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lunedì 16 maggio 2011

Cristinetta la rivoluzionaria

Cristina Trivulzio ritratta da Francesco Hayez
Questo articolo potete leggerlo anche su http://www.pensorosa.it/
Lo dedico a mia madre, Cristina, che in queste ore sta sudando sette camicie aspettando con trepidazione il risultato delle elezioni comunali. Da dieci anni si è buttata in politica. Donna di pugno e fervida cittadina.


Probabilmente avrete pensato che nei miei articoli e nel mio blog i 150 anni dell’Unità di Italia sono passati inosservati. In realtà volevo scrivere qualcosa di diverso, qualcosa di meno retorico, che vi colpisse di più delle solite trite e ritrite.
Abbiamo sentito la storia di Garibaldi in tutte le salse, le vicende di Vittorio Emanuele II a cui ogni città italiana, anche la più minuscola, ha dedicato vie e piazze innalzando stendardi scultorei in suo onore. Giustissimo, re della patria, fautore del sogno di un’Italia, una e unita, uguale da Nord  a Sud. E le donne? Quale ruolo hanno avuto all’interno di questo periodo storico così movimentato da una politica attiva? Sappiamo di Anita Garibaldi che cuciva il tricolore e le giubbe rosse, ma non possiamo relegare le donne all’ago e il filo.
C’è una donna che la storia ha quasi dimenticato, una donna coraggiosa, stoica, lontana da quegli ideali aristocratici che si addicevano all’ambiente in cui era nata. Cristina Trivulzio di Belgioioso, classe 1808. Principessa milanese, colta e aggraziata in sposa ad un truce Enrico di Belgioioso, uno scialacquatore di soldi e di tempo. Ricettacolo di una quantità inimmaginabile di malattie veneree era un uomo debole di spirito che troverà pena in chiunque.
Cristina nacque in una Milano accentrata dal potere degli austriaci, la Milano dai salotti repubblicani, la Milano di Alessandro Manzoni che priverà alla principessa di recarsi al feretro di sua madre Giulia Beccaria. Erano grandi amiche ma il bigottismo dello scrittore non poteva tollerare l’assoluta emancipazione di questa donna così autorevole in una città blindata dal maschilismo e dall’intellettualismo.