martedì 19 dicembre 2017

QUESTO NATALE, SCRIVI:

Caro Babbo Natale, portami in dona una bella calligrafia. 
Ci sono due modi di vivere il Natale e l’avvicinarsi di questa festa che unisce o allontana:
1 un magone misto a nostalgia con fasi di isteria altalenante
2 un’euforia con ritorno al senso di famiglia, amore, buoni sentimenti e istinti caritatevoli

Saranno le canzoncine, le lucette, le vetrine allestite, l’albero, i trallallì e i tralallà ma il Natale è un momento bello da assaporare se sei a posto con la tua vita, se hai un bel lavoro che ti piace e ti soddisfa, una persona accanto che ti riempie la vita e ti riscalda l’altra metà del letto, una famiglia un po’ a pezzetti in giro per il mondo da riunire sotto un unico tetto.
Come in tutte le cose c’è un lato ostentato del Natale, questa sfrenata ossessione per cui a metà ottobre già gli scaffali di panettone e spumanti, già le stelline sui balconi e quelle sventurate newsletter commerciali che ahimè ricevi tutte le mattine già parlano di regali e whishlist.

E’ questo il lato del Natale che dovremmo piano piano far rinsecchire, perché l’albero si fa il 7 dicembre (a Milano) e l'8 in tutta Italia, i regali sono sì benvenuti ma non obbligatori al contrario delle mance della Nonna e tutti abbiamo almeno un amico che fa coming out e confessa di preferire il pandoro al panettone.
Il consumismo di noi fortunati nati nell’emisfero ricco del globo fa sembrare Natale una festa in cui i tirchi piangono e vorrebbero tornare alla fase sentimenti accompagnati da fatidico motto “l’importante è il pensiero” anche se il pensiero è orribile in modo obbiettivo.


Troppe volte si regalano cose inutili, cose che poi tornano a riciclare altre brutte e dimenticate occasioni, in un calderone di carta da pacco che non si strappa perché “Può sempre servire” e non serve mai.
Negli ultimi anni mi sono accorto sempre di più che c’è un’unica cosa che sopravvive a questi pacchi infiniti ed è il bigliettino.

Tutti noi abbiamo una scatola dei ricordi, quelle che magari rimangono per lustri e decenni a casa dei tuoi quando non vivi più con loro ma che un giorno tua madre ti mette in mano sostenendo che è giunto il momento che tutto quello che fu della tua cameretta di figlio adolescente venga ridato al legittimo proprietario perché lei deve allestire la stanza del pilates o dello yoga.

Non c’è regalo, brutto o bello che sia, costoso o di seconda mano, desiderato o no, che non sia ancora più piacevole da ricevere se ad accompagnarlo c’è un bigliettino, ma non uno qualunque scritto a caso sul parabrezza della macchina ma un bel bigliettino, riflettuto e ben scritto.

Una bella calligrafia (non bisogna essere per forza bravi come Beautiful Letters), una carta da lettere con il proprio nome e cognome, luogo e data, una frase di auguri e una firma indelebile, è questo che rende davvero unico il gesto dello scrivere, per una volta a mano, concedendo del tempo alle parole.
Può essere una borsa da viaggio Vuitton, un diamante da 3 carati o un buono spesa al Pam ma il bigliettino è davvero quello che fa la differenza perché non c’è messaggio più bello di quello che tu, a mano e con grazia, saprai scrivere.


Questo Natale scrivete a mano, un biglietto, una lettera o una semplice dedica e quelle parole sopravvivranno allo scorrere del tempo, cosa che non sempre possiamo dire di quel solito paio di calzini che ogni anno regala la solita zia. 

Nessun commento:

Posta un commento

Vuoi dirmi qualcosa? Vuoi mandarmi dei cioccolatini perchè ho saputo descrivere in modo esasutivo una situazione più che pezzente in cui ti sei trovato? Stringimi la mano, lascia un commento, mandami a quel paese.

Aspetto le vostre umilianti parole. Scrivetemi!