giovedì 5 novembre 2009

Moi avec le Papillon

Quando si è in vacanza l'ultima cosa che si desidera e si pensa è che l'elettricista bussi alla tua porta alle ore 7.50 della mattina. O lo chiami per settimane e si dilegua per altre tre oppure appare magicamente in orari disumani. Così ho dovuto fare colazione con il rumore del trapano e strani discorsi di fili e prese per di più in francese, già non ho grande dimistichezza per la materia, poi pure in una lingua diversa! La piccola e assatanata Patricia non resisteva alle voci maschili e scodinzolava come non mai, meglio portarla al parco a fare la sua passeggiata quotidiana, una madamoiselle che si rispetti non rinuncia mai al giretto mattutino e alla spazzolata prima di andare a dormire. Cento colpi di spazzola.
Per l'occasione lei un fiocchetto finto Burberry's e io una polo avec le papillon.
Lo stesso fiocco venne perso prima ancora di arrivare al parco, ho cercato di ritrovarlo ma Patty non ha fiutato nulla se non i bisognini dei suoi amici di quartiere. Comincia a diventare famosa pur non volendo, tra i barboncini scatta la concorrenza per annusarla, lei risponde abbaiando ma sotto sotto fare la preziosa è solo una sua tattica. L'avrà letto su cosmopolitan.
Quello che è certo che il suo compagno sarà scelto e selezionato accuratamente, ottimo lignaggio, padroni educati e animo docile sono i requisiti richiesti.
Credo che in questo freddo pomeriggio francese mi riparerò nella piscina comunale, un pò di sport non fa male visto la quantità di baguette che divoro camminando per Rue de Dome.

mercoledì 4 novembre 2009

l'autunno di Francia


L'autunno non è mai stata la mia stagione preferita, il mese di Novembre uno dei meno felici, ha quel suono rude, cupo, che a Milano coincide con l'arrivo della nebbia, del primo freddo e del buio alle quattro del pomeriggio. Un'atmosfera triste. Qui a Strasburgo è completamente diverso, sarà perchè sono in vacanza e sono libero di passeggiare senza il tacchettio dell'orologio da inseguire ansiosamente ma tutto appare magico. Con il naso all'insù colgo la fisionomia dei tetti spioventi, delle case simili a quelle delle bambole, scambio con garbo un "Bonjour madame" nei negozi in cui entro e mi innamoro sempre più di questa città cosmopolita, semplice, a misura d'uomo in cui le viette si incontrano in angoli sereni.

Esco di casa con il cappello sulla testa, i guanti rossi e tengo al guinzaglio Lady Patricia, la mattina è inevitabile non passeggiare per i viali alberati del parco dell'Orangerie, il mio luogo preferito. Qui ho riscoperto la bellezza dell'autunno, i suoi colori meravigliosi che si stendono a terra con una moquette, mi sembrava di rivivere un film, un pò come Autumn in New York, solo che al posto di Central Park c'è l'Orangerie, più piccolo ma nulla da invidiare. Central Park vede passeggiare con l'immancabile tacco 12 Carrie Bradshaw mentre qui l'Orangerie le zampette energiche di Lady Patricia.

Proprio mentre mi perdevo nei sentieri del parco un richiamo dalla realtà mi giunge tramite sms, la mia nuova amica Claudia che nel nuovo anno diventerà una favolosa mamma, mi informa che è uscita la data della nostra discussione di laurea.

Per un secondo ho lasciato che Patricia corresse per tutto il parco e che abbaiasse ai cigni, i suoi peggior nemici. Dopo averla recuperata ho realizzato, la mia laurea è vicinissima, e non ho ancora deciso ufficialmente l'abbigliamento. Un incubo. Ho le idee molto chiare invece sul regalo che mi farò per questa bella occasione.

Un giro di shopping alle Galleries Lafayette mi potrà schiarire le idee, da H&m ho paura che per qualche giorno è meglio che io non mi presenti, la mia adorata cagnolina ha lasciato un ricordino che difficilmente si può gradire. Soprattutto in un negozio.

Lascierà pure qualche regalino in giro ma è adorabile, ora dorme tutta rannicchiata sulle mie gambe mentre scrivo, poi si accuccia sulla mia Burberry's e infine gioca con i calzini della mia dolce metà. Gli stessi calzini che poi sono io a dover mettere apposto.

In città elegante aristocratico, in casa affaccendato casalingo.

martedì 3 novembre 2009

Due cuori, una capanna, una chiave.

