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| Come a Caracas, Cuba, insomma, decidete voi |
Il venerdì è il giorno in cui probabili provinciali decidono di porre fine
alle loro esasperate vite lontano dal folclore cittadino e organizzano una
serata degna di essere narrata.
Dal mattino si proclamano le proprie intenzioni.
“Stasera guido io.”
“Ok, allora io metto i tacchi.”
“E io la minigonna.”
“Ma non è presto?”
“In realtà è tardi, è già uscito il primo sole ma l’estetista settimana
scorsa non aveva nemmeno un buco libero.”
Il tutto via sms mentre qualcuno tenta di lavorare, scrivere la tesi,
mettersi lo smalto e fare pesi per gonfiare bicipiti ormai liofilizzati.
In ogni gruppo di amici ci sono due soggetti:
-il primo è quello che propone serate interessanti che gli vengono
suggerite da entità ignote;
-il secondo è quello che propone serate che gli vengono suggerite da
persone che bisogna sempre ignorare.
“Che facciamo stasera?”
“Qualcosa di strong”
“Sarebbe?”
“No dai, forse è meglio qualcosa di easy”
“Possiamo parlare in una lingua che possiamo gestire tutti con estrema
facilità? Grazie.”
“Andiamo ad un EVENTO.”
EVENTO:
parola che ha un allure molto
particolare, risuona nelle orecchie dei più e ci fa sentire parte integrante di
un’alta società che ci ignora e sempre ci ignorerà. Per noi provinciali
EVENTO è qualsiasi cosa, dal ballo delle
debuttanti in abiti da sera alla birra bevuta su un tavolaccio di legno dove
due cretini hanno inciso qualcosa di cretino usando la K al posto della C.
“Ed evento sia”
“Ma in cosa consiste?”
“Eh, sai, cioè, praticamente, è un posto, cioè, una serata dove si beve
mojito, cioè non ho capito bene ma deve essere carino.”
DEVE ESSERE CARINO è la frase con cui si gestisce un’insicurezza nella
speranza che poi non venga definita come UNA CAGATA COLOSSALE.
Partiamo.
Guido io quella scatola di sardine ingiustamente chiamata automobile che
per la seconda volta è stata vittima di un presunto scasso.
Dentro 5 anime soffrivano un caldo fotonico, le temperature oscillavano tra
i 45 e 48 gradi centigradi a seconda dell’aria condizionata che doveva essere
spenta in prossimità di lievi pendii.
Percorrere Corso Lodi infatti per la mia macchina è come salire lungo le
pendici del Monte Bianco.
Un’impresa.
Durante il tragitto dalla campagna alla città parliamo di Milano.
“Che bello il castello tutto illuminato”
“Sì, peccato per la zona eh”
Qui cala il silenzio.
“Ma come peccato?”
“Sì, cioè, sai, ci sono gli extracomunitari che vendono le borse”
“Ma chissene, di giorno al massimo, ma poi guarda che meraviglia di case”
“Io venderei mio marito pur di abitare qui”
“Ma se manco ce l’hai”
“Appunto, se lo avessi non ci penserei due volte”
PECCATO PER LA ZONA è stata la chicca della serata, una vera bestemmia per
chi in Foro Bonaparte metterebbe radici e pianterebbe alberi genealogici.
“Io mi ci vedo ad abitare in Porta Ticinese”
“Io assolutamente entro i bastioni”
“Io per forza in una via che porta il nome di qualche regina, tipo
Margherita o Bianca Maria”.
Non è difficile indovinare di chi sia questo ultimo dictatum.
Dopo un parcheggio selvaggio cerchiamo il luogo del fantomatico evento,
zona Brera, dove tra uno spritz in allegria e un elegante scatto prima di
perdere il semaforo verde davanti al Teatro Strehler, giungiamo a destinazione.
E non siamo i soli, qualcosa come 50 persone accalcano il luogo del
delitto.
Si sente la musica, si intravedono piantine di menta e un energumeno
continua a dire che bisogna fare un passo indietro.
Il buttafuori.
La folla.
Un caldo tropicale.
Io che per l’occasione indossavo mocassini in tinta con il tema mojito
stavo quasi per sentirmi scoraggiato da tutto.
Abbiamo resistito e ne è valsa la pena.
Un grande salone allestito con mini stand dove alcuni barman insegnavano
come fare il vero moijto, in un accogliente spazio ornato da lime, bottiglie di
Havana e piante di menta come se ci si trovasse in una serra. La musica cubana
dava il ritmo e la folla ballava.
“Che bello, sembra di stare a Caracas”
“Sì, è bellissimo”
“Ma Caracas che c’entra?”
“Ah boh, mi sembrava stesse bene come esclamazione”
Vado al bancone per prendere da bere e farmi timbrare quel passaporto falso
che davano all’entrata, mi sono sentito quasi un contrabbandiere o più
semplicemente me stesso quando spero che nessuno noti la mia brutta foto sulla
carta d’identità.
