martedì 1 giugno 2010

Sushi nel paese del Foie gras?





Il privilegio di possedere un pc portatile o di conoscere qualcuno disposto a prestartelo, è quello di poterlo usare in qualsiasi angolo tu sia. Stai scrivendo ad un tuo possibile filarino e hai un sintomo intestinale? Niente paura, ti fai ispirare nell'intimità del tuo bagno. Hai deciso di andare a scrivere al parco con il cagnolino? Semplice, metti cane e pc in una borsa e aspettando un sole inesistente passi il tuo pomeriggio. In questo momento ho il guinzaglio di Lady P. sotto al sedere, lei continua a girare intorno a me e tra due minuti sarò legato come un arrosto speziato. Credo sia talmente in calore che se arriverà a casa ancora illibata sarà un miracolo. Comunque l'argomento di questo post non è la mia incompetenza come dog-sitter bensì la cucina. Molti di voi mi conoscono benissimo e sanno che non solo odio cucinare ma che proprio non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di provare a sviluppare le mie capacità culinarie. I casi sono due: avere qualcuno che cucina per te, oppure ogni tanto concedersi un pasto fuori domicilio. In questi mesi in Francia ho sperimentato la Nouvelle cuisine, piccoli assaggi costosissimi, deliziosamente curati che mi innervosiscono molto. Perchè io devo spendere metà del mio misero stipendio per mangiare quattro robini minuscoli e uscire dal ristorante che ho un bisogno disperato di un Big Mac per non svenire al primo passo? Meglio andare sul sicuro e passare da una pizzeria finta-italiana. Prima che la nostra Jessica partisse siamo stati a mangiare giapponese, lei un'amante del sushi, io sostenitore del "se non mi ha procurato traumi intestinali perchè no", un terzo che mai aveva provato la cucina del pesce crudo. Il ristorante in centro a Strasbourg è molto carino e molto curato. Al centro della sala lo chef sminuzza pesce per ore servendolo su piattini colorati che poi ruotano in due sensi sui tapis roulant in miniatura. I piattini hanno un colore, ogni colore corrisponde ad un prezzo. Accessibili i colori caldi come viola rosso e arancione, quelli assolutamente da evitare il fucsia e l'azzurro. Ovviamente i più invitanti, sia per strategie di markenting sia per le porzioni più sostanziose. Senza farlo apposta quella sera indossavo un Papillon dello stesso colore del piattino più caro, il fucsia. Ho inzuppato qualsiasi cosa nella salsa di soia, mi sono innamorato di un piattino con un nome inpronunciabile. Nel locale eravamo solo noi tre e il sushi-chef cucinava solo per noi, siamo entrati nelle sue grazie e ha fatto anche una foto con noi. Alla fine ha fatto sfilare sotto i nostri occhi una serie illimitata di "ultimi piattini", ma abbiamo dovuto rinunciare, io ormai ero composto al 90 per cento da riso e il restante 10 per cento da soia. Mi piace sperimentare qualcosa che và oltre al mio limitato sapere in tema di cucina, io che a malapena so riscaldare le cose al microonde e che come Carrie nel forno ci terrò il cambio di stagione per mancanza di spazio, ho bisogno essere istruito. Seduto comodamente a tavola, si intende.

3 commenti:

  1. bellissimo questo blog!!
    giuro di aver letto tutto il tuo post non come alcune che si scocciano e commentano con una semplice frase dicendo il contrario di cio ke ho scritto!!
    :) in bocca al lupo per questa avventura da blogger

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  2. Cha carina Barbarella. Davvero mille grazie!!!!!

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  3. F A N T A S T I C O!
    Grazie per l' amicizia!

    Ci vediamo nel web
    Arianna di Privalia
    http://blog.it.privalia.com/category/whats-hot/

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