lunedì 18 marzo 2013

"TRA UN QUARTO D'ORA VI RICEVO"



Quella mattina l’aria di Roma frizzava, appena dopo un temporale le nuvole cominciavano ad aprirsi e qualche angolo di cielo faceva capolino.

“Oggi andiamo a conoscere la tua prozia” disse Vittorio De Benedetti, cugino di Nonno Luciano.

“Ha detto che tra un quarto d’ora ci riceve molto volentieri” aggiunse un minuto dopo.

“Ricevere” è un termine ancora in voga in quelle case di una volta dove aleggia il fantasma di un’epoca che non c’è più, dove quell’attesa forsennata di ospiti da incantare con le più belle porcellane della credenza è un piacere e un tripudio di buon gusto.

La leggendaria prozia Laura abita all’ultimo piano di una palazzina signorile sulla Cassia, qui si è ritirata dopo aver lasciato, con grande rammarico, il suo storico appartamento ai Parioli volgendo le spalle per sempre al lustro di un’era al tramonto.

Ad aprirci la porta il maggiordomo in livrea che con gentilezza ci conduce verso la camera della padrona di casa seduta a un tavolino.

“Prego, accomodatevi, scusate se vi ricevo qui ma nel salone fa troppo freddo” squittisce una vocina.


Laura, classe 1923, siede composta, indossa un’elegante vestaglia di lana rossa dai profili in raso merlettato e un grosso fiocco sul davanti, i capelli ingrigiti dal tempo tirati indietro e due splendide perle alle orecchie. Gli occhi mi guardano con curiosità, il sorriso non mente e le mani si allungano per abbracciarmi.

“Sei bello e uguale a tuo padre, hai gli occhi dei Bises” mi dice subito affettuosamente.

La prozia Laura discende da una buona famiglia siciliana ma il salto di qualità lo fa nel 1959 quando sposa uno scapolo d’oro, Ruggero, fratello minore di Nonno Luciano, grande viveur della Roma della Dolce Vita ed eccellente personalità nel mondo della moda e del tessuto.

Il giorno del fidanzamento qualcuno disse “Ruggero Bises sposa la donna più bella di Roma” ed effettivamente Laura era di una bellezza superba, grandi occhi scuri, capelli all’ultima moda e un gran portamento.



Comincia per lei il sogno di una vita a cinque stelle, fatta di lussi e capricci di gusto, viaggi e “bella gente”, abiti splendidi e gioielli impareggiabili.

“Il passato è passato” ripete più di una volta, come se i ricordi fossero solo belli, le fotografie sempre a colori e la vita piena di gioie. “Si guarda avanti” è la filosofia che permette a lei di avere quasi 90 anni, alla sorella di compierne presto 100, all’altra sorella di farne 97 e di seppellire il fratello maggiore a 98 anni.

Forse è un insegnamento che non va snobbato.

“Amore vuoi un Crodino, un caffè, un succo di frutta?”

“Un Crodino va benissimo”.

A quel punto spinge un bottone su un piccolo telecomando e da lontano un campanello, il maggiordomo entra con garbo “Sì signora?”.

“Un Crodino e un caffè per favore”.

A differenza di tante persone anziane che nascondono servizi buoni e posate preziose, lei offre all’ospite l’incanto delle sue tazzine e il cesellato dell’argento sui bicchieri di vetro, Ikea è una parolaccia e l’affligge.


“Non c’è più il bel gusto di un tempo, ora si comprano quei brutti divani Ikea e non c’è più quella cura estetica per la casa”.


Nessuno più di lei. Il suo appartamento è degno della più prestigiosa rivista di interior design, la modernità degli arredi e la complessità del gusto fa di questa arzilla ottantenne un’esperta di raffinatezza e classe. “Il segreto è avere UN pezzo antico e renderlo uniforme a tutto quanto c’è di più moderno attorno” tiene a precisare.

