I drammi di questo afoso lunedì pomeriggio spagnolo sono i seguenti:
- Sono stato in università convinto di avere un corso che sembra non esistere.
- La professoressa non risponde al suo “correo” e penso sia scappata con Heather Parisi.
- Esploderò una volta finita la lattina di FANTA che ho qui accanto.
- Alterno momenti di libertà intestinale con momenti di stitichezza infiniti.
- Perdo capelli su un pavimento che cerco invano di tenere pulito.
Sono solo le 17.06.
Ieri sera noi Erasmus siamo usciti, come tutte le notti da dieci giorni a questa parte. Chiacchiere davanti ad uno jogurt arricchito di nutella che ha scatenato i miei ormoni più miserabili. “Sono stata a quel coso, dove c’è l’acceleratore di particelle” dice Antonia detta Giovanna, “Chiamasi CERN di Ginevra” rispondo io con un fare da saputello stempiato. “Ma no, eravamo a Frascati, anche lì ce n’è uno. Abbiamo pranzato con il vinello buono e poi la proff si è addormentata alla conferenza”.
A noi ci avevano portato a Ginevra a vedere questo tubo enorme di cui ancora adesso mi sfugge l’utilità, per me poteva essere un parco divertimento o il set di un video rapper. Lei invece in Ciociaria a bere del vino bianco con cui drogare quella derelitta della professoressa.
Ecco la differenza dal triste nord al frizzante sud.
L’argomento preponderante della successiva mezzora toccava vertici mai raggiunti.
AIT (Antonia in Trip) : “Ma se io aumento lo spazio, vero che posso superare la velocità della luce e viaggiare nel tempo?”.
CA (Chiara Allibita): “Ma scusa, ma dove vuoi andare?”
AIT: “Non potrei quindi già essere a lezione domattina?”
CA: “Il tuo tempo non sarebbe più il nostro tempo”
AIT: “Ma il ciclo ormonale? Sarebbe interessante studiare questo fenomeno”.
Quale fenomeno l’ha capito solo lei. E quale soggetto rimane a noi ignoto.
Menomale che Serena ha salvato la situazione parlando di cibo. Un argomento che occupa i nostri maggiori pensieri e confluisce nel desiderio comune degli italiani all’estero.
“Ho fatto la pasta con la Philadelphia”. Io e Antonia la guardiamo come se avesse operato a cuore aperto utilizzando gli ombrellini con cui si decorano i cocktail ad una tipica festa americana.
“Spiega perché noi prima mangiavamo solo Philadelphia e pomodori in piedi davanti al frigo, ora potremmo addirittura sederci e aspettare che qualcuno scoli la pasta”.
Io odio cucinare. Rubo patatine al mio coinquilino che non dovrebbe accorgersi che un giorno aveva il pacchetto sigillato e il giorno dopo gli ho lasciato solo le ultime due, quelle della vergogna.
Pare che sia stata indetta la tipica domenica all’italiana.