La tua dolce metà ha antipatici sintomi influenzali? Che fare? Che dire? Io ho sangue di bontà che scorre nelle mie vene, così alle 11.30 di questa mattina sotto una pioggia pre-diluvio universale portavo un benagol a domicilio, parafarmacia express. Consegna garantita in mezzora. Retribuzione? Nulla dal punto di vista economico, tanto dal punto di vista affettivo. Sabato pomeriggio tappati in casa, noi e i milioni di batteri che hanno preso d'assedio la mia elegante dimora. Ogni quindici minuti una spruzzatina di Benagol e qualche colpo di tosse, una faccia da condannato a morte, io che mi sono traformato in un crocerossino poco sexy ma molto paterno spignattavo in cucina in cerca di qualche finto rimedio della nonna. Mi sono detto "si dice che il miele faccia bene" e allora perchè non provare con thè delle cinque e nutella applicata delicatamente su croccanti oro saiwa? Già mi immaginavo menzionato tra trecento anni, il mio rimedio definito "Il miracoloso rimedio di LolloB." raccontato come una leggenda. Mentre cucivo le mie eccentriche creazioni ho passato in rassegna tutta la guida tv, due ore di Voyager sulla fine del mondo e sulla profezia maya del 2012 poi 4 ore con Silvia Toffanin e Alfonso Signorini. Sulla profezia Maya ho molti dubbi, ne sarei più sicuro se indovinassero la nuova Miss Italia o il vincitore del Grande Fratello. A parte gli scherzi, sono scettico e sinceramente non ho voglia di pensarci, se ci sarà una catastrofe generale che distruggerà il mondo possiamo fare davvero poco. Potrebbero creare delle navi spaziali e spedirci su qualche altro pianeta ma come insegna il Titanic, prima le donne e i bambini, io sono decisamente destinato a rimanere appiedato. Vorrà dire il giorno prima della fine del mondo organizzerò un mega party che nessuno dimenticherà. Nelle 4 ore di Verissimo ho scoperto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare, Little Tony ha svelato il trucco della sua capigliatura, Donatella Rettore annunciato il suo nuovo album e Alfonso a Cortina ha visto Rosy Bindi mangiare in uno chalet. Incredibile, Rosy Bindi mangia e beve vino, da prima pagina su Chi. Ammetto che un pomeriggio di riposo dopo le serate mondane di questa settimana è stato anche piacevole, però non appena la mia dolce metà uscirà da questo stato di untore di peste bubbonica riprenderò in mano la situazione. D'altronde devo godermi questa "ultima" settimana milanese fino al massimo.
Durante le pause di studio tra Tiziano & i grandi della storia dell’arte mi concedo qualche svago musicale o mantengo le mie internazionali public relationships sul network Facebook. Chi visualizza le mie foto non può non avere un’idea camaleontica del mio modo di essere,sono stato taggato in tutti i modi immaginabili,abbronzato al mare,pallido in giro per l’Europa,allegro ad un aperitivo,romantico a Parigi,scatenato in discoteca,aristocratico alla Scala,per non parlare di eventuali errori di stile che non mi sono stati risparmiati;ma non importa perché è giusto non vergognarsi di sé stessi e poi come dice Irene “il tag è un gesto di affetto”. Internet ci dà anche la possibilità di inserire la nostra faccia su corpi che realmente non ci appartengono ma che idealmente sogniamo. Così la nostra Aleccia si trasforma in Victoria e ad un party di Giorgio Armani ci presenta il maritino David, Cloddy in versione JLo bagnata posa per un servizio fotografico,Ely b può scegliere tra l’aggressiva Christina Aguilera o la regina del pizzo Madonna. Francy spodesta Eva Longoria, Giorgia urla il suo diritto di essere mamma sulla copertina di VanityFair mentre Mara taggata come Shania Twain balla ad una festa country. E il mio fotomontaggio? Semplice,io indosso un mini-slip bianco,mostro un’abbronzatura perfetta e poso sul mio canotto firmato Dolce & Gabbana. Tutti a babordo!
In piazza Duomo a Milano stamani sono rimasto abbagliato! Non avevo notato quei enormi pacchetti regalo sotto l'albero di Natale. Non confezioni classiche ma quelle uniche e fantastiche di Tiffany. Quel verde acqua mi fa emozionare! Ditemi che c'è il mio regalo lì dentro!!!!!!!!!!!
