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| Intramontabile Marta Marzotto con i suoi caftani, la signora a febbraio ha spento 81 candeline |
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Da quando ho compiuto i fatidici 25 anni, che per me sono assimilabili con
il concetto di 24+1 nonostante la matematica sia una delle cose che detesto di
più al mondo, sono diventato più saggio e conscio di ciò che mi appartiene.
Mi appartiene un peso-forma che non vorrei controllare mai.
Una stempiatura ormai più che declinata.
Una scrivania troppo disordinata.
Una grafomania inguaribile.
E un discreto senso del buon gusto.
Qualche giorno fa camminavo a Vallombrosa, in Toscana, luogo che agli inizi
del ‘900 era un angolo di bel mondo in cui la mondanità italiana era solita
ritrovarsi per la villeggiatura estiva, ora a popolarla solo over 70 dai
nostalgici ricordi.
Osservavo il loro abbigliamento, il loro concetto di moda, la loro
attitudine al sapersi ben vestire.
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| Jude Law che anche paparazzato per strada rimane uno degli uomini meglio vestiti del jet set |
Ho compreso che c’è una moda per ogni età e che questa regola non scritta è
la più valida rispetto a tante altre tra cui “Il blu e il nero assolutamente no” oppure “Nero e marrone vero cafone”, e simili.
Ragionando poi ho analizzato la mia trasformazione repentina negli ultimi
due anni riguardo al mio stile e a quello che reputo un abbigliamento consono
alla carta d’identità.
Partiamo dai vent’anni.
Non vado a fondo nella categoria under 20 perché sappiamo tutti che non c’è
nessuno che sia scampato a quel brutto momento della vita in cui si comprano
magliette imbarazzanti, scarpe con la zeppa tremende e tamarre vicissitudini
conquistano il nostro estetismo.
I vent’anni servono per sperimentare ma prendere coscienza della propria
attitudine moda.
Le ragazze cominciano a comprare tacchi, dal minimo sindacale (per me è 10
cm) fino a svettanti altitudini divine con plateau e derivati, indossano gonne
con la supervisione delle madri e la solidarietà delle amiche previa telefonata
di due ore circa per siglare l’accordo.
I ragazzi scoprono la valenza simbolica della camicia, quella sconosciuta.
Quel capo che prima era previsto solo per inamidati matrimoni di lontani cugini
e ora invece viene addirittura recuperato volontariamente per una serata in
città.
Si inizia con i polsini chiusi, poi con più spontaneità si arrotolano le
maniche dando un tocco sportivo fuori da pantaloni.
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| Charlotte Casiraghi, ca va sans dire. |
Purtroppo è la scarpa da ginnastica che almeno fino ai 26 anni fa da
padrone nel soggetto maschile.
Io con la camicia ci sono più o meno nato e indosso da anni quelle del
nonno, eredità tangibile del suo innato gusto, classico, ma sempre buon gusto
rimane.
A 22 anni ho scoperto un accessorio che ormai fa parte di me. Il papillon.
Da piccolo lo avevo intonato ai bermuda scozzesi, da grande lo compro con
il mio stipendio un po’ sgargiante, tra il giallo e il rosa passando per il
rosso, indossandolo con una polo.
Verso i 30 il lavoro impone abbinamenti impeccabili, savoir faire da impresario di banca e una sezione cromatica che và
dal nero al grigio topastro.
Le ragazze scoprono la longette a
vita alta, il little black dress
diventa invece una seconda pelle da sfoggiare per l’ufficio, per un aperitivo o
addirittura ad un battesimo a cui bisogna presenziare con cinismo e grazia.
Il ragazzo, ormai uomo, scopre la difficoltà di annodare la cravatta senza
specchio, di sceglierla con un colore che non ammazzi uno sconosciuto per
strada a cento metri di distanza e per svariati anni cerca delle scarpe che non
abbiano una punta all’aladino e un po’ meno squadrate di quelle che circolano
negli appositi stores.
Magari si accorge anche che il gessato con la camicia bianca e l’occhiale
specchiato non è un look adatto a meno che non si occupi di pizzi e
ammazzatine.
La rivoluzione del nostro abbigliamento sicuramente sarà repentino intorno
ai 50 anni, quando ci accorgiamo che la coscia scoperta o il petto villoso in
bella vista non fanno che ridicolizzare ciò che abbiamo difeso per i 50 anni
precedenti.
Quindi la donna tenta di nascondere e l’uomo invece evade il suo sex appeal
con uno stomaco che oltrepassa l’uscio della porta prima della testa.
La vera svolta è quella attorno ai 70.
Oh, che meraviglia.
Credo fermamente che se una persona si sa vestire con gusto nell’età in cui
tutto sembra sprofondare allora ha capito la vera essenza della moda e
soprattutto qual è il suo stile personale.
L’ho osservato proprio a Vallombrosa.
Le donne, un po’ sciancate e zoppicanti, non rinunciano ai blazer con i bottoni gioiello e le
spalline rigonfie, indossano gonne sotto al ginocchio di un bel grigio, tasto
dolente le calze dai colori mortificanti e il mocassino che però riacquista
sempre un tono.
Mai i capelli fuoriposto, tra mollettine e spille luccicanti gli orecchini
di perla con diamante sono un vero segno distintivo.