Dietro una porta c'è un portone, ma quando la tua dolce metà si porta a lavoro la chiave della porta, del portone e del cancello che fai? Questo è il dilemma che mi dilagnerà per tutta la giornata, la seconda giornata qui a Strasbourg, France. Nell'andare a lavoro mentre io vagavo per casa come uno zombie facendo finta che non mi sarei rimesso a letto dopo aver sentito la porta chiudersi, la mia dolce metà mi ha urlato "Ti lascio il doppione delle chiavi". Ogni ominide dal cervello non demolito avrebbe chiesto "Dove le hai lasciate?". Io evidentemente non ho chiesto, non ho guardato e di conseguenza ero pronto per uscire, tutto vestito super fashion, messo il fiocchetto a Patricia felice di uscire a fare una passeggiata e tac; le chiavi non si trovano. Le opzioni sono due: o inconsapelvolmente le ha messe nella borsa che ha dentro qualsiasi cosa esistente al mondo, compresi fossili di dinosauri, oppure sono dentro casa. Se fosse cosi' sembrerebbe facile, in realtà cercare qualcosa nel disordine di una persona che tiene i dvd insieme ai calzini diventa ancora più inquietante.
Penso che sia stata una mossa premeditata per farmi fare la casalinga disperata, ripongo il Borsalino e recupererò la mia passeggiata aristocratica con Lady Patricia oggi pomeriggio. Mai sottovalutare un ragazzo con il cappello.

giovedì 29 ottobre 2009

Il lavoro faticoso del migliore amico

Nei miei ventidue anni di vita ho imparato tante cose: dire sempre buongiorno, grazie e arrivederci, non mangiare con la bocca piena, pensa prima di parlare e dai tutto il sostegno che puoi alle persone a cui vuoi bene. Sostenere, un verbo facile da proferire, difficile da realizzare nella sua concretezza. Nell’enorme raccolta di dizionari di cui casa mia è provvista alla voce del verbo sostenere si dice: “ tenere qualcuno o qualcosa in una determinata posizione; sopportandone il peso”.
Le mie amiche hanno continuo bisogno di me, è una lusinga sapere che le persone hanno talmente fiducia delle tue capacità di buon consigliere/dama di compagnia; ne sono orgoglioso. Così capita che ricevo email, sms, telefonate o messaggi su face book in cui scopro una novità positiva o negativa, una novità per cui devo correre al capezzale dell’amore della mia amica.
Con le mie amiche è come se avessi un contratto, io rientro nella top 5 degli amici aggiornati in tempo record riguardo a : primi appuntamenti, rimorchi clamorosi, tradimenti, nuovi amori, vecchi amori conclusi, nuovi acquisti in saldo e non, falsa testimonianza e all’occorrenza gravidanze ( questo argomento è in riserbo per il futuro).
Mi riempiono la vita queste ragazze, e anche la casella email se solo succede qualcosa a più di una di loro nell’arco della stessa giornata. Come procedere?
In questi giorni una mia carissimissima amica con cui ho condiviso tanto in questi meravigliosi anni mi ha informato sull’eventualità di un suo primo appuntamento con un misterioso ragazzo. Il giorno dopo, o meglio 12 ore dopo, io lei è un’altra nostra amica ( ci vuole sempre un testimone e una persona che ridimensioni il mio entusiasmo) eravamo già al bar per una colazione, meglio definita come “riunione di consiglio amministrativo con cappuccino e brioches alla crema appena sfornate”.
Prima dell’appuntamento si analizza la situazione del richiedente, il ragazzo insiste più di due volte e allora oltre ad essere realmente interessato non è uno sprovveduto e dimostra di avere polso. La timidezza della mia “paziente” è leggendaria, per questo motivo le sottopongo quesiti e soluzioni semplici e pragmatiche.
Luogo? Per un primo appuntamento non c’è nulla di meglio che una passeggiata in centro a Milano, se ti piace e la conversazione è piacevole, la città offre scorci romantici e suggestivi. Se invece non ti piace, non provi alcun tipo di attrazione ma ti vergogni a scaricarlo, ne approfitti per fare shopping o per conoscere le ultime tendenze della stagione. E’ un classico, uno schema già visto e approvato dal CAPA ( consiglio amministrativo primi appuntamenti).
Durata? Personalmente un primo appuntamento deve durare in media 2-3 ore, dopo la terza scatta un feeling per cui i due si rivedranno all’80%. Solitamente non sbaglio mai. Nelle due ore sono inclusi gli indispensabili 5 minuti di ritardo e alcune pause, i silenzi imbarazzanti fanno parte del gioco, se il corteggiatore li riempie con deliziosi complimenti come “sono incantato da te” allora il gioco è fatto ed è giusto organizzare un secondo appuntamento.
Abbigliamento? Questo è un vero e proprio tasto dolente, un argomento che vale la pena trattare a Pomeriggio 5 con Barbara D’Urso; consiglio sempre qualcosa di semplice, poco trucco, niente tacchi e niente grazie in vista, c’è una regola da ricordare: “ non ti deve vedere al massimo perché dovrai ancora stupirlo ma non ti deve vedere al minimo perché per quello c’è tempo dopo il matrimonio”.
Il giorno dopo del primo appuntamento ci si riunisce ancora nella stessa caffetteria, dove si rincontrano ancora le stesse over 60, per conoscere tutti i dettagli e analizzarli come i poliziotti di CSI, nulla è lasciato al caso, nessuna frase, nessuna pausa cade nel vuoto.
Un semplice giro in motorino, una bugia, un incontro davanti alla Mondadori, una crepes o un succo d’ananas acido e un percorso ad ostacoli tra le vie di Milano non faranno di queste due persone una futura coppia, sicuramente lasciano un ricordo piacevole: un batticuore innocente di una ragazza che finalmente si rende conto della sua bellezza, della sua capacità di stendere a terra un ragazzo con un sorriso, di fargli dire che è incantato.

