli e analizzarli come i poliziotti di CSI, nulla è lasciato al caso, nessuna frase, nessuna pausa cade nel vuoto.
Un semplice giro in motorino, una bugia, un incontro davanti alla Mondadori, una crepes o un succo d’ananas acido e un percorso ad ostacoli tra le vie di Milano non faranno di queste due persone una futura coppia, sicuramente lasciano un ricordo piacevole: un batticuore innocente di una ragazza che finalmente si rende conto della sua bellezza, della sua capacità di stendere a terra un ragazzo con un sorriso, di fargli dire che è incantato.

mercoledì 28 ottobre 2009

La parabola del bue e dell'asino


Very important people o not important people? La domanda mi è sorta spontanea dopo aver trascorso un divertente fine settimana a Torino. Tutte le star hollywoodiane che si rispettino non riescono ad uscire di casa senza essere fotografati o messi al centro dell’attenzione da centinaia di persone,a chi non è mai capitato di dare una gomitata all’amica quando passa un attore o una velina durante la nostra passeggiata in galleria? Ecco,non mi ero mai chiesto come si sentivano le vittime di questi “avvistamenti” finché sguardi curiosi e giudicatori hanno riso di noi per il semplice fatto che eravamo eleganti,un’eleganza magari non convenzionale e non adatta per il pomeriggio o per un supermercato ma non degna di rincorse e paparazzate. Certamente non pensavamo di poter essere considerati ridicoli da una ragazza che indossava collant fucsia leopardate,minigonna,scarpe da astronauta e capelli di un colore indefinibile. Si sa che il bue cerca di dare del cornuto all’asino ma non si può considerare lei un parametro a cui ispirarsi. Morale della favola,l’asino si becca del cornuto e capisce che è meglio passare inosservati. Meglio apparire il meno possibile ma avere classe,quella classe che il bue assolutamente non conosce e non conoscerà mai. A meno che non cambi stilista,parrucchiere,personal stylist ecc ecc…

