Quella mattina l’aria di Roma frizzava, appena dopo un temporale le nuvole
cominciavano ad aprirsi e qualche angolo di cielo faceva capolino.
“Oggi andiamo a conoscere la tua prozia” disse Vittorio De Benedetti,
cugino di Nonno Luciano.
“Ha detto che tra un quarto d’ora ci riceve molto volentieri” aggiunse un
minuto dopo.
“Ricevere” è un termine ancora in voga in quelle case di una volta dove
aleggia il fantasma di un’epoca che non c’è più, dove quell’attesa forsennata
di ospiti da incantare con le più belle porcellane della credenza è un piacere
e un tripudio di buon gusto.
La leggendaria prozia Laura abita all’ultimo piano di una palazzina signorile
sulla Cassia, qui si è ritirata dopo aver lasciato, con grande rammarico, il
suo storico appartamento ai Parioli volgendo le spalle per sempre al lustro di
un’era al tramonto.
Ad aprirci la porta il maggiordomo in livrea che con gentilezza ci conduce
verso la camera della padrona di casa seduta a un tavolino.
“Prego, accomodatevi, scusate se vi ricevo qui ma nel salone fa troppo
freddo” squittisce una vocina.
Laura, classe 1923, siede composta, indossa un’elegante
vestaglia di lana rossa dai profili in raso merlettato e un grosso fiocco sul
davanti, i capelli ingrigiti dal tempo tirati indietro e due splendide perle
alle orecchie. Gli occhi mi guardano con curiosità, il sorriso non mente e le
mani si allungano per abbracciarmi.
“Sei bello e uguale a tuo padre, hai gli occhi dei Bises” mi dice subito
affettuosamente.
La prozia Laura discende da una buona famiglia siciliana ma il salto di
qualità lo fa nel 1959 quando sposa uno scapolo d’oro, Ruggero, fratello
minore di Nonno Luciano, grande viveur
della Roma della Dolce Vita ed eccellente personalità nel mondo della moda e
del tessuto.
Il giorno del fidanzamento qualcuno disse “Ruggero Bises sposa la donna più
bella di Roma” ed effettivamente Laura era di una bellezza superba, grandi
occhi scuri, capelli all’ultima moda e un gran portamento.
Comincia per lei il sogno di una vita a cinque stelle, fatta di lussi e
capricci di gusto, viaggi e “bella gente”, abiti splendidi e gioielli
impareggiabili.
“Il passato è passato” ripete più di una volta, come se i ricordi fossero
solo belli, le fotografie sempre a colori e la vita piena di gioie. “Si guarda
avanti” è la filosofia che permette a lei di avere quasi 90 anni, alla sorella
di compierne presto 100, all’altra sorella di farne 97 e di seppellire il
fratello maggiore a 98 anni.
Forse è un insegnamento che non va snobbato.
“Amore vuoi un Crodino, un caffè, un succo di frutta?”
“Un Crodino va benissimo”.
A quel punto spinge un bottone su un piccolo telecomando e da lontano un
campanello, il maggiordomo entra con garbo “Sì signora?”.
“Un Crodino e un caffè per favore”.
A differenza di tante persone anziane che nascondono servizi buoni e posate
preziose, lei offre all’ospite l’incanto delle sue tazzine e il cesellato
dell’argento sui bicchieri di vetro, Ikea è una parolaccia e l’affligge.
“Non c’è più il bel gusto di un tempo, ora si comprano quei brutti divani
Ikea e non c’è più quella cura estetica per la casa”.
Nessuno più di lei. Il suo appartamento è degno della più prestigiosa
rivista di interior design, la
modernità degli arredi e la complessità del gusto fa di questa arzilla
ottantenne un’esperta di raffinatezza e classe. “Il segreto è avere UN pezzo
antico e renderlo uniforme a tutto quanto c’è di più moderno attorno” tiene a
precisare.
