giovedì 5 marzo 2015

LE MANI DI UNA NONNA, IL SORRISO DI UNA RAGAZZA




Sveva Della Gherardesca e Nicola Romanov, sposi a Cannes nel 1952.
 
Sono cresciuto attorniato da splendide Nonne, prozie e signore dall’incedere elegante e di uno charme così elevato che al posto di fare Master in Scienze delle Sneackers abbinate al cappotto color cammello, dovremmo solo sederci e conversare con loro. Dopo solo un pomeriggio sapremmo tutto quello che serve per: vestirsi, essere felici, non risultare dei cafoni ripuliti, parlare con frasi di senso compiuto senza un “cioè”, “Oh zio” e “Ci vediamo all’ape, bella”.
 
E mentre la Milano da bere e da mostrare zampettava qua e là per la settimana della moda scontrandosi con quella che fa la zarina impettita e in realtà è una borgatara e quell’altra che aspetta furiosa che le scattino una foto sui binari prima che passi il tram, io mi sono goduto un bel pomeriggio conoscendo finalmente la signora Sveva Della Gherardesca, Nonna della mia cara amica Sofia (e dell’attrice Nicoletta Romanoff), moglie del principe Nicola Romanov che Camilla Cederna ai tempi descriveva come uno dei più bei ragazzi di Alessandria D’Egitto per i suoi intensi occhi chiari.
 
Elegantissima, un sorriso contagioso, e così simpatica che quasi ti sembra di parlare con la compagna di banco del liceo. Ho sempre sentito molto parlare di lei e il suo trionfale ritorno a Milano dopo tantissimi anni, tra una tachipirina e un berretto che scompiglia la piega perfetta, ne ho approfittato per farle una riverenza degna di questo nome. Niente baciamano ma nel perfetto stile Lorenzo Bises “Pezzente con il Papillon”, meglio un immediato “Diamoci del tu” accompagnato da un vassoio di pasticcini. 
 
 Perdendoci nei meandri di “Quella volta alla festa di Carnevale da bambini…” e i vari “Eravate belli, non sei cambiato per nulla” quando in realtà ho perso la metà dei capelli, il piacere di conversare con una donna intelligente e davvero spiritosa.

lunedì 2 marzo 2015

MFW: L'IMPORTANZA DEI TAG

Anna Dello Russo tenta il suicidio sotto al 14 in nome della MODA.
Gli habitué della moda si fanno venire iperventilazioni e lacrime agli occhi non appena esce il calendario di una di quelle 43 settimane della moda di Milano, perché chi vive qui come me ha sempre la sensazione che sia una perenne settimana della moda. 
 
 Ne inizia una, pare finisca e poi tac, due giorni dopo è di nuovo sfilate, presentazioni, camminate spedite e fotografi uccisi sotto i binari per fotografare bloggers vestite come contadine ucraine. Tutto questo fa molto 2011 ma ancora si insiste con il gioco “Chi c’era e dove” perché esserci e apparire conta più che godersi davvero il fruscio degli abiti e l’emozione di veder sfilare stilisti che davvero hanno qualcosa da dire, che non sia il solito “Vesto la donna metropolitana ma aggressiva con quell’allure romantico-pop-rock un po’ ottocentesco” alias BOZZETTI A CASO fatti dalla prima stagista 400 euro al mese senza buoni pasto. 
 
 Tanto è tutto bello, tutto amazing e della stessa sfilata si hanno 12 foto su Instagram, tutto meraviglioso wow ma si vedono solo teste perché siete nel settore standing insieme alla guardarobiera e alla badante di Silvana Giacobini. A mio avviso ci vuole un pochino di classe anche nell’andare a un evento mondano come può essere la messinscena di una sfilata, e ciò che è più importante ancora è il tag.
 
Viviamo taggandoci in qualsiasi luogo, tempo, spazio e tutto deve essere fatto nell’immediato, MA REALE. Se la sfilata è a Palazzo Reale e Instagram vi suggerisce Scalone dell’Arengario, quello è sbagliato. Non alzate gli occhi e non vi accorgete di essere nella splendida Sala delle Cariatidi? Uno dei capolavori milanesi che ha stupito perfino quel cafone di Napoleone abituato alle Tueleries e a Versailles? No, meglio tenere gli occhi puntati sul pavimento dove intravedere qualche calzino bianco di spugna e sgomitare all’amica fashion “Oh, hai visto quella che c’ha le Prada della scorsa collezione?”.
 