mercoledì 28 ottobre 2009

La parabola del bue e dell'asino


Very important people o not important people? La domanda mi è sorta spontanea dopo aver trascorso un divertente fine settimana a Torino. Tutte le star hollywoodiane che si rispettino non riescono ad uscire di casa senza essere fotografati o messi al centro dell’attenzione da centinaia di persone,a chi non è mai capitato di dare una gomitata all’amica quando passa un attore o una velina durante la nostra passeggiata in galleria? Ecco,non mi ero mai chiesto come si sentivano le vittime di questi “avvistamenti” finché sguardi curiosi e giudicatori hanno riso di noi per il semplice fatto che eravamo eleganti,un’eleganza magari non convenzionale e non adatta per il pomeriggio o per un supermercato ma non degna di rincorse e paparazzate. Certamente non pensavamo di poter essere considerati ridicoli da una ragazza che indossava collant fucsia leopardate,minigonna,scarpe da astronauta e capelli di un colore indefinibile. Si sa che il bue cerca di dare del cornuto all’asino ma non si può considerare lei un parametro a cui ispirarsi. Morale della favola,l’asino si becca del cornuto e capisce che è meglio passare inosservati. Meglio apparire il meno possibile ma avere classe,quella classe che il bue assolutamente non conosce e non conoscerà mai. A meno che non cambi stilista,parrucchiere,personal stylist ecc ecc…

martedì 13 ottobre 2009

Sorpresa con bambino



Nella mia infinita lista dei desideri non compare solo una Montblanc con cui firmare l’assegno al Marchè de la Serpette a Parigi, portandomi a casa un baule dell’800 di Louis Vuitton, ma anche un secreteire antico dove sedermi a mettere nero su bianco i miei più dolci e soffici pensieri. Devo aggiungere poi qualche altro capriccio di carattere frivolo che mi renderebbe sicuramente più felice, devastando però il mio conto in banca.

Oltre a questi desideri materiali, ne custodisco nel mio cuore altri che non dipendono da me e che sono legati ad affetti speciali. Il primo è che almeno una delle mie più care amiche possa sposarsi prima che io abbia perso tutti i capelli, a questo proposito le incito a fare più in fretta possibile il grande passo. Sogno di far commuovere tutti con un discorso simpatico e frizzante nella speranza di non far colare il mascara alla sposa, e di non essere cacciato dalla chiesa per qualche particolare grottesco e piccante. Ovviamente il colore del mio completo dovrà essere abbinato a quello della damigella d’onore.

Il secondo è che le mie amiche mi regalino l’emozione più bella per un migliore amico, la gioia di accudire e veder crescere i loro dolci pargoli. Mi vedo già zio di una tribù che porta i suoi nipotini al cinema, che gioca a barbie o con le macchinine sdraiato per terra mentre i genitori si concedono una serata fuori. Vorrei passare con loro almeno una sera a settimana, essere uno di famiglia che strappa un sorriso o che diventa confidente di problemi amorosi; d’altronde lo faccio da anni con le mie amiche, sarebbe ancora più divertente farlo con le loro figlie.

Un assaggio di questa gioia me l’ha fatta assaporare una mia compagna di università conosciuta poche settimane fa, il giorno in cui mi ha svelato di aspettare un bimbo mi ha sorpreso e mi ha reso felice. Sapevamo poco l’uno dell’altro ma già desideravo sapere come avanzerà la gravidanza e ci mancava poco le pitturassi la cameretta di rosa o di azzurro.

