martedì 28 giugno 2016

TAKE ME BACK TO VERSAILLES: Jean Marc Nattier

Jean Marc Nattier. 
Ci sono giorni in cui la nostalgia per tempi che furono è così tanta che mi ritrovo la sera a scrivere immerso su Google Immagini vivendo epoche non mie, perché quello che facevamo ieri è alle volte più bello e aulico di quello che facciamo oggi, in particolare nell’arte.
Se oggi ci stipiamo su una passerella arancione creata sul Lago d’Iseo da uno che si chiama Christo chiedendoci prima come ci si vesta per camminare sulle acque e dopo quale sia l’intento dell’opera, ieri l’arte era spontanea e più sofisticata.

Madame De-la-Porte

E io che amo in particolare l’arte del ritratto mi sciolgo d’emozione guardando i vari dipinti settecenteschi di damine e cavalieri, tutte un fiore, tutte un pizzo, tutta una spolverata sulle parrucche incipriate.
Uno dei più grandi ritrattisti della Francia barocca fu Jean Marc Nattier, un pittore pacioccone che disse “Ok” e dipinse il volto plumbeo di Pietro I zar di Russia e della sua incredibile moglie Caterina, senza però stabilirsi a San Pietroburgo perché troppo affezionato alla vita di Francia.


Dove per Francia si intende il bagliore di Versailles.
Madame Pompadour. 
Qui inscenò le classiche e leggiadre damine settecentesche portando sulla tela il carattere determinato di una certa Madame Pompadour, la favorita di Louis XV, nelle vesti di una non casuale Diana dea della caccia.
Così come le figlie di Louis XV, le affezionate Victoire , Adelaide e Sofia, le tre zitelle che vissero a corte accanto al padre prima e al nipote Louis XVI poi, spettegolando nei boudoir con l’austriaca Marie Antoinette.

giovedì 16 giugno 2016

VOGLIO UNA CASA ARREDATA DISNEY

In questo periodo quello che sovente mi dico da solo è “RESISTI, RESISTI”, perché il desiderio di entrare finalmente in quella che sarà finalmente casa mia e che rispecchierà, spero, carattere, personalità e pessimo gusto del sottoscritto. Vorrei che tutto fosse pronto nel giro di uno schiocco di dita, senza per forza passare dal tragico momento del bagno ridotto in macerie, degli spazi pieni di calcinacci e della grande immaginazione “Qui ci sarà l’antibagno anche se adesso non lo vedi”.
Un altro momento alquanto difficile è la scelta del mobilio che per una casa di 50 metri quadri si riduce a cucina, divano, libreria, letto e armadio, anche se detto così sembra che andrò a vivere in una severa abitazione della Russia comunista. Nella realtà io ho già dei mobili e degli accessori che però non servono a nulla e che forse sarebbero stati un passaggio secondario.

Come quella consolle bianca per il corridoio dove già mi immagino un delizioso svuotatasche, un vaso di fiori sempre freschi, una abat jour di Limoges e qualche foto di famiglia in bianco e nero, oppure quella specchiera degli anni 40 trovata in un mercatino che metterò in bagno. Ma il pezzo d’arredo di cui sono molto fiero è quel lampadario a forma di tazzine da tè di cui forse mi sentirò un attimo dopo che l’elettricista l’avrà montato piangendo in un angolo.
Girando per quegli enormi magazzini di mobili un momento vieni acciecato da quella cosa piena di cristalli che è un letto oppure ti sembra di voler una casa tutta shabby chic per poi bruciare tutto in un futuro in cui rinnegherai questo stile così lezioso. Al Mondo Convenienza poi non avrei mai pensato di trovare quello che mi piace e che fa al caso di uno che la cucina non la metterebbe e che vuole solo un enorme armadio dove finalmente avere tutto il guardaroba sotto al naso, compreso uno scompartimento segreto dove nascondere un pacco di Gocciole al cioccolato per le emergenze.

