venerdì 12 febbraio 2016

MI PIACE IL ROSA E NON HO PAURA A USARLO

Tutto ebbe inizio da qui.
Nella lista delle fissazioni di questa settimana c’è senza ombra di dubbio la spasmodica ricerca dell’esatto punto di rosa perfetto per me.
Non penso ad altro, da quando per errore sono inciampato in quei siti dove uomini della troppa moda fingono di telefonare con le mani in tasca e l’occhialetto giusto fingendo ancora di più di non essersi accorti che un fotografo era lì a 15 centimetri di distanza a cogliere l’attimo.

Rosa antico, PERFETTO.
Da farci un pensierino

Quel dolcevita rosa mi ha stregato, ma è impossibile da trovare nonostante abbia pregato tutte le divinità in cui credo, da Subito.it a Depop ma sembra che l’uomo sia avulso dalla bellezza di questo rosa. Così mi sono accontentato di un maglione di cui voglio ignorare la manifattura, di un fucsia quasi frutto di bosco che non è proprio brutto come un tumore.
Qualche giorno dopo però sono tornato accidentalmente ad inciampare nel mondo fatato del rosa dopo che ho visto un altro capo della troppa moda, questa volta rosa cipria così leggero che mi ricordava le perfette nuances nelle case Pinterest.
Emozionato come il giorno di Natale, corro su Asos e la trovo, ma trovo anche una perfetta sfumatura di rosa antico che è uno dei miei colori preferiti fin da piccolo quando accarezzavo le tende in velluto della Nonna e la sua chaise longue perfettamente tappezzata in velluto di raso, ROSA ANTICO.
Che fare? Quale scegliere? Ma indosserò più quella sfumatura o quell’altra?

giovedì 4 febbraio 2016

QUANDO IL TUO MONDO ERA UNA STANZA

Il cabinet di Marie Antoinette.
Mi è tornata alla mente quella sensazione di felicità quando studiavi il pomeriggio ai tempi del liceo con la radio accesa e partiva la canzone del momento, quella che ti faceva dimenticare cosa fosse il pudore e la dignità.
Quella canzone che ripassavi nella testa tutto il giorno e che speravi passasse alla radio prima di andare in piscina e dopo la pausa merenda, così potevi spingere il tasto Rec e registrarla su una cassetta così consumata che il più delle volte pareva un messaggio di Satana dagli Inferi.
Mi sono sentito vecchio, molto vecchio.

All’epoca la tua vita si svolgeva nel tuo angolo di mondo, che era un confine invalicabile per gli altri e un fortino per te, una grotta, una tana, la tua stanza.
In quella stanza avrebbero potuto chiuderci dentro per giorni che saremmo stati felici perché era tutto lì quello di cui avevamo bisogno.
Perché l’adolescenza è così legata a quattro mura e perché quella porta chiusa rappresentava una salvezza e una necessità.
Anche Ariel aveva la sua grotta.