venerdì 6 ottobre 2017

LE FIRME DELLA MODA

Franca Sozzani.
Il costellato e meraviglioso mondo della moda per l’immaginario collettivo è un ufficio luminoso con i corridoi tempestati di cover colorate con patinate modelle, titoloni allegorici e scatti dei più illustri obbiettivi fotografici che il pianeta abbia mai avuto. Tra questi spazi ben arredati, ben spolverati e con elementi perfettamente simmetrici e piante rigogliosissime si decidono le sorti per le prossime stagioni del glamour e del lusso il tutto cicaleggiando leggiadre e sorseggiando pinot in calici senza ditate. Cheers.
Il giornalismo di moda, quello autentico e professionale non è proprio come tentiamo di immaginare, patinato e frizzante in punta di tacco a spillo tra una sfilata, un cocktail e una serata di gala triangolate su Milano Parigi e New York, ma soprattutto, esistono ancora autorevoli firme di testata?

Anna Riva.
Siamo troppo abituati a veder scalpitare volti del mondo della moda che durante le sfilate si accalcano a presentazioni, defilé e front row instagrammando in diretta cappotti pellicce e modelline simbolo degli ultimi bienni e spesso confondiamo influencer e bloggers con le leggendarie giornaliste di testate che urlano a gran voce le novità di questo mondo sfavillante.

Isabella Blow.
Irene Brin
In passato le firme giornalistiche e le autorevoli penne del costume si presentavano senza sponsor e buonine osservavano tessuti, fogge e ispirazioni dello stilista che conoscevano perché lo avevano studiato, conosciuto approfonditamente o addirittura lanciato a suon di parole e riconoscimenti con trafiletti e titoli di supporto.
Ora è un po’ tutto cambiato, i giornalisti si appuntano sì parole chiave su cifrati taccuini ma più che le loro critiche intelligenti e sottili si attendono le loro mise, come se a rendere non fossero più gli articoli sulle stagioni proposte ma i vestiti indossati, spesso un po’ promozionali a seconda dello stilista che invita.


Anna Piaggi

Michela Gattermayer
Perfettamente vestite si lanciano da Missoni, fanno un saluto da Gucci, chiacchierano da Alberta Ferretti e volano per ammirare Valentino, Dior e Chanel, non fanno le annoiate e se lo fanno in fondo glielo permettiamo è il loro lavoro e lì siedono per gerarchia e per ruolo, non per aver scritto email di sudditanza a pr e uffici stampa del settore.
Quello che mi piace di più della vecchia leva del giornalismo di moda alla Anna Piaggi, Franca Sozzani, Anna Riva, Irene Brin, Isabella Blow o Diana Vreeland è che erano considerate donne non proprio bellissime ma con grande charme. E’ più importante avere capelli fluenti, seni impulsivi e gambe da capogiro oppure sapersi comportare, saper osservare e riportare su carta tutto quello che di extra-sensoriale si vive durante una passerella?

Più dinamiche e più a loro agio con i flash dei fotografi appostati su binari, marciapiedi e biciclette ci sono le giornaliste e le fashion editor di oggi che cavalcano l’onda sui social e sono seguitissime perché mostrano il lato più glamour e frivolo dell’ambiente moda, così la  sontuosa Volpicella, la carnevalesca Dello Russo, la scultorea Battaglia si aggirano per una Milano che sembra a loro disposizione, ponendo sempre più in alto l’asticella che divide chi firma i servizi e chi li sfoglia.

Viviana Volpicella
Giovanna Battaglia

Più amichevole e compagnona l’editor di Grazia, Silvia Grilli che ha svecchiato un po’ questo genere di femminile i cui servizi moda sono ben realizzati e di gusto, mentre rimane una vera leggenda per i più intenditori la milanese Michela Gattermayer, viceredattore moda di Gioia! altro magazine reso fresco e fruibile anche da chi non parla proprio la loro lingua, una donna che regala carisma e che ha vissuto le epoche più belle di questa incredibile città.
E non dimentichiamoci gli uomini, in particolare Angelo Flaccavento che ci ha conquistato con i suoi papillon nei primi anni 2010 e con i suoi riferimenti artistici negli articoli firmati per Vogue Italia così come Simone Marchetti, più social e vanesio del suo collega ma non per questo meno brillante quando si tratta di narrare la moda femminile e non solo su testate di tutto pregio come La Repubblica.


Il mondo della moda è un pianeta affascinante dove ormai tutti hanno messo bandiera ma c’è ancora qualche angolo da scoprire, da osservare e comprendere sempre più in profondità, perché la moda si studia e soprattutto, si legge. 

Angelo Flaccavento 
Simone Marchetti

1 commento:

  1. Articolo molto interessante. Ho lavorato per molti anni nel settore moda e...calici senza ditate ne ho visti pochi!....claudiag

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