Nel salone più ampio le due colonne portanti smaltate sono diventate punti luci e ripiani su cui troneggiano due giganteschi vasi di marmo all’antica, alcuni divani tappezzati portano le vestigia dei tessuti di famiglia e al centro un meraviglioso esempio di artigianato liberty portoghese.

Una chaise longue, due poltrone e una consolle in legno intagliato fatte ridipingere da lei in bianco.


“Le ho fatte dipingere, solo il tavolo all’ingresso l’ho lasciato del colore originale, Valentino ha le altre due poltroncine, abbiamo quasi lottato!”.


A terra un delicatissimo parquet di rovere e alle pareti tutto un corteo di meraviglie.

Abituato alle classiche scene paesaggistiche di fine ‘700 non pensavo che a differenza di Nonna, la prozia Laura amasse l’arte contemporanea.

Così in un angolo capeggia un bellissimo Mirò, alle sue spalle un Guttuso, e tanti altri artisti del Novecento, uno accanto all’altro maestri dell’arte che mai avrei pensato di ammirare in una collezione privata.

“Ti piace questa scultura? E’ di un artista americano, è una casetta in latta e dentro c’è una grossa palla di pietra levigata, arriva dal Metropolitan di New York, bella vero amore?” chiede come per confermare la mia espressione allibita.

È la sua curiosità e il suo gusto a colpirmi, non c’è nulla di quella Belle Epoque che si è soliti vedere nelle case di ricche signore, nessuna cornice dorata, nessun lume baroccheggiante, è tutto surreale, sofisticato.

Nella sua camera, il suo mondo, il suo glamour.


Un enorme armadio bianco a cinque ante e come unico dettaglio degli anelli in ottone per aprirlo, la parete è letteralmente tappezzata da sue fotografie, a ricordarle la mondanità e la bellezza di un tempo. “Visto quanto ero bella? Quella foto venne pubblicata su Vogue”.

Lì con Sophia Loren, lì a Capri, qua a Parigi, su a Monte Carlo, indica con una sterminata successione di scatti in cui veste sempre divinamente ed è circondata da lussi ricercati.

“E qui in Brasile con Valentino, guarda che basettoni che aveva”.

Erano i gloriosi anni ’60 e da lì la sua grande amicizia con l’ultimo imperatore della couture italiana. Valentino era in società con il marito, Ruggero Bises, e la bella prozia Laura divenne la favorita di quel corteo al femminile che attorniava il giovane stilista.

Lei organizzava per Valentino cene, feste, balli e inaugurazioni e lui la invitava ogni estate sullo yacht, le regalò addirittura il primogenito del suo feroce mastino napoletano.


Laura era mondana, conversatrice, cosmopolita, ha girato il mondo seguendo ogni nuova apertura di ogni nuova boutique di Valentino e una sera si trovò al Festival del Cinema di Cannes seduta al  tavolo con Liz Taylor, entrambe con indosso lo stesso abito disegnato da lui.

Qualche attimo di imbarazzo ma per fortuna nessuna tirata di capelli. O peggio, di diamanti.

Cliente privilegiata da Bulgari, la prozia Laura fu sempre sulla cresta dell’onda nelle cronache mondane della Capitale, mai fuori posto e invidiabilmente vestita.


“Hai fatto la Tesi di Laurea su Boldini? Che meraviglia, la mia amica Marta Marzotto ha uno splendido Boldini in casa”.


“Eh amore, quante belle cose che ho fatto ma bisogna guardare avanti” mi ripete con una voce convinta, a tratti dubbiosa.


È vero che bisogna guardare avanti, non sperperare il proprio presente e godersi il futuro, ma quando sotto le tue mani hai visto il mondo cambiare, sei salita all’apice sociale per poi scendere verso la realtà, è davvero così semplice non abbandonarsi alla nostalgia di un’epoca passata?