Nel momento in cui tua madre conosce la tua dolce metà e si dorme tutti insieme sotto lo stesso tetto, allora il gioco dei ruoli è fatto e automaticamente diventa un rapporto "ufficiale" con suocera e connessi. Due giorni francesi, solo due giorni perchè la carta di credito e le mie caviglie non ne avrebbero sopportati di più, milioni di bancarelle natalizie di ogni genere e tipo. Il risultato? Un figlio che diventa la dama di compagnia di sua madre, un cane che non vede l'ora di ritrovare la sua quiete solitaria e un estratto conto che farà rabbrividire il papi. Casualmente il giorno in cui verrà a scoprirlo cercherò di essere almeno a 300 chilometri di distanza. Un altro risultato è la trasformazione del mini appartamento della tua dolce metà per mano di tua madre. Sì, proprio lei, tua madre. Natale è contagioso, quel nido piccolo, rustico e anche un pò disordinato viene letteralmente trasformato dalla mano fatata di una suocera. Diventa la succursale della casa di Babbo Natale, una specie di Lapponia in miniatura. Passando per la Francia Babbo Natale farà una sosta lì, si troverebbe a suo agio. Chilometri di nastro rosso, Ghirlande in ogni angolo della casa, un presepe. Non mi era mai capitato di vedere mia madre così entusiasta, premurosa e carina con me. In passato abbiamo avuto momenti in cui facevo di tutto per ferirla e lei con una parola mi tagliava le gambe. Ora invece, non solo spendiamo quasi tutti i nostri risparmi per delle cose futili, ma parliamo e ci apriamo come prima non era mai successo! Questo mi rende felice. Una volta tornati in madre patria ho sentito la malinconia di quei giorni, dell'aria francese così natalizia e spensierata! Peccato (anzi perfortuna) che non faccio a tempo a poggiare la valigia e la cappelliera che già sono pronto per un nuovo viaggio. Vacanze romane, Natale romano. Tres Chic.
Da quando mi sono laureato le persone che incontro prima si congratulano poi fanno la fatidica domanda "E ora? Che farai? Progetti?". Solitamente hanno uno sguardo che giudicherei alienato o compassionevole. A quel punto attacco la solita solfa "A settembre mi iscrivo alla specialistica non a Milano e nel frattempo vado a lavorare in Francia per imparare il francese". Bla bla bla, che meraviglia, qualche "uh che bello!", tre bacini di saluto e ognuno per la sua strada. Finchè sono amici stretti, intimi e devoti sono felice di raccontarmi e condividere con loro le mie scelte ma quando si tratta di persone che hai come amici su Facebook ma che non conoscono nemmeno un centesimo della mia vita allora preferisco tagliare corto. Spesso poi ti guardano come se tu una volta finiti gli studi, fossi una specie di mendicante, un senzatetto che cerca una sistemazione dignitosa.
Qui in Francia sono arrivato speranzoso, niente verde, giusto un portadocumenti Vuitton carico di Curriculum Vitae amorevolmente tradotti in francese da una cara amica della mia prozia Ebe.Questa signora non l'ho mai vista, ho solo comunicato tramite e-mail con lei ed è stata a dir poco gentilissima. Gentilezza in Italia è sinonimo di rarità, se non la pensate così fate un salto alle poste italiane di Melegnano, chiedete della signora Serafina e poi ne riparliamo!
Venti curriculum in due giorni. Infiniti chilometri con Patty sempre al mio fianco (e in braccio). Qualsiasi negozio possibile mi ha visto entrare sicuro di me come Annibale quando ha varcato le Alpi, alcuni però mi hanno visto anche uscire come Napoleone a Waterloo.
Confesso, non so il francese, però sono un ragazzo sveglio, parlo bene l'inglese e lo capisco, ho gusto e sono solare. Mi sembra che per lavorare da Etam non serva sangue blu e conoscenze papali. Ci mancava poco mi chiedessero il sigillo imperiale insieme al curriculum. Da H&M non posso lavorare perchè non so la lingua, come????? Proprio lì in cui i commessi sono in realtà dei trasportatori di appendi-abiti, nessuno chiede a loro se non qualche piccola sciocchezza, e ti rispondono sempre la stessa cosa "Tutto quello che abbiamo è esposto!". Ed io che mi immaginavo già responsabile accessori. Un sogno infranto.
