Nelle occasioni speciali, quelle che contano, quelle in cui le signore
sfoggiano il filo di perle e i signori l’orologio da taschino, io faccio lavare
e stirare la mia camicia di lino bianco, inforco l’occhiale da sole e porto lo
spumante.
Presenzio alla laurea di una persona che supporto (e sopporto)
quotidianamente.
Stringo mani a parenti, faccio il fotografo, porto la corona d’alloro e
addirittura cucino.
CUCINO.
Voce del verbo CUCINARE.
Nel mio dizionario questo verbo della I coniugazione non esiste, o meglio,
non esiste la prima persona singolare, sono gli altri ad essere dediti
all’azione, io ignoro, aborro e non condivido questo passatempo.
Mai e poi mai qualcuno alle cene in comunità ha osato dire “Allora io
faccio la pizza, tu fai la torta salata” perché il procedimento con cui dal
nulla si arrivi a mangiare la torta salata mi è totalmente sconosciuto.
Io sono quello che porta le patatine nel sacchettone in offerta.
L’amico che alla porta ti saluta con un bacio e dice “Ho preso il vino che
ci piace”.
Quello che sta zitto quando si parla di ricette e che invece conversa
quando l’argomento intavolato prevede le parole “ciclo”, “mestruo”, “mal di
pancia” “dolori premestruali”.
Il 17 Luglio 2012 è il giorno in cui qualcuno si è laureato in “------ e
produzione del verde”.
Il 17 Luglio 2012 è il giorno in cui il sottoscritto si è presentato a casa
di quel qualcuno con un tiramisù fatto in casa.
FATTO IN CASA.
HOME MADE.
LOLLO MADE.
Capito? Io l’ho fatto, io l’ho forgiato con le mie stanche mani, io l’ho
accudito come un figlio nella speranza che crescesse senza essere velenoso.
Sì, perché il pomeriggio prima io, essere di grande prestigio sociale, sono
volontariamente entrato in quel vano chiamato cucina e ho deciso che avrei
elaborato la ricetta del tiramisù senza l’aiuto di nessuno.
Anche perché l’unica persona che al momento poteva aiutarmi era mia madre
che inerme giaceva davanti ai film di Rosemunde Pilcher e che non aveva nessuna
intenzione di aiutare un figlio in difficoltà.
D’altronde come biasimarla, la ricca signora protagonista del film, immersa
in 20mila metri quadri di castello, si stava innamorando del giardiniere
spiantato perché il marito la trascurava.
UN DRAMMA ESISTENZIALE.
Leggo attentamente la ricetta scritta da un’entusiasta blogger di cucina
tutta cuori e sorrisi, per essere sicuro cerco anche delle immagini dei vari
procedimenti.
“Mamma, gli albumi sono quelli bianchi e i tuorli quelli rossi?” chiedo
impaurito.
“Shhhhhh”.
La ricca signora stava litigando con il marito trascuratore che però era un
multimilionario che le lasciava coltivare ettari di rose senza tagliarle i
fondi.
Faccio da solo e al momento di montare i bianchi ho un attimo di panico.
Non so nemmeno come si impugna quel coso elettrico che ribolle i liquidi
(tutto chiaro eh?) e poi schizzo ovunque, ci metto anche il sale perché l’ho
letto da qualche parte ma non so dove.
Un casino.
Inzuppo i savoiardi nel caffè bollente, mi vengono le unghie gialle e
sembra che la crema non basti a ricoprire tutto. Ci butto sopra quintali di
cacao.
Lo ripongo nel frigo e lo osservo.
Il giorno dopo, il fatidico giorno della laurea, lo porgo al destinatario e
insieme lo assaggiamo.
Non sembra ci siano batteri, l’odore non è sgradevole e al sapore segue un
grande entusiasmo, improvviso un sorriso da cuoco orgoglioso.
HO CUCINATO QUALCOSA DI COMMESTIBILE.
Certo, gli effetti collaterali si possono manifestare sul nostro organismo qualche
giorno dopo, per questo mi sono affrettato a scrivere, così in caso una
spaventosa dissenteria ci cogliesse prossimamente voi non lo saprete e
manterrete il ricordo del mio fantastico tiramisù.
Mi sento una persona migliore, non trovate?
Uno si sveglia la mattina, felice, sorridente e allegro come Biancaneve
durante le pulizie a casa dei nani, e si cimenta in un esperimento ben
riuscito.
Incredibile.
Ho un alter ego.
