venerdì 17 agosto 2012

ITALIANI ALL'ESTERO


Ho un’abitudine ben radicata che non saprei classificare nella sezione “Buone abitudini, continua così” oppure in quella “Cattive abitudini, estinguiti per favore”.
Insieme al Latte & Nesquik, all’utilizzo improprio di calzini color senape e alla lettura di biografie storiche, osservo molto la gente, capto conversazioni altrui mentre cammino per strada tentando di immaginare il filo del loro discorso.
Sempre che ce ne sia uno.
Così ad Amsterdam passeggiavo con il naso all’insù, perdendomi tra i canali e le case mezze storte ma con un orecchio sempre vigile e attento alle parole circostanti.
Ho scoperto di avere un “grande” potere.
Riconosco i turisti italiani a svariati chilometri di distanza, mi basta un colpo d’occhio poi quando si avvicinano li sento parlare e ricevo la conferma sperata.
Gli italiani all’estero si riconosco per vari motivi.
I giovani ad esempio sono coloro che visitano Amsterdam solo per vivere quelle liberalizzazioni che in Italia hanno ancora la censura di tabù, non conoscono nulla di questa meravigliosa città se non le quattro cose che riescono a vedere prima di assuefare la mente con sostanze stupefacenti.
Quindi li ritrovi completamente annebbiati dal fumo, pallidi ed emaciati mentre seduti ad un qualsiasi coffee shop tentano invano di proferire parole.
Indossano cappellini multicolor con finti rasta alla Bob Marley, magliette con la scritta “Amsterdam” e sullo sfondo una foglia di marijuana verde. Occhi a mezz’asta, fame chimica perenne e una camminata barcollante.


Quando invece sono nel pieno delle forze scodinzolano nel quartiere a luci rosse chiedendo un “menage a trois” per dividere le spese con un amico e intonano cori da stadio.
“E LA MAMMA DI VINCENZO E’ IN VETRINA AD AMSTERDAAAAM”
Seguono poi gli altri “AMSTERDAAAAM, AMSTERDAAAAM” mentre il povero Vincenzo è in un angolo a vomitare quella ventina di alette di pollo fritte ingurgitate dopo aver fumato qualsiasi cosa bruciasse attorno a lui.
Oltre ai giovani anche i nuclei famigliari italiani sembrano amare Amsterdam come meta turistica della loro settimana di Ferragosto.
Indossano magliette, i più eleganti optano per le polo, con la scritta “Amsterdam” come se nessuno sapesse in che luogo si trovino, abbinate a Hogan rialzate e macchine fotografiche da cui si osservano tutte le costellazioni del sistema solare.
Si affollano nei peggiori ristoranti, quelli dove i menù sono così turistici che nemmeno i giapponesi ci si avvicinano, fanno la fila al museo di Van Gogh tutta la mattina portando i figli di sei anni con svariate crisi nervose da noia assassina.
Alla boutique del museo comprano le tazzine con la riproduzione dei girasoli perché il giallo si abbina alla tovaglia comprata all’Ikea prima di partire.

Alcuni addirittura non sanno dove si trovano e al cellulare rispondono “Amore, sono a Bruxelles, è bellissima”, o sono corna oppure i funghi allucinogeni non sono prerogativa dei più giovani.
I connazionali non sempre sono piacevoli da tollerare.
Poi sull’autobus Malpensa-Stazione Centrale incontri due trentenni di ritorno da un viaggio esotico che parlano con ostentato accento milanese e a sentir loro sembrerebbero le ereditiere più benestanti d’Italia.
“Cioè, mi sa che ora torno a casa, prendo due maglioni di lana e me ne parto per Valtournenche, anche se io vorrei andare in Liguria dove ho la casa”
“Dopo il viaggio della speranza da Bangkok che voglia c’hai? Poi sai che noia in montagna adesso?”
Tutta la conversazione era improntata sui suoi programmi delle successive due settimane, non era ancora arrivata a casa che già sceglieva il colore del cachemirino che il fidanzato avrebbe dovuto regalarle.
All’estero alcuni italiani danno il peggio di sé, sono rumorosi, dispotici e facilmente riconoscibili.
Ma hanno qualcosa in più rispetto al resto del mondo: il bidet.

26 commenti:

  1. ahahah l'ultima frase è spettacolare!!la prima parte non fa una piega, mi sembra di averli di fronte:)
    un bacione

    Patchwork à Porter

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    1. d'altronde siamo sempre noi, li vediamo quotidianamente ma osservarli oltre confine rende tutto più palese e facile da analizzare no?

      Grazie Sabri,

      un abbraccio

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  2. È Esattamente cosi! Peccato non esserci incrociati ad Amsterdam!!!!

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    1. sarebbe stato molto carino far parte dei rispettivi viaggi! peccato Titti.

      Alla prossima
      un abbraccio

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  3. Fino all'anno scorso giocavo anche io a riconoscere gli italici in terra straniera, quest'anno i bracciali di Cruciani mi hanno tolto il brivido del gioco :(

    Alessandra

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    1. Questa battuta merita un retweet, hai perfettamente ragione, il macramé ha assopito i nostri perversi giochi.
      Così è troppo facile.