“Ma dite che me lo fanno un Cosmopolitan?”
“Siamo alla serata del mojito e c’è menta dappertutto, credo proprio di no”
Come non detto, mojito per tutti.
Mentre due amiche abbandonano la nave per tentare il rimorchio e l’aggiunta
continua di rhum stalkerando un povero e brutto barman, io e il resto della ciurma
ci sediamo non appena vediamo delle sedie libere.
Conquistando un tavolo rialzato godiamo di una visuale completa e da lì non
ci muoviamo per le successive due ore.
“Ma quella non ha il reggiseno”
“Eh ma dico, farà caldo ma le infradito di gomma perché?”
“Carino il tipo”
“Chi? Quello che sta guardando le tette di quell’altra da sei ore?”
“Sì, lui”
Sembrava di stare davvero a Cuba, tra la salsa a tutto volume e un caldo
asfissiante, il nostro limite sociale era stato da tempo superato.
Usciamo contenti, allegri e privi di qualsiasi pudore.
“Sapete, a me fa piacere quando il mio ragazzo mi dice che posso uscire con
le mie amiche il venerdì sera perché lui deve vedere Il trono di spade”
“Ma infatti, è bello sentirselo dire, a me succede la stessa cosa con Abiti da sposa cercasi”.
Preoccupante.
“Io invece sono troppo innamorata, cioè lui per me è tutto”
LUI è un tizio che non meriterebbe nemmeno di appartenere alla stessa
galassia di Miuccia Prada.
“Ho festeggiato un anno di due di picche da lui settimana scorsa”
Non mi era mai capitato di sentire qualcuno “festeggiare” questo genere di
ricorrenza.
“La devi smettere di pensare a ‘sto poveraccio”
“Ma mi piace, io per lui abbandonerei tutto”
“Ma tutto cosa?”
“Tutto”
In effetti per noi che non abbiamo ancora una laurea quinquennale, un
lavoro serio, un conto in banca, una casa, una carta di credito (la Poste-Dio-L’abbia-in-gloria-Pay non
vale) e nemmeno una bicicletta di proprietà, deve essere facile abbandonare
tutto per seguire qualcuno.
“Io voglio lui”
“Ma non è nemmeno blasonato, lavora come cassiere in un supermercato”
“Ma io lo amo”
“Ma tu volevi il tetto giardino vista bastioni, queste sono cose che lui
non ti può dare”
“Al massimo ti potrà dare il servizio di pentole in acciaio inox con i
punti fidelity”
Scoppia la risata collettiva.
Incespichiamo sul ciottolato, chi per i tacchi troppo alti, chi per un
mojito dagli effetti più collaterali, saliamo in macchina e ritorniamo
all’anonimato di provincia.
Dal CASTELLO-PECCATO-PER-LA-ZONA
all’aperta campagna.
In quel breve viaggio in questi anni ci siamo conosciuti sempre meglio,
abbiamo fatto le nostre più divertenti serate e ci siamo confidati i peggio
pettegolezzi del secolo.
Quei pochi chilometri assaporano con noi il gusto della città e la pace
della campagna, ci vedono crescere e sognare ad occhi aperti.
Metro dopo metro.
Anno dopo anno.

splendido come sempre!e posto che vai gente che trovi, i gruppi di amici sono tali e quali ovunque...e nel mio sono io quella che propone serate suggerite da ignoti ahah:)
RispondiEliminabaciooo!
Patchwork à Porter
Brava, l'intraprendenza è una regola intramontabile.
RispondiEliminaGrazie mille Sabrina, sempre gentilissima.
mi sei mancato!!!
RispondiEliminache carina, piango.
Elimina“Io venderei mio marito pur di abitare qui”
RispondiEliminaDalle un bacio in fronte da parte mia.
è una cosa che pensiamo un po' tutti ma lei ha centrato in pieno l'espressione.
EliminaIo ho visto festeggiare ricorrenze ben peggiori, con tanto di spumante stappato e occhio lucido..inenarrabile!
RispondiEliminaSei stupendamente bravo come sempre, non c'è niente da fare!
Abbi una splendida giornata, caVo! =)
sei sempre carinissima, ed io che sto trascurando tutta la blogosfera oltre al mio, aspetto il tuo nuovo post mi raccomando.
Eliminaun abbraccio e buona giornata
LUI è un tizio che non meriterebbe nemmeno di appartenere alla stessa galassia di Miuccia Prada.
RispondiEliminaAHAHAHHAHAHA mi hai fatto morire!
Bellissimo articolo, abbiamo dovuto aspettare un bel po' ma ne vale sempre la pena, soprattutto per la parte iniziale, la descrizione del momento in cui si decide cosa fare la sera è veramente così!
Continua così, sempre :)
m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o!
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