giovedì 25 febbraio 2010

Le mon Premier Stage

Dopo un mese e passa dalla mia venuta francese e dopo un mese in cui inviavo curriculum da mattina a sera e cucivo su misura creazioni per tutte le italiane, finalmente è apparsa all'orizzonte una svolta. Uno stage. E non uno stage qualunque. Lo stage. Detto così però sembra che questo stage (che parole elegante..stascggggggg) sia caduto dal cielo così, senza che io abbia fatto nulla per meritarmelo. In realtà per quello che ho patito mi dovevano assumere a tempo indeterminato con ferie già maturate e anche un autista personale. Innanzitutto, incontro Sophie Peirani che nessuno conosce ma non è la prima scema che passa per strada. E' una stilista/creatrice di copricapi, di chapeaux per grandi occasioni come cerimonie o semplicemente per serate particolari. Sono cappelli enormi, di forme stravaganti e di tutti i colori. Vengono da tutta la Francia per farsi fare un cappello da lei. E io farò uno stage presso il suo laboratorio e la sua boutique. Ne sono enormemente soddisfatto. So che bisognerà fare dei sacrifici, non incedere nello shopping compulsivo ma è un'occasione unica se considero che potrebbe non ricapitarmi e che lei qui è davvero un must. E' stata su Marie Claire e collabora con tantissime case di moda.
Non è stato facile ottenere questo stage, telefonate di attese al consolato italiano di Metz, email minatorie a professori universitari poco competenti e irritanti.
Ho scoperto una pratica giuridica che non conoscevo riguardo questi stage, lettere che non pensavo di dover inviare. Addirittura ho scoperto e purtroppo ho avuto a che fare con traduttori giurati che vogliono 25 euro a pagina. Che è d'oro? Cosa si fa per inseguire un sogno. Spero che almeno Sophie mi ripaghi con un cappello enorme da appendere in casa. Uno di quelli che farebbe invidia alla regina Elisabetta.

sabato 13 febbraio 2010

Il popolo di Facebook

Ormai Facebook è il mio ufficio, la mattina mi sveglio e controllo l'email per sapere se ci sono news aggiornamenti o drammi inattesi. Come al solito nessuno risponde ad un curriculum, che bisogno c'è tanto inviare dati personali ed esperienze fatte è un passatempo, non una fastidiosa necessità. Persino per uno stage devi salire sul soglio pontificio e camminare in ginocchio sui ceci davanti al consolato. Allora la mattina o il pomeriggio a seconda del tempo e dell'umore mi siedo alla scrivania, accendo Facebook, e lavoro. Più o meno è lo stesso tipo di lavoro di Alfonso Signorini. A lui arrivano le foto sviluppate, a me tramite posta elettronica. Fonti discrete e sicure. Poi ora che ho anche un alter ego per sponsorizzare le mie creations, ho veramente un'idea ampia, direi ampissima visto il numero spropositato e sempre crescente dei miei nuovi "amici", di tutte le categorie di profili.
Eh sì perchè ognuno si approccia a Facebook un pò come al diario di scuola, quelle enormi smemorande in cui si incollavano addirittura le unghie incarnite della nonna Gina per fare volume. Non ci sono quantità precise di categorie e uno può appartenere a più di una, se qualcuno si dovesse sentire offeso sono affari suoi, si faccia un esame di coscienza e cambi il profilo.