mercoledì 21 ottobre 2009

classe 1987


Scrivere di scuola di questi tempi è un po’ come buttare benzina su un incendio ma come faccio a non commuovermi davanti ad una foto pubblicata su facebook ripescata da qualche album vecchio e polveroso?Era il 1993 ed io e i miei compagni ce ne stavamo fermi immobili con i nostri grembiulini blu nel cortile della scuola (pubblica) elementare “Guglielmina Ronconi”,zona Parioli,Roma. Sedici bambini adorabili sorridono davanti ad un obbiettivo accanto alla maestra Gina di cui ho un fievole ricordo,insegnava matematica e già all’epoca cominciavo a sentire un certo senso di antipatia nei confronti di questa materia,lo stesso senso che mi ha accompagnato fino alla scelta dell’Università. La maestra Gina aveva fatto disegnare ad ognuno la sua casa ideale e poi le aveva attaccate ad un grande cartellone per creare un villaggio,la mia era una specie di villa Hollywoodiana distaccata dalle altre e posta su una collinetta in mezzo al verde e con un grande balcone,è possibile che il mio sogno da bambino fosse di affacciarmi da quella finestra e parlare ai miei compagni di classe come Evita?Sì,possibile,ero un megalomane già in prima elementare. La foto di classe era un rito annuale a cui tutti si dovevano prostrare ma trovo che sia una cosa bellissima,nella mia scuola a Roma non solo avevamo la posa collettiva ma anche individuale accanto ad una piantina che faceva da sfondo al nostro primo piano ma questa volta senza grembiulino,ancora adesso a distanza di quindici anni capeggia la mia foto incorniciata nella mia camera con un sorriso intimidito e una polo bianca. Nella foto accanto a me siede la famosa Caterina Alexitch,lei che negli intervalli voleva sempre un mio bacio sulla guancia e teneva una scatola con le briciole di pane,ora ha un bellissimo bambino nato pochi mesi fa,la magia di Facebook pensionerà Raffaella Carrà e le sue sorprese. Ginevra Spinola Di Giove organizzava sempre delle belle feste di compleanno a cui tutti partecipavamo,le femminucce indossavano abiti fioriti e i maschietti sempre con queste camicette chiuse fino all’ultimo bottone,calzettoni blu,sandaletti in tinta e calzoncini,mia madre mi obbligava a mettere anche un odiosissimo papillon che mi soffocava oppure delle fastidiose bretelle. Eleonora Zampetti preparava delle splendide tortine con la terra bagnata sul balcone di casa sua vicino a Villa Balestra e con Lorenzo Secco guardavo Lupin terzo,lo stesso che ora studia alla Bocconi ed è in Erasmus a Singapore. Che dire di Fabio Costa Do Odro?Abitava davanti a casa mia nella portineria dell’ambasciata portoghese in cui suo padre lavorava,o di Ernesto Sestan mio grande amico con cui passavo i pomeriggi a costruire case e rifugi con i cuscini del suo divano facendo disperare la mamma. Sofia Bonacini che da piccola alla mia festa di Carnevale si era vestita da dama con una corona di fiori in testa e ora è in Erasmus a Londra,oppure Livia Chines che ritrovandomi mi ha detto che è incredibile di come siamo uguali rispetto a quindici anni fa solo che i maschi hanno la barba e le femmine le tette. Poi Giacomo Roma sempre intellettuale e raffinato fin da bambino e tanti altri che forse prima o poi rivedrò ricordando i vecchi momenti,ricordando quella classe che poi ho dovuto abbandonare per venire a Milano tra la nebbia e le bluse nere al posto di quel vivace grembiulino blu che amavo. In alto la terza a partire da destra con quel sorriso un po’ ebete c’ è la mia Nicoletta De Fidio l’unica con cui sono rimasto in contatto strettissimo per tutti questi anni condividendo vacanze,feste,treni e scarrozzate in motorino,la mia grande amica,potrei scrivere un’enciclopedia facendo riaffiorare i ricordi che ho,lei,l’unica che una domenica pomeriggio sosteneva ferma e decisa di aver visto una sirena in mezzo al Tevere. Poi ci sono io l’ultimo a destra seduto sulla panca,con il mio sorriso,le mie guance rosse e le mie gambe corte che non arrivavano nemmeno a terra,io uguale a mio padre che vent’anni prima era andato alla mia stessa scuola. Anche lui mi raccontato della foto di classe e dei suoi compagni tra cui Ripa di Meana figlio di una delle sorelle Buitoni,un tale principe di qualche cosa,il politico Follini e Figus,ora presidente di una famosa banca Americana e vicino di casa di mia Nonna. Fra quarant’anni anche noi ci incontreremo per caso sul pianerottolo di casa o leggeremo dei nostri ex compagni sui giornali nazionali? E chi lo sa,però è bello vagare nei meandri dei tuoi ricordi e far resuscitare qualche personaggio della tua infanzia grazie ad una magia chiamata Facebook. Nel frattempo auguro ai miei compagni della Guglielmina Ronconi buona fortuna e un grande in bocca al lupo. Con affetto Lorenzo.

martedì 13 ottobre 2009

Sorpresa con bambino



Nella mia infinita lista dei desideri non compare solo una Montblanc con cui firmare l’assegno al Marchè de la Serpette a Parigi, portandomi a casa un baule dell’800 di Louis Vuitton, ma anche un secreteire antico dove sedermi a mettere nero su bianco i miei più dolci e soffici pensieri. Devo aggiungere poi qualche altro capriccio di carattere frivolo che mi renderebbe sicuramente più felice, devastando però il mio conto in banca.

Oltre a questi desideri materiali, ne custodisco nel mio cuore altri che non dipendono da me e che sono legati ad affetti speciali. Il primo è che almeno una delle mie più care amiche possa sposarsi prima che io abbia perso tutti i capelli, a questo proposito le incito a fare più in fretta possibile il grande passo. Sogno di far commuovere tutti con un discorso simpatico e frizzante nella speranza di non far colare il mascara alla sposa, e di non essere cacciato dalla chiesa per qualche particolare grottesco e piccante. Ovviamente il colore del mio completo dovrà essere abbinato a quello della damigella d’onore.