In un altro negozio mi hanno chiesto la lettera di motivazione, ma secondo lui/lei, io a ventidue anni, italiano, laureato in storia dell'arte, perchè dovrei lavorare in un negozio di abbigliamento? Per ispirazione divina o perchè il mio sogno nel cassetto è impazzire durante il periodo dei saldi? No comment.
Vi ricordate la serie tv "La tata"? Lei bussando alla porta di un famoso produttore di Brodway pubblicizzando cosmetici si ritrova a fare la baby sitter, e aveva un curriculum scritto con il rossetto rosso e il segno di un suo bacio. Erano altri tempi, beati gli anni '90. Comunque aspetto un segno dall'alto, una botta di fortuna storica! Nel frattempo due cuori una capanna, una valanga di calzini da piegare e una montagna di piatti da lavare. C'est la vie.
Fondamentalmente sono un viaggiatore squattrinato. Ho delle belle valigie, una cappelliera nuova e un trolley che si può usare per una vacanza di tre settimane o un veloce week end. Misure perfette per l'aereo. Il modo più economico di venire a Strasbourg è il pullmann, uno di quelli su cui facevamo le gite alle elementari. Eurolines è il nome della compagnia, in effetti l'Europa è tutta lì, rumeni, italiani, belgi, di tutto un pò.
Trovo il mio posto e posiziono la mia cappelliera Cocò sul sedile accanto a me prima che una signora francese affannata e in ritardo si sdraiasse completamente vicino a me. Nervi a fior di pelle, è una di quelle persone che sai che al primo segno di gentilezza hanno il vizio di raccontarti la sua vita. Andava a Metz e arrivava da Verona, aveva un piumino con degli inserti di pailettes e un maglioncino della nonna color senape. Il problema del pullmann non era lei, ogni tanto parlava ma io seguivo i miei pensieri al di là del finestrino. Il problema erano le viaggiatrici dietro di me, fastidiose come quando al bagno ti accorgi che è finita la carta igienica o quando esci in bicicletta e comincia a piovere. Una si chiamava Laura, maggiorenne, look metal e orientamento politico di sinistra, viaggiava verso Metz con la zia, 63 enne con i capelli rossi e accento siciliano. Se non ho compreso male abitano a Torino ma sono entrambe siciliane. Come faccio a sapere tutto questo? Beh quando le due persone in questione sono poco discrete e urlano per tutto il pullmann, difficile non sentire tutto quello che dicono. Hanno cominciato a infastidirmi fin da subito, Laura scandiva ogni minuto di ritardo con una sua frase standard "Santo Dio ma quando parte, sono 3 minuti e 45 secondi di ritardo" e poi ripeteva il modo di dire del suo amico chiamato Caste "A questo punto....". In un'ora sapevo più delle loro vite e dei loro vari parenti che del libro che tentavo invano di leggere.
Hanno fatto di tutto durante il viaggio, mancava davvero poco che si mettessero a ballare la salsa per intrattenere l'intero pullmann. C'è stato il concorso canoro, la gara della barzellette più stupide che abbia mai sentito e anche il pranzo del ringraziamento, la zia ha tirato da un sacchetto qualsiasi cosa commestibile. Mi sarei aspettato anche un piatto di wurstel e crauti. Ridevano a squarciagola, le loro risatine mi trapanavano le orecchie. C'è stato anche il momento in cui hanno ricevuto le telefonate di tutte le zie, le nonne ecc... Laura si lamentava che la madre fosse logorroica, ho pensato ridendo "Il bue che dà del cornuto all'asino, non ha smesso di parlare da quando è salita sull'autobus". Ha fatto una radiocronaca completa di tutti i passeggieri. Due Lapponi, due ritardatari e un milanese, spero che non si riferisse a me altrimenti non avrei potuto controllare la mia acidità.
La prossima volta cercherò di scandagliare tutti i passeggieri europei. Cercherò di occupare più spazio e di non arrivare a Strasburgo con due costole rotte e una scogliosi multipla cercando ancora invano di dormire.
Vita dura la classe economy, altro che macchine con chauffer. Viaggiare con stile sì, ma economicamente, sempre.