Da una parte il fischiettante creatore di gustosissimi tiramisù al caffè
(?), dall’altra l’arcigno MA CHI TE SE FILA che su Twitter interpreta cacate in
140 caratteri.
Ora poi che ho cambiato la foto profilo sembro ancora più:
-Enzo Miccio quando sentenzia “Le
infradito di gomma con la zeppa ti sembrano legali?”
-Valentino Garavani quando guarda le collezioni di Dolce e Gabbana
-Una checca inacidita alla fermata del tram che assiste ad uno shooting (?) di qualche presunto
giornalista di moda.
![]() |
| La foto incriminata |
Ora mollo giù la scorta di mascarpone e mi do al taglio dei capelli.
Eh sì. Mia madre mi ha anche detto che “dovrei” farlo perché sto meglio
rasato.
Rasato è un modo alternativo di dire pelato.
Come “collaboratore domestico” sta per schiavo.
STESSA DINAMICA.
Ora che finalmente Jude Law ha ammesso che sta perdendo i capelli e si è
rasato quasi a zero posso farlo anche io in quanto suo sosia ufficiale del Sud
Milano.
Poi emigro in Sicilia arrivando a Palermo come Donna Franca Florio e porto
un Panama Borsalino per tutta l’estate.
Non dovrete chiedermi il motivo.

Ahhhhh ti adoro Lollo!!!
RispondiEliminaDavvero! E avrei tanto assaggiato questo tiramisù! :)
Comunque nella foto stai benissimo...altro che Miccio! ;)
Ora ti cerco su twitter!
Baci baci Caro
Baby
Anche se non si direbbe, il tiramisù è già a un livello intremedio/avanzato, quindi se il tuo amico non ha vomitato, complimenti. Hai almeno leccato la ciotola della crema fino a farla splendere? Fa parte de procedimento.
RispondiEliminail tuo blog è molto carino e divertente
RispondiEliminahttp://lilimarlene0988.blogspot.it/
Sei da ammirare perché il primo esperimento in cucina lo hai condiviso con un'altra persona. Io non avrei mai trovato il coraggio di farlo :)
RispondiEliminaOttimo lavoro, comunque!
http://almenounmilionediscale.blogspot.it/
Grazie ragazze.
RispondiEliminaChe il tiramisù al caffè del sottoscritto sia sempre con voi.
L.
ahahahahaahahah
RispondiEliminaLollo mi hai fatto morire! Ovviamente poi foto con Borsalino eh!! :)
"Valentino Garavani quando guarda le collezioni di Dolce e Gabbana" ahhahaha sì, decisamente lui!! XD
RispondiEliminaAh ma guarda che anche io che cucino non so quali sono i bianchie quali sono i rossi :P
P.S: adoroTI
ma una foto al tiramisù?????
RispondiEliminawow,che bravo!io non sono molto portata per la cucina..e non ci provo nemmeno! :)
RispondiEliminaElle
http://redischic.blogspot.it/
Ciao Lollo! sono la ragazza spagnola che fa lezione d´italiano con la professoressa e il suo bimbo ! Non ci siamo perse nemmeno uno dei tuoi articoli, sei da vero bravo!
RispondiEliminaNon so come ringraziarvi se non con un abbraccio forte e virtuale.
EliminaGrazie mille.
Ciao! Il tuo blog è divertentissimo e quello che scrivi mi piace tanto, complimenti!
RispondiEliminaTi seguo^^
Marica
Benvenuta Marica, grazie di essere passata!
EliminaAlla prossima.
Lollo, siamo tutte eccezionalmente orgogliose di te. Anche se devo ammettere che questo post è alquanto incompleto...ma la signora ricca alla fine s'è messa col giardiniere? ti prego, fai un altro tiramisù e vieni a dirmelo di persona!
RispondiEliminaE chi lo sa, ero troppo preso dal montaggio a neve.
EliminaMi scuso per la mancanza!
Lollo, grazie, grazie dal profondo del cuore per avermi dato una speranza: forse anch'io un giorno sarò in grado di cucinare!
RispondiEliminaSe ce l'ho fatta io per tutti gli altri è una strada in discesa.
EliminaCondivido la riuscita del tiramisù (che è l'unica cosa che so fare in cucina)..la prossima volta ti consiglio di sederti a guardare il film con tua madre...meno stress, una bottiglia di vino è più pratica!
RispondiEliminahttp://curlsandfrecklescs.blogspot.it/2012/07/indecisione-davanti-larmadio-nuova.html
xoxo
Hai ragione anche tu eh però ho annientato le mie paure ai fornelli grazie a questa esperienza!
Elimina:)