Ed essere per caso alla fermata del 9 di fronte all’ingresso per la sfilata di Gucci, NO, non fa di voi invitati ufficiali con cartoncini gold e scorta di sicurezza. Poi sono a Palazzo Serbelloni e si taggano a San Babila, NO NO E ANCORA NO. Informati o tu capra che oltre a un bellissimo H&M e a Via della Spiga abbiamo tantissimi meravigliosi luoghi che grazie alla settimana della moda si possono visitare e ammirare un po’ di più.
 
Che sia la volta del Tiepolo a Palazzo Clerici o Villa Necchi Campiglio. Scarpe, borse e vestiti siano sempre i benvenuti ma oltre alla moda c’è di più. Quindi un consiglio spassionato, più nasi all’insù e meno sguardi giudicatori verso le scarpe altrui che tanto da Paolo Sarpi ci siamo passati tutti.

martedì 24 febbraio 2015

SE CE L'HA FATTA AMANDA KNOX


CHE COPPIA.
Già la vita è una continua corsa a ostacoli perché si deve sopravvivere, essere felici, mostrare entusiasmo, piangere senza smoccolare sulle federe pulite e mangiare senza ingrassare, se poi assistiamo a cose di questo genere non stupitevi dei miei collassi emotivi.

Affrontato il San Valentino con una calma e una tranquillità che solo quella giusta dose di Xanax può darti, ritorno alla pace interiore.

Ma vengo turbato profondamente da una notizia apparsa qua e là sui giornali internazionali. Lo so che sono stupide parodie della vita e che dovrebbero interessarmi quanto una partita dei mondiali o l’ultimo cruciverba compilato da Ratzinger, ma qui c’è in ballo la mia dignità.

E’ UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO.

Leggo infatti che non solo Amanda Knox si è fidanzata, e dici, va beh, si fidanzano tutti ma poi si mollano subito dopo aver pubblicato foto felici insieme su Instagram quindi non diamoci peso, ma si sposa. SI SPOSA.

Questo significa che è una relazione in cui lei è stata corteggiata, desiderata, voluta, consumata, apprezzata, litigata, si sarà sentita dire “Stasera sei bellissima”, le avrà regalato sexy lingerie, fiori per il compleanno e dormiranno insieme abbracciati. Poi lui si sarà inginocchiato e le avrà chiesto di sposarlo perché lei è la donna della sua vita.

Fin qui tutto normale, ciò che non è normale è che Amanda Knox non è una soubrette decaduta o l’attrice di qualche serie cult americana ma quella che è stata processata per il truce omicidio di Meredith a Perugia.

 A me dicono “Occhioni”, “Bel manzo” e “Hai la faccia da bravo ragazzo” e sono single, Amanda Knox che ha visibilmente la faccia da pazza si sposa. In quale mondo? In quale galassia possiamo concedere il matrimonio a una così e nemmeno un appuntamento decente a uno come me?

Se lo viene a sapere Jennifer Aniston qua succede un vero casino. Io ve lo dico.

mercoledì 18 febbraio 2015

NEXT TOP COINQUY vs PALAZZO CHIGI


LUI CI PROVA
Questa ricerca della coinquilina perfetta si è trasformata in un vero e proprio concorso di bellezza dove ci sono imbarazzanti presentazioni, una giuria schietta e decisa e tanti, tanti casi umani. Next top coinquy è un po’ sprofondata negli abissi perché non ci sono stati personaggi degni di nota. Ma è successo che mi sono trovato davanti qualcuno che mi chiedesse “Ma tu sei Lorenzo di Twitter?” con uno sguardo di disapprovazione in quanto ho l’allure di uno che di moda se ne intende e invece ricevo gli aspiranti coinquiline con le ciabatte altoatesine, la tuta scozzese e la felpa da rugby.

