giovedì 23 luglio 2015

MILANO VAL BENE UNA FOTO INSTAGRAM

Con mia grande sorpresa quando ho iniziato a lanciarmi su Snapchat ho scoperto che la mia aria da Piero Angela, giovane marmotta con l’occhio curioso, infastidiva alcuni ma entusiasma altri perché non tutti hanno davvero presente quale sia lo spirito di Milano.
Ci immaginano sempre presi da una delle 34 settimane della moda, dagli eventi di design, perennemente agli happy hour, sulla Darsena quando è in voga la Darsena, sullo skyline quando si inaugura lo skyline.
“Sì carina Milano ma oltre al Duomo e i negozi di Montenapoleone non c’è nulla” spesso senti dire da chi ha poco tempo e si basa sulle solite dicerie che fanno sembrare questa città grigia e superficiale. Pochi sanno che ci sono palazzi Liberty meravigliosi, giardini bellissimi da instagrammare.
Ecco cinque posti che a mio parere non possono mancare nel vostro cuore, e nel vostro Instagram.
 VILLA NECCHI CAMPIGLIO:
Posto top.
La prima villa privata con piscina nel centro di Milano, a due passi da Corso Venezia, costruita negli anni 30 per le signore Necchi, le eredi delle macchine da cucire. Pregiati marmi, arredi originali e uno stile razionalista che la fece diventare una delle dimore più eleganti di tutta la città. Piscina, campo da tennis, un parco con una selezionata scelta di piante e una depandance trasformata ora in una caffetteria dove fare colpo con chi vi piace. La cosa più bella è il guardaroba delle signore, in particolare un foulard firmato da Christian Dior con il nome della signora Necchi, quella sposata, l’altra rimasta “signorina” dormiva in un discretissimo letto singolo come voleva la regola per le donne non maritate. In compenso aveva un bagno privato gigantesco.



 I FENICOTTERI DI VILLA INVERNIZZI:
Instagrammabilità.
E dove se no. I mafiosi e gli arricchiti hanno in giardino pavoni e colombe bianche, a Milano invece a Villa Invernizzi hanno fatto costruire una vasca per i fenicotteri rosa, che scorazzano felici e pare non abbiano nessuna intenzione di volare fino in Africa, forse perché lì non c’è nessuno che li fotografa come invece succede qua. Tappa Instagram obbligata, soprattutto se siete nella fase armonica del rosa cipria.

venerdì 3 luglio 2015

IL SEGRETO DI QUEEN ELIZABETH


L'unica a non apparire Cessa con il color lavanda
Mi sono sempre chiesto quale fosse il segreto della monarchia britannica, quale fosse il lato oscuro di questa famiglia che si affaccia tutta insieme dal balcone di Buckingham Palace, che fa impallare Internet e diventa subito l’immagine ideale per la copertina di tutti i social e sfondi di telefoni, computer e tablet.

Oltre alla gerarchia di successioni, oltre ai pettegolezzi che vogliono Queen Elizabeth una nazi-regina che di notte manomette freni della macchina della povera Lady D, oltre a quel sorriso ebete di Camilla, personaggio a cui non trovo un ruolo, uno scopo, un complimento, c’è la potenza di una donna che ha messo tutti ai suoi piedi.

Queen Elizabeth, donna a cui voglio bene come fosse mia Nonna e che vorrei poter anche solo abbracciare una volta nella vita per sentirne il profumo e la squisitezza, è la donna del Millennio.

Lo so che non fa nulla a parte essere Regina, che vive grazie al suo status e che non ha mai toccato con mano la fame, le difficoltà e le avversità della vita. Lo so che non si è mai trovata davanti alle istruzioni per montare una libreria Billy dell’Ikea e che non potrebbe capire quanto sia dura decidere se andare al Pam o all’Esselunga quando nel primo c’è il gelato in offerta e nel secondo le fettine di pollo ma non si ha lo sbatty di andare da entrambi, PERO’ l’ammiro.

