Per noi nullatenenti in punto di morte bianca per un lavoro che non abbiamo, le riviste patinate sono un’ispirazione ma anche una tortura giappo-cinese. Tutti belli, allegri, abbronzati senza un pelo superfluo in più e in meno, l’addome scolpito, i ragazzi hanno folti capelli, le ragazze magre come un grissino, indossano vestiti da sogno e non hanno le ascelle sudate.
Chi posa al Ritz, chi su una spiaggia brasiliana, mentre noi abbiamo perennemente l’ansia di essere traditi da fidanzati con la memoria a breve termine oppure che un vecchio psicopatico possa rubarci quel rottame arrugginito chiamato ingiustamente bicicletta.
Quante volte vi è capitato che le vostre mamme vi abbiano detto “Che bella quella ragazza, è anche di ottima famiglia”, oppure “Si vede che viene da una buona famiglia”. A me capita spessissimo, io faccio la figura del pezzente incallito, gli altri invece sono di buona famiglia.
Cosa intendiamo per buona famiglia? Nell’omonimo libro di Isabella Bossi Fedrigotti, le due protagoniste appartenevano ad un ceto sociale di grande splendore, avvolte nel loro benessere economico però non erano affatto felici. Infatti le descrizioni dei personaggi sono lugubri e talvolta deprimenti. Per la serie “Avrai anche i soldi ma figlia mia ripigliati che fai una tristezza”.
Le ragazze di buona famiglia nel terzo millennio a mio avviso sono ragazze che odiano fare l’uncinetto ma divorano i classici della letteratura, cucinano poco e niente ma sono impegnate nel sociale. Le vediamo sui giornali, alle feste, alle inaugurazioni dei salotti milanesi, ai vernissage (mica sceme, odiando cucinare si fiondano sui buffet), a volte civettuole, a volte bellissime e con un’allure non indifferente. Hanno nomi altisonanti, cognomi che alludono a grandi casati del passato ma che guardano al futuro cercando di sdoganare l’idea del ricco aristocratico nullafacente.
Ne ho scelte quattro, forse le più note ma anche quelle dal fascino anche misterioso perché non sono le “prezzemoline” della bella società.