Un look da favola come direbbe Alessia Fabiani.

Una sera mi sono arrivate due richieste, una da questa tizia con corpetto in pelle e mascherina di pizzo che mi chiede più foto, forse pensando fosse una chat soft porn. Per curiosità leggo i commenti della foto profilo ed è tutto un “PANTERONA”, “Tu sì che gli uomini li mangi” e “Mamma che ti farei”. Direi non proprio la coinquilina perfetta che pulisce casa e la sera commenta i fatti del giorno mangiando gelato dalla vaschetta. Noi in casa, solo Bridget Jones e simili.

L’altra richiesta mi ha fatto sussultare mentre tentavo di tagliare dei pomodori, scolare la pasta e misurare la temperatura del forno senza far prendere fuoco a nulla. Immaginate la scena di io che leggo distrattamente il telefono e mi compare la scritta “Matteo Renzi ti ha inviato un messaggio”.

A ME? MATTEO RENZI?

venerdì 13 febbraio 2015

COME FAI A ESSERE SINGLE PROPRIO TU?


CI METTO PURE LA FACCIA (DA PIRLA)
Quando il bisnonno Carlo ha deciso negli anni ’30 di costruire il palazzotto Bises a Roma esattamente sopra le catacombe di San Valentino, nell’omonima via, da lì si è scatenata una sorta di iettatura leggendaria nelle relazioni amorose della famiglia.
Se i miei genitori festeggiano 40 anni insieme, io non raggiungo il terzo appuntamento.
Diciamolo, la vita da single non è così orrenda, puoi programmare viaggi senza sentirti in colpa, puoi uscire a ballare e fare l’occhiolino a chi ti pare che tanto non c’è pericolo per nessuno, tantomeno per te che al massimo becchi un “Che te guardi?” e poi hai un intero barattolo di Nutella da non condividere e i brufoli sono tutti tuoi.

Perché rinunciare a questi privilegi? In nome di cosa? Per sentirsi dire “Ti amo”, “Mi manchi”, “Dai stasera ti offro la pizza e ce la mangiamo davanti a C’E’ POSTA PER TE”?.

Ditemi dove firmare che riscaldo la cera-lacca sul fornello a gas.

Siamo sentimentalmente condizionati a cercare una spalla vicina, o un pettorale e un gluteo definito, perché soli si sta bene ma fino a un certo punto. Ci deve essere sempre una mano che ti tenda il telecomando, un numero preferito da inserire nel piano tariffario della Vodafone e una cavia da sperimentazione quando decidi che vuoi cucinare un “manicaretto” velenoso.
I single convinti nascondono nel sottosuolo delusioni e amarezze, un po’ per farsi forza e un po’ perché il mito del “In coppia ci si annoia” è duro da stemperare.

Nella realtà sai che divertimento iniziare a conoscere qualcuno, a fatica, a rallentatore, con tutti che ti dicono “Vai piano, mi raccomando” quando vorresti già decidere il colore degli asciugamani da bidet della vostra casa insieme, e poi veder sfumare quel tuo sogno perché la sparizione al terzo appuntamento segue i vari cliché “Oddio non sono pronto, rincorreresti casini, è un periodaccio, NON SEI TU SONO IO” e simili.

Perché tanti di noi farebbero a meno di organizzare serate divertenti tirando fuori il nostro lato più comico per buttarla sulla simpatia quando poi la reazione è “Che slip indossi?”, o al contrario partire con l’ormone della foresta e ricevere grattini e coccole da anelli al dito. Coccole a cui segue come da copione la frase “Sei stato MOLTO carino, siamo stati MOLTO bene MA….”.

Per la regola che due MOLTO nella stessa frase portano a un cataclisma generale.

lunedì 9 febbraio 2015

E SE NASCE BRUTTARELLA?