Nel salone più ampio le due colonne portanti smaltate sono diventate punti
luci e ripiani su cui troneggiano due giganteschi vasi di marmo all’antica, alcuni
divani tappezzati portano le vestigia dei tessuti di famiglia e al centro un
meraviglioso esempio di artigianato liberty portoghese.
Una chaise longue, due poltrone e
una consolle in legno intagliato fatte ridipingere da lei in bianco.
“Le ho fatte dipingere, solo il tavolo all’ingresso l’ho lasciato del
colore originale, Valentino ha le altre due poltroncine, abbiamo quasi
lottato!”.
A terra un delicatissimo parquet di rovere e alle pareti tutto un corteo di
meraviglie.
Abituato alle classiche scene paesaggistiche di fine ‘700 non pensavo che a
differenza di Nonna, la prozia Laura amasse l’arte contemporanea.
Così in un angolo capeggia un bellissimo Mirò, alle sue spalle un Guttuso,
e tanti altri artisti del Novecento, uno accanto all’altro maestri dell’arte
che mai avrei pensato di ammirare in una collezione privata.
“Ti piace questa scultura? E’ di un artista americano, è una casetta in
latta e dentro c’è una grossa palla di pietra levigata, arriva dal Metropolitan
di New York, bella vero amore?” chiede come per confermare la mia espressione
allibita.
È la sua curiosità e il suo gusto a colpirmi, non c’è nulla di quella Belle Epoque che si è soliti vedere nelle
case di ricche signore, nessuna cornice dorata, nessun lume baroccheggiante, è
tutto surreale, sofisticato.
Nella sua camera, il suo mondo, il suo glamour.
Un enorme armadio bianco a cinque ante e come unico dettaglio degli anelli
in ottone per aprirlo, la parete è letteralmente tappezzata da sue fotografie,
a ricordarle la mondanità e la bellezza di un tempo. “Visto quanto ero bella?
Quella foto venne pubblicata su Vogue”.
Lì con Sophia Loren, lì a Capri, qua a Parigi, su a Monte Carlo, indica con
una sterminata successione di scatti in cui veste sempre divinamente ed è
circondata da lussi ricercati.
“E qui in Brasile con Valentino, guarda che basettoni che aveva”.
Erano i gloriosi anni ’60 e da lì la sua grande amicizia con l’ultimo
imperatore della couture italiana. Valentino era in società con il marito, Ruggero
Bises, e la bella prozia Laura divenne la favorita di quel corteo al femminile
che attorniava il giovane stilista.
Lei organizzava per Valentino cene, feste, balli e inaugurazioni e lui la
invitava ogni estate sullo yacht, le regalò addirittura il primogenito del suo
feroce mastino napoletano.
Laura era mondana, conversatrice, cosmopolita, ha girato il mondo seguendo
ogni nuova apertura di ogni nuova boutique di Valentino e una sera si trovò al
Festival del Cinema di Cannes seduta al
tavolo con Liz Taylor, entrambe con indosso lo stesso abito disegnato da
lui.
Qualche attimo di imbarazzo ma per fortuna nessuna tirata di capelli. O
peggio, di diamanti.
Cliente privilegiata da Bulgari, la prozia Laura fu sempre sulla cresta
dell’onda nelle cronache mondane della Capitale, mai fuori posto e
invidiabilmente vestita.
“Hai fatto la Tesi di Laurea su Boldini? Che meraviglia, la mia amica Marta
Marzotto ha uno splendido Boldini in casa”.
“Eh amore, quante belle cose che ho fatto ma bisogna guardare avanti” mi
ripete con una voce convinta, a tratti dubbiosa.
È vero che bisogna guardare avanti, non sperperare il proprio presente e
godersi il futuro, ma quando sotto le tue mani hai visto il mondo cambiare, sei
salita all’apice sociale per poi scendere verso la realtà, è davvero così
semplice non abbandonarsi alla nostalgia di un’epoca passata?
