sabato 12 giugno 2010

Il rientro Milanese



5 mesi fa preparavo chili di valigie per la mia avventura francese, mi portavo addirittura un attaccapanni che poi avrebbe rivoluzionato l'arredamento della mansarda. Sapevo che sarebbe arrivato il momento di riportare al punto di partenza tutto quel mucchio di cianfrusaglie. E sapevo che avrei provato un brivido. Un brivido di panico. Stamani mi sono rimboccato le maniche e ho piazzato le valigie vuote sul letto e fatto mente locale su come e dove mettere un intero armadio. Un incubo. A quel punto ho lasciato tutto e sono uscito. La mia amica Silvia ha organizzato per oggi un evento su Facebook, la Giornata delle Stronze, ognuno doveva indossare dovunque una cosa verde, dalla maglietta al cerchietto, dalle scarpe ai pantaloni. Io ho messo una semplice T-shirt verde, un out-fit che una fashion blogger avrebbe definito cheap e dall'aria un pò trasandata. Chissene, ci sono stato al mercato come le anziane che si trascinano dietro un carrello enorme, non ad un party esclusivo. Mi mancherà la Francia, le baguette sotto le ascelle, le pedalate folli nel parco, le commesse dell'Eurodif stanno già piangendo, con tutti i buoni sconti che mi hanno dato avranno un posto nel mio cuore anche quando sarò in Italia. Mi mancherà la vicina di casa pettegola che conosce a memoria le targhe delle macchine di tutto il quartiere, e anche Armstrong, il fidanzato legittimo di Lady P. In questi mesi ho lavorato dalla cappellaia matta Sophie Peirani, giusto in tempo. Mi sono divertito, ho imparato una nuova lingua, ho persino seguito Paso Adelante in francese, il che mi rende davvero speciale. Se poi penso che è iniziato anche una sorta di Grande Fratello più trash e più stupido allora ho già la nostalgia. Che dilemma questa partenza. A Milano mi aspetta una parata, un corteo di amiche e amici che già mi prenotano per vari eventi, feste e serate in compagnia. Purtroppo non essendo ancora nella città più "fescion" che ci sia mi perderò una festa di una tale Brivio-Qualchecosa a cui Ginevra mi ha invitato. Lei addirittura arriva da Roma per parteciparvi, studio permettendo. Forse è stato meglio così, avrei dovuto cercare uno smoking in meno di 24 ore, mi era già venuta un pò d'ansia. Milano è sempre Milano, ci sono giusto quel milione di piccioni in Piazza Duomo pronti a bersagliarti o a volarti a due centimetri dalla faccia. Quando ero piccolo e da Roma venivo dalla nonna mi divertivo tantissimo a dar da mangiare a questi dannatissimi volatili. Mi ricordo il rumore incessante dei tram in Corso 22 Marzo dove abitava la nonna Norma. Ancora adesso è il suono che più associo a Milano. Dalla finestra del salotto si vedeva la Madonnina, luminosa, dorata e leggermente pacchiana. Non sono riuscito a vederla fino a quando non ho raggiunto il metro e mezzo, certe vertigini che nemmeno sul Blu Tornado a Gardaland. Io amo Milano, è fredda grigia e un pò snob ma ha un fascino tutto suo, tutto da scoprire e che tanti non riescono ad assaporare al primo boccone. In più ora con la settimana della moda è tutto un esercito di modelle, modelli, "fescion" stylist, "fescion" icon. Milano è anche questo, un lusso sfrenato a volte troppo ostentato. Ma ci piace così. "Oh mia bella Madunina" sto per arrivare, tieni fermi quei piccioni però.


