lunedì 19 dicembre 2011

MAI DE LA VIDA.

Solitamente la domenica prima di Natale ci si prende a testate e affrontando il mondo del consumismo si ultimano i regali per una famiglia sempre troppo numerosa.
Ora che non ho più una Poste-Dio-l’abbia-in-gloria-Pay posso presentarmi a mia madre con una calamita di Santiago, un caloroso abbraccio e con la biancheria sporca.
Quella non è da sottovalutare.
E’ come se dicessi “Mamma, mi sei mancata e come lavi tu i miei vestiti nessuno mai.”
Immagino la sua sincera commozione.
Sono quattro mesi che sono partito, quattro mesi che non dormo nella fredda provincia milanese, che non sento mia sorella urlare perché la mattina si sveglia coi capelli sempre più gonfi, quattro mesi che mia madre non mi chiede “La gonna blu o il pantalone?” e che mio padre non mi sveglia perché deve mettersi le scarpe sedendosi sul mio letto.
I 100 metri quadri restanti non gli piacciono.
Con mio fratello maggiore invece sono cinque mesi che non ci vediamo.
Lui che per dirmi “Ti voglio bene” tenta di farmi ubriacare al pranzo di Natale.
Quest’anno sarà un Natale molto particolare.
Il fatto di essere lontano da casa aumenta il desiderio di coccolarmi tra le mille decorazioni, tra quella quantità di cibo che spero mi faccia cadere in catalessi subito dopo, tra quei regali che non ci saranno perché non ho davvero bisogno di nulla.


Niente viaggio a Roma.
Niente montagna bergamasca e di conseguenza niente clausura davanti al camino per tre giorni.
Un volo Low Cost e ritorno nella umidiccia provincia milanese.
“Hai fatto il check in online?”
“Sì, ho anche aggiunto una valigia.”
“Ah per i regali.”
“No, in realtà c’è la roba sporca e quella da rammendare.”
Gli Erasmus quando tornano nelle loro corrispettive patrie natie devono affrontare qualcosa come otto mezzi pubblici tra autobus, treni, aerei e metropolitane.
Il volo è alle quattro del pomeriggio ma ci si deve alzare alle cinque perché l’aeroporto è sempre una terra di nessuno ed è come raggiungere un’oasi verde nel deserto del Sahara.
“Siamo tanto contenti che torni” dicono i genitori in preda al sentimentalismo pre-natalizio.
“Anche io, non vedo l’ora.”
“A che ora arrivi?”
“Atterro a Orio al Serio alle 9.30”
“Ah.”
Quel “Ah” è presagio di un abbandono prematuro.
La nostra cena di Natale prima della partenza è stata organizzata su Skype.
Brlu Brlu. Si accende la conversazione tra tre cuoche italiane capaci di fare una torta salata litigando con il fidanzato, leggendo Conrad in lingua originale e ignorando la coinquilina che con gentilezza dichiara “Vi ricorderò sempre con le pezze in mano pronte a pulire tutto.”
L’estraneo alla conversazione ero io che mentre decidevano il menù a stento capivo gli ingredienti.
“Ce l’avete il mentolo della Val D’Aosta e il peperoncino di Tre Case?”
“Come la facciamo la pasta?”
Silenzio.
“Con i gamberi.”
“Gamberi?”
“Sì, la Sere dal water dice gamberi.”
Non basta conoscere tutti la vita di ogni membro di questo strano gruppo ma condividiamo gioie e dolori. Tra le gioie la regolarità intestinale è sicuramente al primo posto.
Mi eclisso perché si parla di cibo e soprattutto della sua preparazione.
Io in questo caso posso solo portare il dolce.
Preconfezionato.

