Nel giorno della memoria si
ricorda coloro che non ce l’hanno fatta e coloro che sopravvivendo a questo
inferno non sono mai riusciti a far rimarginare tali profonde ferite.
A raccontare tutto questo ci
hanno pensato Primo Levi, Liliana Segre e altri coraggiosi, che con le loro
dure parole ci danno l’idea dell’orrore vissuto.
Ci sono però delle storie che si
intrecciano al destino della Shoah che hanno un lieto fine.
E se sono qui a scrivere quanto
segue è proprio perché un lieto fine c’è stato.
Protagonista di questa storia è
la bisnonna paterna Gilda De Benedetti, classe 1896. Bellissima, patita di
gioielli ed ebrea.
Nel 1919 alla Sinagoga di Roma,
sposa Carlo Bises, fautore di una florida azienda di tessuti, e innamoratissimi
iniziano una felice vita insieme.
Nacquero quattro figli maschi e
nel 1936 la famiglia si trasferì nella palazzina che il bisnonno Carlo fece
costruire con l’aiuto dell’architetto Busiri Vici.
La bisnonna già all’epoca
colleziona gioielli, impazzisce per Bulgari e si presenta a Piazza Navona
carica di diamanti con la stessa naturalezza con cui oggi si indossano le
patacche di Zara.
Una divertente storiella vuole
che il bisnonno un giorno si presenti con un regalo per l’elegante mogliettina,
un bracciale di brillanti a maglie esagonali firmato Cartier.
Lei, felicissima, lo ringrazia
sentitamente.
Poi ripensandoci gli dice: “Caro,
mi piace il bracciale ma non vorrei che Bulgari si offendesse se mi presento
con un bracciale che non è loro!”, e il giorno dopo anche un modello simile
firmato Bulgari finì ad adornare le grazie della nonna Gilda.

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