È una felicità meravigliosa, in attesa che le mie donzelle compiano il loro dovere verso questo zio premuroso mi dedicherò a questa mia nuova amica, ho già visto qualche vestitino da bimba molto fine ed elegante, una vestina di Burberry che mi ha fatto quasi commuovere. Se è un maschietto invece proporrei uno stile da piccolo Lord, spulcerò tra le mie fotografie, mia madre ha buon gusto ed ero sempre perfetto da bambino.

Comincerò a rapinare nei negozi cataloghi per bambini, Armani junior, Ralph Lauren e ovviamente Tod’s, deve abituarsi a camminare per bene, con stile.

giovedì 8 ottobre 2009

S. O. S. degenza style.


Predico bene e razzolo male? Forse sì, ma in questa settimana passata in clausura forzata, l'abbigliamento non poteva che essere semi-trasandato. Dal camicione sbiadito dell'ospedale alla tuta da ginnastica anche in giro per il centro di Milano. Sono diventato pazzo? Mi vesto come un tronista prima degli allenamenti alla Down Town? No, questione di convalescenza style, un bel paio di pantaloni della tuta perfettamente adatti alla vita domestica (si spera solo quella), pantafole fosforescenti dell'Ikea e una di quella magliette che ti regalano alle fiere e che sono talmente grandi da poterci crescere dentro fino all'età pensionabile.
Inizialmente non mi dispiaceva l'idea di potermi rilassare rannicchiato tra le mura casalinghe ma dopo una settimana ho cominciato a sentire l'esigenza di uscire alla luce del sole come i miei simili. In quinta liceo mi ammalai per una settimana e ricordo che facendo zapping alla televisione inciampavo sempre nei programmi scandalistici. All'epoca Signorini era inviperito per lo scoop di Albano e la moglie Loredana Lecciso, non si parlava d'altro e avrei preferito partecipare a venti tornei di calcetto pur di sopportare ancora quei servizi.
Le cose non sono cambiate molto, al posto della Lecciso si parla della Canalis e a sostituire Alda D'Eusanio c'è Barbara D'Urso che ormai non ha una vita privata ma passa le sue giornate in televisione, in qualsiasi momento del giorno e della notte puoi trovare un suo programma. Datele le ferie, povera donna.
Il mio livello culturale si è inabissato a furia di corteggiatrici, tronisti e mezze vallette, ho un disperato bisogno di frasi sensate e discorsi ,non dico aulici ,ma perlomeno comprensibili senza il traduttore di google.

lunedì 5 ottobre 2009

Paolina Fashion Style










Nella vita tutto può Nella vita succedere e tutto può cambiare. Uno dei grandi pregi di Facebook è farti ritrovare grandi e vecchi amici che nel tuo cuore occuperanno sempre un angolino, non ci si incontra spesso ma anche in due minuti si ha la stessa gioia che si provava negli anni trascorsi. Chi diventa estetista, chi come me si sta laureando e chi ha intrapreso la strada verso un sogno chiamato Moda.
Paola Licia mi ha fatto ridere a crepapelle, mi ha baciato con la gamba ingessata e ricordo le serate insieme a parlare di tutto e niente. Colgo l'occasione non solo di mandarle un abbraccio speciale e affettuoso ma di far vedere a tutti il suo talento.
In bocca al lupo paolina!



giovedì 1 ottobre 2009

My creations







Top Hot Hat









Il cappello è un must have, un'icona di eleganza, stravaganza che rimanda ai gesti di gentiluomini e di aristocratiche dall'aria misteriosa. Meravigliosi i cappelli femminili delle signore dell'alta società all'inizio del secolo carichi di piume, fiocchi e nastrini, più complessi quelli di Marie Antoinette o Georgiana Spencer, simboli di una raffinatezza settecentesca. Ora ci si lamenta che gli uomini non portano più il cappello, una verità constatata ma che per alcuni è impraticabile. Amo i cappelli, di ogni genere e di ogni colore, una passione genetica trasmessa dal mio bisnonno che adorava le sue bombette Borsalino che solo una domestica assunta appositamente poteva pulire e ordinare.
Borsalino è l'emblema dell'eleganza per i cappelli, una stella nel firmamento della classe.
Chi meglio della Regina Elisabetta conosce l'utilizzo del cappello, nel Regno Unito la più importante sfilata di copricapi non si tiene su una passerella ma nelle tribune delle corse dei cavalli, uno degli eventi più mondani e ambiti di tutto l'anno.
Vi mostro i più particolari, spumeggianti e anche esageratamente ricchi.