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| Parigi, 1940, foto Reutlinger. |
A volte la mia mente fa strani progetti, commenta aneddoti mai accaduti e
si innervosisce per drammi psicologici che nemmeno sono in procinto di
arrivare. Per cui quando percepisco collegamenti tra cose che prima di allora
avevo tumulato, mi chiedo:
“MA CE LA FAI?”
Eppure un’intuizione ha in sé una potenza incredibile ed è come una voce
che bisogna saper ascoltare.
Ed è meglio avere un taccuino alla propria destra per trascrivere quanto
suggerisce.
Studiando per la tesi sono inciampato più che volontariamente in un
personaggio storico che mi ha stregato con il suo disincanto e con il suo mondo
fatto di lussi, vezzi e stranezze mitologiche.
La Marchesa Luisa Casati.
Musa di Boldini per due volte, di Alberto Martini una ventina, amante di
D’Annunzio, cliente fissa dal migliore stilista parigino quale Poiret,
ispiratrice di abiti suggestivi per il costumista dei Balletti Russi Léon
Bakst, fotografata dal barone Adolf de Meyer e da Man Ray che ha consegnato
alla storia una sua immagine così emblematica da diventare un manifesto
surrealista.
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| Foto di Man Ray, Parigi 1922. |
Un mito nel mito.
Perfettamente radicata nell’ambiente e nella storia, la Belle Epoque
risplende della sua luce.
Nel 1932 però i creditori bussano alla sua porta e oltre ad una serie di
oggetti preziosi le tolgono tutta la magnificenza del suo guardaroba:
vari abiti di Worth, un mantello di broccato rosso, quindici abiti lunghi
con lo strascico, sei paia di scarpe d’oro e argento, pantofole con decorazioni
di diamanti, un mantello di piume di struzzo rosa, una pelliccia di zibellino e
una di pantera nera.
UNA PELLICCIA DI PANTERA NERA?
Sì, abbinata a guanti di pelle di tigre.
Tutta impellicciata, amante della velocità sulla sua Rolls Royce, capelli
da pazza e occhi pesantemente bistrati di nero.
Chi ricorda?
E qui la mia mente gioca a strani collegamenti logici.
Io non ho potuto fare a meno di pensare a Crudelia Demon, quella povera
derelitta incompresa che è stata trattata malissimo solo perché voleva rifarsi
il guardaroba utilizzando qualche cucciolo di dalmata.
Anita: “Crudelia hai una nuova pelliccia?”
Crudelia: “E’ il mio unico amore, tesoro,IO VIVO PER LE
PELLICCE, ADORO LE PELLICCE!”
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| Crudelia Demon, alias L'incompresa. |
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| Crudelia alla guida della sua Rolls Royce Phantom. |
Quando da piccolo abitavo ancora a Roma la signora dell’appartamento sotto
al mio era la Contessa Tagliacozzo, una nobildonna romana che d’inverno
sfoggiava un’enorme pelliccia di volpe bianca, mi intimoriva e ogni volta che
la incontravamo nell’androne del palazzo mi nascondevo dietro le gambe di mia
madre. “Assomiglia a Crudelia Demon” dicevo.
Crudelia è l’alter ego di tutte le donne che vorrebbero fare le animaliste
ma poi incespicano per forza di cose davanti alla volpe argentata, al bavero di
zibellino della nonna o al colbacco di visone della ricca zia che se la spassa
Gstaad.
E’ un’incompresa.
Non so se davvero la Disney ha preso ispirazione dall’immagine della
Marchesa Casati portando all’esasperazione quella sua passione per le pellicce
ma sicuramente un comune determinatore esiste nell’estetica impallidita delle
due carnagioni e l’immagine di lei che corre su una macchina lussuosa senza
preoccuparsi di niente e di nessuno.
Luisa Casati era un’eccentrica, amava gli animali e si circondava di
pavoni, boa constrictor, pappagalli,
ghepardi e pantere però non aveva alcun problema ad indossarne le pellicce
scuoiate.
“IO VIVO PER LE PELLICCE”, non mi stupirei di sapere che era uno dei suoi
motti preferiti insieme a quello che la rese famosa:
“Voglio fare di me stessa un’opera d’arte”. Nessuna più di lei è riuscita
nell’intento.
(Per approfondire l’argomento vi consiglio di leggere la sua biografia dal
titolo Infinita varietà, un libro che
sa ripulire la sua storia da molte antiche ragnatele).




Incontrai la Marchesa quando anche io stavo preparando la tesina (non certo la tesi): l'argomento che scelsi era "La Femme Fatale tra la fine dell'800 e gli inizi del '900".
RispondiEliminaL'avevo inserita nell'introduzione, ma poi venni a conoscenza di Anita Berber, donna eccessiva in tutto e una frase, nella descrizione del ritratto che Otto dix le dedicò, mi colpì moltissimo: "Segnata non dal colore, ma dagli eccessi." Inutile dirti che cambiai tutta la tesina per poter inserire un personaggio così affascinante e straordinario.
erano bei tempi, tutti conoscevano tutti e la vita di tutti si incrociava con quella di tutti.
