lunedì 23 gennaio 2012

La strada verso casa


Un battito di ciglia. Ecco che cos’è l’Erasmus. Un pugno di sabbia in un deserto chiamato vita.
Sei mesi in cui mi sono dedicato del tempo e nulla più, in cui ho constatato i miei limiti e scoperto nuovi difetti che ho cercato di appianare per diventare una persona sempre migliore.
Non mi sento cambiato.
Sono ancora quel ragazzino di provincia partito con qualche valigia e nessuna aspettativa.
Ho ballato, ho saltato, ho scritto, ho sorriso, ho imparato una lingua che non pensavo mi sarebbe mai appartenuta. Mi sono emozionato, questo sì.
Ci saranno persone che potranno pensare a questi sei mesi come una perdita di tempo, una continua conferma di frasi retoriche.
Tutto fumo.
Chi non vive questa esperienza difficilmente può capire quanto un gruppo di ragazzi come tanti catapultati in una nuova realtà possano diventare una vera e propria famiglia.
Perché questo siamo, una famiglia in cui ognuno rappresenta il punto di riferimento per qualcun altro, non esistono differenze, confini geografici.
La Polonia è il paese di Magda-Basja-Marta.
L’Estonia la mia nuova patria.
L’Italia il luogo in cui vivono le persone più solari d’Europa, rovinate da politici incapaci.
Non capiterà più di trovarci in una città spagnola che prima ci era totalmente sconosciuta e rivivere i momenti indimenticabili passati insieme.
C’è una sola occasione nella vita.
Felice di averla sfruttata fino all’ultimo bicchiere di Sangria Don Simon nel Domopak che ora costa la bellezza di 1,22 euro.
È tempo di svuotare gli armadi, di litigare con le restrizioni del bagaglio a mano, tornare a parlare la propria lingua, impacchettare sei mesi di questa vita spagnola.
Non abbiamo bisogno però di impacchettare i ricordi e le emozioni. Quello è un bene che non si pesa, non si trascrive sul Learning Agreement e non si dimentica nel cassetto del comodino insieme al pigiama con i pesciolini.
Si dice in questi casi “Si chiude una porta e si apre un portone”.
Come minimo il mio è blindato.
Torno a casa, conscio di essere stato fortunato perché persone così incredibili è difficile incontrarle tutti i giorni. Conscio che non è un “addio” ma un “hola” perché anche io dopo sei mesi probabilmente non ho capito come utilizzare i diversi modi di salutare in spagnolo.
Torno a casa, arricchito e ingrassato.

L’abc di questo Erasmus.


- A di “A che ora mangiamo?”. Domanda che occupa il 90% dei nostri pensieri, delle nostre energie. È un modo carino di dire “Qualcuno si può alzare e prendere l’iniziativa mentre io giaccio inerme sul divano con le pantofole di pelo?”.

- B di Barba. Mai visto così tanti ragazzi farsi crescere la barba come qui. Le motivazioni sono varie. Pigrizia al primo posto, cambio di look al secondo, compensare la perdita di capelli all’ultimo ma sempre sul podio. Io appartengo, ahimè, a questa categoria.

- C di Catalunya. Regione che ci ha ospitato senza indugi, regione che chiede l’indipendenza, che ha il maggior numero di palazzi esplosi del mondo. Regione bagnata da un mare che nei giorni più limpidi sembra un cielo rovesciato.

- D di Dramma. Il concetto spazio-temporale-emotivo che più ci rappresenta. Drammi amorosi, drammi di convivenza con catalani furbi, drammi monetari.
- E di Eloquenza. Quando ci si ritrova in cinque metri quadri di casa con quaranta persone che parlano cinque lingue diverse l’eloquenza è un obbligo. Si trasforma spesso in logorrea.
Come nel mio caso.

- F di Facebook. Compagno di condivisione per eccellenza. Accenderlo, pubblicare le foto della serata precedente e litigare per paura dell’avvento del diario è un lavoro a tempo pieno.
“Io non lo voglio il diario, non lo voglio.”
E seguono due ore su “Yahoo answers” in preda al panico per disattivarlo.

- G di Gay. Ce ne deve essere sempre uno in una famiglia. Colui che sarà invitato ai pigiama party delle ragazze e assisterà alle cerette prefestive sotto le ascelle.

- H di “Ho fatto la cacca”. Seguito da un urlo di giubilo generale.

- I di Italiani. Perché noi ci distinguiamo sempre per il nostro spirito di gruppo, per il nostro essere “caciaroni”, per i pranzi infiniti e per la quantità di cibo che ingurgitiamo durante le poche ore in cui siamo svegli.

- L di Learning Agreement. Un documento che causerà infarti e psicosi che ci ricorderemo fino alla morte. In alcuni casi diventa più importante di tua madre e non si possono dormire sonni tranquilli se non lo si accarezza durante la notte.

- M di Magdalena. Un dolcetto tipico catalano che con la Nutella è, come si dice a Roma, la morte sua.

- N di NONCELAPOSSOFARE. Frase ricorrente, soprattutto quando al ritorno dal locale del porto hai davanti una rampa di scale incredibile che non hai la forza di affrontare e preferiresti giacere in attesa che le scale mobili si accendino.

- O di OHMMINCHIA. Vedi sopra.

- P di Polizia. Quella che ci ha sgomberato alla festa delle polacche. Uno dei momenti più divertenti della storia reso possibile da una suoneria troppo alta e da una mancata schedatura degli invitati.