-Ci sono quelli che...condividono qualsiasi cosa che comincia con appunto "Quelli che..."e quando dico qualsiasi cosa intendo proprio qualunque cosa. Hai il cellulare accesso giorno e notte? Condividi. Hai le dita nel naso mentre guidi? Condividi. Hai un neurone che si sta suicidando? Condividi. Spero di aver reso l'idea.
- Quelli che..anzi quelli KE non hanno ancora capito che le K al posto delle C non solo sono abominevoli e demodè, ma anche particolarmente fastidiose.
- Quelli che condividono tutti i link di persone con nomi che non si possono sentire: Cucciolotta Dolce, Patatina Arrabbiata, Stronzetta Per gioco, Fata Morgana Timida e apoteosi: Mi sono persa....Sì il cervello. Lo trovi alla sezione oggetti smarriti perchè nessuno lo reclamerà mai!
- Quelli delle foto del profilo: Non solo ogni giorno guardano qual'è la foto del profilo e trovano sempre la stessa. Forse ne hai solo 3? Hai mai sentito parlare del calcolo delle probabilità?. Le foto del profilo si dividono in altre due categorie (cito solo le due più importanti):
1) Per le donne: piastrate, ombretto fluo, frangetta, rossetto in regalo con il Cioè. Di solito viso imbronciato alla Kate Moss, presa dall'alto. Vista a 360 gradi del lavandino otturato, del box doccia pieno di calcare e del water. Se ti applichi puoi vedere anche cosa legge quando deve sentirsi ispirata.
2) Per gli uomini: tipica foto davanti allo specchio, scattata con il telefonino a petto nudo. Ambientazione? Sempre il bagno. Solitamente sono seriosi perchè non respirano per tenere l'addominale, fare il bicipite, gonfiare il petto. Tutto questo è difficilissimo da coordinare con il movimento del pollice per scattare la foto.
-Quelli che si iscrivono a tutti i gruppi che passano a tiro. In una giornata, tra un "quelli che" e qualche frase idiota diventano fan di tutto. Ma tutto. Io rido a crepapelle quando leggo i gruppi contro Barbara D'Urso e le sue mimiche facciali da disperata tragicomane, però non per questo alla velocità della luce mi iscrivo al gruppo "Felpa con il cappuccio" "Tappeto sbiadito" o "alito del mattino". Diamoci un taglio!
-Quelli che condividono link di un livello talmente basso che non dovrebbero nemmeno esistere e che per di più sono anche terribilmente sgrammaticati. "Per quelli che anno un compagno delle elementari su facebook". Si ce l'ho, e fortunatamente non scrive hanno senza l'h. Forse il tuo dovrebbe rifarsi un giro alle elementari.
-Poi c'è il mio preferito: Quelli che condividono tutti i link smielosi e che ti fanno venir voglia di spaccare tutto.Chi non ha un "amico" che si lagna da mattina a sera per le sue vicende poco fortunate in amore? Tutti siamo stati lasciati, abbiamo mollato e abbiamo pianto. D'accordissimo, nessun problema ad ammetterlo. Ma lagnarsi e stracciare gli zibidei tutto il santissimo giorno no. Accendi Facebook per farti due risate dopo una giornata di lavoro e guardi l' Home.34 Link tutti suoi, uno dietro l'altro, ti chiedi se esista solo lei o se abbia comprato i diritti. Leggi il primo e dici "Poverina" poi il secondo "Beh però" al terzo urli "Minchia se sei così pesante ora che ti ha mollato figuriamoci quando stavate insieme". Io non ci parlo con questo persona ma con tutti i suoi link giuro che so per certo tutta la storia come è andata.
"E' iniziata quest'estate quando si sono conosciuti, Facebook pieni di cuori amore e sentimento sopra le righe. Poi la distanza ha cominciato ad incrinare il rapporto che poi lui ha fatto finire. Lì è inziato il dramma, non per lei ma per noi! Sono 6 mesi che condivide link come " Per quelli che lo chiamo o non lo chiamo?" oppure "Quelli che si asciugano una lacrima anche se non vogliono piangere" "Quelli che..non ti dimenticherò mai". Un 'angoscia unica. Ti viene voglia di andare lì e dirle che si deve riprendere, che non può continuare così perchè è una piaga sociale. Mi spiace essere così duro ma sono esaurito dalle sue frasi deprimenti. Poi finalmente un giorno scrive "Basta non ce l'ha faccio più, voglio uscire!". Miracolo,( sorvolando l'errore grammaticale) sei lì che la inciti davanti alla tastiera "Esci dai, ce l'ha puoi fare (cominci a parlare come lei)" e alla fine leggi sotto "Piove, non esco, faccina trste". No, ricominciamo tutto da capo.
Poi ci sono altri tipi di profili più simpatici, allegri, divertenti. Sono i miei preferiti. In fondo il profilo ti assomiglia, prende forma dal tuo modo di relazionarti agli altri e non deve essere preso troppo sul serio. E' un gioco.


sabato 6 febbraio 2010

Hi Fashion Tv!


