mercoledì 8 dicembre 2010

Chiamatelo Mecenatismo Letterario


Nei meandri della mia infinita e retorica mente mi è capitato di ripensare al latino, alla concretezza di quei paradigmi, di quelle frasi fatte che eravamo felici di trovare in dizionari alti e pesanti. Mi piaceva moltissimo e anche se tutti si divertivano a definirla una inutile lingua morta io mi appassionavo sempre di più.


Il mio preferito era Catullo, ma è logico il motivo, è l'età dei primi scottamenti, dei primi due di picche e di pali in cemento armato direttamente in fronte. E lui ti capiva, ti dava una pacca sulla spalla e pareva dirti "L'amore rende idioti, solo che tu lo sembri molto più di me perchè scrivi con la K al posto delle C mentre io ho il latino poetico dalla mia parte". In seconda superiore invece la professoressa ci ha mandato al macero il cervello traducendo il De Bello Gallico, scoprendo giorno per giorno tutte le tecniche guerrafondaie di quell'esaltato di Giulio Cesare. "Gallia omnium est divisa in partes tres.." e poi venti righe di versione sul paesaggio, sui barbari germanici, sui fanti, i soldati e le armi che usavano per sconfiggere le polazioni nemiche. Ero troppo sentimentale per voler bene a Giulio Cesare ma lo ringrazio per avermi fatto prendere degli ottimi voti.


La parte migliore dello studio del latino però oltre alla prima declinazione che ti ossessionerà per il resto della vita (rosa-rosae, che ricordi), sono le favole psicologicamente infallibili che il caro vecchio e storpio Esopo ci ha tramandato.
La mia preferita è quella della volpe e l'uva. Un must, forse fu quella a farmi prendere un 10 in una traduzione in prima superiore.


Una volpe si avvicina ad un vigneto, osserva un grappolo d'uva apparentemente succoso, salta per poterlo mangiare ma non riuscendoci si allontana esclamando "Tanto è acerba". Se l'avessi inventata io il grappolo d'uva le avrebbe risposto con molta acidità "Acerba sarà tua sorella" magari con uno schiocco di dita come una degna regina del ghetto.

La morale, ce n'è sempre una come in tutte le puntate di Sailor Moon, è che è facile disprezzare ciò che non si può ottenere. Così dice Esopo, io avrei detto "Baby, sputa pure nel piatto in cui avresti voluto mangiare molto volentieri".

Un atteggiamento diffuso tra i reduci ex-amanti-fidanzati-concubini. "Mi ha lasciato ma tanto fa schifo, è brufoloso, ha il fondoschiena più flacido del mondo e la sua nuova fiamma gli mette più corna che cuoricini su Facebook". Lasciarsi comporta uno schieramento di reduci e di feriti, Giulio Cesare però è tornato vittorioso, Napoleone decisamente no, è questione di fortuna. "Nondum matura est, nolo acerbam sumere" si sospirò davanti a quel fondoschiena flacidoso.

3 commenti:

  1. Caro Lollo,
    vorrei tanto ricordare da quale blog venivo prima di capitare nel tuo, solo per ringraziare di averti trovato!

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  2. In latino 10 non l'ho mai preso...troppo De bello gallico e troppo poche storie d'amore, però le favoline con insegnamento morale finale mi piacevano, erano brevi e divertenti!!! Per quello che riguarda il disprezzare quello che non si può avere...forse non ci crederai ma non ho mai disprezzato qualcosa che mi piace solo perché non posso averla,come non ho mai disprezzato qualcuna solo perché è più bella,non è nella mia indole..Notte Lollo!!!

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  3. Vishy non sei tu che devi ringraziare me, al contrario. Sei la benvenuta, da qualsiasi blog tu arrivi, terrestre o extraterrestre, fashion o non fashion.
    Zia Flo, so benissimo che non sei capace di farela volpe della situazione, al massimo una tigre o un leopardo dai!

    Un abbraccio carissime!

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