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giovedì 24 marzo 2011

Firenze fiorente

Se Parigi val bene una messa, allora Firenze val bene una sveglia alle cinque di mattina. Ripeto, alle cinque di mattina. Una gita con il corso di storia dell’arte rinascimentale, tutti insieme appassionatamente per divertirci e osservare le meraviglie di questa città-culla.
All’andata un raffinato Freccia rossa, al ritorno uno sgangherato intercity, il treno della speranza dove tutto puzza di plastica bruciata e la signora napoletana parla con il figlio e con tutta la carrozza. Sul Freccia rossa sono tutti manager, qualche milanese, qualche romano, tutti impettiti. Hai la cravatta con gli orsetti? Sei un manager. Hai il mocassino Sergio Rossi? Sei un manager. Non hai l’Iphone e non parli al cellulare? Allora non sei nessuno.
Al nostro arrivo ci aspettava una guida toscana che ci ha aperto in esclusiva la collezione Contini. Lei con uno strano vestito finto Chanel dal taglio anni ’50, abbinato ad un cardigan “pugno nell’occhio” e un paio di stivaletti dall’aria imbarazzante ci ha mostrato il patrimonio di questo collezionista del primo ‘900. Sulla scia di Berenson ha arredato la sua “umile” dimora con uno straordinario Bellini, un ritratto dolce e melanconico di Veronese e per una sala da pranzo imponente due grandi tele di Tintoretto, con quel suo vertiginoso scorcio.

sabato 15 gennaio 2011

GNAM vs MAXXI












Sto ancora digerendo quel chilo di tiramisù che la mia migliore amica ha deciso di lasciarmi nel frigo attentando ufficialmente alla mia salute. E’ iniziata la settimana della moda, te pareva, altro giro altra corsa, Dolce & Gabbana incanottati, Frankie Morello ci fa vedere qualche staffa ecc.. Un continuo ululato, modelli imbronciati, tutto visto e stravisto. Io che come voi non ho nessun invito per nessun evento mi dissocio e parlo d’altro. Così vi riporto un piccolo articolo che ho scritto per un progetto dell’Università. Ho visitato i due maggiori musei d’arte contemporanea a Roma e li ho descritti evidenziando le differenze stilistiche. Se lo trovate un po’ accademico sappiate che la ragione è che doveva leggerlo la professoressa, non potevo arricchirlo di tutti i miei soliti fronzoli.

Visitando i due maggiori spazi espositivi d’arte contemporanea a Roma, la Galleria Nazionale d’arte Moderna e il Maxxi, si denotano subito differenze stilistiche dovute sia alle due epoche storiche a cui appartengono, sia per il contesto urbano circostante.
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna ospita la più grande collezione d’arte contemporanea in Italia, nata nel 1883 la prima sede fu allestita al Palazzo delle Esposizioni, nel 1911 per i festeggiamenti dei primi 50 anni dell’Unità d’Italia venne costruito l’edificio attuale a Valle Giulia dall’architetto romano Cesare Bazzani. Il Palazzo delle Belle arti ha una struttura classica, segue i modelli espositivi dei musei ottocenteschi in cui grandi saloni intitolati si susseguono delimitando un percorso preciso, ordinato, cronologico, il visitatore non è disorientato dalla struttura. Il contesto i cui è inserito è storicamente contemporaneo, la zona del quartiere Parioli alle spalle della Galleria trova il suo sviluppo proprio intorno ai primi decenni del ‘900, esattamente come Piazzale delle Belle Arti che ricongiunge il vialone verso il Tevere. Frontalmente si apre il Giardino Zoologico e il Parco di Villa Borghese, divenuto parco Pubblico con l’Unità d’Italia.





Diverso invece il Maxxi, Museo delle Arti del XXI secolo, progettato dall’architetto iracheno Zaha-Hadid nel quartiere Flaminio, una zona prettamente residenziale nelle vicinanze dell’ansa del Tevere. E’ costituito da un enorme spazio circostante creato per ospitare eventi, un percorso pedonale che si districa per tutta la parte esterna. La collezione permanente è in continuo divenire grazie a donazioni, affidamenti o tramite progetti di committenza. L’architettura è già di per sé un’esposizione ingigantita dell’ingegno umano, dell’arte del 2000 in cui il visitatore si trova disorientato dall’imponenza della struttura con un sistema di scale complesse e da una scelta minimale della gamma coloristica. Non vi è un percorso espositivo dichiarato, al contrario si susseguono ampi locali in cui molte installazioni di artisti contemporanei convivono. E’ un luogo che vuole essere il simbolo delle nuove arti, dell’arte polivalente del XXI secolo ospitando una Biblioteca, un archivio. E’ uno spazio versatile aggettato in un quartiere denso di popolazione ma privo di centri culturali, di musei cittadini.

Visitare questi due poli è stato interessante, entrare nei progressi edilizi di una città così stratificata come Roma in cui il contemporaneo deve forzatamente associarsi ai linguaggi classici, conviverci, simulando un’armonia urbana.

domenica 9 gennaio 2011

Che personaggio storico essere?