Sto cercando un lavoro. Tutti i santi i giorni lo ripeto, ed è la prima cosa che ho imparato a dire in francese. Qualsiasi lavoro, dal lavapiatti al dirigente di banca. Non è affatto facile e il mio entusiasmo da adolescente ignaro aveva sottovalutato questo aspetto. Non sono mai stato abituato a stare con le mani in mano, lavoro da quando ho 18 anni, nulla di troppo impegnativo ma sono stato educato a cavarmela da solo. Avendo mille risorse ho messo su una specie di mercatino su Facebook. Vendo le mie "creations", poche lire ma un modo per tenermi occupato, divertirmi e utilizzare i chilometri di raso che ho in casa. Durante le faccende domestiche, le colazioni e la ginnastica ho la televisione accesa con il decoder francese. Fin qui tutto normale, sì per voi, noi ci abbiamo messo una giornata intera a capire come funziona e un'altra giornata per accorgerci che avevamo sbagliato. Niente è facile nella vita, se poi riguarda la tecnologia allora diventa un problema insormontabile. Una volta installato scopro mille canali, persino quelli arabi con le notizie in arabo, un pò come i video di Bin Laden. Ho pensato di trovare almeno la Rai, niente, piuttosto di ospitare un canale italiano i francesi si guardano "Il mondo i Patty" in lingua originale. La tv mi fa compagnia e anche da insegnante di francese. La proff di inglese è invece il canale 111, Fashion Tv. All'inizio ero tutto gasato, mi sono detto "Che bello, vedo tutte le sfilate, le news e i gossips". Dopo aver visto 5 volte la stessa sfilata in un giorno ho cominciato a dubitare di questa mia fortuna, puzzava di bruciato.

Fashion Tv mi fa ridere, è vero che puoi vedere tutte le sfilate di Milano Parigi, New York ecc, ma è anche vero che la gente che ci và a volte è davvero assurda. Per esempio, sfilata di Frankie Morello a Milano. Dire terribile è dir poco, se devo comprare una tuta per fare jogging non la scelgo di certo perchè l'ho vista in una sfilata. Boh, e soprattutto (mio gusto personale ovviamente), chi li disegna? Altro enigma. Fashion tv poi intervista vari ospiti e fa dire in inglese la solita frase "Hi, i am ( nome sconosciuto) and i love Fashion Tv". La persona si allontana tutta felice di essere famous e si passa ad intervistare un'amica dello stilista per conoscere la sua impressione sulla sfilata. Lei, abbronzata anche se siamo a Gennaio, più botox che cellule epiteliali e un colore di capelli mai visto prima dice " So wonderful, so chic, so glamour, so elegant, amazing". Alla fine non ha detto nulla di sensato ma ha fatto un elenco di aggettivi a caso. Il peggio è quando intervistano gli stilisti per conoscere la loro fonte di ispirazione per la collezione. "Beh diciamo che ho preso ispirazione per questa location da un mondo lunare in cui la donna deve evadere da questo stato filantropico di perversione neo-chic, per diventare una farfalla glamour che si dipana per concepire un nuovo modo di essere da etno-cultural". Ma che vuol dire? Dì piuttosto che hai disegnato la tua collezione dopo esserti scolato venti cosmopolitan e che quei ghirigori geometrici sono il frutto delle tue allucinazioni. Alcuni vestiti sono a dir poco atroci, che cosa li fanno a fare mi chiedo visto tutto il lavoro che c'è dietro, sapendo che nemmeno Lady Gaga se lo metterebbe sù. Vi prego fate qualcosa che si possa guardare, e soprattutto, usate dei materiali che non fanno venire malattie. Ho visto una modella che per essere vestita aveva bisogno di 5 persone, il vestito aveva una specie di parafango in ferro che se inciampava per sbaglio veniva decapitata come sulla ghigliottina.Rischiava il tetano solo ad avvicinarsi.

Però il mondo della moda è interessante, intrigante, ci sono degli abiti che sono opere d'arte fluttuanti. A me piace guardarla, scovarla, e non credo che la moda sia solo nelle sfilate o sui giornali. La trovi tu, la scopri tu giorno dopo giorno, attraverso un tuo gusto autentico e unico. Dal mercato al negozietto Vintage.