Forse quella convinzione verso il futuro, verso lo sguardo oltre la siepe,
esiste davvero e vive negli occhi dell’elegante prozia Laura ma le fotografie
di una bellezza sfuggita e le antiche vestigia di un privilegio ormai decaduto
sono lì, pronte a rimembrare un nostalgico passato.
Una Diva, la tua prozia Laura!! bellissimo post <3 Isa
RispondiEliminaGrazie cara!
Eliminaun abbraccio
Ovviamente, piango.
EliminaCome piangi? Perché?
EliminaDai hai avuto una lezione di vita, e poco importa che sia una vita passata. E poi una full immersion in un mondo che scomparirà prestissimo, se non è già scomparso!
RispondiEliminaA proposito del cognome "Bises" (che in francese significa "bacini"), io farei delle ricerche genealogiche su questo cognome. Siruamente è importante, perchè non le fai? pensaci! fossi in te, a me piacerebbe anche scoprirne il significato!
che fantastica vita!
RispondiEliminaMa certo che so la provenienza del nome Bises, e ho anche tutta la genealogia dal 1500, qua mica si scherza!
Eliminae non ce la racconti? e non ci fai un po' su?
RispondiEliminaBeh, è un po' lunga da raccontare e chissà che un giorno non ci scriva qualcosa di più accurato!
Eliminaekkke bel racconto!!!uno spaccato di signorilità(non quella volgare del denaro odierna,più da trafficone e da arricchito)che non esiste più,purtroppo,se non nelle memorie di chi è un vero "signore".
RispondiEliminasignorilità è proprio il termine giusto.
EliminaIn effetti oggi si parla solo di grandi arricchiti che purtroppo sono volgari e senza gusto, ahimé.
Grazie mille!
Io non lo so se le inventi certe storie o se sono vere. So solo che le rendi vere e le racconti magistralmente. Ovviamente immagino che davvero tu abbia una tale famiglia e la ADORO. Come fai a non passare tutti i giorni a casa di questi parenti?
RispondiEliminaFai sentire qualsiasi altra famiglia PALLOSA ;) E infatti...ma sai cosa...non è tanto l'essere pallosi, è che tu faresti sembrare GLAMOROUS anche una famiglia pallosa.
Giuro che questo è tutto vero, anche la famiglia più "pallosa" ha qualcosa di bello da raccontare, secondo me l'importante è ascoltare, poi tutto vien da sé!
EliminaGrazie mille
un abbraccio
L.
mentre leggevo quasi avvertivo un sottofondo musicale in lontananza, e l'odore del caffè che prendeva potere nella stanza, racconto molto coinvolgente!!!
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RispondiEliminaMolto Affascinante! Mi ricorda un po' la casa di mia nonna a Firenze. Quando da piccolo andavo a trovarla, pareva di viaggiare un po' indietro nel tempo. Mi manca, anche se comunicare con lei non è stato mai semplice perché aveva proprio una mentalità di altri tempi. E ora a casa nostra ovviamente abbiamo molti oggetti e mobili provenienti da lì. Lei era figlia di una donna, Nella Pericciuoli, che possedeva un appartamento nella Rocca aldobrandesca della stradina che portava il suo stesso nome, nel borgo medievale Tatti (in provincia di Massa Marittima, praticamente la maremma grossetana). Io in questo posto un po' sperduto, in cima alla collina, ho passato molte estati della mia infanzia, dividendomi fra quella campagna un po' aspra e il mare. E così fu anche per mio padre, che fu portato subito alla sua nascita (come me), da sua nonna in questo posticino fuori dal tempo. Alla fine per dispute familiari, mio padre ha venduto la sua parte del nostro appartamento nel castello al fratello e quindi non c'è più nessuna traccia di quel luogo nella storia attuale della mia famiglia, ad eccezion della memoria, per fortuna.
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