La risata di una che un giorno poggerà il culo sul trono.
Ultimamente la casa reale Windsor è un po’ noiosa, nessuno scandalo a corte, nessuna brutta gaffe di quella stordita di Camilla, nessun soffio di vento sotto alla gonna di Kate. Certo, si parla della sua gravidanza e sull’attesa spasmodica dell’innalzamento di una piccola principessina di fronte a un’Inghilterra che già avrà comprato il set di tazzine con la nuova effigie di famiglia, ma oltre alle nausee e qualche caviglia gonfia, nulla.
Si dice sia femmina, ma va? È una coppia reale inglese, simbolo di tutta la ricostruzione d’immagine che gli Windsor hanno dovuto editare perché tra Diana in giro come una matta per il mondo e la bruttezza del principe Carlo, c’è stato un po’ di lavoro per tabloid e opinione pubblica.

Ora invece abbiamo la famiglia perfetta, lei capelli invidiabili e mai un fascinator storto, lui, va beh lui è di sangue blu e aspirante al trono quindi ce lo teniamo anche coi capelli sempre più radi, il figlio George che è tanto buffo e sembra un bambino simpatico poi chi lo sa magari ammazza tutti e getta i corpi nella Tower of London, e addirittura il cane che sicuramente la mattina corre incontro al ragazzo che consegna i giornali e lo porta a una Kate sorridente che prepara la colazione.
Per questo il mondo intero si aspetta che a nascere sia una bella bambina e che toh  la casualità verrà chiamata DIANA, perché nulla è lasciato al caso e in fondo sarebbe anche carino ricordare colei che ora sarebbe una Nonna elegante, forse con meno spalline anni ’80 ma sicuramente presente e affettuosa come lo era con i figli.

mercoledì 4 febbraio 2015

GOFFO COME PIPPO



Ci sono persone che sono capaci di stare al mondo senza avere capelli scompigliati, macchie di unto su qualsiasi cosa indossino, scarpe slacciate e caccole del sonno sugli occhi.  Non è questione di sicurezza, educazione, e non sono nemmeno i dettami d’etichetta impartiti da Nonne con il filo di perle nate sotto il regno Italico dei Savoia, al contrario è proprio la goffaggine di alcuni di noi che è invincibile.
Con un grande self-control mi sono guardato dentro e dopo essermi detto “Lorenzo, magari 4 tipi di tartan diversi tutti insieme anche no”, ho affrontato la dura realtà.
SONO GOFFO.
E alla parola goffo mi viene in mente subito Pippo che è dinoccolato, lungo e maldestro. Che fa cadere le cose, riesce a perdere una roulotte e inciampa di continuo. Io sono proprio così, faccio una cosa e me ne cadono quattro, apparecchio una tavola e rompo un bicchiere, lavo i piatti e piovono scolapasta che urtano una ciotola di vetro che a sua volta rimbalza e si schianta contro il vetro del forno creando un caos che il Big Ben in confronto era una lucina di Natale.
Come un elefante in una cristalleria, come un labrador che si sente piccolo e invece pesa 40 chili e ti salta addosso, mi muovo pericolosamente agli eventi, nei negozi e prima o poi mi aspetto che qualcuno mi dica “No Lorenzo, stai a casa tua”.
In particolare ci sono stati 3 momenti di apice della mia goffaggine.

mercoledì 28 gennaio 2015

NEXT TOP COINQUY: PEGGIO DEL CONCLAVE

CIAO CHIAMO PER LA STANZA IN AFFITTO.
Quando abbiamo iniziato a cercare la coinquilina non pensavo di trasformare un tipico momento di povery ma belli lavoratori a stage con sede extra-famigliare, in uno show.
Mancava solo Alfonso Signorini in poltrona, una Simona Ventura a lanciare pillole televisive e qualche consiglio di Enzo Miccio e tac, avremmo fatto un’audience da capogiro.
Basta con quei programmi melensi dove le spose cercano abiti da principessa o grasse bufale cercano la dieta perfetta. Se dev’essere un reality che lo sia davvero.
Con #NextTopCoinquy i casting si sono fatti molto ardui e disciplinati perché forse è vero che esagero e che non sto cercando qualcuno da impalmare, ma mentre il ragazzo lo puoi spedire da dove è venuto, lo puoi mollare su Whatsapp e non avete bollette in comune, con la coinquilina invece si dividono piccoli spazi comuni e deve crearsi una magica atmosfera da mondo incantato.
Così abbiamo iniziato dall’avvocatessa con un leggero strabismo e la borsa di Piquadro, non particolarmente simpatica, non particolarmente sveglia, è stato un NEEEEXT immediato.
Poi è stata la volta della tecnologa alimentare, molto carina e bionda, che però ha chiesto se il forno è a norma e quasi partiva un’alta citazione “Non lo so, io nel forno ci tengo i maglioni”. Siamo rimasti con un “Le faremo sapere” a cui lei ha risposto “Sono molto interessata”.