giovedì 10 giugno 2010

Lo shopping migliore nell'armadio della Nonna


Hey tu, sì dico proprio a te. A te che sei finita a cliccare questo link perchè solo a leggere la parola shopping ti si illuminano gli occhi, ti sudano le mani e il pianto nevrotico del bambino dei vicini scompare improvvisamente. Sei una doppia C? Se hai pensato subito alle doppie C di Coco Chanel allora la risposta è sì: sei una compratrice compulsiva. Probabilmente sarai una delle milioni di ragazze di Milano che vanno da Zara, vedono una cosa che desiderano ma che hanno già in altri venti colori e la sognano durante la notte. A quel punto faranno di tutto per averla, percorsi ad ostacoli tra scaffali stracolmi, manderanno le sorelle o le cugine in spedizioni punitive e ricatteranno la mamma di chiamare il telefono azzurro.
Noi giovani del 2000 puntiamo ad avere un guardaroba che prima o poi ci fagociterà, ad avere troppo di tutto, di tutte le dimensioni e di qualunque sfumatura possibile.
"Hai visto questa maglietta di H&M? Solo 2,90 euro. Ce l'ho di tutti i 42 colori". Noi siamo così, consumisti e inguaribili al richiamo delle vetrine e dei manichini. Fino al midollo osseo. E dico noi, non a caso ma perchè mi metto anche io nella categoria descritta. A dire la verità, io procedo a "fisse". La fissa dei guanti? Guanti di tutti i colori e di tutti i modelli. Fissa delle pachmine? Il risultato, una pachmina per ogni giorno dell'anno. Spesso mi fermo e penso "Non spendere, non he hai bisogno, risparmia come una formichina, lo suggerisce anche Orietta Berti".
Le nostre mamme e le nostre nonne sono sostenitrici della qualità, dei tessuti. "Che buon cotone" dice sempre mia madre, una patita delle etichette interne, controlla sempre i materiali e la provenienza. Io ogni volta che uscivo tornavo con un sacchetto mentre lei fa shopping una volta all'anno ma fatto bene.
Io e lei andiamo sempre per mercatini alla ricerca di qualche perla dimenticata nelle cianfrusaglie e dettagli di grande stile. Si trovano veri oggetti d'antiquariato. Una borsetta da sera di seta appartenuta ad una signora bene di Milano diventa un fantastico regalo per un'amica di nobili origini, un Borsalino con le iniziali del proprietario un pezzo importante per la tua collezione.
Una borsa Vuitton non più in commercio un buon investimento.
Ricercare tra mucchi di roba la cosa che più desideri è divertente e nel frattempo scopri un mondo che è lontano dal nostro e in cui si assapora un'epoca a cui non apparteniamo. Oltre alla polvere e alla naftalina.
In questo modo potrete mettere in discussione il vostro stile e reinventarlo. Avrete un tocco di originalità, un tocco in più che altri vi invidieranno. Ovviamente non bisogna strafare credendo a tutte le dicerie ma nemmeno dubitarne. Ci vuole occhio lungo e un pò di naso per gli affari.
Mi sono capitate tra le mani gonne di Valentino, tailleur di Chanel e scarpe di Ferragamo in questi mercatini. Vi assicuro che la qualità del taglio e dei materiali non ha niente a che fare con quelle di oggi.
Non a caso la famosa Patricia Field utilizza abiti e accessori combinandoli con alta moda in un mix di originalità e di stile che non hanno eguali.
Madonna e Kylie Minogue sono spesse avvistate alla periferia di Parigi al "Marchè de la Serpette" dove in un dieci metri quadri una signora conserva i bauli più antichi di Louis Vuitton, intere collezioni di Hermes e qualsiasi cosa vi faccia commuovere sulle riviste di moda. Quando ci sono stato ho visto il mio esempio di Paradiso Terrestre.
Io dico sempre che lo shopping migliore lo si fa nell'armadio delle nonne. Loro tengono tutto, e visto che tutto prima o poi torna di moda allora direi che è un perfetto collegamento logico.
Ogni volta che vedo mia nonna tira fuori una Fendi o una Chanel nuova ma che giaceva in qualche angolo del suo enorme guardaroba personale. Considerando che non fa del buon shopping da almeno vent'anni e che per me è la donna più elegante del mondo allora vuol dire che il Vintage è davvero questione di stile.
Spero di non ricevere email minatorie dalle vostre nonne che vi hanno visto avvicinarvi inferocite ai loro armadi. "Smucinate" per bene e buon divertimento.

sabato 5 giugno 2010

La strana vita agreste di Francia.

