martedì 12 aprile 2016

IL (NON) FANTASMA DEL GALLIA

L'EDEN.
Una vita che conosco Milano e cerco di scoprirne angoli remoti, sfidando piccioni che volano pericolosamente ad altezza narice e facendo lo slalom tra quelli della troppa moda “Sai io lavoro CON Dolce & Gabbana” “Ah davvero e di cosa ti occupi?” “Sono sales business store manager” “Ah, quindi pieghi le magliette che tenti di vendere ai truzzi di Gaggiano, capisco”.
Ma c’è solo un luogo che mi ha sempre un po’ fatto venire i brividi e mi ha affascinato per quel suo sapore misterioso e soprattutto, maestoso.

L’albergo Gallia, quell’imponente palazzo che affianca la Stazione Centrale di Milano quasi a darsi una spallata per imporsi come protagonista di Piazza Duca D’Aosta.
Chi vince la gara di maestosità? È molto difficile definire quale dei due sia il più impattante, certamente la Stazione Centrale è uno di quei luoghi in cui l’architettura fascista del 1930 ha sfoggiato tutta la sua forza divenendo culmine di grandezza, di un egocentrismo sublime. Ecco perché ogni volta che ci troviamo su quelle scalinate pensiamo di essere Serena Van Der Woodsen paparazzata di ritorno a New York come vuole la prima puntata di Gossip Girl.


LA HALL (con divani di velluto di raso da togliere il fiato) 

Il Gallia invece sembra spostato nell’arco di tempo e invece è quasi un fratello gemello della Stazione Centrale, perché a ingannare è quel sapore liberty, con le sue decorazioni di fine Ottocento proiettate già nel futuro di quel 1927, data della costruzione del Palazzo Gallia.
È il 1932 quando viene inaugurato l’albergo che diventa subito un salotto mondo milanese, tra ospiti in partenza e ospiti in arrivo in questa città che ha tanto da sfoggiare, prima di tutto questa eleganza sofisticata che ci ha sempre contraddistinto.
Visto così lo si trova elegante e suggestivo ma nella mia mente da bambino era il perfetto luogo infestato da fantasmi, lo scenario di qualche storia horror con i suoi lunghi corridoi e le sale imperiali. Ecco il motivo di quel fascino che ha sempre esercitato su di me.
Così, poterlo ammirare in tutte le sue stanze dopo il restauro dell’architetto Marco Piva che ha reso l’albergo in Excelsior Hotel Gallia, è stata una grande emozione perché erano anni che volevo esaudire questo desiderio.

Il ristorante.

A farmi da guida una sorridente Domenica che ha avuto la pazienza di raccontarmi l’evoluzione di tutti gli spazi reinventati dall’architetto, tenendo conto però della storicità del palazzo. E io ero un continuo “Aspetta che faccio la foto”, “Oh questo lo voglio far vedere su Snapchat ai miei amici”, “OH CHE MERAVIGLIA VOGLIO VIVERE QUI”.
Il lusso ricercato e non ostentato, la bellezza del design tutto Made in Italy, dal lampadario alla poltrona della hall, perché sì, in Italia sappiamo fare tutto senza eguali. Elegante la zona bar, il ristorante curatissimo e anche intimo, così come splendida la terrazza che ha una vista sulla Stazione Centrale unica nel suo genere. Ti sembra di poter toccare con un dito cielo e Pirellone, e quando dico “dito” intendo anche il medio che avremmo potuto fare dalla terrazza quando è apparsa la scritta “Family Day” sul Pirellone.

1932, l'originale scalone monumentale del Gallia. 

Il dettaglio che più mi ha emozionato? Alcuni direbbero la SPA, altri la suite imperiale di 1000 metri quadri con terrazza privata, altri il cinema da 20 posti (sogno della vita: prendere una stanza e vedere Chi l’ha visto? al Gallia) ma io no.

Io mi sono emozionato davanti allo scalone monumentale, originale del 1932, lasciato a testimoniare i mille passi che ha visto e sostenuto, a rappresentanza che il passato e la storia hanno un valore inestimabile di cui spesso ci dimentichiamo.

Il Gallia è un vero gioiello di Milano, un luogo verso cui alzare gli occhi quando troppo di corsa e troppo in affanno ci troviamo in Stazione Centrale. 





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