martedì 23 giugno 2015

AH MA ERI TU AL PORTONE

Siccome la vita è già abbastanza faticosa, fatta di disagi, ansie, pedalate sotto la pioggia e caduta libera di capelli, il segreto per quanto mi riguarda è l’ironia sulla qualunque, spargere il lato positivo su tutte le faccende e far diventare le disavventure materiale editabile per questo blog.
Con l’ultima di una lunga serie posso dire di aver vinto un po’ l’Internet. Premettendo che non sono così disperato da dare corda a chiunque mi faccia una moina e che non sono elemosinatore di seconde chance, quando una cosa non funziona io tronco, cancello, blocco MA l’ultima parola è sempre la mia.
La storia è sempre quella.
Inizio a sentire una persona che ti sembra interessante, che parla italiano, che lavora come servitù nell’alta borghesia milanese ma io posso apparire snob e in realtà mi mescolo spesso con il comun volgo, così concedo una possibilità e ci si promette il solito “Dai vediamoci per un caffè”.
Passano i giorni e nulla, si sparisce entrambi inghiottiti dagli impegni, dalla vita, dall’indifferenza di quel numero nuovo sul telefono che non sai se userai o cancellerai a breve.
Un lunedì sera tornando dalla palestra in bicicletta, davanti al portone del palazzo vedo questo ragazzo al citofono con il cellulare in mano, era evidente che stesse aspettando gli aprissero, lì al momento non ci ho dato peso, sto per uscire dal portone che lui mi tiene gentilmente aperto e noto la schermata del cellulare accesa sulla chat “Hornet”.

sabato 6 giugno 2015

LA CRISI DEL SETTIMO APPUNTAMENTO



Sapevo che avrei scritto questo post. Me lo sentivo e quando ho delle sensazioni difficilmente mi sbaglio, difficilmente posso ricredermi e difficilmente non urlo un “VE L’AVEVO DETTO”.
Uscire con qualcuno è davvero l’apoteosi dello sbatty.
Primo perché non c’è nessun dato certo che ti aiuti a razionalizzare quanto accadrà, secondo perché se si vede tutto bianco o tutto blu (io non indosso il nero) quel mix di colori tra i due sono fastidiosi e genitori di incredibili paranoie. (Vedi post precedente).
Al primo appuntamento la butti sul “O la va o la spacca” e a dir la verità sei anche un po’ scazzato, sul finire della settimana la stanchezza si fa sentire ma la chimica nell’aria c’è e state molto bene insieme. Iniziano pochi ma inequivocabili segnali di interesse reciproco “Sali su a conoscere il mio gatto?”, “TI VA UN GELATO SUL MIO TERRAZZO?” e inviti a cena, e perché no, anche solo una passeggiata sulla Darsena, luogo dove ormai a Milano si fidanzano o si ubriacano tutti.

lunedì 25 maggio 2015

PARANOIE DI BIBLICHE DIMENSIONI

Io l’animo umano proprio non lo capisco. Siamo arrivati da chissà dove, rappresentiamo l’evoluzione di animali che non fanno altro che spulciarsi tutto il giorno arrampicandosi felici su banani svettanti e inaugurano stagioni dell’amore di continuo. Eppure loro sembrano felici e noi invece ci dimeniamo tra casini mai visti e più abbiamo casini e più ci infiliamo in altri casini sempre più enormi. 
MA PERCHE’? COSA CI GUADAGNIAMO? DOVE ANDIAMO? 

In questi mesi di torpori sentimentali ho sentito ululati, lamenti, grida isteriche, macumbe e incubi notturni. Tutto questo ha solo un nome e un cognome. PARANOIE BIBLICHE. 

Perché se non ti piace nessuno ti lamenti che non ti piace nessuno, che non ti filano, che non ricevi stimoli mentali e sud-ombelicali perché ti senti grasso, indesiderato, peloso, con la pappagorgia, l’occhio storto e il pollice valgo. E al massimo urli di gioia in metropolitana quando la tua migliore amica ti dice “Quest’anno il Royal Baby te lo faccio io” e la gente vorrebbe chiamare il TSO. 

Se invece hai un po’ le farfalle nello stomaco, ti solletica l’utero o la prostata, se pensi a una persona e non vedi l’ora di vederla e hai superato lo step dei 4 appuntamenti oltre i quali non andavi dai tempi del liceo dove contavi come appuntamento anche le lezioni di educazione fisica solo perché ti aveva passato la palla a calcetto, sicuramente ti lamenti lo stesso. E vivi di paranoie, ti alzi con le paranoie e controlli nervosamente ogni sistema operativo che ti possa mettere in relazione con quella persona pregando ogni santo appaia sul calendario di Padre Pio di tua Nonna. Non siamo mai sereni, MAI. 

Vorresti le coccole e ti servono sesso da 15 minuti nei bagni di una discoteca, vuoi uscire a cena e non rimedi nemmeno il più triste degli apericena, scrivi “Ho voglia di vederti” e ricevi un pollice insù che ti procura il dolore più atroce dell’ultimo periodo, vorresti lasciare il tuo fidanzato storico ma hai paura di entrare in un tunnel di orrendi incontri, vuoi gratificarti con il lavoro ma sei nato signore e non riesci ad alzarti prima delle 10. 