Un tipico sabato pomeriggio francese dei miei. Già stato in palestra, già affrontato con estrema audacia l'incombenza della spesa, nemmeno uno straccio di soldo da poter spendere in shopping. A pensarci bene qualcosa di diverso c'è. Il caldo e l'arrivo dell'estate, finalmente. Nella mansarda dell'amore batteva un sole cocente, con una palma, un margarita alla fragola e un Kaftano mi sarebbe sembrato di essere andato pure io ad Abu Dhabi.
Mi sono affacciato alla finestra in cerca di ossigeno e ho visto i miei ricchi vicini prendere il sole in giardino fingendo che quella cosetta minuscola e gonfiabile fosse una piscina Hollywoodiana. Persino Barbie si sarebbe presa Skipper, cani, gatti, uccellini, pavoni, camper, Ferrari ed elicottero per andare in cerca di una piscina più grande. Preso dall'invidia, loro hanno almeno un metro quadro di praticello per sdraiarsi, ho messo Lady P. nella borsa e in sella alla mia aggressiva bicicletta siamo andati al parco, all'Orangerie. Fa più chic. Nella borsa c'era anche il libro del mio comodino, "Bagheria" di Dacia Maraini. Lo consiglio anche se so che schiferete i miei consigli letterari. Avete ragione, continuate a leggere "Confessioni di un'ereditiera" di Paris Hilton o il best seller della D'Addario.
Al parco occupo un piccolo appezzamento di terra abusivo come ieri. Purtroppo oggi non ero solo ma circondato da strani individui che sono soliti popolare i miei stessi luoghi il sabato pomeriggio.
Dietro di me a circa 15 metri tre ragazzine, in pieno sviluppo ormonale e in piena regressione cerebrale, cercavano di fare le prove per diventare le future Pussycat Dolls, solo più brutte e se è possibile più bagashe. Ho il presentimento che ci riusciranno.
Davanti a me si riuniva su una piccola altura il gruppo degli alcoolisti anonimi in biciletta. Facce poco raccomandabili che bevono birra, fanno la gara a chi emette il suono più disgustoso indipendentemente dal foro d'uscita e che prima o poi si ammazzerrano sulle due ruote. A pedali.
Alla mia destra un cane di una razza sconosciuta cercava di attirare l'attenzione di Lady P. che faceva la sostenuta senza considerarlo. Ha capito che lui non aveva intenzioni da gentiluomo e che non odorava di Dior Homme. Questo sicuramente. Gli avrei consigliato di regalarle magari un mazzetto di margherite ma ormai non ragionava più con la testa ma con qualcosa che nei cani ha più o meno la stessa altezza del cervello. Una volta capito che con l'aristocratica Lady P. non c'era nulla da fare ha cominciato a puntare la sua amica, Diva. Talmente pigra che si concederebbe anche ad un alano pur di non muoversi.
Nella mia tranquillità campestre vengo avvicinato da una delle tre Pussycat, parlano in inglese, che pensando fossi francese e che non capissi mi dice "Have u a big dick?". Io esterrefatto dopo qualche secondo le rispondo "It's too little like your brain".
Quanta grazia. Quanta eleganza. Sicuramente sarà stata educata nei migliori college inglesi per poi esporre al mondo la sua intelligenza. Un futuro premio nobel. Scommetto che ben presto sarà a Vienna per il Ballo delle Debuttanti.
Ma devono venire dall'Inghilterra per distruggere la mia pace agreste? Che cafona. Buzzicona.
Se avessi saputo che certa gente popola il parco non sarei andato, sarei rimasto a casa ad ingozzarmi di Pringles finte del discount. Il problema del restare a casa è che ho esaurito l'arsenale di Dvd che mi ero diligentemente portato dalla madrepatria. Ieri in preda alla follia ho rispolverato un vecchio dvd di un concerto di Beyonce quando ancora era una bambina del destino.
Bravissima, una vera artista ma la trovo inquietante. Si dimena e scuote la testa senza sosta come se fosse un corpo estraneo al suo. Dovessi provarci io rimarrei a letto tre giorni con una benda fredda sulla fronte in preda a convulsioni e attacchi epilettici.
Poi mi fa venire freddo. Tutta svestita, sudata, si fa sparare addosso l'aria da enormi ventilatori industriali, direttamente sulla pancia. Anche in quel caso se dovessi imitarla avrei bisogno che la farmacia mi recapitasse a casa tutta la scorta annuale di Imodium.
Ti prego Beyonce, io ti ammiro, ma dimmi qual'è il tuo segreto di continenza.


