venerdì 29 gennaio 2010

Ricordo doveroso


Il 27 Gennaio per molti può sembrare un giorno qualunque, per molti invece è diventato un appuntamento, un rituale in cui dedicare un pensiero a sei milioni di persone. Sei milioni di persone sono tantissime, tre volte gli abitanti di Roma, e si può immaginare una Roma completamente disabitata? No. Sarebbe raccapricciante. Ma la storia ci insegna che è successo davvero, hanno ucciso veramente sei milioni di uomini donne e bambini senza alcun rammarico, senza un umano pentimento. Niente, nessun presagio di vita in quegli anni, nessun bagliore di speranza. Quello che più è desolante è che accaduto sotto gli occhi di mezzo mondo, non in un'epoca "buia" come il Medioevo ma 60 anni fa, quando i nostri nonni erano nel fiore della loro vita. La Shoah, termine più appropriato, è qualcosa che ci riguarda tutti, un dovere di qualsiasi essere umano rendere giustizia con un pensiero a quelle che sono state davvero delle vittime di un'epoca disumana.
Sono particolarmente sensibile al tema da quando ne abbiamo approfondito le tematiche in terza media. Quanti anni avevo? 14, l'età di Anne Frank quando di nascose per sfuggire ai nazisti. Lei sognava la libertà e si intimidiva per la prima volta davanti ad un ragazzo, io capivo me stesso e prendevo coscienza dei miei stati d'animo. Due epoche lontane, due ragazzini che di simile condividevano tante cose.
Ricordo quella mostra della Shoah in cui lessi tra i nomi delle vittime morti nei campi di concentramento un certo Bises Abramo Alberto, e ben 22 De Benedetti, la famiglia della mia bisnonna. Mi si è aperto un mondo, erano tutti miei avi, così scoprì le mie origini.
Mio Nonno insieme a fratelli e genitori vennero nascosti a Roma in un convento di suore a Trastevere, uno zio emigrò in Argentina e il mio bisnonno vide chiuso il magazzino di stoffe a Palazzo Altieri. Fortunatamente fuggirono alla deportazione del 16 Ottobre 1943.
Queste sono storie, fanno parte del nostro passato, un passato che abbiamo il dovere di ricordare e di non far ripetere.
Ogni anno mi prometto di leggere dei libri sul tema della Shoah, qualsiasi cosa che possa arricchire la mia conoscenza, libri come "Se questo è un uomo" "La tregua" oppure la testimonianza di una sopravvissuta milanese come Liliana Segre.
Quest'anno mi è capitato tra le mani "Il bambino con il pigiama a righe". Non avevo mai visto il film che ho scoperto dopo. Un libro meraviglioso che consiglio a tutti, una storia raccontata dal punto di vista di due bambini che si incontrano a causa di un tragico destino. Ma non capiscono cosa stanno vivendo, quale follia regna in quel luogo. Quanto piangere, quanto pensare, l'ho finito di leggere in aereo, ho chiuso il libro e dal finestrino si scorgeva Roma, la mia Roma con i suoi panorami mozzafiato. Davanti a queste storie capisco quanto i miei "problemi" siano davvero delle piccolezze.

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