Tutte le persone che mi conoscono sanno che quando mi metto in testa una cosa ( e non parlo dei miei cappelli) non c'è tempo, spazio che tenga. Mi piaceva una cappelliera con i colori Chanel? Due giorni dopo era mia, pronta per accompagnarmi "en France". Volevo vedere a tutti i costi il film-documentario di VALENTINO, distribuito in sole dieci sale italiane. Ci sono riuscito, non attraversando la penisola. Fortunatamente Milano ha il pregio di essere una città in cui tutto e tutti ruotano intorno all'ambiente moda. Basti pensare che sui tombini sono incise delle "F" che assomigliano a quelle di Fendi, quindi non mi sono stupito quando ho letto sul giornale che il cinema Eliseo di Via Torino avrebbe proiettato il film. Niente viaggio a Mazara del Vallo per Valentino. Fiù.Mi hanno chiesto cosa pensavo del film, le mie parole per tre giorni sono state "meraviglioso, divertente, spassoso, stupendo". Non vedevo un film così bello da tempo. E non mento. Valentino non è uno stilista, non boglio bestemmiare, sostengo solo che questa non sia moda ma arte, anzi Arte con la "A" maiuscola. Lui forgia la stoffa, i colori,con le pietre dure scalfisce la luce per amare il corpo della donna, esaltarne la bellezza e la classe.La classe, quella intramontabile rarità che tutte le donne cercano, è il vero tema del film. Ed è questo che rende Valentino unico e inimitabile agli occhi del gentil sesso. Quale donna non sogna un suo abito? Un suo sguardo di approvazione? Sotto i suoi spilli sono passate le icone femminili del secolo scorso, da Audrey a Jackie Kennedy, non per caso, non per questioni di pubblicità ma per gusto, per quel gusto e quella raffinatezza che non si comprano nemmeno coi milioni. Karl Lagerfield nel film bisbiglia a Valentino "Solo noi, gli altri fanno solo stracci!". Un pò presuntuoso, però non ha tutti i torti, loro hanno ancora quell'approccio originale e artigianale della moda che sicuramente Dolce e Gabbana non avranno mai. Non si piegano alle ragioni commerciali. Non del tutto. Sono riuscito anche a commuovermi in tre momenti; quando in una stanza bianca Valentino vede tutti i suoi capolavori in un unico momento e "spulciando" tra le stampelle sospira tra sè e sè "Quante cose che ho fatto". Tra le sue mani i più bei vestiti di tutti i tempi, quelli indossati dalle star più eleganti del pianeta. Presunzione zero, commozione dieci.La seconda lacrima è scivolata nel momento in cui a Roma durante la festa per i suoi 45 anni di attività sfilano in passerella le sue migliori creazioni e durante la sua uscita una standing ovation lo abbraccia calorosamente. Anna Wintour che solitamente è posata e calma sembrava un'ultrà del Napoli allo stadio. Un pianto da Titanic invece quando tre acrobate volteggiano nell'aria vestite di rosso-Valentino e dietro di loro un Colosseo colorato dalla luce della Luna. Arte pura. La coppia Valentino-Giancarlo è invincibile ed è l'unico aggettivo che riesco a battere su questa tastiera. Come si può amare la stessa persona per 49 anni ed essere ancora al suo fianco? Meraviglioso nel documentario la scelta di affrontare questo tema con naturalezza, con semplicità. Non ho visto vologarità, stravaganza. Solo due persone con una grandissima stima l'una dell'altra e un affetto che và oltre alla semplice relazione sentimentale. Non li unisce nessuno pezzo di carta, nessun atto di matrimonio. Solo un legame invisibile e indissolubile: L'amore.
Ehm…gulp…grrr….mmmm…. No, non sono impazzito, non ho ingoiato un almanacco di Zio Paperino. È semplicemente la risposta alla domanda che mi sono posto mentre passeggiavo e rincorrevo Lady Patricia per i viali dell’Orangerie: “ Quale è il primo ricordo che ho della mia carissima amica Irene?”. Vuoto, silenzio. Un tonfo. E non ne è Patricia che nel frattempo si è buttata nel laghetto per inseguire un cigno.
È la verità, non ricordo il momento del nostro incontro, della nostra prima affinità. Eppure è strano, con lei ho condiviso gli ultimi 12 anni della mia vita, non è possibile non custodire nel proprio cuore un episodio come questo. Mi viene da pensare che forse non è stato memorabile il suo avvicinamento, sicuramente lo è divenuto più tardi.
