Ho un’abitudine ben radicata che non saprei classificare nella sezione “Buone abitudini, continua così” oppure
in quella “Cattive abitudini, estinguiti
per favore”.
Insieme al Latte & Nesquik, all’utilizzo improprio di calzini color
senape e alla lettura di biografie storiche, osservo molto la gente, capto
conversazioni altrui mentre cammino per strada tentando di immaginare il filo
del loro discorso.
Sempre che ce ne sia uno.
Così ad Amsterdam passeggiavo con il naso all’insù, perdendomi tra i canali
e le case mezze storte ma con un orecchio sempre vigile e attento alle parole
circostanti.
Ho scoperto di avere un “grande” potere.
Riconosco i turisti italiani a svariati chilometri di distanza, mi basta un
colpo d’occhio poi quando si avvicinano li sento parlare e ricevo la conferma
sperata.
Gli italiani all’estero si riconosco per vari motivi.
I giovani ad esempio sono coloro che visitano Amsterdam solo per vivere
quelle liberalizzazioni che in Italia hanno ancora la censura di tabù, non
conoscono nulla di questa meravigliosa città se non le quattro cose che
riescono a vedere prima di assuefare la mente con sostanze stupefacenti.
Quindi li ritrovi completamente annebbiati dal fumo, pallidi ed emaciati
mentre seduti ad un qualsiasi coffee shop tentano invano di proferire parole.
Indossano cappellini multicolor con finti rasta alla Bob Marley, magliette
con la scritta “Amsterdam” e sullo sfondo una foglia di marijuana verde. Occhi
a mezz’asta, fame chimica perenne e una camminata barcollante.
Quando invece sono nel pieno delle forze scodinzolano nel quartiere a luci
rosse chiedendo un “menage a trois”
per dividere le spese con un amico e intonano cori da stadio.
“E LA MAMMA DI VINCENZO E’ IN VETRINA AD AMSTERDAAAAM”
Seguono poi gli altri “AMSTERDAAAAM, AMSTERDAAAAM” mentre il povero
Vincenzo è in un angolo a vomitare quella ventina di alette di pollo fritte
ingurgitate dopo aver fumato qualsiasi cosa bruciasse attorno a lui.
Oltre ai giovani anche i nuclei famigliari italiani sembrano amare
Amsterdam come meta turistica della loro settimana di Ferragosto.
Indossano magliette, i più eleganti optano per le polo, con la scritta
“Amsterdam” come se nessuno sapesse in che luogo si trovino, abbinate a Hogan
rialzate e macchine fotografiche da cui si osservano tutte le costellazioni del
sistema solare.
Si affollano nei peggiori ristoranti, quelli dove i menù sono così
turistici che nemmeno i giapponesi ci si avvicinano, fanno la fila al museo di
Van Gogh tutta la mattina portando i figli di sei anni con svariate crisi
nervose da noia assassina.
Alla boutique del museo comprano le tazzine con la riproduzione dei
girasoli perché il giallo si abbina alla tovaglia comprata all’Ikea prima di
partire.
Alcuni addirittura non sanno dove si trovano e al cellulare rispondono “Amore, sono a Bruxelles, è bellissima”, o
sono corna oppure i funghi allucinogeni non sono prerogativa dei più giovani.
I connazionali non sempre sono piacevoli da tollerare.
Poi sull’autobus Malpensa-Stazione Centrale incontri due trentenni di
ritorno da un viaggio esotico che parlano con ostentato accento milanese e a
sentir loro sembrerebbero le ereditiere più benestanti d’Italia.
“Cioè, mi sa che ora torno a casa, prendo due maglioni di lana e me ne
parto per Valtournenche, anche se io vorrei andare in Liguria dove ho la casa”
“Dopo il viaggio della speranza da Bangkok che voglia c’hai? Poi sai che
noia in montagna adesso?”
Tutta la conversazione era improntata sui suoi programmi delle successive
due settimane, non era ancora arrivata a casa che già sceglieva il colore del cachemirino che il fidanzato avrebbe
dovuto regalarle.
All’estero alcuni italiani danno il peggio di sé, sono rumorosi, dispotici
e facilmente riconoscibili.
Ma hanno qualcosa in più rispetto al resto del mondo: il bidet.
ahahah l'ultima frase è spettacolare!!la prima parte non fa una piega, mi sembra di averli di fronte:)
RispondiEliminaun bacione
Patchwork à Porter
d'altronde siamo sempre noi, li vediamo quotidianamente ma osservarli oltre confine rende tutto più palese e facile da analizzare no?
EliminaGrazie Sabri,
un abbraccio
È Esattamente cosi! Peccato non esserci incrociati ad Amsterdam!!!!
RispondiEliminasarebbe stato molto carino far parte dei rispettivi viaggi! peccato Titti.
EliminaAlla prossima
un abbraccio
Fino all'anno scorso giocavo anche io a riconoscere gli italici in terra straniera, quest'anno i bracciali di Cruciani mi hanno tolto il brivido del gioco :(
RispondiEliminaAlessandra
Questa battuta merita un retweet, hai perfettamente ragione, il macramé ha assopito i nostri perversi giochi.