mercoledì 3 febbraio 2010

Nicoletta Aristuccia Romanoff


La scena è stata questa. Maggio 2009, organizzo la prima rimpatriata della mia classe elementare dopo 14 anni di silenzio e sono seduto vicino a Sofia. Ad un certo punto la sento chiacchierare con una nostra amica "Mia cugina si è rimessa con Pasotti". Io che sono pettegolo di natura, con un ottimo udito ( binomio tragico ma imbattibile) ho chiesto "Sofi ma chi è tua cugina?" e lei sul vago mi dice "Un'attrice, non so se la conosci, si chiama Nicoletta Romanoff". Apriti cielo. Non la conosco? Sofia è stata abbagliata dal mio gossip-cognitivo su sua cugina. Tutti conoscono Nicoletta per il film di Muccino "Ricordati di me" in cui interpretava la ragazza sguaiata che sogna di diventare velina. Meglio precisare che il programma si intitolava "Ali ba ba" ed era una sorta di Passaparola. Io quel film l'ho adorato, mi è piaciuto talmente tanto quando è uscito che ho voluto comprare il dvd. Disperso in qualche angolo remoto di casa mia o ingurgitato da un buco nero che mia madre usa per fare le "pulizie". So quasi tutte le battute e il suo personaggio era ovviamente il mio preferito, oltre ad essere bellissima recita con una semplicità che mi ha colpito. Due sono le cose memorabili: quando balla al provino la canzone "Look at me" di Geri Halliwell (era la mia preferita!) e quando pattina in casa. Un sogno, mi ricordo che il mio più grande desiderio era quello di pattinare a casa di mia nonna. Immaginavo di fare il giro della casa senza mai frenare, non c'è bisogno neanche di dire che non l'ho mai potuto realizzare.
Nella conversazione con Sofi ho anche citato il secondo film "Cardiofitness", meno indimenticabile del primo ma carino. Sono uno dei pochi che ha apprezzato questo film e che l'ha scaricato (Non credo esista il dvd) proprio perchè ho letto su Wikipedia che lei era la protagonista. Ho persino segnato delle frasi del film sulla mia Moleskine, ridevo anche a crepapelle quando una delle amiche prende in giro le altre sostenendo che il ragazzo 15 enne (Federico Costantini) sia il figlio illegittimo di Lady Diana e Dodi. Sono pazzo.
Nicoletta è vero, non è una di quelle attrici sempre al centro dell'attenzione, sempre pronta a recitare ogni anno in un film ma è brava. Meglio una ragazza così, semplice e che crede in quello che fa, piuttosto che una che pur di fare qualcosa ogni santo Natale mostra le sue grazie nel cinepanettone. Poi non dimentichiamo che è una mamma, una giovane mamma. La sua bambina nata poche settimane fa, è davvero fortunata. Genitori bellissimi, una madrina che tutti vorrebbero e una famiglia tanto simpatica. Tanti auguri Nicoletta.
Un grande abbraccio speciale a Elisabetta e Sofia!

venerdì 29 gennaio 2010

Ricordo doveroso


Il 27 Gennaio per molti può sembrare un giorno qualunque, per molti invece è diventato un appuntamento, un rituale in cui dedicare un pensiero a sei milioni di persone. Sei milioni di persone sono tantissime, tre volte gli abitanti di Roma, e si può immaginare una Roma completamente disabitata? No. Sarebbe raccapricciante. Ma la storia ci insegna che è successo davvero, hanno ucciso veramente sei milioni di uomini donne e bambini senza alcun rammarico, senza un umano pentimento. Niente, nessun presagio di vita in quegli anni, nessun bagliore di speranza. Quello che più è desolante è che accaduto sotto gli occhi di mezzo mondo, non in un'epoca "buia" come il Medioevo ma 60 anni fa, quando i nostri nonni erano nel fiore della loro vita. La Shoah, termine più appropriato, è qualcosa che ci riguarda tutti, un dovere di qualsiasi essere umano rendere giustizia con un pensiero a quelle che sono state davvero delle vittime di un'epoca disumana.
Sono particolarmente sensibile al tema da quando ne abbiamo approfondito le tematiche in terza media. Quanti anni avevo? 14, l'età di Anne Frank quando di nascose per sfuggire ai nazisti. Lei sognava la libertà e si intimidiva per la prima volta davanti ad un ragazzo, io capivo me stesso e prendevo coscienza dei miei stati d'animo. Due epoche lontane, due ragazzini che di simile condividevano tante cose.
Ricordo quella mostra della Shoah in cui lessi tra i nomi delle vittime morti nei campi di concentramento un certo Bises Abramo Alberto, e ben 22 De Benedetti, la famiglia della mia bisnonna. Mi si è aperto un mondo, erano tutti miei avi, così scoprì le mie origini.
Mio Nonno insieme a fratelli e genitori vennero nascosti a Roma in un convento di suore a Trastevere, uno zio emigrò in Argentina e il mio bisnonno vide chiuso il magazzino di stoffe a Palazzo Altieri. Fortunatamente fuggirono alla deportazione del 16 Ottobre 1943.
Queste sono storie, fanno parte del nostro passato, un passato che abbiamo il dovere di ricordare e di non far ripetere.
Ogni anno mi prometto di leggere dei libri sul tema della Shoah, qualsiasi cosa che possa arricchire la mia conoscenza, libri come "Se questo è un uomo" "La tregua" oppure la testimonianza di una sopravvissuta milanese come Liliana Segre.
Quest'anno mi è capitato tra le mani "Il bambino con il pigiama a righe". Non avevo mai visto il film che ho scoperto dopo. Un libro meraviglioso che consiglio a tutti, una storia raccontata dal punto di vista di due bambini che si incontrano a causa di un tragico destino. Ma non capiscono cosa stanno vivendo, quale follia regna in quel luogo. Quanto piangere, quanto pensare, l'ho finito di leggere in aereo, ho chiuso il libro e dal finestrino si scorgeva Roma, la mia Roma con i suoi panorami mozzafiato. Davanti a queste storie capisco quanto i miei "problemi" siano davvero delle piccolezze.

