venerdì 17 dicembre 2010

Caro diario

"Che tipo di diario vorrei che fosse il mio? Un tessuto a maglie lente, ma non sciatto, tanto elastico da contenere qualunque cosa mi venga in mente, sia solenne, sia lieve o bellissima. Vorrei che assomigliasse ad una scrivania vecchia e profonda o ad un ripostiglio capace, in cui si butta un cumulo di oggetti disparati senza nemmeno guardarli bene".

Era il 20 Aprile 1919, la penna che ha imbrattato questa pagina segnando l'eternità era impugnata da Virginia Woolf. Mi è capitato tra le mani questo libro, ero a Roma, nella libreria di mia Nonna in cui riesco sempre a trovare qualcosa che colpisca la mia fervida mente. Le lettere intime a se stessa vennero raccolte con cura, con interesse, dal marito che ne ha fatto un best seller della letteratura inglese. Leggere Virginia Woolf non è facile, non è una delle mie scrittrici preferite, ma questo diario è intenso, lo sto "spizzicando" piano piano concependolo come un racconto lento. Ventisette lunghi anni della sua vita, della sua follia e della sua arte. Perchè dovrei leggerlo in pochi giorni?

Mi ha fatto riflettere sull'idea del diario che abbiamo nel XXI secolo. Il blog è un diario? Posso scrivere sul blog quello che ho di più intimo? E' qualcosa di antiquato e retrogrado oppure è un modo di far sopravvivere qualcosa di noi che non sia raccolto in una chiavetta Usb? Io tengo un diario ormai da quasi dieci anni, era il 2001, non avevo nemmeno quattordici anni. Ci ho raccontato di tutto, all'inizio la mia vita sempliciotta di un classico adolescente con l'apparecchio e i brufoli, poi la scuola, gli amici, i primi viaggi, i primi amori, momenti delicati, lutti, pianti e giornate felicissime. Ora non potrei farne a meno, il mio taccuino Moleskine mi segue in qualsiasi parte del mondo in cui vado, raccoglie sensazioni e impressioni, come una macchina fotografica. Tutti i più grandi scrittori hanno tenuto un diario, tutti i nostri idoli storici (maschi e femmine) lo tenevano nel loro secretaire. Sissi, Nicola II, Chatwin, Picasso e Anna Frank, lei è l'esempio di come un piccolo quaderno possa rappresentare un compagno di vita in momenti di sofferenza.


Giovedì 2 Settembre 2010, scrivevo così:

"E' passata da poco la mezzanotte ma non ho molto sonno, così ho deciso di prendere la mia stilografica in mano e di scrivere. In realtà è stato un gesto spontaneo, naturale, semplice. Scrivere fa parte di me, come respirare, e non parlo di quello scrivere confuso che ogni giorno mettiamo su Facebook ma dello scrivere intimo. Una bella lettera, un bigliettino o un semplice appunto. Io non potrei rinunciarci, mi serve vedere le mie parole diventare blu, mi serve rileggere le mie giornate. Belle o brutte che siano state. Ho ricevuto molti complimenti per il blog e ne sono lusingato, piace il mio essere ironico facendo riferimento ala mia vita, alle mie piccole esperienze e al mio modo di essere.

Mia madre si era imbattuta per caso nel blog e aveva detto che scrivevo stupidaggini come le ragazzine di tredici anni. Non è molto bello sentirsi dire tali parole da tua madre ma lei è molto critica, rigida, pochi sono i complimenti. Forse è per questo che crediamo poco in noi stessi, non siamo mai stati portati su un palmo di mano ma sempre sfidati a fare di meglio. C'è di buono che non corro il rischio di montarmi la testa e di credere di avere talento. Tanti sanno scrivere, non sono nè il primo nè l'ultimo.

Oggi sentivo la necessità di scegliere un libro visto che a Strasbourg ho terminato "Il giunco Mormorante" che Zia Ebe mi ha prestato. Nella ormai ricchissima libreria di mamma ho sfogliato con lo sguardo la gran quantità di titoli. Ero indeciso ma poi mi è capitato tra le mani un classico di Virginia Woolf, "Gita al Faro". Non ho mai letto un suo libro, ma da tempo ero curioso di entrare nel suo mondo un po' nascosto. Mi piace, devo ancora capire bene il suo modo di scrivere un po' particolare ma già dalle prime pagine si percepisce il suo animo inquieto e il suo genio. In questi mesi ho voglia di divorare pagine e pagine, di non perdermi nemmeno un bel libro, ma è quasi impossibile"

Tuo letterario
Lollo

3 commenti:

  1. Ho una particolare simpatia per le persone che scrivono un diario.Ho cominciato a scrivere un diario personale ancora bambina quando per un compleanno o forse per la Comunione qualcuno mi regalò questo quaderno ben rilegato ,in simil pelle verde con tanto di lucchetto.Tutte le sere prima di dormire scrivevo.Ho continuato a scrivere fino ai diciassette anni circa poi ho smesso.I diari li conservo ancora ma sono diari segreti e li tengo ben nascosti, non perché abbia degli scheletri,non ho nulla di cui vergognarmi, ma lì dentro ci sono tutte le mie emozioni,le mie tristezze e le esplosioni di gioia tipiche degli adolescenti e ne sono un po' gelosa.Le tue pagine di diario sono molto belle,sei una persona sensibile,scrivi bene ed hai una grande abilità,sai prenderti in giro.Mi sto dilungando troppo? Va bene, di Virginia Wolf ne parliamo un'altra volta.Un bacio!

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  2. Floriana cara, sono sempre arci-felice dei tuoi commenti perchè sei sempre deliziosa, gentile, carina e divertente. Sei adattissima per questo blog, sembra fatto apposta per te. Scrivere un diario è una sensazione pacifica, ti regala una pagina bianca dove poter sfogare qualsiasi cosa, senza interferenze, senza giudizi, solo tu e la penna. Possiamo dire così anche degli amici, della famiglia o delle dolci metà? No, il diario rimane una voce tua, solo tua. In questo momento storico secondo me servirebbe che tutti tenessero un diario. Rileggendo vecchie lettere alcuni dei nostri parlamentari potrebbero rabbrividire un giorno.
    Un abbraccio!

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  3. Ti ho scoperto per purissimo caso ma ora non ti mollo più! Ok, detto così suona tanto come una minaccia, lo ammetto, però è vero: mi piace tantissimo il tuo stile e, curiosando qua e là, mi sono resa conto di avere tantissime cose in comune con te, in primis l'amore per i diari e la lettura.
    A presto!
    Ele

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