Il secondo è che le mie amiche mi regalino l’emozione più bella per un migliore amico, la gioia di accudire e veder crescere i loro dolci pargoli. Mi vedo già zio di una tribù che porta i suoi nipotini al cinema, che gioca a barbie o con le macchinine sdraiato per terra mentre i genitori si concedono una serata fuori. Vorrei passare con loro almeno una sera a settimana, essere uno di famiglia che strappa un sorriso o che diventa confidente di problemi amorosi; d’altronde lo faccio da anni con le mie amiche, sarebbe ancora più divertente farlo con le loro figlie.

Un assaggio di questa gioia me l’ha fatta assaporare una mia compagna di università conosciuta poche settimane fa, il giorno in cui mi ha svelato di aspettare un bimbo mi ha sorpreso e mi ha reso felice. Sapevamo poco l’uno dell’altro ma già desideravo sapere come avanzerà la gravidanza e ci mancava poco le pitturassi la cameretta di rosa o di azzurro.

È una felicità meravigliosa, in attesa che le mie donzelle compiano il loro dovere verso questo zio premuroso mi dedicherò a questa mia nuova amica, ho già visto qualche vestitino da bimba molto fine ed elegante, una vestina di Burberry che mi ha fatto quasi commuovere. Se è un maschietto invece proporrei uno stile da piccolo Lord, spulcerò tra le mie fotografie, mia madre ha buon gusto ed ero sempre perfetto da bambino.

Comincerò a rapinare nei negozi cataloghi per bambini, Armani junior, Ralph Lauren e ovviamente Tod’s, deve abituarsi a camminare per bene, con stile.

giovedì 8 ottobre 2009

S. O. S. degenza style.


Predico bene e razzolo male? Forse sì, ma in questa settimana passata in clausura forzata, l'abbigliamento non poteva che essere semi-trasandato. Dal camicione sbiadito dell'ospedale alla tuta da ginnastica anche in giro per il centro di Milano. Sono diventato pazzo? Mi vesto come un tronista prima degli allenamenti alla Down Town? No, questione di convalescenza style, un bel paio di pantaloni della tuta perfettamente adatti alla vita domestica (si spera solo quella), pantafole fosforescenti dell'Ikea e una di quella magliette che ti regalano alle fiere e che sono talmente grandi da poterci crescere dentro fino all'età pensionabile.
Inizialmente non mi dispiaceva l'idea di potermi rilassare rannicchiato tra le mura casalinghe ma dopo una settimana ho cominciato a sentire l'esigenza di uscire alla luce del sole come i miei simili. In quinta liceo mi ammalai per una settimana e ricordo che facendo zapping alla televisione inciampavo sempre nei programmi scandalistici. All'epoca Signorini era inviperito per lo scoop di Albano e la moglie Loredana Lecciso, non si parlava d'altro e avrei preferito partecipare a venti tornei di calcetto pur di sopportare ancora quei servizi.
Le cose non sono cambiate molto, al posto della Lecciso si parla della Canalis e a sostituire Alda D'Eusanio c'è Barbara D'Urso che ormai non ha una vita privata ma passa le sue giornate in televisione, in qualsiasi momento del giorno e della notte puoi trovare un suo programma. Datele le ferie, povera donna.
Il mio livello culturale si è inabissato a furia di corteggiatrici, tronisti e mezze vallette, ho un disperato bisogno di frasi sensate e discorsi ,non dico aulici ,ma perlomeno comprensibili senza il traduttore di google.