giovedì 3 giugno 2010

Le 4 esploratrici sono tornate


Come ben sapete in Francia arriva tutto in ritardo, a Giugno sembra non sia arrivata ancora la primavera, non esiste ancora un programma come quelli di Maria De Filippi e il film dell' anno Sex And The City 2 è uscito una settimana dopo rispetto all'Italia. Inizialmente avevo pensato di organizzare una capatina a Milano per non perdermi l'anteprima in compagnia delle ragazze con successiva replica insieme ai ragazzi. Purtroppo non sono riuscito e mi ero ormai convinto di vederlo in ritardo e anche in francese. Speranzoso di capire le battute goliardiche di Samantha e quelle ciniche di Miranda. Poi passando davanti al cinema qui a Strasbourg ho visto il cartellone con Sarah Jessica Parker tutta scosciata e ho letto un biglietto "Premiere 31 Mai". Apriti cielo, due secondi dopo avevo già i biglietti dell'anteprima francese. In tutta la Francia sarebbe uscito solo il 2 Giugno. Per l'occasione hanno organizzato una sala V.I.P. con cocktail, cosmopolitan ovviamente, una sala trucco e braccialettini profumati di Miss Cherie di Dior. Un mal di testa, era come se in quella sala fosse esplosa tutta la profumeria Sephora. Quando è iniziato il film io applaudivo e ululavo come un bambino davanti a Babbo Natale, alla prima scena delle ragazze in un flash back anni '80 un sorriso ebete mi è comparso in viso.
Il film è fantastico, due ore di sane risate e di divertenti scene da far venire il mal di pancia, Samantha come al solito ha quel suo allure così stravagante ed egocentrico che rimane la preferita di tutti, Charlotte ormai mamma a tempo pieno un pò nevrotica ma dolce, Miranda perfetta esploratrice nel deserto e Carrie..è sempre Carrie. Elegante, ironica, chic ed equilibrista sui tacchi vertiginosi di Louboutin.
Le nostre quattro carissime amiche alle prese con le loro frenetiche vite a Manhattan, decidono di accettare un lussuosissimo invito. Destinazione: Abu Dhabi, Emirati Arabi. Oro, deserto, hotel cinque stelle lusso, colori d'oriente e vestiti stupendi. La location un pò pacchiana si adatta a questo abbigliamento che Patricia Field ha scelto per le protagoniste, abiti lunghi e luminosi, cappelli a tesa larga e tacchi che affondano nella sabbia del deserto.
La mia amica Jessica ha detto che il film le è piaciuto molto ma che è troppo concentrato, troppi temi tutti insieme e poco sviluppati. Alessia invece ha apprezzato che le grandi firme questa volta non fossero così in vista come nel primo. Il suo parere è stato condiviso anche da altri che come me sono corse a vederlo, in francese e non.
In America il film delude il pubblico, che avessero troppe aspettative? In fondo le nostre quattro ragazze sono cresciute e noi con loro. Continuano ad avere dubbi o paure umane, dalla menopausa galoppante alla ricerca di un nuovo palpito d'amore. Quello che ci insegnano, perchè sembra strano ma anche Sex and The City ha una morale, è che l'amicizia è uno dei beni più preziosi che una persona possa avere. Il primo episodio si concludeva con la frase "L'amicizia è l'unica griffe che non passa mai di moda" e loro quattro, insieme, unite, ci dimostrano che è vero. Affrontano una passeggiata sul cammello sotto un sole a cinquanta gradi, un taxi arabo sgangherato e anche un karaoke che mi fece scendere una lacrimuccia.
Sappiamo che non vincerà un Oscar, che nessuna delle protagoniste diventerà la nuova Maryl Streep ma a noi non interessa, noi le amiamo così, grottesche e schiette, glamour e sofisticate.
In alto i calici di cosmopolitan, le ragazze son tornate.

martedì 1 giugno 2010

Sushi nel paese del Foie gras?