EliminaAh, sia benedetta la Belle Epoque.
nell'era degli animalisti sfegatati e dei vegetariani prossimi all'anemia (il tutto spesso e volentieri condito da una buona dose di incoerenza) io affermo che adoro le pellicce. le mamme abitualmente riempiono le loro adorabili bambine di boccoli, fiocchetti e merletti per fotografarle anno dopo anno, la mia mi piazzava seduta all'indiana sul lettone, mi avvolgeva in una sua pelliccia come fosse una grande soffice coperta e scattava, mentre io sorridevo beata. quest'anno mi è stata regalata la prima, per sancire il passaggio, sostiene mio padre, da "ragazza" a "giovane donna" (in realtà spera solo che sia finito il periodo delle cavolate giovanili, che tanto hanno contribuito all'ingrigire dei suoi capelli). niente di troppo impegnativo ne di paragonabile a ciò che si poteva ammirare per le strade in un'epoca, come quella in cui la marchesa ha avuto la fortuna d vivere, in cui le donne ancora sapevano cos'era la classe nell'animo, nell'atteggiamento e nell'abbigliamento e lo dimostravano quotidianamente (alla faccia di shorts strappati e canottiere fluo bucherellate, dio me ne scampi e liberi), ma già la adoro e la porterò con fierezza, possibilmente abbinata a un borsalino a tesa non troppo larga e ad un paio di guanti di pelle sfoderata. chi vuol apprezzare apprezzi, chi vuol criticare critichi.
RispondiEliminaCarlotta, già ammiravo il tuo gusto, ora proprio vorrei che ti facessero un servizio fotografico degno di Vogue.
EliminaAnche a me piacciono le pellicce e abbinate nel giusto modo credo che non siano un capo da nonna, infatti come tu ben hai scritto, basta un guanto un po' giovanile ed un bel Borsalino (che si di te è un tocco magico visto i bei capelli)e il gioco è fatto.
forse tuo padre ha ragione, arriviamo ad un punto in cui molliamo l'abbigliamento ridicolo da ragazzini e ci avviciniamo a quello che deve essere uno stile adeguato alla nostra vita, alle nostre ambizioni e al nostro nuovo "io".
benvenuta la pelliccia
un abbraccio e grazie del bel commento!
L.
sarebbe bello un post in cui si parli del passaggio ad "uno stile adeguato alla nostra vita, alle nostre ambizioni e al nostro nuovo io"...sarà che è esattamente il passaggio che sento di star compiendo ora, sarà che il look è solo la manifestazione esterna di ciò che avviene all'interno e sarà che non è sempre facile lasciarsi cose e persone alle spalle per intraprendere una nuova fase...ma insomma, mi piacerebbe proprio leggere qualcosa di tuo in proposito! :) un bacione
EliminaCi lavorerò, promesso.
EliminaMi hai dato una gran bella ispirazione
Grazie!
L.
Un encomio di Crudelia l'Incompresa! ;)
RispondiEliminaConosci bene il mio amore nei confronti della Marchesa, non posso fare a meno di postare le sue foto ogni tanto...e per fortuna che c'è tumblr...miniera di foto e disegni scomparsi che qualche appassionato continua a postare. Quel volume ovviamente è mio, ecco perché mi sono dovuto impossessare anche di quello di Isadora e di Poiret. La biografia di Bakst invece non riesco a trovarla, nemmeno quella di ertè, ma non mi do pervinto, i mercati dell'usato esistono apposta no? C'ho trovato la Swanson, non sarà difficile trovarci anche questi altri! ;)
Alessandro - The Fashion Commentator
Erté le aveva fatto un abito da capogiro per una festa pazzesca, come ben sai, era una pazza visionaria e se solo resuscitasse.
EliminaAh, la nostalgia di epoche passate.
L.
Sono molto combattuta sul tema pellicce, ne ho diverse alcune comprate da me ( giacche con il collo in pelo più che altro...) altre ereditate.
RispondiEliminaDa qualche anno però il senso di colpa verso gli animaletti ha avuto il sopravvento e ho deciso che non ne avrei più comprate.
Unica eccezione per quelle vintage, mi rendo conto che il messaggio di base quando le indossi è lo stesso, ma nella mia piccola mente malata comprare una pelliccia che abbia già un tot di anni è un opera caritatevole per non rendere vano il sacrificio delle bestiole! E poi in questo modo non alimento la produzione e quindi mi sento meno colpevole.
Per quanto riguarda il nuovo ho sposato questa filosofia : lo mangio, lo indosso! Insomma, non fatemi la predica per la fodera il lapin, se poi vi mangiate il coniglio in umido della zia facendo la scarpetta senza ritegno!
Grande personaggio la Marchesa!
L'ultima frase mi ha fatto morire!
EliminaIo mangio il coniglio, peccato che mia madre non lo sa cucinare altrimenti farei pure io senza ritegno scarpetta.
E di conseguenza un bel capello di Lapin non me lo toglie nessuno.
Sono più acido da quando ho compiuto i fatidici 25 anni.
L.
Eh non dirlo a me che sono molto più vecchia...
RispondiEliminaBello :) divertente e interessante come sempre :)
RispondiEliminaohhhhhh, grazie!
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