- Q di quore. Ci piace condividere gli errori grammaticali.
“Ma come hai scritto d’altronde?”
“ Non si scrive DALTR’ONDE?”
In inglese poi sono sempre giustificati.
“I will never forgive you” quando si voleva scrivere dimenticare.
"I've to do something better to do, sorry” con verbi a caso.

- R di Romanzo Criminale. È risaputo ormai che quattro italiane ventenni si stiano inabissando in ricerche internet sui protagonisti (reali e no).
“Stai veramente scrivendo Come conoscere il Dandi su google?”.

- S di Sangria. Le provvigioni di Don Simon sono quadruplicate durante questi sei mesi. Dai 1,04 euro è salita ai 1,22 ma noi ce ne freghiamo.
Cin cin.
È di rigore il bicchiere di plastica.
E per riconoscerlo ho attuato la tecnica “Mordicchio il bordo” così posso anche dimenticarlo in giro durante la festa rumena.
E quando lo ritrovo (vuoto) è amore.

- T di Totem. Luogo di perdizione dove ballare musica tamarra fino alle cinque di notte e rimorchiare le tante MILF presenti vestite di pailettes. La migliore rimane la sosia di Katy Perry ubriaca con la minigonna ormai ascellare che ballava importunata da un catalano sessantenne.
“Ma no, sta benissimo, tranquilli” disse la sua amica prima che cercasse la morte buttandosi dal cubo.

- U di Urv. Universitat de Tarragona. Nel campus abbiamo vissuto momenti intensi, quali la sparizione di documenti essenziali, lo scippo da parte della copisteria più cara al mondo e l’immatricolazione mai avvenuta.
“Ma siete entrati nel Moodle?”
“E che è il Moodle?”
Il sottoscritto è stato immatricolato una settimana fa.
Prima non esistevo per il sistema universitario catalano.

- V di Viaggi. E’ il vero fulcro di questa esperienza, la possibilità di sentirsi liberi di conoscere il paese ospitante attraversando chilometri di nulla e dormendo in ostelli dove il bidet è un bene di lusso. Valencia, Santiago, Madrid e Zaragoza.

- Z di Zozzi. Perchè come ci siamo ridotti qui in Catalunya proprio MAI DE LA VIDA.
Zainetti distrutti e consumati, infradito fino a Ottobre senza pedicure e senza smalto. Talloni screpolati, maglioni infeltriti ad un euro, pantaloni che non sono a palazzo ma ancora a zampa e magliette dalle tinte acide.
Non si chiama abbrutimento ma “spirito di adattamento a nuove forme di vita sociale”.
E i catalani in quanto a ultime tendenze sono rimasti parecchio indietro.






15 commenti:

  1. bellissima questa descrizione, sembra l'appartamento spagnolo solo che loro non avevano facebook.
    la lettera che mi piace di più è la E.

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  2. L'abc dell'Erasmus è la cosa più geniale che i tuoi neuroni potessero pensare!

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  3. questo post è bellissimo! l'esperienza dell'erasmus avrei voluto farla anche io quest'anno ed è una cosa di cui mi pento! :-S
    adoro le magdalene e in italia non sono mai riuscita a trovarle!!! baci
    http://theshopaholicnextdoor.blogspot.com/

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  4. Grazie ragazzi, ma siete arrivati fino alla fine?
    Sono stato abbastanza logorroico questa volta (solo questa?).
    Grazie ancora.

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  5. Ciaooo!! :D Ciao!! Volevo dirti che ti ho nominato come "versatile Blogger" :) Vieni a leggere per saperne di più http://lapintablog.blogspot.com/2012/01/versatile-blogger-mi-sento-importante.html

    xxx

    Giulia

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  6. E io non posso che essere d'accordo con te, avendo vissuto la stessa esperienza qualche anno fa. E' un alfabeto che ti rimane dentro per sempre.

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  7. bellissimo!!! ^__^

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  8. Ecco, nessuno può capire come chi questa avventura l'ha vissuta in prima persona.
    Grazie ancora di averla condivisa con me.

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  9. No, Lo, mi stai mettendo ANSIA.
    Anche se pare tutti fichissimo.

    ANSIA.
    Tra sei mesi saprò se è fichissimo pure io.

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  10. Lacrimuccia....e io l'ho vissuto attraverso i tuoi status di Fb! Maledici Ryanair e l'esame di scienza di costruzioni (tutt'ora da passare!) unici motivi che mi hnno impedito di venirti a trovare come invece avrei voluto! ;*
    Verrai te a trovarmi quando mi trasferirò a New York......-.-" I sogni son desideeeeeeeeeeeeeeriiiii! Ok "accontentiamoci" di Firenze!

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  11. Non sai quanto mi dispiace che tu vada via!!
    Ma non puoi rimanere un altro po'????
    Questo blog non sarà lo stesso senza le tue avventure catalane!!

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  12. avevo letto questo post come sempre, ma non sapevo cosa commentare, purtroppo non ho mai vissuto quest'esperienza nonostante vorrei veramente, e leggere il tuo post mi fa capire come sia veramente un qualcosa che ti cambia e che ti porterai sempre nel cuore.
    mi fa veramente piacere che hai vissuto un'esperienza così indimendicabile!
    la tua followatrice per eccellenza
    M.

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  13. Fantastico. Incantevole ed ironico come sempre!

    Abbi un buon rientro, caVo! =)

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