Gli uomini usano i jeans.
Puoi avere 80 anni, puoi essere un Conte Guicciardini o il proprietario del
bar del paese ma sempre i jeans sfoggi con disinvoltura. Una camicia chiara con
rigoni color pastello, quadretti azzurri e un gilet in cachemire color amaranto
o bordeaux.
Non manca mai il cappello, panama o da pescatore, e se si è stanchi il
bastone da passeggio con il giornale sotto al braccio fa sempre molto chic.
Insomma, la moda è liberatoria ad ogni età, trasformiamo quello che è un
pesante fardello della vita di tutti i giorni, vestirsi, e lo rendiamo un
dettame del nostro personale gusto e dello stile che più ci rappresenta.
Ieri le All Star, oggi i papillon, domani il completo, dopodomani il
bastone da passeggio con il pomello d’ottone e le cifre incise.
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| Sean Connery, perché il black tie fa la differenza, anche alla sua età. |




Adoro i tuoi articoli ;)
RispondiEliminaConcordo con quello che hai detto: pian piano si matura nella testa come nell'abbigliamento, si capisce cosa ci sta bene e cosa dobbiamo evitare e, presa coscienza di sé, siamo in grado anche di essere un po' più audaci ;)
http://fehmoda.blogspot.it/
e tu hai colto nel segno.
EliminaSi può essere audaci ma non ridicoli, questo è il punto.
Grazie per aver letto l'articolo, era un po' lunghetto, ma è sabato mattina!
L.
E vuoi farmi credere che il tuo bastone avrà solo un pomello semplice con le iniziali???
RispondiEliminaTi facevo molto più estroso almeno nella forma del manico! ;)
Riflessione interessante, soprattutto pensando alle differenze dei contesti in cui una persona sviluppa il proprio gusto ad ogni età.
A presto,
Alessandro - http://www.thefashioncommentator.blogspot.it
Sai, un bel pomello fatto bene, anche d'argento se si vuole esagerare ma sobrio ed elegante.
EliminaChissà che poi mi farò fare la riproduzione della Casati Medusa.
Beata vecchiaia.
L.
concordo pienamente.spesso il buon gusto viene sfoggiato dai 50 in su proprio per la consapevolezza di se della quale parlavi...col buon senso saremo vecchi e audaci;)
RispondiEliminaun bacio
E noi che amiamo il vintage possiamo ben capire questa grande differenza.
EliminaL.
Bellissima descrizione che condivido in pieno.
RispondiEliminaDagli scheletri nel mio armadio da teen, alla maggiore consapevolezza ora che si avvicinano gli -enta (ho i brividi solo a pensarci!) fino alla speranza che, anche quando il tempo sarà impietoso con il mio corpo, avrò la forza di pensare al VESTIRSI ancora come un modo per esprimere me stessa.
Sappi che ho già appuntato tra le mie citazioni preferite questa frase:
"la moda è liberatoria ad ogni età, trasformiamo quello che è un pesante fardello della vita di tutti i giorni, vestirsi, e lo rendiamo un dettame del nostro personale gusto e dello stile che più ci rappresenta."
Perfetta.
Abbi una splendida giornata, caVo! =)
Addirittura l'hai appuntata?
EliminaSono lusingatissimo.
Ti abbraccio
L.
Ciao Lorenzo!!! Sempre simpatico e molto realista. Le scarpe tasto dolente delle varie età, almeno a guardarsi in giro. Anche io ho 25 anni è più o meno rientro nella amara categoria dei teen di cui conservo solo il ricordo e tristissime foto di classe, cambiate dalle elementari dove lo Stile imposto da mia madre mi vedeva in bermuda o pantalone scozzese o panna e camicia abbinata e sandalo coi buchi o le superga blu, al liceo si prediligeva uno stile più "sciatto" e monocolore con punte cromatiche date dalle all-star. Dai 20 anni un piacevole ritorno alle Origini... con estate dominata da bermuda (con colori devo dire molto più sgargianti), polo, camicia e maglioncino sulle spalle...scarpa da vela blu, marrone, panna, tricolor, rossa etc. (forse un pelo noioso) :-D e l'inverno con la prevalenza dei colori caldi e del Blu con le amate e versatili clarks. La cosa positiva è che in tutte queste fasi sono stato a mio agio e credo che continuerò ad esserlo nel futuro anche quando userò (e so già che lo farò) il bastone con pomello e indosserò con disinvoltura cardigan di cashmere modello Olimpiadi Cortina 1956 (il blazer blu con bottore dorato invece fa già da un pò parte del mio guardaroba e guai a toccarlo o criticarlo). Tanti saluti dalla Riviera, a presto, Luca.
RispondiEliminaGrazie Luca,
Eliminami fa piacere ritrovarti qui, avevo anche cambiato indirizzo del blog e temevo che qualcuno non mi trovasse.
Come faccio a criticare il blazer blu quando mi ricordo che lo indossavo già verso i sei anni?
O le scarpe da barca che indosso in questo momento, il golfino da tennista anni'30, la coppola, le clarck e le church's che mi fanno compagnia in inverno o i bermuda color fragola per l'estate.
Il nostro è un abbigliamento senza età e per tutte le età. Il giusto mezzo per vestirsi con semplicità ma sempre sul classico.
Grazie ancora
L.