sabato 23 gennaio 2010

Le dee dell'Olimpo







L'Olimpo della moda è come l'Olimpo per i greci, sovrappopolato di divinità. Ognuna diversa dalle altre, c'è la bionda seducente Venere, l'aggressiva Giunone e la sportiva Diana, un pò come le Spice Girls insomma. Nella moda è più o meno la stessa cosa. C'è Valentino per una donna di classe, Max Mara per una donna raffinata ma non milionaria, poi Dolce e Gabbana per una donna che vuole assomigliare a Cher. E gli accessori? Le borse? Come sono disposte nell'Olimpo? Premetto che questo post è frutto di un mio personalissimo gusto, di una serata senza alcun progetto interessante e di una forte indigestione causa tortillas del discount.



Iniziamo dal terzo posto, dalla fne di questa scala gererchica. Io ci metto Louis Vuitton. Potrebbe sembrare una bestemmia detto da me.E' stata fondata nel 1854 come fabbrica di bauli, valigie e set da viaggio rigidi per famiglie facoltose e nobili parigini. Negli ultimi anni è sulla bocca di tutti grazie alla riscoperta del famoso "bauletto" ovvero la versione "speedy" di una valigia morbida. Nel giro di due mesi ce l'avevano tutte, era considerato uno status symbol e qualsiasi ragazza avesse in tasca 500 euro correva da Vuitton per comprarsela. Non è una delle mie preferite ma mi piace, purtroppo ha stancato l'occhio, è troppo diffusa e poche l'hanno personalizzata con un foulard o facendoci semplicemente incidere le proprie iniziali. Quello può essere un trucco raffinato e di stile. A mio avviso Vuitton è fenomenale per i set da viaggio, non ha nessuna concorrenza in fatto di valigieria. Chi non sogna di tenere in mano una cappelliera monogram e uscire dal proprio appartamento parigino in Place Vendome, magari mentre il portiere ti raggiunge con le altre valigie rigide. Un'alternativa alla pubblicità con Sarah Jessica Parker e il suo Mr Big. Louis Vuitton è possibile associarlo solo a Parigi.



Al secondo posto lei, la storica, inimitabile Chanel. Potrete trovarla negli armadi delle vostre nonne e ammirarla come fosse nuova perchè quella pelle trapuntata con quella catenella dorata è senza tempo. Sono classiche, casual e anche di gran stile portate con jeans e camicia. Danno un tocco elegante alle signore per bene over 70 e un tocco inconfondibile alle giovanissime. Nonna Norma a Milano la usava blu con la chiusura classica a logo, sparita e finita chissà dove insieme al tailleur Chanel, un omicidio a sangue freddo. Nonna Giuliana fortunatamente la possiede ancora, nera, con cerniera e senza logo. Talmente bella che seppur messa con qualcosa di blu non stona minimanente. E' la borsa di una donna che ha classe ed eleganza da vendere, che sa portarla con altrettanto charme. La Chanel io l'associo a Roma. Ai Parioli ci sono più Chanel che cameriere, ecco perchè.



Infine, lei, la sommità di questo Olimpo, la divinità simbolo di tutte, Giove, che tradotto in fashionologia diventa Kelly. Più precisamente Kelly Hermes.



Qualunque donna che sia di classe, raffinata, di indiscutibile gusto e a cui il marito abbia già regalato la fede di brillanti, cadrà nella sua trappola. In realtà non è solo una borsa ma un simbolo, un vademecum, un intelligente investimento da sostituire ai gioielli di famiglia. Non tutte possono permettersi la Kelly, non solo perchè costa un occhio della testa, cornea compresa, ma perchè non è per tutte. Victoria Bekham è milionaria e nel suo parco borse sono comprese tutte le Hermes di qualsiasi colore possa essere stato inventato. Ma su di lei ha lo stesso effetto che aveva quasi 50 anni fa su Grace Kelly? La risposta sarà sempre no. Questo è il motivo per cui non tutte possono mettersela al braccio. C'è un paragone doveroso. Bisogna essere sobrie, eleganti ma non volgari, raffinate e umili semplici, questo credo sia il segreto per apparire, anzi, non apparire. Il segreto di una come Grace Kelly che non aveva bisogno di una Hermes Fucsia per gridare al mondo chi fosse. Ne bastava una nera, tanto portava persino il suo nome.

