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| Nadja Auermann, Christy Turlington, Claudia Schiffer, Cindy Crawfor e Stephanie Seymour. |
Quando
lo scalpitio della settimana della moda milanese inizia noi “anziani” di città
siamo tra l’indifferente e lo scocciato per il traffico, le corse matte e
disperate, altrui, e il congestionamento di una cerchia dei bastioni che
evitiamo sistematicamente.
Eppure
qualche anno fa alla Vogue Fashion Night si andava e nello struscio ci si
esibiva, eppure alle feste tentavamo di imbucarci elogiando amicizie di
convenienza riscoperte casualmente davanti all’ingresso preso d’assalto, eppure
la moda ci piaceva e ogni scusa era buona per viverla da vicino.
Adesso
più spettatori diffidenti perché quel turbinio di annoiate della moda vestite
sempre troppo invernali in estate ed estive in inverno, come i fanatici
malvestiti con addosso la qualunque per attirare una smodata attenzione e
finire su qualche shooting di chissà quale testata internazionale.
È
un grande circo in cui ci si dimentica che lo spettacolo lo fanno i vestiti e
non chi dovrebbe solo esser seduto ad ammirarli e soprattutto capirli.
Che
poi ci sia poco da capire di una felpa in maglia oversize senza forma e senza
perché, è indubbio.
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| ICONICHE. |
Altro
motivo per cui la moda di questi ultimi anni non mi entusiasma sono le modelle
che sembrano non avere un forte carisma al di fuori di un post su Instagram,
troppo osannate con i like, poco presenti nella vita di tutti i giorni.
Sarà
che noi nati alla fine degli anni ’80 siamo cresciuti iniziando ad accarezzare
l’augusto mondo della moda con icone di fascino del calibro di Claudia Schiffer
che ha dato il nome a milioni di Barbie tra il 1992 e 1999 quando poi verso i
primi 2000 è subentrata una certa Gisele.
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| 1992 Claudia Schiffer per Chanel. |
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| 1991 Naomi in Versace per Elle America. |
Avevamo
le campagne di Oliviero Toscani contro il razzismo, Claudia sfilava in rosa per
Chanel, Noemi Campbell era ancora lontana dal lanciare telefonini contro
assistenti stressate, Cindy Crawford non beveva San Pellegrino come una di noi,
Elle Mcpherson non sapeva che avrebbe venduto l’anima al diavolo e Carla Bruni,
beh Carla Bruni ancora non aveva scoperto che poteva fare barili di milioni
bisbigliando a caso in francese due note con la chitarra come qualsiasi altro
hippy sulla spiaggia attorno al falò.
Ed
ecco perché rimpiango quegli anni.
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| Disarmante. |
C’erano
le Barbie di Benetton, Gianni Versace disegnava riunendo le cinque top model
più famose di tutti i tempi in uno scatto solo e la bellezza era qualcosa di
più autentico, più sano.
Nessuna
Gigi Hadid di cui ancora oggi ignoro quasi tutto, nessuna Bella Hadid che mi
sta antipatica per il nome e quelle false fascinose di Kim Kardashian e
compagnia, perché troppo facile nel 2016 con filtri, social e trucchi degni del
set di “Star Wars”.
Ridateci
il 1992.
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| STORIA. |
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| Barbie Benetton. |










A questo proposito, se non l'hai già fatto, ti consiglio di vedere la Palladium Lecture di Baricco sulla Bellezza!
RispondiEliminaSguardo illuminato, al solito....claudiag
RispondiEliminaVolevo solo dirti che ho scoperto il tuo blog e ora hai una nuova lettrice di fiducia.
RispondiElimina