Durante questa cena si parla male dei non presenti e si narrano prime impressioni particolarmente negative.
“La prima volta che vi ho visto mi stavate tutti antipatici.”
“Ma se ti ho subito messo a tuo agio facendo ridere tutti attorno a te.”
“Appunto.”
Poi così per sport si ingurgitano brioche al cioccolato che rappresentano una benedizione per quell’intestino già in sciopero generale da tre mesi e mezzo, si beve della Sangria nel domo pack perché la grazia non deve mai mancare e si parla in catalano.
La nostra professoressa infatti è una grande ispirazione.
Davanti ad un gruppo di cinesi catapultati in Spagna per caso, confusi davanti alla differenza linguistica che devono affrontare, lei è la gentilezza fatta persona.
“Come si dice un uomo bello Xing-Xung-Xang?”
“Ehm, guapo?”
Lei, vittima di convulsioni e tremolii degli arti superiori ruggisce nervosa.
“Ahhhhhh.”
Tutti prendono paura.
“MAI DE LA VIDA.”
Questa espressione è tipica del catalano, è uno spasimo gutturale perché si pronuncia come “OH MAIIII DE LLA VEDDA” con gesti casuali di mani e polsi.
“Ma l’avete mai visto il video negli esercizi on line?”
Una deliziosa e avvenente catalana apre la porta ad un possibile acquirente della sua elegante casa di campagna.
Gli apre sorridendo.
Io se fossi stato in lui sarei scappato senza nemmeno richiudere il cancello del giardino.

Lei, con i capelli crespi, indossa una canottiera rosso sangue, la gonna nera castigata fino al polpaccio e in pantofole gli mostra le varie stanze parlando come se avesse a che fare con un dromedario.
È probabile che ogni studente costretto ad ascoltare l’esercizio e a rispondere alle domande tipo “Quante stanze ha la casa della Joanna?” abbia avuto la stessa reazione davanti al primo piano della proprietaria.
La Joanna, che si pronuncia Giuana.
Una cena di Natale a base di pasta e carne che altrimenti sarebbe marcita nel mio frigorifero per l’incapacità deleteria nel cucinarla.
Dopo quattro mesi torniamo a casa dalla nostra famiglia.
Chi a Milano e nella sua sottovalutata provincia, chi a Napoli dai suoi sapori inconfondibili, chi in Sicilia passando per il territorio lombardo, chi nella campagna marchigiana dove ad aspettare c’è un padre con i baffoni e chi a Pattano, paesino geograficamente difficile da collocare.
Casa.
Quel luogo in cui durante il Natale si riuniscono le proprie radici.
E si ingrassa di tre chili in due giorni.

11 commenti:

  1. Io ho risolto facendo scomodare i miei ;D Scherzo, è che tocca loro, stavolta, muoversi.
    E sarà delirio, nel mostrare la città "nuova" e far vedere i tram (come fossero animali esotici) a mia madre, ahahah!

    Momo

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  2. Casa. siiiii:)a momenti nel primo pezzo mi commuovo, io arrivo qui pensando di ridere a crepapelle poi mi fai commuovere?eh no lollo questi scherzi non me li devi fare:D:D
    bacioo

    Patchwork à Porter

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  3. Ti commuove sapere che porterò a casa la biancheria sporca?
    Dovrai vedere quanto ne sarà felicie mia madre allora.

    Un abbraccio.

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  4. Buon ritorno a casa Lollino caro! E sopratutto buone feste! =)

    Kiss

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  5. Quanto ti capisco! L'anno scorso ero nella tua stessa situazione. Io che durante quei quattro mesi il cibo più elaborato che avevo mangiato era una paella valenciana e loro che mi parlavano di robe assurde da preparare per il mio rientro (il tutto, rigorosamente, tramite skype). Il giorno della partenza per l'Italia fu l'unico giorno in cui un temporale epico decise di scatenarsi a Valencia. E io, con due valigie e uno zaino-spalla, ovviamente, persi la coincidenza della metro arrivando poi in ritardo al gate. Dopo un atto pietoso in cui mi sono comprata le guardie di sicurezza sono riuscita a passare e sono salita sull'aereo quando tutti erano ormai già accomodati, vestita da diva (perché la pelliccia non entrava in valigia, e neppure i tronchetti tacco 12) e col trucco che colava ahahahah che scena imbarazzante!
    Morale della favola: parti di casa almeno tre ore prima quel pomeriggio... ;)
    Un bacio e buon rientro!
    Entrophia | Behind green eyes

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  6. Una notte prima basta?
    Come ti capisco, quando viaggiamo lo facciamo sempre per bene spendendo il minimo possibile.

    Un abbraccio.

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  7. Anch'io ho detto alla mia non più residente : " portami giù la roba sporca, che io durante le feste non lavoro, così te la lavo e stiro"....The Italian Mum do it better!!!!

    ave

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  8. "Durante questa cena si parla male dei non presenti" io lo faccio durante tutte le cene, specialmente quelle natalizie per mettere zizzania tra i parenti!

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  9. Auguri anche voi, regine, regnanti, pezzenti e lettrici fedeli.

    un abbraccio e buon Natale.

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