giovedì 21 gennaio 2010

Il fan delle poste italiane

Illuminatemi. Stupitemi. Devo risolvere assolutamente questo dilemma esistenziale che mi attanaglia la mente. Freghiamocene di chiederci se è nato prima l'uovo o la gallina, facciamocelo all'occhio di bue e non pensiamoci. Smettiamola di sorbirci due ore di Voyager cercando di capire se il mondo finirà nel 2012, prendiamoci le ferie la settimana del 21 Dicembre e se non ci sarà nessun cataclisma io sarò a Bora Bora per Natale. Il dubbio che più mi tormenta è: Chi si occupa delle assunzioni delle impiegate delle poste? Chi è questo genio pluri-premiato che riesce a farci un discorso intelligente per più di 30 secondi? Chi riceve delle referenze per loro? Ditemelo.Vi prego, mandatemi una raccomandata con ricevuta di ritorno, di rientro, di spedizione, quello che volete, ma ditemelo!
 
 
Ogni volta che devo andare alle poste italiane, mi innervosisco, sò già che ci sarà una fila spaventosa, che qualcuno urlerà e che qualche vecchietta facendo finta di essere miope scavalcherà la fila. Una volta due signore ottantenni hanno litigato. La sciura Pinuccia ( invento i nomi ma ho il 90% delle possibilità di indovinare) vedendo la sua amica-nemica, la sciura Rosetta, dirigersi verso le poste ha accelerato il passo (per quanto le sia possibile) in modo da avere un vantaggio di qualche metro e di essere in fila prima di lei. Fulmini saette e apocalisse biblica, quanto si è indispettita Rosetta non potete immaginarlo, avevo paura che le si scaraventasse addosso per picchiarla con il bastone e la borsetta finta di Vuitton. In realtà è stata più subdola e noiosa, si è attaccata alle due signore dietro di lei e ha cominciato a tramare contro Pinuccia, non finiva più di darle dell'arrivista, della ladra di fila e di vigliaccheria. Io ridevo di gusto e mi chiedevo se fosse venuto il momento della resa dei conti. Magari nella sala d'attesa del medico. Rosetta troverà il modo di vendicarsi.
 
 
Tornando alle poste, solitamente vi è tutto il paese in fila, over 60 perchè tu pensi che non sia il giorno delle pensioni ma alla fine scopri che è il giorno in cui si regolamentano le badanti e le colf, di conseguenza sono tutti lì. Devi ricaricare una carta prepagata? Nessun problema, compili il modulo prima di metterti in fila, c'è un tavolino con bollettini, moduli vari e telegrammi da compilare. Lo trovi là. Vi è mai capitato di trovare un modulo per post-pay su quel dannato tavolino? A me no, mai, in 6 anni in cui ho quella specie di carta Esselunga giallo canarino.
Allora mi avvicino alla cassa, tutti mi guardano di traverso perchè pensano che stia scavalcando l'intera fila, sono pronti a saltarti al collo, fanno addirittura la danza Maori della squadra australiana di Rugby. Chiedo alla signorina gentilmente se può darmi un modulo e guardandomi come fossi un panda parlante mi dice "Li trova là". Cerco di farle capire che sono finiti finchè stremata da quella conversazione mi porge questo benedetto modulo. Come lo porge? Come un muratore spalma il cemento sui mattoni. Tonf. Ringrazio perchè sono una persona educata e mi rimetto in fila. Comincio a compilare il modulo con i miei dati anagrafici ecc.. per fortuna porto sempre una stilografica con me altrimenti se dovessi chiedere in prestito la penna all'impiegata potrebbe trasformarsi nella bambina dell'esorcista. Ci avete mai fatto caso che quando devi versare ti chiedono giusto il nome e cognome, mentre se devi ritirare ci manca poco ti chiedano persino il tuo ascendente scritto firmato e timbrato da Antonio Capitani? Incredibile.
 