Ricostruendo questi anni di amicizia attraverso foto, lettere, bigliettini mi rendo conto che insieme abbiamo affrontato molte sfide, dalle scuole medie in cui il tasso di tamarraggine poteva comprometterci per il resto della nostra vita, alle prime feste alla cascina cappuccina, dove il tasso alcoolico ci ha compromesso per il resto della nostra vita.
Ci siamo sopportati nonostante i difetti clamorosi di entrambi, la sua testardaggine che potrebbe essere studiata dai migliori psicologi del pianeta Terra, il suo essere tremendamente lunatica e sensibile a qualsiasi variazione atmosferica. Questo suo particolare si scontrava con il mio accentuato lato permaloso, storici i silenzi stampa tra di noi.
Alle scuole medie era la mia compagna di banco, a giorni alterni la ragazza più dolce e sensibile nell’emisfero boreale, altri l’acidità fatta persona, i limoni siciliani in confronto sarebbero stati mascarpone zuccherato.
Una volta sono andato a scuola con una felpa grigia sbrodolata di latte e cacao (ovviamente non era la moda del momento ma una mia svista imperdonabile), ho ancora impresso nella mente lo sguardo inquisitorio della piccola Ire che freddamente mi dice “Ma non ti guardi allo specchio prima di venire a scuola?”.
Erano famosi e ricorrenti i battibecchi su Davide Milani e su chi tra noi due avesse l’alito più asfissiante. La normalità non era di moda a quei tempi, d’altronde da persone che vestivano Energie non ci si può aspettare di meglio.
Anche io come lei alternavo momenti di amore incondizionato nei suoi confronti, come quella volta che rischiavo un brutto voto per suggerirle un esercizio di grammatica durante una verifica. Le ho scritto i risultati su un fazzoletto e quando glielo stavo passando la professoressa Palese sentenzia “ Bises, non avrai mica scritto a Bollettini le risposte sul fazzoletto!”. Non potrei mai fare una cosa del genere, parola di piccolo Lord. Ma per un’amica questo e altro.
Per un certo periodo ci siamo allontanati, fu così che ho creato un partito contro di lei, una mossa alquanto diabolica e in perfetto stile Blair Waldorf, durato come un tiramisù a casa mia. Un battito di ciglio.
Dopo qualche mese Cristiana ci fece rincontrare e in prima liceo io e Irene eravamo già grandi amici, entrambi sopportavamo i grandi dilemmi di Cristiana e le sue telefonate eterne. Domande che passeranno alla storia “ Ma che dici glielo rifaccio uno squillo o aspetto stasera?”. Interrogativi esistenziali a cui nessuno poteva dare una risposta perché qualunque essa fosse, era sempre sbagliata.
Da quel momento non ci siamo più separati e abbiamo affrontato le difficoltà e le felicità della vita insieme, fianco a fianco: la prima sigaretta con successivo giramento di testa, il suo primo amore e lo sfacelo del suo primo amore, l’ho riportata a casa a peso morto dopo una festa in cappuccina guidando la sua bici storica alle ore quattro del mattino, le sue foto con le matite nel naso. Per non parlare della sua voglia di sperimentare nel look: la sua permanente con hennè rosse, i pantaloni a zampa d’elefante con stivale neri a punta, il taglio cortissimo e i sorrisi ferrati a causa di una ferrovia al posto dell’apparecchio. Insieme decidevamo i colori degli elastici. Patetici.
Io e Lisa l’abbiamo aspettata fuori da casa sua non so quanto tempo e non so per quante ore complessivamente, nonostante il vento, la nebbia, il gelo, la bora o la neve eravamo sotto casa sua ogni mattina in bicicletta aspettando che si spegnesse la luce della sua camera. Nel frattempo a scuola era già l’orario dell’intervallo.