      Mi hai fatto morire

      Grazie di essere passata Alessandra

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  4. I tuoi post rimangono i migliori, con quell'ironia tagliente che li contraddistingue.
    In ogni caso, l'italiano ormai viene riconosciuto in qualsiasi parte del mondo, che sia per il suo essere caotico o per il modo di vestire, ormai è diventato uno stereotipo.
    Comunque grande, continua così. :)

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    1. Sei troppo gentile, non credo di aver scritto più di quello che tutti osserviamo muovendoci passo passo nel mondo.

      Hai ragione tu, è un po' uno stereotipo, ed è buffo che parliamo in fondo un po' di noi.

      L.

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  5. Gli italiani all'estero sono come i gay: li riconosci ovunque (con o senza Cruciani).

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    1. Diciamo che Cruciani aiuta e non c'è bisogno che si avvicinino per sentirli parlare e avere la conferma.

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  6. Ahhhh, le mie buone letture estive! :-)

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    1. Sarei io la buona lettura estiva?

      Meglio Diva e Donna, fidati.

      L.

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  7. Chi ha la fortuna di viaggiare parecchio ha il privilegio nel corso di viaggi di aver imparato a riconoscere l'italiano in vacanza e a saperlo evitare: hogan,polo e qualche tempo fa Ray-Ban a goccia.
    Grazie a questi trucchi ho camuffato la mia nazionalità nel mio ultimo viaggio a Brighton spacciandomi per Spagnolo/Algerino/tunisino/marocchino di turno.
    Ma come dici tu, almeno abbiamo il bidet.

    www.spezio.blospot.com

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    1. l'occhiale Rayban a goccia specchiato e fake faceva parte dell'outfit delle ultime due sull'autobus del ritorno.
      Tremende.

      L.

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  8. Noi abbiamo il bidet, certo, ma spiegare al 90% dei connazionali che serve per l'igiene personale e non solo per metterci in ammollo il calzino solitario scappato dalla lavatrice l'è dura eh...
    (truestory)

    Gomitolo

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    1. Io e la mia amica da piccoli lo usavamo come piscina delle Barbie.

      True story anche quella.

      Un abbraccio

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  9. per non parlare se abitano nel profondo sud, quelli sono ancora più rumorosi...

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    1. Da non capire se sono arrabbiati o felici!

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  10. In gita in Austria non ce ne accorgevamo neppure di essere rumorosi, gli austriaci per strada ci zittivano!! E lì ormai era troppo tardi, se ne erano accorrti anche gli alberi che eravamo italiani!!
    Ad Amasterdam poi veramente credo ci sta la peggio gioventù. Non ci sono mai stata ma tantissimi mi hanno detto che è una città stupenda e poi io amo Van Gogh, quindi avrei molte ragioni per andare. Ma sti finti rasta mi mettono una tristezza che ciao. E poi vabbè...LE HOGAN. E' troppo facile riconoscere gli italiani...sono quelli con le scarpe ortopediche!!

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    1. e che nonostante le scarpe ortopediche camminano come degli scimmioni per le canne!

      è un classico già visto e rivisto anche in città qui in Italia!

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  11. Ecco perché all'estero mi vergogno di essere italiano e piuttosto sto zitto o pdico lo stretto necessario in inglese con pronuncia perfetta ripetuta per ben tre volte da solo. Il peggio del peggio? A Londra. Sembra di essere nella peggiore periferia anche sotto il Big Ben.
    Alessandro - The
    Fashion Commentator

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  12. ahahahah ti adoro!!! L'ultima frase è la miglior sintesi in assoluto per descrivere l'italiano in vacanza!
    Avremo anche tutti i difetti del mondo, ma cacchio il bidet ci porta ad un livello superiore!
    Comunque di gente che spantega ne vedo fin troppa, oggi in due minuti una signora è riuscita a buttare nella futilissima conversazione sul caldo torrido tutte le sue destinazioni vacanziere preferite, Costa Azzurra in primis, per poi raccontarmi di quando quel ladro le ha rubato l'orologio d'oro ereditato dal padre, ma che nella sfiga era andata bene perchè son riuscite a salvare il rolex della madre che era nascosto dal barboncino che teneva in braccio!

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    1. Ma chi è questa individua?

      Marina ripa di Meana? Oh povera Ire, ti sono vicino.
      Proprio come il bidet, ti è sempre vicino nel momento del bisogno!

      Un abbraccio

      L.

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  13. Grazie, apprezzo moltissimo il sostegno!

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  14. E' divertente tornare a leggerti...Luca.

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    1. Ciao Luca, come stai?
      Pensavo proprio a te prima, tu e Nicola (vedi sopra) vi assomigliate per approccio al blog, per i commenti e per la simpatia che mi dimostrate, quindi il piacere è tutto mio che vi ritrovo qui!

      L.

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