 
La cosa che più mi irrita non è la burocrazia delle poste, non è la quantità di carta che ti danno, ma la cafonaggine degli impiegati. Non tutti ovviamente ma una buona parte di quelli che conosco sono di una maleducazione mai vista. Mia madre mi ha insegnato a dire sempre "Buongiorno, grazie e arrivederci" ed è una cosa che mi è rimasta, tant'è che ringrazio anche la voce automatica del casello della tangenziale. Entro in un negozio? Saluto. E' il mio turno alle poste dopo sette ore di fila? Saluto. Poi porgo i vari documenti. Dalla'altra parte una Serafina impassibile, arcigna e profondamente maleducata sta in silenzio. Manco un bisbiglio, un "Buongiorno" un pò sussurrato. Nulla. Attendo che finisca tutta l'operazione e mi porge bruscamente centinaia di scartoffie. Le chiedo "Ho finito? Posso andare?" visto che non ha l'uso della parola, mi guarda perplessa e mi fa un cenno come per dire "Non so, vedi tu, se vuoi rimanere a ballare la samba". Ma brutta cafona di una maleducata, eh sì che stai seduta su quella sedia imbottita e di finta pelle tutto il giorno, mica a spaccare le pietre e a costruire le piramidi. Si può essere così antipatici? Almeno fingi di essere cordiale, fai un mezzo sorriso che la giornata scorre più velocemente. Conosco il suo nome e quello delle altre sue colleghe, le altre sono abbastanza gentili se non in caso di ciclo, lei invece è come se mi odiasse e ogni volta cerca di farmi innervosire fino al limite. Non le ho mai risposto male, non le ho mai detto nulla ma verrà il giorno in cui li farò una battutina che non se la dimentica per tutta la vita.
 
La maleducazione è una cosa che non tollero, nè per strada, nè nei negozi, in un nessun posto. Eppure è talmente diffusa che quando trovi una persona sorridente e cordiale ti stupisci talmente tanto che corri a casa e ne diventi subito fan su Facebook.
Questo post lo dedico ad Aleccia e Francesco, anche loro due sono fan sfegatati delle poste italiane.

martedì 19 gennaio 2010

Lollo Pet Show

Oggi mi sento a casa, respiro l'aria umida e gelida di Milano e mi rompo gli stinchi contro le panchine, tutta colpa di una nebbia padana che si è abbattuta sull'Alsazia, sarà un modo per farmi acclimatare? E' bastato lasciarmi mezza giornata a casa da solo che la mia dolce metà ha trovato un angolo vintage, in quella che una volta era la sua camera. Ora un attaccapanni gentilmente offerto da Mamma Cristina, è una sorta di albero della vita, sbocciano al posto di fiori borse Gucci- Vuitton e qualsiasi altro accessorio che non entrasse nell'armadio. Compreso un giubbotto da palombaro, Messner potrebbe scalarci l'Himalaya tenendo sotto il costume da bagno senza sentire freddo. Unica pecca? Un aspetto da pinguino siberiano. La nostra Lady P. contenta della mia permanenza ora sà a chi portare la pallina tutta bella ciucciata per farsela tirare, inizia così un gioco infinito in cui pur di stare in pace qualche millesimo di secondo sarei in grado di fare uno swing da record. Altro che Tiger Wood. Quello che mancava era un altro animale, un altro pò di fili smangiucchiati e un'altra catasta di peli. Così abbiamo pensato bene di ospitare anche lui, Luigi, soprannominato re Luigi XIV, un gattino arancione e bianco. I suoi padroni rimarrano in America per due mesi, noi qui a cercare di non farlo suicidare buttandosi dal tetto, loro in crociera ai Caraibi. Direi che è uno scambio pù che equo. L'ultima volta che è stato qua ha miagolato tutto il giorno perchè non riusciva a tornare in casa, le tegole del tetto sono troppo scivolose, così una vicina si è calata dalla finestrella della mansarda e l'ha salvato. Non si sono salvati da un'ernia del disco però coloro che la tenevano per i piedi.
Il povero Luigi XIV è continuamente tormentato da Lady P, lo stuzzica, lo insegue e si avvicina tutta sbruffona e risoluta per poi scappare impaurita dai suoi versi. Che lo voglia sedurre? Lei è una marchesa, si sentirà un pò la Pompadour. Lui nel frattempo si fa i fatti suoi, è capace di stare immobile per ore, non sentirei nemmeno la sua presenza se non fosse per il campanellino cinese che ha al collo. In teoria sto cercando lavoro qui in Francia ma potrei aprire una pensione per animali di piccola taglia, se Aleccia volesse fare una vacanza basterebbe che mi mandasse Popo, una piccola escursione, potrebbe anche utilizzare il famoso sacco a pelo per conigli. Poi c'è anche Duffy, la cugina di Popo e LadyP. un'anatra molto speciale che darà il meglio di sè una volta condita con la salsa all'arancia a Pasqua. Le tariffe orarie per questa felice e spensierata pensione saranno assai agevoli, l'unico extra è una scatola di Lexotan al giorno, per evitare che sia io quello ad essere ritrovato sul tetto.

domenica 17 gennaio 2010

Un portone a doppie ante?

