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martedì 15 marzo 2011

L'abito e la nostra (malata) psiche

                     "AD OGNI VOSTRA DOMANDA,
        UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo non ho una vera e propria domanda per te, è più che altro uno spunto, ripensavo a uno degli esami che ho dato recentemente. Chiacchierando con un'amica aspettando il nostro turno mi ha detto che in quel momento indossava la sua "divisa da esame", in pratica ha un outfit invernale e uno estivo che si mette ad ogni esame. la sua è una cosa più che altro scaramantica, ma mi ha fatto riflettere, è possibile che un certo abbigliamento "influenzi" la nostra psiche?

Carlotta.

venerdì 25 febbraio 2011

Tatuaggi: aforismi moderni?

"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, era da un pochino che volevo chiederti cosa ne pensi dei tatuaggi. Ti piacciono? Ne hai qualcuno? Illuminaci tu che sei capace di rischiararci le giornate e darci consigli validi.

Martina.

Tenera Martina, in realtà io non illumino nessuno, a quello ci pensa Leopardi. Mi fa piacere sapere che apprezzate questa rubrichetta (ricordatevi la “e” aperta alla milanese) e che chiedete a me al posto del pescivendolo sotto casa. Non ci sono nemmeno più i macellai di una volta, quelli che accoltellavano quarti di bue mentre canticchiavano qualcosa di romantico. Ora sono loro i veri intenditori di moda, con una fiorentina posso farti una clutch con cui potrai fare un figurone ad una delle 52 settimane della moda a Milano. Cosa penso dei tatuaggi? Ci ho pensato e visto che una fedele Carlotta voleva sapere cosa pensassi di Belen e Canalis ne approfitto per rispondere ad entrambe. Belen, indubbiamente, perché l’ho trovata di una bellezza imbarazzante, semplice, umile, non montata e sempre sorridente. La Canalis è meravigliosa ma mi infastidivano i suoi tatuaggi.
Puoi indossare un vestito che è la quinta essenza dell’eleganza e che proviene dall’atelier di uno stilista che ci ha messo anima e corpo ( più che lui personalmente il suo entourage di sarte) e sei bellissima però dieci anni prima ti sei tatuata sul braccio un tribale tamarrissimo e qualche scritta vicino al polso. Bocciata. Declassata. Marchiata a fuoco più di quanto lo sia già.
Non mi piacciono personalmente, li trovo antiestetici. Come l’ultima Miss Italia, quando l’ho vista in gara ho detto “Se fossi nella giuria non la voterei nemmeno per qualche mazzetta”, poi ha vinto. Non mi sono stupito perché in giuria c’era la Rusic, grande eletta della raffinatezza italiana, lei che ha fatto proprie le regole sociali del Galateo. Un’erede di Giovanni Della Casa.
E’ un peccato vedere delle bellissime ragazze con un fisico statuario che hanno dragoni alati, fatine dalle pose ammiccanti o peggio ancora polipi e serpenti lungo tutto il corpo. Si rovinano, sono volgari e se un giorno indosseranno l’abito bianco se ne renderanno conto. Piccoli e in punti in cui non sono facilmente riconoscibili, questo è il trucco se proprio bisogna averne uno.
Vi sembrerò antiquato e in parte avete ragione però questa è la mia personale opinione. La penso così da quando ho cominciato a lavorare in piscina e mi sono reso conto quanto la gente sia sciocca a dipingersi il corpo senza pensarci troppo. Vanno di moda tribali alla Costantino? Giù una miriadi di punte e forme senza senso, poi le lettere gotiche? Giù una serie di ghirigori che gli amanuensi usavano per trascrivere i testi sacri, mica per farsi incidere le iniziali della madre e del padre. Punti del corpo a caso, i maschi per sottolineare i pettorali in via di sviluppo, le donne (quelle di classe che hanno la foto di Grace Kelly in camera) lo fanno sopra al fondoschiena per la serie “Non guardare qui ma scopri il mio cervello”. Ne ho visti di tutti i colori e se quando andrete al mare ci fate caso mi penserete intensamente. Ovviamente è una questione soggettiva, ho visto dei tatuaggi di persone che conosco molto carini e non volgari, quasi graziosi, ma non credo che me ne potrò mai fare uno, sono fifone e non so se voglio mettere nero su pelle umana qualcosa di cui magari potrò pentirmi in un futuro. Non li condanno e non condanno chi ha il coraggio di farsene, sostengo però che se sono troppo visibili all’occhio stancano e sviliscono la figura, stonano con un bell’abito o con una bella scarpa.
Vi lascio con un quesito, nel Film “Espiazione” Keira Kneightley indossa quell’abito verde smeraldo si Chanel che è stato premiato come miglior vestito nella storia del cinema, avrebbe avuto lo stesso splendido effetto se lei avesse avuto un drago cinese tatuato sulla schiena?