Forse quella convinzione verso il futuro, verso lo sguardo oltre la siepe, esiste davvero e vive negli occhi dell’elegante prozia Laura ma le fotografie di una bellezza sfuggita e le antiche vestigia di un privilegio ormai decaduto sono lì, pronte a rimembrare un nostalgico passato.

16 commenti:

  1. Una Diva, la tua prozia Laura!! bellissimo post <3 Isa

    RispondiElimina
  2. Dai hai avuto una lezione di vita, e poco importa che sia una vita passata. E poi una full immersion in un mondo che scomparirà prestissimo, se non è già scomparso!

    A proposito del cognome "Bises" (che in francese significa "bacini"), io farei delle ricerche genealogiche su questo cognome. Siruamente è importante, perchè non le fai? pensaci! fossi in te, a me piacerebbe anche scoprirne il significato!

    RispondiElimina
  3. Risposte
    1. Ma certo che so la provenienza del nome Bises, e ho anche tutta la genealogia dal 1500, qua mica si scherza!

      Elimina
  4. e non ce la racconti? e non ci fai un po' su?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, è un po' lunga da raccontare e chissà che un giorno non ci scriva qualcosa di più accurato!

      Elimina
  5. ekkke bel racconto!!!uno spaccato di signorilità(non quella volgare del denaro odierna,più da trafficone e da arricchito)che non esiste più,purtroppo,se non nelle memorie di chi è un vero "signore".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. signorilità è proprio il termine giusto.
      In effetti oggi si parla solo di grandi arricchiti che purtroppo sono volgari e senza gusto, ahimé.

      Grazie mille!

      Elimina
  6. Io non lo so se le inventi certe storie o se sono vere. So solo che le rendi vere e le racconti magistralmente. Ovviamente immagino che davvero tu abbia una tale famiglia e la ADORO. Come fai a non passare tutti i giorni a casa di questi parenti?
    Fai sentire qualsiasi altra famiglia PALLOSA ;) E infatti...ma sai cosa...non è tanto l'essere pallosi, è che tu faresti sembrare GLAMOROUS anche una famiglia pallosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giuro che questo è tutto vero, anche la famiglia più "pallosa" ha qualcosa di bello da raccontare, secondo me l'importante è ascoltare, poi tutto vien da sé!

      Grazie mille

      un abbraccio

      L.

      Elimina
  7. mentre leggevo quasi avvertivo un sottofondo musicale in lontananza, e l'odore del caffè che prendeva potere nella stanza, racconto molto coinvolgente!!!

    RispondiElimina
  8. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  9. Molto Affascinante! Mi ricorda un po' la casa di mia nonna a Firenze. Quando da piccolo andavo a trovarla, pareva di viaggiare un po' indietro nel tempo. Mi manca, anche se comunicare con lei non è stato mai semplice perché aveva proprio una mentalità di altri tempi. E ora a casa nostra ovviamente abbiamo molti oggetti e mobili provenienti da lì. Lei era figlia di una donna, Nella Pericciuoli, che possedeva un appartamento nella Rocca aldobrandesca della stradina che portava il suo stesso nome, nel borgo medievale Tatti (in provincia di Massa Marittima, praticamente la maremma grossetana). Io in questo posto un po' sperduto, in cima alla collina, ho passato molte estati della mia infanzia, dividendomi fra quella campagna un po' aspra e il mare. E così fu anche per mio padre, che fu portato subito alla sua nascita (come me), da sua nonna in questo posticino fuori dal tempo. Alla fine per dispute familiari, mio padre ha venduto la sua parte del nostro appartamento nel castello al fratello e quindi non c'è più nessuna traccia di quel luogo nella storia attuale della mia famiglia, ad eccezion della memoria, per fortuna.

    RispondiElimina

Vuoi dirmi qualcosa? Vuoi mandarmi dei cioccolatini perchè ho saputo descrivere in modo esasutivo una situazione più che pezzente in cui ti sei trovato? Stringimi la mano, lascia un commento, mandami a quel paese.

Aspetto le vostre umilianti parole. Scrivetemi!