 Ci mettiamo a disposizione di schiaffi e insulti, andiamo a colpo sicuro contro pali in fronte, ci facciamo prendere da persone che non meritano nemmeno di lavarci le mutande, facciamo quelli che “No ma la prendo con leggerezza, ci vado con i piedi di piombo” per poi finire in un angolo della camera a morire per un like che ha messo a lui e non a te. La verità è che ci piace essere complicati come un rebus senza soluzione, ci fa sentire vivi ma nello stesso tempo tutta questa vitalità ci logora, ci rovina e ci appesantisce. Non è consigliata la dieta, non è consigliata l’esternazione inconsapevole dei tuoi dubbi e delle tue paranoie se non a fedeli amiche che raccolgono in un file i tuoi psicodrammi catalogati per anno e mese. È consigliata invece la condivisione di questo post previa opzione “Visibile a tutti tranne che…..”.

NON SI SA MAI. 

lunedì 18 maggio 2015

IL ROYAL WEDDING DI GINGER SPICE



Il principio.

Tutto è iniziato durante un venerdì sera in cui capito a un evento con show cooking by Simone Rugiati, io che devo googlare i trucchi per non dimenticarsi le zucchine sul fuoco e che non sono in grado nemmeno di cucinare un uovo sodo senza tenere a portata di mano il numero dei Vigili del Fuoco e del kebab baro di fiducia.

Poi la mia rubrica di cucina scusate se si chiama poeticamente #cottoefachifoalcazzo.

Sfogliando Instagram come fosse un vero e proprio giornale di Gossip mi capita sotto l’occhio una foto postata da Victoria Bechham di lei e Geri Halliwell al tempo in cui andavano orgogliose del caschetto liscio e delle meches platinate su chioma rosso fuoco.


Una sviolinata in cui Vicky si dispiaceva di non essere presente in un giorno tanto felice e importante come quello per la sua GRANDE amica Geri. E poi ha taggato il profilo Instagram sbagliato.

Ma questo è solo un piccolo dettaglio, insieme al fatto che nella foto Vicky è fregna e giovane e Geri sembra un travestito sbarcato dall’Estonia dopo un viaggio di 32 ore su tacchi da spogliarellista.

VICTORIA UNA GRANDE AMICA, anche le più famose scelgono le foto fregandosene di quanto siano cesse le loro amiche, l’importante vengano bene loro e soltanto loro.

E cosa vengo a scoprire poco dopo sul profilo non ufficiale ma aggiornatissimo che pubblica tutte le foto delle Spice, anche quelle di Cannes 1997 dove Melanie C si presenta in total look tuta dell’Adidas sul red carpet,? Che miss Geri Halliwell si è sposata.

Un royal wedding vero e proprio, con tanto di saluto appassionato della Ginger Spice appena uscita dalla macchina prima di varcare la navata e prendere marito per la vita, in total white di pizzo che Kate Middleton può fare solo Chapeau.

Un bouquet sobrio, un abito davvero molto bello e un pesoforma che fa invidia a qualsiasi cantante/sciacquetta che crede di aver inventato il pop.

lunedì 11 maggio 2015

IO, CUORE INDURITO



Sono tornato da poco d Mykonos e dopo una corsa al parco perché fa figo saltellare sudando (che schifo io nuoto proprio perché non si suda) mi piazzo sulla poltrona e il pc sul puff comprato al mercatino delle pulci a soli 5 euro mi invita a scrivere.
E cosa scrivo? Quanto mi sono divertito? Posto le foto da poser quando me la sono sentita un po’ Alessandra Ambrosio? NO, rifletto.
Perché sembro stupido e blonde ma nutro grandi sentimenti e potenti pensieri profondi che non sempre dedico a scarpe o a papillon.

Con i primi caldi gli ormoni fanno la lambada, il salto in lungo, il salto in alto, il salto delle mutande ma quando sei single e affronti la vita con una parte del tuo grande e accogliente letto sempre immacolata, è normale avere pensieri, cupi o felici che siano, a riguardo.
In tanti si fidanzano e si mollano con la velocità con cui nasce cresce e muore un social network, coppie che millantano amore eterno con striscioni e orrende rose inzuppate nel cioccolato, ma poi il silenzio e la cancellazione di tutte le foto dai rispettivi profili.
Quando sei single e ti accorgi che al mondo la parola “AMORE” è diventata di uso troppo comune e che spesso non ci si rende davvero conto di cosa si parla in realtà, ti fa rabbia tutto questo cianciare.
Ammetto di avere il cuore un po’ indurito.
E mi costa dirlo più di Nina Moric di ammettere che sì ha un po’ esagerato con il bisturi e che la situazione le è un po’ scappata di mano, zigomi, labbra, tette, contorni occhi, fronte, orecchie, cosce, culo.

giovedì 7 maggio 2015

I NAUFRAGHI DELLA TROPPA-MODA-TROPPA-ARTE


FIDATI DI ME.
Ridere delle “disgrazie” altrui non è carino ma lo facciamo tutti i giorni, soprattutto tra noi goffi veri che ci sentiamo un po’ meno soli quando qualcuno ne combina una più grande delle nostre. Tipo Jennifer Lawrence che cade prima di ritirare la statuetta dell’Oscar, o la modella allampanata che si sente al top e casca come un ramoscello al primo soffio di vento.