lunedì 19 gennaio 2015

TRA I DRAMMI QUOTIDIANI: LA SCHISCETTA

Le deliziose Schisce di Mavie_Daponte su Instagram:

Nella vita non ho mai saputo quale fosse il mio destino se non essere un ricco nobile con la giacca in tweed che divide le sue giornate tra l’Opera, l’ora del tè e il controllo intestinale. Sapevo solo che non volevo diventare uno di quei pendolari sempre arrabbiati che si catapultano sulla metro in corsa, che pur di salire si fanno evirare dalle porte automatiche e che sbuffano già alle 7.35 per la loro vita arida e infelice. Mi sono sempre sentito un po’ più high-profile, con le mani nel mucchio dei vestiti al mercatino delle pulci, con i risvoltini ai pantaloni perché senza non mi piaccio e con grandi aspirazioni. Baciare la tomba di Sissi, per esempio.
E chi l’avrebbe mai detto che preso a lavorare in un ufficio avrei dovuto iniziare quel particolare rituale che ho sempre ignorato, ovvero, la preparazione della schiscetta per il pranzo?
SCHISCETTA. Milanesissimo “Pranzo al sacco”, “Fagottino da povero”, “LUNCH BOX”. Detto con la “e” giusta a mo’ di “WE, FIGA!” diventa un proverbiale e pignolo relax prandiale da godersi sotto al cielo della madunina.
C’è un tendenzioso MA in tutto questo, io non so cucinare nemmeno se a guidarmi fosse uno squadrone di Benedetta Parodi che mi picchia con la frusta elettrica. Zero, tra le tante cose che non so fare c’è cucinare qualcosa che non sia utile ai Borgia per avvelenare i nemici e installare qualsiasi apparecchio tecnologico.

martedì 6 gennaio 2015

NEXT TOP COINQUY


RUMBA NEL CORRIDOIO

Siccome la vita è un boomerang e un giorno fai il leone e il giorno dopo scrivi messaggi su Whatsapp come una gazzella ferita, è bene comportarsi sempre secondo il buon gusto.
Tutto torna e il Karma ti punisce.
Quando è iniziato il 2014 la mia vita ha preso una svolta, abbandonato il nido di famiglia e le camicie sempre stirate, svuotata la mia cameretta da ragazzo trasformato ora in un magazzino degno dei migliori garage-sales, ho spiccato le ali.
Ho trovato la casa nella zona dove sono cresciuto, due coinquiline meravigliose e una vista Coin che è ormai il mio faro nella notte visto che mi illumina la stanza a qualsiasi ora della notte.

Con loro ho condiviso tutto, drammi esistenziali che sto imparando a controllare (Nutella, biscotti, pizza, Vodka Valium), raccolte differenziate difficili (cartone del latte, carta o secco? Buccia di banana? Preservativi?), persino racconti storici (Lo sapevate che Sissi passava tre ore a pettinarsi tutti i giorni?) a cui fingevano di interessarsi.
Così quando una di loro ha detto “Mi dispiace ma torno in Trentino” il nido si è spezzato e un piccolo angolo di mondo si è un po’ frantumato.
Eravamo una famigliola allegra e spensierata, stavamo bene nonostante i gatti di polvere e le porte a soffietto che una volta chiuse ci si chiedeva “Riusciremo a non rimanere bloccati dentro la stanza a vita?”.
Ed è così iniziata la fase di ricerca, come si cerca un fidanzato e come si cercca una coinquilina.
Il fidanzato su Tinder e la coinquilina?
Con una sorta di reality a puntate con delle prove micidiali da superare.
CINQUE GIORNATE’S NEXT TOP COINQUY.