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| Caro Babbo Natale, portami in dona una bella calligrafia. |
Ci sono due modi di vivere il Natale e
l’avvicinarsi di questa festa che unisce o allontana:
1 un magone misto a nostalgia con fasi di isteria
altalenante
2 un’euforia con ritorno al senso di famiglia,
amore, buoni sentimenti e istinti caritatevoli
Saranno le canzoncine, le lucette, le vetrine
allestite, l’albero, i trallallì e i tralallà ma il Natale è un momento bello
da assaporare se sei a posto con la tua vita, se hai un bel lavoro che ti piace
e ti soddisfa, una persona accanto che ti riempie la vita e ti riscalda l’altra
metà del letto, una famiglia un po’ a pezzetti in giro per il mondo da riunire
sotto un unico tetto.
Come in tutte le cose c’è un lato ostentato del
Natale, questa sfrenata ossessione per cui a metà ottobre già gli scaffali di
panettone e spumanti, già le stelline sui balconi e quelle sventurate
newsletter commerciali che ahimè ricevi tutte le mattine già parlano di regali
e whishlist.
E’ questo il lato del Natale che dovremmo piano
piano far rinsecchire, perché l’albero si fa il 7 dicembre (a Milano) e l'8 in tutta Italia, i regali sono sì
benvenuti ma non obbligatori al contrario delle mance della Nonna e tutti
abbiamo almeno un amico che fa coming out e confessa di preferire il pandoro al
panettone.
Il consumismo di noi fortunati nati nell’emisfero
ricco del globo fa sembrare Natale una festa in cui i tirchi piangono e
vorrebbero tornare alla fase sentimenti accompagnati da fatidico motto
“l’importante è il pensiero” anche se il pensiero è orribile in modo
obbiettivo.
Troppe volte si regalano cose inutili, cose che
poi tornano a riciclare altre brutte e dimenticate occasioni, in un calderone
di carta da pacco che non si strappa perché “Può sempre servire” e non serve
mai.
Negli ultimi anni mi sono accorto sempre di più
che c’è un’unica cosa che sopravvive a questi pacchi infiniti ed è il
bigliettino.
Tutti noi abbiamo una scatola dei ricordi, quelle
che magari rimangono per lustri e decenni a casa dei tuoi quando non vivi più
con loro ma che un giorno tua madre ti mette in mano sostenendo che è giunto il
momento che tutto quello che fu della tua cameretta di figlio adolescente venga
ridato al legittimo proprietario perché lei deve allestire la stanza del
pilates o dello yoga.
Non c’è regalo, brutto o bello che sia, costoso o
di seconda mano, desiderato o no, che non sia ancora più piacevole da ricevere
se ad accompagnarlo c’è un bigliettino, ma non uno qualunque scritto a caso sul
parabrezza della macchina ma un bel bigliettino, riflettuto e ben scritto.
Una bella calligrafia (non bisogna essere per forza bravi come Beautiful Letters), una carta da lettere con il
proprio nome e cognome, luogo e data, una frase di auguri e una firma
indelebile, è questo che rende davvero unico il gesto dello scrivere, per una
volta a mano, concedendo del tempo alle parole.
Può essere una borsa da viaggio Vuitton, un
diamante da 3 carati o un buono spesa al Pam ma il bigliettino è davvero quello
che fa la differenza perché non c’è messaggio più bello di quello che tu, a
mano e con grazia, saprai scrivere.
Questo Natale scrivete a mano, un biglietto, una
lettera o una semplice dedica e quelle parole sopravvivranno allo scorrere del
tempo, cosa che non sempre possiamo dire di quel solito paio di calzini che
ogni anno regala la solita zia.

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