Il privilegio di possedere un pc portatile o di conoscere qualcuno disposto a prestartelo, è quello di poterlo usare in qualsiasi angolo tu sia. Stai scrivendo ad un tuo possibile filarino e hai un sintomo intestinale? Niente paura, ti fai ispirare nell'intimità del tuo bagno. Hai deciso di andare a scrivere al parco con il cagnolino? Semplice, metti cane e pc in una borsa e aspettando un sole inesistente passi il tuo pomeriggio. In questo momento ho il guinzaglio di Lady P. sotto al sedere, lei continua a girare intorno a me e tra due minuti sarò legato come un arrosto speziato. Credo sia talmente in calore che se arriverà a casa ancora illibata sarà un miracolo. Comunque l'argomento di questo post non è la mia incompetenza come dog-sitter bensì la cucina. Molti di voi mi conoscono benissimo e sanno che non solo odio cucinare ma che proprio non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di provare a sviluppare le mie capacità culinarie. I casi sono due: avere qualcuno che cucina per te, oppure ogni tanto concedersi un pasto fuori domicilio. In questi mesi in Francia ho sperimentato la Nouvelle cuisine, piccoli assaggi costosissimi, deliziosamente curati che mi innervosiscono molto. Perchè io devo spendere metà del mio misero stipendio per mangiare quattro robini minuscoli e uscire dal ristorante che ho un bisogno disperato di un Big Mac per non svenire al primo passo? Meglio andare sul sicuro e passare da una pizzeria finta-italiana. Prima che la nostra Jessica partisse siamo stati a mangiare giapponese, lei un'amante del sushi, io sostenitore del "se non mi ha procurato traumi intestinali perchè no", un terzo che mai aveva provato la cucina del pesce crudo. Il ristorante in centro a Strasbourg è molto carino e molto curato. Al centro della sala lo chef sminuzza pesce per ore servendolo su piattini colorati che poi ruotano in due sensi sui tapis roulant in miniatura. I piattini hanno un colore, ogni colore corrisponde ad un prezzo. Accessibili i colori caldi come viola rosso e arancione, quelli assolutamente da evitare il fucsia e l'azzurro. Ovviamente i più invitanti, sia per strategie di markenting sia per le porzioni più sostanziose. Senza farlo apposta quella sera indossavo un Papillon dello stesso colore del piattino più caro, il fucsia. Ho inzuppato qualsiasi cosa nella salsa di soia, mi sono innamorato di un piattino con un nome inpronunciabile. Nel locale eravamo solo noi tre e il sushi-chef cucinava solo per noi, siamo entrati nelle sue grazie e ha fatto anche una foto con noi. Alla fine ha fatto sfilare sotto i nostri occhi una serie illimitata di "ultimi piattini", ma abbiamo dovuto rinunciare, io ormai ero composto al 90 per cento da riso e il restante 10 per cento da soia. Mi piace sperimentare qualcosa che và oltre al mio limitato sapere in tema di cucina, io che a malapena so riscaldare le cose al microonde e che come Carrie nel forno ci terrò il cambio di stagione per mancanza di spazio, ho bisogno essere istruito. Seduto comodamente a tavola, si intende.

venerdì 28 maggio 2010

Strike in amicizia


Non sono un appassionato di Bowling, quelle finte Church's Bicolor a noleggio con le stringhe fluorescenti e le suole dure come cemento non sono fatte per me. Ricordo però che la prima volta che ci sono stato, tac, ho vinto. Chiamatela fortuna del principiante o traiettoria precisa del lancio ma sbancai tutto. Ovviamente non l'ho saputo finchè non me lo dissero con aria di invidia, nemmeno si vincesse un attico a Park Avenue. L'altro giorno una mia amica quasi ad un passo dal matrimonio ha organizzato una serata al Bowling. Io per motivi d'oltralpe ho dovuto declinare ma qualcosa mi puzzava e non era il regalino della dolce Lady P. sul tappeto persiano. Infatti quello puzzava era l'amico single del fidanzato della mia amica. Una trama da Beautiful ma quello che interessava era il suo stato civile. Single, non fidanzato ufficialmente, Dongiovanni, cucciolo in cerca d'amore. Poco importa. Io sono stato invitato un pò per abitudine un pò per speranza di avermi lì in caso le mie amiche avessero bisogno di un destinatario di eventuali smorfie. Questo amico single era un pò il miele per le api, una svendita di Burberry per consumiste incallite. Una twingo multicolor partì alla volta di questa pista incerata, aspettative o non aspettative, l'importante era passare una serata diversa conoscendo una persona nuova magari interessante. Nessuna aveva intenzione di fare strike. Fare nuove conoscenze mette in moto il proprio umore, la propria voglia di sperimentarsi e addirittura di mettersi in gioco testando le proprie doti nel calcio balilla. Come sempre faccio parte di queste serate anche a distanza di 500 chilometri, loro sanno già cosa direi, sanno che mi lamenterei delle scarpe scomode. Sono un libro aperto, e loro per me un'ispirazione per questo blog. Non sempre si fa strike nella vita o nel cuore di qualcuno, bisogna prendere bene la mira ed evitare di fare un buco nel liscio parquet. Non bisogna però aver paura di fare quel lancio. Voi fatelo, chissà che quei stupidi birilli stramazzino a terra vedendovi.

venerdì 21 maggio 2010

Le mie 10 fatiche ginniche.