"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, se potessi essere un personaggio storico quale sceglieresti? E perché?

Carlotta.


Uhm. Questa non è una domanda facile a cui rispondere. Ci ho pensato parecchio perché non volevo affrontare l’argomento con superficialità, manco dovessi parlare della Pace nel mondo.
Sono un appassionato di storia e come ho detto spesso nel blog mi piace leggere le biografie di personaggi storici che hanno avuto una valenza importante come uomini ma anche come detentori di potere. Settimana scorsa ho visto un documentario ben fatto sulla città di Firenze nel Rinascimento. Quale uomo più colto, sensibile e attento alle arti e alle scienze di Lorenzo Il Magnifico. E’ un caso che abbia il suo stesso nome, un nome fiorentino, che ha una sua essenza raffinata. Signore di Firenze, scelto dal nonno perché aveva trovato in lui le caratteristiche ideali per regnare su una città che risplendeva di luce propria in tutta Europa. Durante il suo regno ha riunito attorno a sé i grandi artisti del Rinascimento come Botticelli, Brunelleschi e il giovanissimo Michelangelo di cui aveva intuito le grandi doti artistiche accogliendolo all’interno della sua famiglia. Era un uomo dedito all’arte, alla letteratura, scriveva poesie e canzonette, visitava chiese conventi (questo “hobby” ammetto che non mi appartiene) e partecipava alle giostre della città.
E’ morto nel 1492 dopo una vita passata a fare da ago della bilancia in un paese costellato di ducati, marche, ducati e principati. Una data simbolo, l’anno della scoperta delle Americhe e cardine della storia moderna. Non ho la presunzione di assomigliare a Lorenzo Il Magnifico, non sono stato dipinto da Botticelli in preghiera davanti ad una Madonna in trono, però come lui coltivo l’amore per l’arte e la letteratura, sono sensibile alla vitalità umana e alla spensieratezza di un’epoca affascinante. Poi al contrario suo non sono un Medici, mio nonno non era signore di Firenze, non portavo zibellini e non avrò una progenie che siederà sul soglio di Pietro o sul trono di Francia.
E voi che personaggio sareste? Vi consiglio se siete appassionate di storia le biografie di regine e donne intriganti come Marie Antoinette, Madame Pompadour, la Zarina Alessandra, Paolina Bonaparte e Sissi. Donne che sono passate alla storia perché hanno saputo dichiarare il loro carattere in un’epoca che le voleva schiave dell’egocentrico maschilismo e che le vedeva come scambio per matrimoni infelici.

giovedì 11 novembre 2010

Ama l'arte e non metterla da parte


Arte. Che cos'è? Ha un colore? Un odore? Un suono? Se lo si chiede a Valentino la risposta potrebbe essere un suo vestito di seta, rosso. Renzo Piano direbbe che l'arte risiede in noi, che siamo noi che troviamo l'arte nei luoghi, nei paesaggi, nei meandri delle nostre metropoli. E per voi come si può sottilizzare il concetto di arte?

Io la studio, la digerisco, la assimilo e ogni cellula del mio corpo la fa propria. L'arte è tutto quello che ti suggerisce grandi emozioni, e che ti fa sentire piccolo, quasi miserabile perchè tu non potresti mai fare altrettanto.
Le grandi attività museali hanno bisogno dell'amore per l'arte, la sopravvivenza di restauri e fondazioni sono nelle nostre mani. Che senso ha possedere centinaia, migliaia di siti di entità internazionale se poi non alziamo lo sguardo e osserviamo quello che abbiamo intorno? Mi è capitato di conoscere persone incuranti della storia della loro cittadina e dei monumenti che hanno sotto il naso quotidianamente. "Che Chiesa meravigliosa, a chi è dedicata?" "Boh, so solo che qui davanti c'è un bellissimo negozio che vende le scarpe di Dolce & Gabbana". Milano è una città misteriosa, all'avanguardia per antonomasia nel campo della moda, nel design e per l'arte contemporanea. Ne è l'esempio l'opera di Maurizio Cattelan a Piazza Affari, probabilmente un milanese snob e con la puzza sotto al naso porterebbe il suo pettinato yorkshire a fare i bisogni sotto la sua installazione, ma è geniale il suo impeto, alla faccia di benpensanti e moralisti.

Abbiamo un patrimonio artistico in Italia come nessun paese al mondo, a cielo aperto possiamo scoprire l'età antica, le cattedrali romaniche, i palazzi dei mecenati, gli edifici liberty e i grattacieli. C'è un infinito numero di monumenti, anche piccoli e minori ma che hanno fatto storia in questo nostro paese stivalato.
In questi giorni si è molto parlato di beni culturali, di tutela. La Casa del Gladiatore è solo un irrilevante scorcio su quello che accade tutti i giorni, sull'incuria che quotidianamente attanaglia le nostre coscenze. Non fare nulla finchè non ci scappa il morto o il ferito, non fare nulla finchè non viene distrutto un pezzo della nostra identità civica. Per poi far nascere stupide lamentele, sollevare condanne e responsabilità che di certo non ci permettono di fare "rewind".