lunedì 5 ottobre 2009

Paolina Fashion Style










Nella vita tutto può Nella vita succedere e tutto può cambiare. Uno dei grandi pregi di Facebook è farti ritrovare grandi e vecchi amici che nel tuo cuore occuperanno sempre un angolino, non ci si incontra spesso ma anche in due minuti si ha la stessa gioia che si provava negli anni trascorsi. Chi diventa estetista, chi come me si sta laureando e chi ha intrapreso la strada verso un sogno chiamato Moda.
Paola Licia mi ha fatto ridere a crepapelle, mi ha baciato con la gamba ingessata e ricordo le serate insieme a parlare di tutto e niente. Colgo l'occasione non solo di mandarle un abbraccio speciale e affettuoso ma di far vedere a tutti il suo talento.
In bocca al lupo paolina!



giovedì 1 ottobre 2009

My creations







Top Hot Hat









Il cappello è un must have, un'icona di eleganza, stravaganza che rimanda ai gesti di gentiluomini e di aristocratiche dall'aria misteriosa. Meravigliosi i cappelli femminili delle signore dell'alta società all'inizio del secolo carichi di piume, fiocchi e nastrini, più complessi quelli di Marie Antoinette o Georgiana Spencer, simboli di una raffinatezza settecentesca. Ora ci si lamenta che gli uomini non portano più il cappello, una verità constatata ma che per alcuni è impraticabile. Amo i cappelli, di ogni genere e di ogni colore, una passione genetica trasmessa dal mio bisnonno che adorava le sue bombette Borsalino che solo una domestica assunta appositamente poteva pulire e ordinare.
Borsalino è l'emblema dell'eleganza per i cappelli, una stella nel firmamento della classe.
Chi meglio della Regina Elisabetta conosce l'utilizzo del cappello, nel Regno Unito la più importante sfilata di copricapi non si tiene su una passerella ma nelle tribune delle corse dei cavalli, uno degli eventi più mondani e ambiti di tutto l'anno.
Vi mostro i più particolari, spumeggianti e anche esageratamente ricchi.


mercoledì 30 settembre 2009

Day Hospital Style

Che io sia un fifone di prima categoria non è mai stato un mistero, così quando ho saputo che in data 29 settembre avrei varcato la soglia dell'ospedale per una semplice operazione di routine, mancava poco che facessi testamento.
Non ho conti svizzeri o proprietà immobiliari ma un notevole parco borse, qualche centinaio di accessori di tutte le tipologie, e poi le mie meravigliose scarpe che preferirei seguissero il mio trapasso.
L'ospedale è proprio un luogo che detesto cinicamente, mi sento soffocare da quegli ascensori, non sopporto le barelle e soprattutto quei camicioni bianchi dei pazienti.
Ecco, quello è il mio incubo e una volta indossato mi sono guardato dritto allo specchio e nel mio pallidume mi sono detto "Non ci siamo proprio!". Li facessero almeno di Hello Kitty o di Hello Spank.
Può essere sexy con quello spacco sul lato b ( penserebbe Belen Rodriguez) ma se si considera che non puoi avere sotto nemmeno un bell'intimo risulta essere anche un pò imbarazzante.
A saperlo prima mi sarei attrezzato, avrei portato qualche fiore a spilla da mettere sulla spalla, una pachmina, qualcosa che potesse dare un tocco d'allegria senza farmi sentire il fantasma dell'opera.
Non ho potuto nemmeno distinguermi con il mio luccicante Tiffany, me l'hanno fatto togliere e così mi sentivo ancora più nudo.
Va bene che ho passato l'estate indossando e diffondendo la moda dei camicioni freschi ma quello dell'ospedale non era contemplato, non mi dona affatto!

Elena Mirò- Bottega Veneta- Prada











Sono stato giustamente rimproverato di non aver inserito gli abiti più belli di altri stilisti molto talentuosi, così ecco il secondo round delle sfilate milanesi. Oggi nell'olimpo della moda brillano capolavori di Prada, Bottega Veneta e anche Elena Mirò per un tributo alle donne meravigliosamente formose, una donna italiana che non si vergogna della sua taglia ma ne và fiera.

un abbraccio!