Ho appena salutato mia madre, aveva le lacrime agli occhi e nel chiudere la porta mi ha mandato un bacio. E' stato un colpo al cuore, però mi ha detto che era felice della mia scelta, nonostante le dispiacesse vedermi andare via. Si chiude una porta e si apre un portone? Io lo spero, parto, il destino mi insegnerà qualcosa di nuovo. Ieri sera per concludere questi giorni ho portato le mie donzelle in una pizzeria milanese, la mia preferita, in cui un semplice luogo di lavoro diventa un posto raffinato: la Fabbrica. Per l'occasione ho sfoggiato un fiore, piccolo e sobrio, talmente piccolo che il famoso vestito di Carrie Bradshaw è niente in confronto. L'unico problema è il pistillo, sbucava come un terzo capezzolo. Ci siamo riusciti a mangiare, mi sono anche preso gli insulti di un altro ristoratore che aveva smobilitato tutta una sala per noi. Mi scuso ufficialmente con lo chef Tonino, se solo non avessi avuto paura di essere picchiato con il suo mattarello lo avrei aiutato a rimettere in ordine l'aiuola fiorita che separava due tavoli. Non potevo partire senza un' ultima sfortuna, la mia macchina è deceduta durante l'attesa di Ely B. Batteria Scarica, niente cavi, niente meccanici, è dovuto venire Antonio da Torino per far resuscitare la mia limousine più corta. Un santo, suona bene anche Sant Antonio da Torino.
Toccante il momento in cui Ely b mi ha regalato avvolto in una elegante cartina di Cormano, un piccolo raffinato portapasticche di ceramica francese, la mia collezione Limoges si è arricchita notevolmente.
Sono pronto per partire, per lasciare la mia splendida e anticonformista famiglia, le mie amiche shopping- dipendenti e la mia casa. Non sono pronto invece a trascinare quintali di valigie e cappelliere per tre piani di scale senza ascensore e senza portiere. Au revoir. Merci.

mercoledì 13 gennaio 2010

Un dolce aurevoir

Non ho combinato ancora nulla. Non ho preparato ancora nulla. Ogni giorno mi prometto di farlo e ogni giorno rimando come se ci fosse qualcosa che mi impedisce di riempire la valigia. Anzi, le valigie, perchè uno come me quando parte vuole lasciare una minima parte di sè. In quelle valigie ci metterò tutto il mio impegno, la mia vitalità e la voglia di imparare che mi ha caratterizzato per tanti anni. Mi pongo le solite domande, cosa farò? Come vivrò? Non voglio commuovermi perchè la Francia mi aspetta, una nuova occasione splendida e irripetibile mi aspetta. Sono al settimo cielo, mi sto preparando per un'avventura, sono goloso di vita, di nuove esperienze magiche. Ho voglia di imparare una lingua che non mi appartiene, di vivere in un altro paese lontano dal mio. Non mi potrebbe più ricapitare così inseguo, corro e colgo questa opportunità che mi sono creato con le mie mani. Mi mancheranno tante cose, le mie ragazze, le mie Spice-Girls della bassa Padana, la mia famiglia, la mia camera, le serate a base di Cosmopolitan o margarita Messicano. Per non parlare delle confidenze più hot sussurrate a iniziali puntate per non farsi capire dalle vedove pensionate alla Bottega del Caffè. Porterò con me tutto ma lascerò nella mia camera gran parte di me ( con dispiacere), tutti mi ritroveranno nella cappelliera di Borsalino sulla libreria, porterei anche quella ma il grande capo Maori me lo impedisce. Colpa di uno spazio che manca e che occuperò con i miei bagagli. Userò questo mio blog per condividere con le persone a cui tengo e a cui voglio bene, le mie avventure, le mie sfighe ( perchè quelle sono internazionali purtroppo) e le mie emozioni. Anche quelle non mancheranno. Le ragazze mi avranno sempre in testa, non perchè sia una persona speciale ma perchè le ho riempite di pizzi fiori e merletti con le mie creazioni, io le avrò nel cuore. Sempre. Sarò sempre con voi, con tutti voi, nella mia mente, nel mio animo, nelle mie parole e nel mio inchiostro. Lo stesso inchiostro con cui mi sono sporcato i pantaloni. Accipigna.