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| L'EDEN. |
Una
vita che conosco Milano e cerco di scoprirne angoli remoti, sfidando piccioni
che volano pericolosamente ad altezza narice e facendo lo slalom tra quelli
della troppa moda “Sai io lavoro CON Dolce & Gabbana” “Ah davvero e di cosa
ti occupi?” “Sono sales business store manager” “Ah, quindi pieghi le magliette
che tenti di vendere ai truzzi di Gaggiano, capisco”.
Ma
c’è solo un luogo che mi ha sempre un po’ fatto venire i brividi e mi ha
affascinato per quel suo sapore misterioso e soprattutto, maestoso.
L’albergo
Gallia, quell’imponente palazzo che affianca la Stazione Centrale di Milano
quasi a darsi una spallata per imporsi come protagonista di Piazza Duca
D’Aosta.
Chi
vince la gara di maestosità? È molto difficile definire quale dei due sia il
più impattante, certamente la Stazione Centrale è uno di quei luoghi in cui
l’architettura fascista del 1930 ha sfoggiato tutta la sua forza divenendo
culmine di grandezza, di un egocentrismo sublime. Ecco perché ogni volta che ci
troviamo su quelle scalinate pensiamo di essere Serena Van Der Woodsen
paparazzata di ritorno a New York come vuole la prima puntata di Gossip Girl.
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| LA HALL (con divani di velluto di raso da togliere il fiato) |
Il
Gallia invece sembra spostato nell’arco di tempo e invece è quasi un fratello
gemello della Stazione Centrale, perché a ingannare è quel sapore liberty, con
le sue decorazioni di fine Ottocento proiettate già nel futuro di quel 1927,
data della costruzione del Palazzo Gallia.
È
il 1932 quando viene inaugurato l’albergo che diventa subito un salotto mondo
milanese, tra ospiti in partenza e ospiti in arrivo in questa città che ha
tanto da sfoggiare, prima di tutto questa eleganza sofisticata che ci ha sempre
contraddistinto.
Visto
così lo si trova elegante e suggestivo ma nella mia mente da bambino era il
perfetto luogo infestato da fantasmi, lo scenario di qualche storia horror con
i suoi lunghi corridoi e le sale imperiali. Ecco il motivo di quel fascino che
ha sempre esercitato su di me.
Così,
poterlo ammirare in tutte le sue stanze dopo il restauro dell’architetto Marco
Piva che ha reso l’albergo in Excelsior Hotel Gallia, è stata una grande
emozione perché erano anni che volevo esaudire questo desiderio.
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| Il ristorante. |
A
farmi da guida una sorridente Domenica che ha avuto la pazienza di raccontarmi
l’evoluzione di tutti gli spazi reinventati dall’architetto, tenendo conto però
della storicità del palazzo. E io ero un continuo “Aspetta che faccio la foto”,
“Oh questo lo voglio far vedere su Snapchat ai miei amici”, “OH CHE MERAVIGLIA
VOGLIO VIVERE QUI”.
Il
lusso ricercato e non ostentato, la bellezza del design tutto Made in Italy,
dal lampadario alla poltrona della hall, perché sì, in Italia sappiamo fare tutto
senza eguali. Elegante la zona bar, il ristorante curatissimo e anche intimo,
così come splendida la terrazza che ha una vista sulla Stazione Centrale unica
nel suo genere. Ti sembra di poter toccare con un dito cielo e Pirellone, e
quando dico “dito” intendo anche il medio che avremmo potuto fare dalla
terrazza quando è apparsa la scritta “Family Day” sul Pirellone.
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| 1932, l'originale scalone monumentale del Gallia. |
Il
dettaglio che più mi ha emozionato? Alcuni direbbero la SPA, altri la suite imperiale di 1000 metri quadri con terrazza
privata, altri il cinema da 20 posti (sogno della vita: prendere una stanza e
vedere Chi l’ha visto? al Gallia) ma
io no.
Io
mi sono emozionato davanti allo scalone monumentale, originale del 1932,
lasciato a testimoniare i mille passi che ha visto e sostenuto, a rappresentanza
che il passato e la storia hanno un valore inestimabile di cui spesso ci
dimentichiamo.
Il
Gallia è un vero gioiello di Milano, un luogo verso cui alzare gli occhi quando
troppo di corsa e troppo in affanno ci troviamo in Stazione Centrale.