La bellezza di un abito semplice.

martedì 1 dicembre 2009

Valentino: L'unico Imperatore.


Tutte le persone che mi conoscono sanno che quando mi metto in testa una cosa ( e non parlo dei miei cappelli) non c'è tempo, spazio che tenga. Mi piaceva una cappelliera con i colori Chanel? Due giorni dopo era mia, pronta per accompagnarmi "en France". Volevo vedere a tutti i costi il film-documentario di VALENTINO, distribuito in sole dieci sale italiane. Ci sono riuscito, non attraversando la penisola. Fortunatamente Milano ha il pregio di essere una città in cui tutto e tutti ruotano intorno all'ambiente moda. Basti pensare che sui tombini sono incise delle "F" che assomigliano a quelle di Fendi, quindi non mi sono stupito quando ho letto sul giornale che il cinema Eliseo di Via Torino avrebbe proiettato il film. Niente viaggio a Mazara del Vallo per Valentino. Fiù. Mi hanno chiesto cosa pensavo del film, le mie parole per tre giorni sono state "meraviglioso, divertente, spassoso, stupendo". Non vedevo un film così bello da tempo. E non mento. Valentino non è uno stilista, non boglio bestemmiare, sostengo solo che questa non sia moda ma arte, anzi Arte con la "A" maiuscola. Lui forgia la stoffa, i colori,con le pietre dure scalfisce la luce per amare il corpo della donna, esaltarne la bellezza e la classe. La classe, quella intramontabile rarità che tutte le donne cercano, è il vero tema del film. Ed è questo che rende Valentino unico e inimitabile agli occhi del gentil sesso. Quale donna non sogna un suo abito? Un suo sguardo di approvazione? Sotto i suoi spilli sono passate le icone femminili del secolo scorso, da Audrey a Jackie Kennedy, non per caso, non per questioni di pubblicità ma per gusto, per quel gusto e quella raffinatezza che non si comprano nemmeno coi milioni. Karl Lagerfield nel film bisbiglia a Valentino "Solo noi, gli altri fanno solo stracci!". Un pò presuntuoso, però non ha tutti i torti, loro hanno ancora quell'approccio originale e artigianale della moda che sicuramente Dolce e Gabbana non avranno mai. Non si piegano alle ragioni commerciali. Non del tutto. Sono riuscito anche a commuovermi in tre momenti; quando in una stanza bianca Valentino vede tutti i suoi capolavori in un unico momento e "spulciando" tra le stampelle sospira tra sè e sè "Quante cose che ho fatto". Tra le sue mani i più bei vestiti di tutti i tempi, quelli indossati dalle star più eleganti del pianeta. Presunzione zero, commozione dieci. La seconda lacrima è scivolata nel momento in cui a Roma durante la festa per i suoi 45 anni di attività sfilano in passerella le sue migliori creazioni e durante la sua uscita una standing ovation lo abbraccia calorosamente. Anna Wintour che solitamente è posata e calma sembrava un'ultrà del Napoli allo stadio. Un pianto da Titanic invece quando tre acrobate volteggiano nell'aria vestite di rosso-Valentino e dietro di loro un Colosseo colorato dalla luce della Luna. Arte pura. La coppia Valentino-Giancarlo è invincibile ed è l'unico aggettivo che riesco a battere su questa tastiera. Come si può amare la stessa persona per 49 anni ed essere ancora al suo fianco? Meraviglioso nel documentario la scelta di affrontare questo tema con naturalezza, con semplicità. Non ho visto vologarità, stravaganza. Solo due persone con una grandissima stima l'una dell'altra e un affetto che và oltre alla semplice relazione sentimentale. Non li unisce nessuno pezzo di carta, nessun atto di matrimonio. Solo un legame invisibile e indissolubile: L'amore.