C'è un momento per tutto, il momento in cui devi passare l'aspirapolvere perchè il tuo tappeto è diventato un parco giochi per acari felici, il momento in cui comprare dei nuovi film perchè tutta la tua collezione la conosci a memoria, e anche quello in cui ti iscrivi in palestra. Palestra? Tu? Lorenzo? Lo stesso Lorenzo che odia andare a correre perchè gli da fastidio la zaffata di sudore di qualcuno che corre nel verso opposto al suo? Esattamente, mi sono iscritto in palestra. Ho deciso quando una mattina mi stavo lavando i denti, ho dato uno sguardo veloce allo specchio. E pum. Un pugno in piena faccia sarebbe stato meno doloroso. Bianco, pallido, stempiato e con una ciambella al posto della vita. Un'ora dopo ero già sportivo sul Tapis roulant. Non sono mai stato un amante della palestra, preferisco molto di più la piscina ma quando sei in Francia e al posto delle piscine ci sono solo delle pozzanghere dove tutti nuotano in direzioni diverse, sei leggermente obbligato se non vuoi diventare come Homer. Il primo Giorno andò molto bene, una simpatica ragazza mi ha seguito chiedendomi quale fosse il mio obiettivo, io che di obiettivo ho solo quello di non trasformarmi in un ippopotamo mi sono fatto guidare. Quanto mai, dieci minuti di bicicletta con pendenza stile Everest e altri dieci su una specie di vogatore. Mi sembrava di essere in mezzo al Pò senza poter scendere. Una faticaccia incredibile. Però divertente visto la musica di sottofondo. Gli utenti della palestra sono di tutti i generi, il venerdi mattina ci sono gli anziani, ci deve essere uno sconto particolare perchè tutti ginnici e con delle tute fluorescenti si presentano agguerriti davanti agli attrezzi. Ho visto un 70 enne sollevare due pesi che potevano essere l'equivalente di un mio trasloco. Ci sono poi quelli che io chiamo i "big gym" ovvero palestratissimi ragazzi sulla trentina con bicipiti che sembrano scoppiare da un momento all'altro. Si guardano allo specchio mentre fanno quelle facce deformate da uno sforzo disumano. Sono molto vanitosi e cercano di broccolare qualsiasi femmina si trovi nel raggio di cento metri. Io sinceramente una cosa che non comprendo è il perchè di tutti quegli specchi nelle palestre, a che serve vedersi quando si è bianchicci, sudaticci e vestiti come un bambino alla fine della giornata all'oratorio estivo. Io evito specchi e qualsiasi superficie liscia riflettente. Evito anche di fare smorfie imbarazzanti. O di cadere sul tapis roulant, ma non so perchè quello me lo aspetto prima o poi in una delle mie future performance ginniche. Alcuni attrezzi sono simpatici ma hanno un difetto, ti informano su quante calorie stai perdendo al minuto. Ma secondo te, io dopo mezzora di ciclette ho voglia di sapere che ho perso solo 200 calorie e che mangiando un solo Kinder Delice tornato a casa ne ingoierò più di 1000? Non scherzare vecchio attrezzo da palestra, risparmiamoci entrambi questa sofferenza e continua a farmi pedalare pensando alle schifezze che mangerò sentendomi meno in colpa. Infatti l'attività fisica ha come obbiettivo farti mangiare qualcosa senza sentirti una balena arenata sulla spiaggia. Niente problemi di linea, prove costume. Siamo noi stessi e non affoghiamo dentro la nostra immagine, al massimo un pò di ginnastica, ovviamente nascondendo Nutella e derivati in giro per casa. Quello sì che è uno sport produttivo, soprattutto ritrovare il tutto se non ti ricordi più dove sono andati a finire.