E qui gli snob “Mondo Convenienza? No dai, che cheap”, e invece per chi come me non ha un budget da mille e una notte, anzi dovrebbe nella notte andare in giro per Milano a vedere di recuperare qualcosa destinato all’AMSA, è un paradiso.
Così tra la cucina SELLY, l’armadio ELEONORA e il letto STONE  ho quasi scelto il mobilio con una smorfia di dissenso perché fossi il capo marketing supremo di Mondo Convenienza chiamerei i mobili come le principesse Disney.

Non sarebbe meraviglioso dormire su un letto AURORA? Cucinare sui fornelli della tua cucina BIANCANEVE? Scegliere cosa metterti esplorando la tua cabina armadio CENERENTOLA e specchiarti lavandoti i denti nello specchio ARIEL?
In fondo sogniamo tutti quei mobili, quelle case, quegli arredi che abbiamo visto e stravisto nei cartoni animati della Disney e io in particolare desidererei alcuni di questi.

mercoledì 8 giugno 2016

MISSION POSSIBLE: IL JEANS PERFETTO

Mille sfumature di Denim.
Se aprite improvvisamente il mio guardaroba avete due rischi:
1-      potrete causare una valanga inattesa
2-     potrete capire immediatamente che la maggior parte dei vestiti provengono da altri guardaroba quali prozio Ulrico, Nonno Luciano, Nonna Giuliana, Papà, prozia Ninetta, Mamma, fidanzati attuali, fidanzati passati ecc.
3-     potrete essere anche fagocitati da un accumulo compulsivo di jeans.
Il jeans, il meticoloso Denim, per cui io ho una grande dedizione ma anche un certo timore.
Perché nessun capo d’abbigliamento è temuto, odiato e amato quanto il jeans. Quando ero piccolo andava alto e risvoltato, quando ero adolescente invece così a vita bassa che rischiavi le coliche renali al primo accenno di freddo, poi lungo che strusciava a terra e tua madre urlava “TIRALI SU’SEMBRI UN BARBONE”, poi a zampa, poi skinny che ci voleva la vasellina per infilarli, insomma un dramma.
Così un giorno mi ha contattato BERTO, un’azienda leader nel settore dal 1887, il guru dei jeans, l’olimpo del Denim, tutto quello che speravi di sapere nella vita sul jeans, con un unico grande e immenso obiettivo: farmi i jeans su misura.

Le Thelma e Louise del DENIM.

Con Giulia (RockandFiocc) siamo partiti alla volta della meravigliosa campagna veneta dove Berto ha le sue storiche radici in un complesso in cui realizzano tutta la tela del jeans per poi venderla ai grandi marchi di moda, e abbiamo potuto assistere a tutta la dinamica del filato.
Perché nell’era del consumismo si pensa “Ah beh questo jeans costa poco ok” ma nella realtà un filato di ottima qualità segue standard di realizzazione rigidi e con tecniche specializzate che nulla hanno a che vedere con quegli scaffali  9,99 euro.
Nei capannoni di Berto si segue tutta la fase di studio e progettazione, dal filato di cotone tinto nell’indaco svariate volte, per ottenere tutte le varianti di blu possibili e immaginabili fino alla tela che poi sarà tagliata e cucita per finalizzare il jeans, quello perfetto.
Un’azienda che ha due caratteristiche imprescindibili: il Made in Italy e la sostenibilità, perché sempre di più nel mondo della moda si capisce quanto sia importante l’aspetto sostenibile delle sue produzioni con macchinari moderni, efficaci che possano evitare un impatto negativo per l’ambiente.
E Berto è sul podio, con premi riconosciuti a livello internazionale e una produzione che vanta le case di moda più importanti del mondo.
E poi ci siamo io e Giulia.

Marly la fata turchina del DENIM.

Tre malati del DENIM in una foto sola.