martedì 10 maggio 2016

HO COMPRATO CASA: CAZZO SONO DIVENTATO GRANDE

Quando firmerò l'ultima rata del mutuo. 
Ebbene sì, ho comprato casa. E in realtà non so nemmeno bene come sia successo perché ho sempre pensato a me come uno zingaro di questa città in preda a case già vecchie quando era vivo Garibaldi, senza residenza propria, senza capacità cognitive su come scegliere un mutuo e inadatto a comprendere cosa fosse un tasso fisso e cosa un tasso variabile al 2,7%.
Io bevo ancora il Latte & Nesquik.
Per fortuna ho un padre accorto e attento che un giorno disse “Bisogna investire nel mattone” perché stufo di vedermi con le caviglie nell’acqua perché un giorno esplode la lavatrice e il giorno dopo piove per giorni dal sesto piano per una perdita in cucina. Così fissando un appuntamento con l’agente immobiliare ho visto questo 50 metri quadri (qui scatta la vocina da Paola Marella) al quarto piano di una zona che per darmi un tono chiamerò Lambrooklyn ma è comunemente chiamata Lambrate, che suona come una periferia più nera ma le cronache mondane dicono essere la nuova zona di Milano. A dirlo ovviamente è chi vive con le unghie e con i denti in Brera.
“No io non vado nemmeno a vederla mamma, dai, L-A-M-B-R-A-T-E, senti già come suona male”.
E invece.

Sono entrato dentro questo appartamento e volevo uscire, c’è chi dice che lo capisci subito quando è la casa giusta (Non si dice anche dei vestiti da sposa per poi scoprire che gli daresti fuoco con l’alcool?) ma non è stato così per me. Ci è voluto del tempo, vari sopralluoghi di una zona che non conoscevo e che invece mi piace sempre di più, il confronto con altre buie catacombe al primo piano “Scusi ma sparano i botti qui sotto?” “Sì ma non si preoccupi, non è nulla” ed erano le cinque del pomeriggio e secondo lui io potevo stare tranquillo a sorseggiare del vino su quel terrazzino 1 metro x 40 centimetri che lui definiva “Delizioso e ABITABILE”.
Ci sono voluti i consigli di mia madre, impareggiabile arredatrice di interni grazie a “Find Living” e imperiosa agente immobiliare, grazie alla suddetta Paola Marella, che una volta al centro di quella stanza tinteggiata di VIOLA-CON-SFUMATURE-LAVANDA, mi disse “Ha del potenziale, fidati di me”.
Papà Sergio è stato più difficile da convincere perché ogni acquisto non può essere compulsivo e di istinto ma richiama attente elucubrazioni, per cui con Mamma abbiamo dovuto intraprendere la strada della strategia femminile, ovvero: avviare una serie di ragionamenti per cui sarebbe stato lui a decidere che ok quella casa andava bene sostenendo vita natural durante che è stato lui a capire per prima che era la casa giusta, quando in realtà noi eravamo già convinti da qualche secolo.
Alcuni di voi potrebbero dire “Eh ma compri casa e decidono i tuoi genitori?”.


Qui è il punto. Io ho comprato casa ma se l’ho fatto è soprattutto grazie ai consigli, alle attenzioni e alla cura che i miei genitori hanno avuto nei riguardi di questo mio importante passo, e il loro punto di vista è stato fondamentale su tanti aspetti, tipo dirmi che forse le porte rosa cipria sono un po’ eccessive a meno che non ti chiami Hilton di cognome e Paris di nome.
(Per non parlare di quando ho saputo che si possono fare rosa anche le fughe delle mattonelle, ma quello è un altro capitolo).
La notte prima del rogito ero così agitato che mi sono dovuto sedare con una maratona dei film di Federico Moccia, ho quasi googlato “Come ci si veste dal Notaio” perché fino a quel momento il Notaio era quella figura leggendaria che ti immagini sempre come un 90enne immerso in scartoffie polverose. Invece scopri che ha uno studio pazzesco arredato con mobili di design in un palazzo meraviglioso e che è pure spiritoso.

Così spiritoso che gli si accende una lampadina nel momento della firma dell’atto e capisce che sono io, proprio io, quel ragazzo che la sua compagna segue su Snapchat e che fa quelle mini lezioni di storia dell’arte che lui, posso capire benissimo, non ama particolarmente.
Il mio Notaio quindi fa ufficialmente parte della categoria compagni-fidanzati-mariti che quando sentono la mia voce su Snapchat urlano e si inventano una partita di calcetto che non esiste.
In quella situazione paradossale io paonazzo firmo mille documenti e da una parte il Notaio mi fa la foto da mandare subito alla sua compagna, dall’altra mia madre che con l’occhio lucido me ne fa un’altra da far vedere a mio padre. Testimone di tutto questo delirio l’agente immobiliare e la proprietaria che si chiedevano cosa diavolo fosse Snapchat, e la zia Delfina che ha raccontato a tutto lo studio notarile di quella volta che a sei anni sotto al Duomo urlai “LA MADUNINA E’ LA MIA VITAAAAAAAA”.
Forse è stato quel giorno sotto la Madunina che ho deciso che sarei stato più milanese che romano e forse è stato proprio quel giorno che ho donato il mio cuore a Milano, la città della mia PRIMA VERA CASA.

6 commenti:

  1. che amorone!!! Hahahahaha la maduninaaahahahaha. bravo Lore!!!

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  2. Congratulazioni !! Vedrai che sapere di avere una casa tua ti farà sentire "grande", e non è così male...auguri per tutto e magari facci vedere qualche angolino...claudiag

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  3. Bravissimo Lorenzo!! Un grande passo <3

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  4. che sia arrivato il momento di cambiare il nome del blog? non più "pezzenti" ma "possidenti" ?!?

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Vuoi dirmi qualcosa? Vuoi mandarmi dei cioccolatini perchè ho saputo descrivere in modo esasutivo una situazione più che pezzente in cui ti sei trovato? Stringimi la mano, lascia un commento, mandami a quel paese.

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