mercoledì 19 maggio 2010

2 Giorni a Parigi


Sono passato da Parigi al divano di casa davanti ad un episodio del Commissario Montalbano, personaggio tanto amato da mia madre e che comincio ad apprezzare seriamente. Ho aspettato un mese e mezzo prima che arrivasse il tanto atteso week end parigino, la mia terza volta nella più bella città del mondo che sa conquistarti in ogni suo angolo. Il mio viaggio sembrava un film, io un passeggero dell'Orient Express vecchia maniera. Cappello, guanti da guida, maglioncino a rombi e cappelliera di Chanel. Al posto dell'Orient Express un comodo ma meno lussuoso Tgv, più veloce e senza assassinio. Persino la piccola Patty ha dovuto convalidare il suo biglietto andata e ritorno. La cagnolina più chic del mondo con beauty argentato e vestitino per la città. Elegante anche l'hotel, il Saint James & Albany, al 202 di Rue de Rivoli, la grande via che costeggia le Tuileries e che sotto ai suoi portici ospita i più bei hotel di Parigi, il Brighton e il Maurice, una specie di Versailles in miniatura. Il Saint James ha un ingresso molto raffinato di marmo bianco e specchiere dorate, un cortile interno con giardinetto e una targa in cui è incisa la data in cui Marie Antoinette e il generale Lafayette dormirono lì. Era il 1779. Non è specificato se dormirono insieme. In un albergo di quattro stelle non puoi non portarti a casa qualche souvenir gentilmente offerto. Nel mio caso si tratta di svaligiare tutto quello che potevo. Dalle ciabattine della doccia alla carta intestata con cui ho scritto una lettera alla mia carissima prozia Ebe. Oltre al ricordo mi piace avere anche qualcosa di concreto. Un atteggiamento alquanto materialista. Parigi è la città dell'amore, non puoi non sentire l'odore delle sue strade, il profumo di una storia unica nel suo genere, per i suoi viali ti sembra di vedere scorrere le carrozze, le dame con i grandi cappelli e la classe dei suoi abitanti che hanno uno charme in più. Urlo nel vedere la Tour Eiffel e mi commuovo quasi a vedere Place de Vosges e il suo nascosto giardino segreto. Dopo la cultura e la lunga passeggiata per le più belle piazze parigine il momento dello shopping. Sugli Champs tappa forzata d Louis Vuitton. Incredibile la quantità di persone che c'erano. Giapponesi in crisi e turisti ovunque. Io sono stato male davanti alla cappelliera da viaggio, la versione classica e quella nuova in tessuto blu e bordeaux. Veramente meravigliosa, peccato anche il prezzo è meraviglioso. Talmente meraviglioso che lo vedo come un miraggio questo acquisto. Però è giusto sognare, ad occhi ben aperti e portafoglio ben chiuso. Altra tappa Sephora per annusare tutte le nuove essenze e farsi venire un gran mal di testa e poi Laduree. Solo quei colori pastello della vetrina ti invogliano ad assaggiare tutti i gusti di quei dolcetti che Marie Antoinette tanto amava. Io più che gli Champs per lo shopping preferisco Avenue Montaigne, i negozi hanno degli ingressi che sembra di entrare nelle case, con un giardinetto verde e persino degli alberi. Noi di Milano mai e poi mai vedremmo un albero che può considerarsi tale in centro. A seguire Gucci c'è poi Dior con un intero palazzo Tempio. Proprio lì dove Carrie cadde a pelle di leopardo e dovette spendere l'equivalente in shopping di una lobotomia. Dall'altra parte il famoso Plaza Athenee, dove sempre Carrie sul balcone della sua suite vede la Tour Eiffel e urla come una Barbie. Il vero fulcro oltre a Valentino è Chanel. Ci avrei messo le radici e mi sarei fatto assumere come lavavetri ufficiale, un negozio meraviglioso preso d'assalto da giapponesi inferociti che si sarebbero portati via anche il tavolo e le lampadine. Al ristorante la sera ero circondato da gente che mangiava da sola. Giusto un libro o un giornale come compagnia. Una cena delicata e anche raffinata nel cuore di Parigi. Accanto a me una ragazza con un libro e una David Jones. La nuova frontiera del lusso. Torno da Parigi con il Tgv stanco, assonnato ma pieno di felicità, con il cuore gonfio d'amore per questa città che davvero regala emozioni uniche nel suo genere. Tornando a casa la prima cosa che ho fatto è mettermi le ciabattine bianche di spugna rubate all'hotel. Mi sono sentito ancora un Parigino, qualche Macarons e mi sarebbe sembrato di essere sulle seggioline verdi delle Tuileries.

giovedì 13 maggio 2010

April sweet shower o cascate del Niagara di Maggio?