Siamo cresciuti insieme, abbiamo compreso le rispettive metamorfosi, l’ho vista diventare una donna intelligente, caparbia, sicura di sé e bellissima. Da quello scriccioletto che condivideva con me quel primo banco sono passati decenni. Irene è una di quelle amiche che puoi non vedere per mesi o stagioni, ma che quando rincontri ci parli come se l’avessi vista il giorno prima. Ce ne siamo fatte tante, ne abbiamo passate altrettante ma la più grande soddisfazione che ho nei suoi riguardi è quella di non averla mai abbandonata, di cercare sempre un pensiero e un istante da dedicarle perché era accanto a me nei momenti più delicati. E voglio starle accanto sempre, un po’ come nel matrimonio, nella buona e nella cattiva sorte, nella ricchezza e nella povertà, con la permanente o con la frangetta.
Ho amiche di tutte le età e di tutti i tipi: quella più goliardica, quella più raffinata, quella riccia, quella liscia. Alla mia laurea sembrava di essere alla finalissima di Miss Italia, mancava giusto il numerino, il giudice c'era. Mia zia Ebe, lei ha diviso le mie amiche per categoria, il suo animo giovanile è ancora spiccato nonostante i suoi quasi 80 anni suonati.
Per festeggiare la mia laurea oltre ad un aperitivo tutti insieme ho scelto di andare al cinema, l'idea era quella di vedere il documentario di Valentino, l'ultimo imperatore. La critica ne ha parlato molto bene, lui è geniale e il mondo della moda non sarebbe lo stesso senza il suo lavoro e la sua arte. Non immaginavo però che uscisse una settimana dopo in tutte le sale italiane, ovvero 10. Mi auguro che ce ne sia almeno una a Milano tra queste esclusivissime dieci. Comincio a invidiare la mia amica romana Sofia che non solo ha visto il film in anteprima ma ha anche potuto sentire Valentino dirle "ciao tesoro!".
Sua madre ha lavorato con lui, il mio prozio ha ideato una linea per la casa con i tessuti della mia famiglia negli anni '80, non ero ancora nato all'epoca.
Non trovando in nessun cinema milanese il film lascio decidere alle mie amiche il destino di questo tragico giovedì sera. Non avevo idea però di essere nelle mani di ventenni trasformate in tredicenni in piena tempesta ormonale.
Ho una sorella di quattordici anni, so cosa significa trovarsi in bagno tutte le settimane pile di giornalini "cioè" dove in copertina c'è o Robert Pattinson o Zac Efron, non esistono altri ominidi nel mondo teen-ager.
La mia funzione passa da festeggiato ad accompagnatore di ragazzine pronte ad ululare al pallidume del protagonista di Twilight nel secondo episodio New Moon ( non chiedetemi che c'entra il titolo con il film!).
Era da tempo che non vedevo un film così banale. Io e Aleccia ( le si chiudevano gli occhi) ci guardavamo allibiti durante i discorsi melensi e scritti dallo stesso sceneggiatore delle soap opera portoghesi. La protagonista è depressa per tutto il film e si innamora sempre di mezzi mostri poco normali al posto di vivere la sua vita tranquillamente tra shopping e scuola. Il suo amore lontano se ne và a Rio de Janeiro e il suo rivale passa le giornate nell'umido bosco sempre mezzo nudo. Naturalmente questi particolari sono voluti appositamente per riempire le pagine del Cioè e di tutti i giornalini delle teen-ager. Come ricompensa divina abbiamo preso dei mega pop-corn che i nostri vicini hanno lasciato a metà. Il viaggio di ritorno a casa è stato memorabile, rivisitando le scene più stupide e inverosimili abbiamo riso talmente tanto che non riuscivo a guidare e respirare. E comunque sono pronto, scriverò io il prossimo capitolo di questa saga e Bella stavolta si innamorerà di un mezzo uomo e mezzo cavallo. Contenta lei.
Ognuno ha delle date che conserva nel proprio cuore, la nascita di una sorellina, il giorno in cui si conosce una persona speciale. E poi ci sono quelle ricorrenze che hanno quel gusto di soddisfazione come la maturità e poi la laurea, che sia triennale o no. Oggi festeggio la mia laurea triennale, supero felicemente il primo gradino di questo percorso universitario, sono dottore in scienze dei beni culturali, e mi auguro che sia l'inizio di una bella carriera. So che il cammino è ancora lungo ma sono soddisfatto e sereno delle mie capacità e dei miei risultati. Dedico questo mio primo passo ai miei genitori, che con sacrifici mi hanno dato la possibilità di studiare ciò che desideravo ardentemente, e anche alla mia persona speciale. un abbraccio, il neo-mini-laureato- Lollo