Quando è stata diffusa la notizia dei naufraghi del pontile alla Fondazione Prada di Venezia sul Canal Grande, non ci volevo credere. Primo perché tutta la fatica di Miuccia Prada per sentirsi la signora TROPPA MODA TROPPA ARTE d’Italia non può essere ricompensata da una simile figura di merda, e poi perché mi immaginavo Valeria Marini che tenta di non perdere le sue open toe di cristalli e che si dispera per il trucco che cola inquinando il bio-equilibrio della laguna.
E invece pare che tra i naufraghi non ci siano VIP catalogati (e io per Vip intendo che ne so Pamela Prati, Enzo Miccio, Malgioglio, Maddalena Corvaglia e qualche nobildonna cartonata come Marina Ripa di Meana) sprofondati tra la melma del Canale.

lunedì 4 maggio 2015

KATE MIDDLETON SATANA CON LO ZAFFIRO BLU


Kate Satana- con la bambina di plastica e il marito cavallino.
Succede che appena ti distrai, desideri staccarti dai social e vivere un week end tra un grattino e l’ardua scelta del colore delle tue Superga nuove e tac, SUCCEDE QUALUNQUE COSA. Si inaugura l’Expo, Milano si trasforma in una fucina di cose da vedere, da fare, da ammirare e attira su di sé un’attenzione che merita e che i milanesi sanno gestire perché da sempre il nostro ego è così immane da sentirci padroni del mondo. I No Expo mettono a ferro e fuoco il centro? E noi li schifiamo. Manifestano contro l’Expo perché sono trogloditi ma poi instagrammano i padiglioni perché esserci è sempre meglio che rimanere fuori dal gruppo. E noi li perculiamo pesantemente.
Ci arrabbiamo, invochiamo una pioggia di schiaffi e poi il giorno dopo persone buone che amano Milano e non si lamentano di quei 4 minuti d’attesa della metropolitana si armano di spugne e olio di gomito per ripulire la nostra bella città all’ombra di una Madunina sorridente.
Si calmano le acque, finalmente arrivo alla conclusione che le Superga blu sono le mie preferite perché mi ricordano di quando da piccolo scorrazzavo felice e spensierato nei parchi di Roma come un piccolo Lord, e tac arriva la notizia. QUELLA NOTIZIA.

giovedì 2 aprile 2015

ECCO PERCHE' MI MANCANO LE SPICE GIRLS


NOSTALGIA NOSTALGIA CANAGLIA
Sono giorni che una voce interna e numerosi pensieri a riguardo mi suggeriscono di scrivere un post sul mio primo amore, quello vero, quello che non si scorda mai, che riempiva le pagine del tuo diario, le pareti della tua stanza, le tue orecchie, il cuore e la mente.
LE SPICE GIRLS. Non ho mai provato nulla di simile per nessun altro, non sono più riuscito a dimenticarle o a tradirle con altri amori successivi, rivelatosi poi sempre deboli e frivoli, e anche quando pensavo di aver superato la distanza poi bastava una nota e tornavo con gli occhi a cuori come allora.
Le ho anche sognate in un nuovo video, bellissime in costume intero, cuffia e occhialini mentre cantavano a bordo piscina. È un segno divino, il mio cervello ancora non è riuscito a metabolizzare l’abbandono improvviso di Geri, il cambiamento dei loro look e le primavere che avanzano anche per quelle cinque inglesi che hanno fatto la storia della musica e hanno contribuito alla mia infanzia, adolescenza e mettiamoci pure dentro la maturità perché io le ascolto tutti i giorni.

Prendete cinque sceme di Londra e sobborghi, date loro una caratteristica specifica, vestitini striminziti ed effettivamente brutti, zeppe multicolor e fate cantar loro canzoncine da ragazzine e amici gay e avrete il mix esplosivo che ha dato vita alle Spice Girls.
Nessuna aveva grandi doti canore ma erano divertenti, allegre, cretine oltre misura e bastava un loro rutto e tutto diventa moda. Dalla Pepsi ai lecca lecca frizzantini, alla Polaroid lilla, alle magliette, ai libri con le loro foto. Io collezionavo la qualsiasi, stampavo fotografie a colori scaricate su Internet (ogni Spice aveva una sua cartella dedicata sul Desktop) con mio padre che bestemmiava in bulgaro perché finivo il toner della stampante, me lo requisiva e io stampavo in bianco e nero che tanto conoscevo a memoria i colori dei capelli di Geri o quello delle unghie di Victoria.