Piove Piove e ancora Piove. A Milano in due settimane ho visto tanta di quell'acqua che se non fosse primavera avrei creduto di essere sul Rio delle Amazzoni nella stagione delle Piogge. I milanesi già isterici di natura si sono armati di ombrelli con le borchie per farsi strada e di Galoshe alte fino alle cosce per evitare di arrivare a lavoro fradicio. Manca poco che ci mettono le passerelle come a Venezia. Vedremmo a quel punto una serie di copie di Gisele Bundchen far finta di sfilare per le vie di un'allagata Milano. Sono venuto in Francia con la speranza di vedere il sole, di fare footing al parco dell'Orangerie facendomi seminare da 70 enni agili e ginnici. Ha piovuto proprio quando cercavo di tornare a casa alle cinque di mattina carico di valigie e cappelliera strapieni. Un facchino è assoltamente introvabile a quell'ora della notte, il taxi invece un lusso che non mi posso permettere. Sul pullmann vicino a me seduto un vecchietto di quelli che sbuffa ad ogni sosta, ad ogni passo estraneo e che dorme con gli occhi aperti. Mi incuteva timore e quando volevo prendere il mio Vanity nella valigia sopra la sua testa non ho avuto il coraggio di chiederglielo. Me lo avrebbe tirato dietro in due secondi. Una bambina urlante e straparlante faceva avanti e indietro sul pullmann facendo illuminare i talloni delle scarpe, subito riconoscibile: un paio di Lelly Kelly fucsia con le lucine colorate rosse fuoco. Persino le lucine psichedeliche di una discoteca sono meno irritanti di quelle scarpe, tant'è che come in un fil stavo per prendere la bambina e dirle "Hey Lelly Kelly, noi due abbiamo un problema, di convivenza!". Tornare in quella che per 4 mesi è stata la mia casa e trovarla coperta di fiori, piante e Madonne. Possibile svegliarsi la notte, girare la testa e vedere una Madonnina fluorescente? Mi è venuto un collasso, e non trovo altra cosa più pacchiana, neppure una gondola dorata di Venezia su un televisore dall'antenna chilometrica. Meglio sicuramente dell'ultima novità Vaticana di cui sono stato informato dalla mia amica Lorena. Un rosario parlante, di quelli che ripetono la preghiera di continuo e che parlano come un Tamagochi. Già mi manca casa, la mia mamma che si lamenta delle cataste di vestiti, mio padre che urla il mio nome da qualsiasi angolo della casa e mia sorella che mi rincorre chiedendomi le declinazioni latine. Casa di pazzi, casa felice. Mi mancano le mie ragazze, quelle che hanno condiviso con me giornate interminabili al mercato a cercare pacchianerie da appendere alla parete e a fare la fila dalle Marcelline, la merceria più fornita del mondo. Ormai mi ricordano perchè ho creato una sorta di sala d'attesa. Le ragazze hanno condiviso anche una serata fantastica al messicano. Premetto che ormai quando si parla di andare a mangiare fuori la nuvoletta dei nostri pensieri automaticamente mette in moto i nostri neuroni sul programma cena: nachos- salse piccanti-litri di margarita alla fragola. Siamo stati gli ultimi a lasciare quel posto perchè ridevamo come dei pazzi, ridevamo di qualcosa che in realtà se ci pensi ti fa solo sorridere ma l'effetto di 3 litri di margarita non è di certo svanito dopo i pomodorini piccanti. Anzi. Stavamo facendo a meno dell'acqua, il che dimostra il nostro stato mentale. Sono partiti brindisi a qualsiasi cosa, da Mister Uncino alla Chicca e il suo ventilatore sulle Barbie Magia delle Feste e addirittura al Meda, l'unico cartolaio del mondo che vendeva fogli di giornali al posto dei figli da disegno. Una serata di cui mi ricorderò all'infinito, era da tempo immemorabile che non mi divertivo così tanto e che non arrivavo a casa così assonnato da non mettere nella loro scatola le Car Shoe. Ci fu anche il solito brindisi per il compleanno di Elisa "Ad Elisa, 23 e favolosa". Lei che ha fatto piazza pulita H&m e che per un pic nic ci da a tutti appuntamento su Facebook. E pensare che Aleccia era da settimane che aveva trovato lo style adatto al pic-nic. Nemmeno Heidi avrebbe avuto il suo cestino di vimini. Mi mancheranno molto queste serate in loro compagnia ma sono sempre con me, quando pulisco i bisogni del cane e quando guardando a pioggia mi drogo delle casalinghe disperate. So che loro farebbero lo stesso, o che lo faremmo insieme. Questa sì che è amicizia.