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| Crediti foto: http://dressthechange.org/ |
Era
il 2003 o il 2004 quando a Milano appare sul corso principale un negozio mai
visto prima, stracolmo di vestiti a pochi euro, dal design e dallo stile più
cool delle altre catene che eravamo abituati a frequentare in quella fase della
vita in cui si è troppo piccoli per avere un proprio stile riconoscibile e
troppo (stupidi) grandi per seguire i consigli di mamma e papà che ti
vorrebbero ancora in Loden e Barbour. H&M da quel momento è diventato meta
di scorribande e di inutili compulsioni d’acquisto quando saltavo la scuola
prima e tra una lezione e l’altra in Università dopo, “Ma sì dai 9,99 euro che
saranno mai” per l’ennesima t-shirt dal colore improponibile accumulata in un
armadio sempre troppo pieno. Il cosiddetto fast-fashion si è insinuato nel nostro
gergo comune e nel nostro quotidiano, presi dalla voracità di un prezzo iniquo
e dal desiderio di avere ampia scelta quando è il momento di vestirsi, non
importa l’etichetta, il made in che è sempre un posto molto lontano dove
l’occhio non vede e i loro contratti di lavoro sono proprio l’ultimo dei nostri
problemi. La maturità di ripensare al modo in cui mi vesto nel mio caso è
giunta grazie a una serie di traslochi (quanta roba si butta e quanta se ne
tiene per ributtarla al successivo cambio di stagione?), grazie a delle vere e
proprie retate negli armadi di Nonni e prozii (perché i loro tessuti sono
perfetti 40 anni dopo e le mie non fanno un inverno?) e soprattutto alla
situazione ormai stremata del nostro pianeta.
Il
settore del fashion è il secondo più inquinante dopo il petrolio e anche se ci
sentiamo sempre piccoli piccoli di fronte a queste realtà non si può ignorare
l’argomento perché tanti pezzi fanno un grande puzzle e basta un cambiamento
anche minimo per sentirsi migliori, parte di una stessa barricata e influenzare
chi abbiamo attorno a fare la stessa cosa.
Ho
sempre preso i mezzi pubblici e sono sei mesi che vado solo in bicicletta, sono
fiero di questa abitudine e so che è un piccolo contributo ma mi fa stare
meglio con la mia coscienza e con uno stile di vita che mi appartiene di più,
nel limite delle possibilità fa bene a ciascuno di noi cambiare abitudini, che
sia fare un pezzo a piedi, organizzarsi per andare a lavoro con colleghi o
amici, prendere un tram in più.
E
per quanto riguarda la moda? Rinunciare o arrivare a un compromesso?




















