Il vero pericolo è quando io scrivo un sequel:
La vita già è un dramma, in Erasmus poi si amplifica tutto. Come al Grande Fratello.
Mettete insieme varie nazionalità, un’età che oscilla tra i 20 e i 25 anni, miscelate con qualche ettolitro di sangria o di Tinto de Verano (la prima nel cartone come i succhi di frutta 0,99 centesimi, il secondo 85 centesimi nella bottiglia di plastica) e quello che viene fuori è un caos primordiale.
Boom. Altro che satelliti che minacciano la Padania o buchi dell’ozono.
La parte migliore di questa esperienza è la possibilità di scoprire vite che non hai nemmeno l’ardire di immaginare, mondi che non ti appartengono, lacrime che non hai mai versato.
Parli con una persona e ti si apre un universo parallelo per la quantità di cose che vi differenziano. Mille però sono i punti in comune, soprattutto quando si parla di sentimenti.
Di sesso, di amore. O di sfiga. Quella accomuna tutti, dall’australiano alla canadese.
Le relazioni interpersonali come dice il titolo sono pericolosissime. E questo lo si scorge quotidianamente. Mia madre credo lo pensi ogni giorno dopo pranzo quando deve recuperare in giro per casa tutti i cucchiaini di caffè che mio padre abbandona. L’ho sempre detto che dopo 38 anni non si parla più di matrimonio ma di martirio.
Innamorarsi, avventurarsi nei meandri di menti e cuori è uno sport estremo. Arrampicarsi nella vita insieme ad un’altra persona è come autoinvitarsi a casa mia per cena. Può andare bene come può andare male. Ci possono essere gli avanzi dei miei coinquilini o un frigorifero talmente vuoto che potrebbero chiedermi “Stai traslocando?”.