Visualizzazione post con etichetta A far l'amore comincia tu e allora a questo punto faccio da solo. Mostra tutti i post
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sabato 24 settembre 2011

R.I.P.2: relazioni interpersonali pericolosissime


Il vero pericolo è quando io scrivo un sequel: 

La vita già è un dramma, in Erasmus poi si amplifica tutto. Come al Grande Fratello.
Mettete insieme varie nazionalità, un’età che oscilla tra i 20 e i 25 anni, miscelate con qualche ettolitro di sangria o di Tinto de Verano (la prima nel cartone come i succhi di frutta 0,99 centesimi, il secondo 85 centesimi nella bottiglia di plastica) e quello che viene fuori è un caos primordiale.
Boom. Altro che satelliti che minacciano la Padania o buchi dell’ozono.
La parte migliore di questa esperienza è la possibilità di scoprire vite che non hai nemmeno l’ardire di immaginare, mondi che non ti appartengono, lacrime che non hai mai versato.
Parli con una persona e ti si apre un universo parallelo per la quantità di cose che vi differenziano. Mille però sono i punti in comune, soprattutto quando si parla di sentimenti.
Di sesso, di amore. O di sfiga. Quella accomuna tutti, dall’australiano alla canadese.
Le relazioni interpersonali come dice il titolo sono pericolosissime. E questo lo si scorge quotidianamente. Mia madre credo lo pensi ogni giorno dopo pranzo quando deve recuperare in giro per casa tutti i cucchiaini di caffè che mio padre abbandona. L’ho sempre detto che dopo 38 anni non si parla più di matrimonio ma di martirio.
 Innamorarsi, avventurarsi nei meandri di menti e cuori è uno sport estremo. Arrampicarsi nella vita insieme ad un’altra persona è come autoinvitarsi a casa mia per cena. Può andare bene come può andare male. Ci possono essere gli avanzi dei miei coinquilini o un frigorifero talmente vuoto che potrebbero chiedermi “Stai traslocando?”.

mercoledì 13 luglio 2011

Sociologia della Foto profilo


Qualche tempo fa ho dato un esame. Sociologia dell’arte. E volevo che voi vi sentiste meno intelligenti di me dopo aver letto questo incipit assolutamente inutile.
Mi sono detto “Ma quante branchie della sociologia esistono?”. Sociologia dei consumi, sociologia della moda, sociologia dei processi comunicativi, sociologia della patatina fritta, sociologia dell’abbinamento dei colori più truci, sociologia Color Block, quest’ultima giunta a noi grazie a studi approfonditi di Franca Sozzani. Il fucsia abbinato all’arancio fluo? Esperimenti chimici di utilità secolare.

E perché non esiste la sociologia di Facebook? Perché certi studiosi non hanno avuto la brillante idea di indagare la psiche umana riguardo all’atteggiamento che si ha nella scelta della maestosa FOTO PROFILO? Non è un argomento su cui ridere, su cui scherzare con velata ironia. Io sono serio. Quindi provate ad immaginarmi con dei guanti di lattex, un camice e la penna rubata al pediatra infilata nel taschino. Vi guardo e vi spavento con le mie teorie osteopatiche. Mi piaceva la parola osteopatica, quindi evitate di fare la faccia perplessa.
Ho face book da tre anni, tre lunghissimi anni. “Tizio ha cambiato la foto del profilo”. Subito ti avvicini allo schermo per capire se vale la pena cliccarci sopra e scopri cose che non avresti voluto nemmeno immaginare. Ci sono molte categorie di foto profili ma ho cercato di sintetizzare il tutto.

Tamarri in fase di rimorchio:  
con l’avvicinarsi dell’estate si colonizzano nei vostri profili dei veri e propri esemplari di “tamarro Milano Marittima”. Per lui, palestrato che non vedeva l’ora di mostrare il pessimo risultato delle sue ore a sudare come un dromedario, lo standard rientra nei seguenti accessori: olio baby-johnson che gli da quell’aria da merluzzo sottolio, costume bianco che risalta l’abbronzatura da centro estetico di periferia al quale è abbonato e addominale “rilassato”. Lui infatti paonazzo sta cercando di non morire pur di trattenere il fiato. Aneurisma cerebrale? L’importante è la tartaruga. O almeno far finta di averla.

venerdì 1 luglio 2011

CRONACA (NERA) DI UN RIMORCHIO (PESANTE)


“Lollo, ti andrebbe di andare a casa mia a Milano Marittima per qualche giorno a studiare?” chiese la mia deliziosa compagna di corso e ormai-grande-amica-di-pettegoleria. Due minuti dopo avevo riempito la mia borsa da viaggio bianca con dettagli blu. Ingredienti: sandali pugliesi che uso solo al mare perché sono una persona raffinata e per la città con le infradito non mi vedrete MAI NELLA VITA, costume Tezenis uguale a quello dell’anno scorso perché sono senza una lira bucata, camicione Zara con collo alla coreana e piccoli inserti ricamati da vero sultano degli emirati arabi, shorts color fragola perché quest’anno va il famoso “color block” di cui tutti parlano. [Io ammetto di non averlo ancora capito]. Tocco di classe, oltre che la paglietta che fa tanto “francesino sulla Cote d’Azur”, la camicia del nonno a righine azzurre e bianche.

Allora, io non sono mai stato a Milano Marittima e non sapevo fosse un luogo così esclusivo. Il parcheggio costa 2 eurelli messi male (come direbbe la mia amica) all’ora. Li mortacci sua (questo lo dico io), le case in stile boom economico anni ’60 sono trasformati in ville Miami Beach. Giuro che se avessi visto una signora con i cerchi d’oro alle orecchie, un paio di occhialoni Dior e qualche brillante al dito avrei pensato fosse JLo in qualche suo video. La mia amica ha un appartamentino molto confortevole nell’unico grattacielo a ridosso della vita notturna. Splendida posizione, occasione perfetta per stare insieme e chiacchierare di nulla da mattina a sera.
Sveglia presto, biblioteca con libri e nozioni artistiche, insalata con qualsiasi cosa ci fosse da mettere dentro e poi al pomeriggio relax in spiaggia. Io, bianco latticino sono giunto sulla sabbia che raggiungeva una temperatura infernale.Ustionato ritorno a Parma.
Sono due le attività che competono a noi durante la tintarella. Letture poco impegnative e una sana dose di “cazzacci miei”. [Ripeto, io odio dire le parolacce a meno che non siano rivolte alle mie coinquiline pugliesi, solitamente insultate su Twitter].