Basterebbe non scrivere sui muri, stupirsi davanti ad un'opera di Giovanni Bellini e inchinarsi davanti ad un Caravaggio. Leggere quei cartelli marroni che incontriamo agli angoli delle strade, vicino ad edifici storici e renderci conto che sono stati costruiti per noi, per il mondo, per una testimonianza che abbiamo il dovere di tutelare.

Le nostre vite è vero, sono particolarmente frenetiche, ma visitare un museo, una mostra d'arte è sempre un tassello in più di quella cultura che nessuno ci regala, che nessuno ci insegna. Bando alle ciance, oggi sono stato particolarmente pesante e me ne scuso.

L'arte è vita, l'arte è tutto quanto c'è di bello al mondo. Ametela, custoditela sotto al materasso o nel salvadanaio a forma di porcellino. Poi chissà, un giorno riuscirete ad indicare il Poldi Pezzoli ad un gruppo di giapponesi e fiere vi potrete definire "cittadine acculturate". Per poi entrare da H&M e spendere tutto il vostro sudato stipendio, o magari prese dall'entusiasmo correrete da Feltrinelli.

martedì 1 dicembre 2009

Valentino: L'unico Imperatore.


Tutte le persone che mi conoscono sanno che quando mi metto in testa una cosa ( e non parlo dei miei cappelli) non c'è tempo, spazio che tenga. Mi piaceva una cappelliera con i colori Chanel? Due giorni dopo era mia, pronta per accompagnarmi "en France". Volevo vedere a tutti i costi il film-documentario di VALENTINO, distribuito in sole dieci sale italiane. Ci sono riuscito, non attraversando la penisola. Fortunatamente Milano ha il pregio di essere una città in cui tutto e tutti ruotano intorno all'ambiente moda. Basti pensare che sui tombini sono incise delle "F" che assomigliano a quelle di Fendi, quindi non mi sono stupito quando ho letto sul giornale che il cinema Eliseo di Via Torino avrebbe proiettato il film. Niente viaggio a Mazara del Vallo per Valentino. Fiù. Mi hanno chiesto cosa pensavo del film, le mie parole per tre giorni sono state "meraviglioso, divertente, spassoso, stupendo". Non vedevo un film così bello da tempo. E non mento. Valentino non è uno stilista, non boglio bestemmiare, sostengo solo che questa non sia moda ma arte, anzi Arte con la "A" maiuscola. Lui forgia la stoffa, i colori,con le pietre dure scalfisce la luce per amare il corpo della donna, esaltarne la bellezza e la classe. La classe, quella intramontabile rarità che tutte le donne cercano, è il vero tema del film. Ed è questo che rende Valentino unico e inimitabile agli occhi del gentil sesso. Quale donna non sogna un suo abito? Un suo sguardo di approvazione? Sotto i suoi spilli sono passate le icone femminili del secolo scorso, da Audrey a Jackie Kennedy, non per caso, non per questioni di pubblicità ma per gusto, per quel gusto e quella raffinatezza che non si comprano nemmeno coi milioni. Karl Lagerfield nel film bisbiglia a Valentino "Solo noi, gli altri fanno solo stracci!". Un pò presuntuoso, però non ha tutti i torti, loro hanno ancora quell'approccio originale e artigianale della moda che sicuramente Dolce e Gabbana non avranno mai. Non si piegano alle ragioni commerciali. Non del tutto. Sono riuscito anche a commuovermi in tre momenti; quando in una stanza bianca Valentino vede tutti i suoi capolavori in un unico momento e "spulciando" tra le stampelle sospira tra sè e sè "Quante cose che ho fatto". Tra le sue mani i più bei vestiti di tutti i tempi, quelli indossati dalle star più eleganti del pianeta. Presunzione zero, commozione dieci. La seconda lacrima è scivolata nel momento in cui a Roma durante la festa per i suoi 45 anni di attività sfilano in passerella le sue migliori creazioni e durante la sua uscita una standing ovation lo abbraccia calorosamente. Anna Wintour che solitamente è posata e calma sembrava un'ultrà del Napoli allo stadio. Un pianto da Titanic invece quando tre acrobate volteggiano nell'aria vestite di rosso-Valentino e dietro di loro un Colosseo colorato dalla luce della Luna. Arte pura. La coppia Valentino-Giancarlo è invincibile ed è l'unico aggettivo che riesco a battere su questa tastiera. Come si può amare la stessa persona per 49 anni ed essere ancora al suo fianco? Meraviglioso nel documentario la scelta di affrontare questo tema con naturalezza, con semplicità. Non ho visto vologarità, stravaganza. Solo due persone con una grandissima stima l'una dell'altra e un affetto che và oltre alla semplice relazione sentimentale. Non li unisce nessuno pezzo di carta, nessun atto di matrimonio. Solo un legame invisibile e indissolubile: L'amore.