EliminaCosì è troppo facile.
Mi hai fatto morire
Grazie di essere passata Alessandra
I tuoi post rimangono i migliori, con quell'ironia tagliente che li contraddistingue.
RispondiEliminaIn ogni caso, l'italiano ormai viene riconosciuto in qualsiasi parte del mondo, che sia per il suo essere caotico o per il modo di vestire, ormai è diventato uno stereotipo.
Comunque grande, continua così. :)
Sei troppo gentile, non credo di aver scritto più di quello che tutti osserviamo muovendoci passo passo nel mondo.
EliminaHai ragione tu, è un po' uno stereotipo, ed è buffo che parliamo in fondo un po' di noi.
L.
Gli italiani all'estero sono come i gay: li riconosci ovunque (con o senza Cruciani).
RispondiEliminaDiciamo che Cruciani aiuta e non c'è bisogno che si avvicinino per sentirli parlare e avere la conferma.
EliminaAhhhh, le mie buone letture estive! :-)
RispondiEliminaSarei io la buona lettura estiva?
EliminaMeglio Diva e Donna, fidati.
L.
Chi ha la fortuna di viaggiare parecchio ha il privilegio nel corso di viaggi di aver imparato a riconoscere l'italiano in vacanza e a saperlo evitare: hogan,polo e qualche tempo fa Ray-Ban a goccia.
RispondiEliminaGrazie a questi trucchi ho camuffato la mia nazionalità nel mio ultimo viaggio a Brighton spacciandomi per Spagnolo/Algerino/tunisino/marocchino di turno.
Ma come dici tu, almeno abbiamo il bidet.
www.spezio.blospot.com
l'occhiale Rayban a goccia specchiato e fake faceva parte dell'outfit delle ultime due sull'autobus del ritorno.
EliminaTremende.
L.
Noi abbiamo il bidet, certo, ma spiegare al 90% dei connazionali che serve per l'igiene personale e non solo per metterci in ammollo il calzino solitario scappato dalla lavatrice l'è dura eh...
RispondiElimina(truestory)
Gomitolo
Io e la mia amica da piccoli lo usavamo come piscina delle Barbie.
EliminaTrue story anche quella.
Un abbraccio
per non parlare se abitano nel profondo sud, quelli sono ancora più rumorosi...
RispondiEliminaDa non capire se sono arrabbiati o felici!
EliminaIn gita in Austria non ce ne accorgevamo neppure di essere rumorosi, gli austriaci per strada ci zittivano!! E lì ormai era troppo tardi, se ne erano accorrti anche gli alberi che eravamo italiani!!
RispondiEliminaAd Amasterdam poi veramente credo ci sta la peggio gioventù. Non ci sono mai stata ma tantissimi mi hanno detto che è una città stupenda e poi io amo Van Gogh, quindi avrei molte ragioni per andare. Ma sti finti rasta mi mettono una tristezza che ciao. E poi vabbè...LE HOGAN. E' troppo facile riconoscere gli italiani...sono quelli con le scarpe ortopediche!!
e che nonostante le scarpe ortopediche camminano come degli scimmioni per le canne!
Eliminaè un classico già visto e rivisto anche in città qui in Italia!
Ecco perché all'estero mi vergogno di essere italiano e piuttosto sto zitto o pdico lo stretto necessario in inglese con pronuncia perfetta ripetuta per ben tre volte da solo. Il peggio del peggio? A Londra. Sembra di essere nella peggiore periferia anche sotto il Big Ben.
RispondiEliminaAlessandro - The
Fashion Commentator
ahahahah ti adoro!!! L'ultima frase è la miglior sintesi in assoluto per descrivere l'italiano in vacanza!
RispondiEliminaAvremo anche tutti i difetti del mondo, ma cacchio il bidet ci porta ad un livello superiore!
Comunque di gente che spantega ne vedo fin troppa, oggi in due minuti una signora è riuscita a buttare nella futilissima conversazione sul caldo torrido tutte le sue destinazioni vacanziere preferite, Costa Azzurra in primis, per poi raccontarmi di quando quel ladro le ha rubato l'orologio d'oro ereditato dal padre, ma che nella sfiga era andata bene perchè son riuscite a salvare il rolex della madre che era nascosto dal barboncino che teneva in braccio!
Ma chi è questa individua?
EliminaMarina ripa di Meana? Oh povera Ire, ti sono vicino.
Proprio come il bidet, ti è sempre vicino nel momento del bisogno!
Un abbraccio
L.
Grazie, apprezzo moltissimo il sostegno!
RispondiEliminaE' divertente tornare a leggerti...Luca.
RispondiEliminaCiao Luca, come stai?
EliminaPensavo proprio a te prima, tu e Nicola (vedi sopra) vi assomigliate per approccio al blog, per i commenti e per la simpatia che mi dimostrate, quindi il piacere è tutto mio che vi ritrovo qui!
L.