All’andata un raffinato Freccia rossa, al ritorno uno sgangherato intercity, il treno della speranza dove tutto puzza di plastica bruciata e la signora napoletana parla con il figlio e con tutta la carrozza. Sul Freccia rossa sono tutti manager, qualche milanese, qualche romano, tutti impettiti. Hai la cravatta con gli orsetti? Sei un manager. Hai il mocassino Sergio Rossi? Sei un manager. Non hai l’Iphone e non parli al cellulare? Allora non sei nessuno.
Al nostro arrivo ci aspettava una guida toscana che ci ha aperto in esclusiva la collezione Contini. Lei con uno strano vestito finto Chanel dal taglio anni ’50, abbinato ad un cardigan “pugno nell’occhio” e un paio di stivaletti dall’aria imbarazzante ci ha mostrato il patrimonio di questo collezionista del primo ‘900. Sulla scia di Berenson ha arredato la sua “umile” dimora con uno straordinario Bellini, un ritratto dolce e melanconico di Veronese e per una sala da pranzo imponente due grandi tele di Tintoretto, con quel suo vertiginoso scorcio.