mercoledì 8 giugno 2016

MISSION POSSIBLE: IL JEANS PERFETTO

Mille sfumature di Denim.
Se aprite improvvisamente il mio guardaroba avete due rischi:
1-      potrete causare una valanga inattesa
2-     potrete capire immediatamente che la maggior parte dei vestiti provengono da altri guardaroba quali prozio Ulrico, Nonno Luciano, Nonna Giuliana, Papà, prozia Ninetta, Mamma, fidanzati attuali, fidanzati passati ecc.
3-     potrete essere anche fagocitati da un accumulo compulsivo di jeans.
Il jeans, il meticoloso Denim, per cui io ho una grande dedizione ma anche un certo timore.
Perché nessun capo d’abbigliamento è temuto, odiato e amato quanto il jeans. Quando ero piccolo andava alto e risvoltato, quando ero adolescente invece così a vita bassa che rischiavi le coliche renali al primo accenno di freddo, poi lungo che strusciava a terra e tua madre urlava “TIRALI SU’SEMBRI UN BARBONE”, poi a zampa, poi skinny che ci voleva la vasellina per infilarli, insomma un dramma.
Così un giorno mi ha contattato BERTO, un’azienda leader nel settore dal 1887, il guru dei jeans, l’olimpo del Denim, tutto quello che speravi di sapere nella vita sul jeans, con un unico grande e immenso obiettivo: farmi i jeans su misura.

Le Thelma e Louise del DENIM.

Con Giulia (RockandFiocc) siamo partiti alla volta della meravigliosa campagna veneta dove Berto ha le sue storiche radici in un complesso in cui realizzano tutta la tela del jeans per poi venderla ai grandi marchi di moda, e abbiamo potuto assistere a tutta la dinamica del filato.
Perché nell’era del consumismo si pensa “Ah beh questo jeans costa poco ok” ma nella realtà un filato di ottima qualità segue standard di realizzazione rigidi e con tecniche specializzate che nulla hanno a che vedere con quegli scaffali  9,99 euro.
Nei capannoni di Berto si segue tutta la fase di studio e progettazione, dal filato di cotone tinto nell’indaco svariate volte, per ottenere tutte le varianti di blu possibili e immaginabili fino alla tela che poi sarà tagliata e cucita per finalizzare il jeans, quello perfetto.
Un’azienda che ha due caratteristiche imprescindibili: il Made in Italy e la sostenibilità, perché sempre di più nel mondo della moda si capisce quanto sia importante l’aspetto sostenibile delle sue produzioni con macchinari moderni, efficaci che possano evitare un impatto negativo per l’ambiente.
E Berto è sul podio, con premi riconosciuti a livello internazionale e una produzione che vanta le case di moda più importanti del mondo.
E poi ci siamo io e Giulia.

Marly la fata turchina del DENIM.

Tre malati del DENIM in una foto sola.


La sfida più ardua che dura è questa: confezionare il JEANS PERFETTO a questi due che fanno spedizioni punitive a Piazzale Cuoco per trovare Levi’s 501 a 2 euro sbagliando sempre taglia, con lei che compra ma non mette perché “Sto 8 ore seduta in ufficio e preferisco i pantaloni di lino con l’elastico” e Lorenzo che indossa jeans che appartenevano al primo fidanzato del liceo di Giulia, oltre e oltre la seconda mano.
Il primo passaggio è stato chiuderci in una stanza con almeno 40 jeans di tutti i modelli, colori, forme, e capire quale poteva essere il nostro, quello più adatto alle nostre strane forme per farci sembrare più in linea con il nostro stile.
“Questo va bene per te ma più a vita bassa” diceva la stylist con io che continuavo a tirarmeli su fino all’ombelico e lei che tirava giù inconscia che ormai ho una certa età e la pancia deve essere ben coperta.
Marly, armata di spilli, metro da sarto e occhio allenato, mi ha fatto la radiografia e ha capito subito quello che serve a me, un jeans che non mi abbassi ulteriormente e che caschi bene sul sedere.

Possiamo tenerti la telina del cartamodello?

Sono tutto spillato signori perché SONO DIMAGRITO SIGNORI.

Sul colore sono andato sul sicuro, il classico 5 tasche azzurro con le cuciture color tabacco, perché sì, è così un jeans su misura che io e Giulia abbiamo passato almeno 20 minuti a capire di che colore volevamo le cuciture.
Tabacco? Grigio? Nere? Gialle? Alla fine vince il grande classico, perché è un jeans perfetto deve essere anche a prova del tempo ed essere così classico da vivere imperituro attraverso i frivoli cambiamenti della moda.
Il giorno del fitting, un mese dopo circa, abbiamo provato la telina, il cartamodello, con la paura agonizzante del “ODDIO E SE SONO INGRASSATO?”, ma in realtà ho potuto festeggiare perché sulle misure prese precedentemente c’erano alcuni centimetri che ballavano.
Io contento, la stylist e la sarta un po’ meno.
Ci siamo sentiti un po’ come quelle celebrities riempite di spilli e punti prima di un red carpet, ma senza guaina contenitiva, in attesa di una grande entrata sublime davanti agli occhi increduli dei passanti.
Perché sembrerà incredibile ma quando mi chiederanno “Che belli questi jeans ma dove li hai presi?” potrò finalmente rispondere “Ah no sai, sono una cosuccia, me li ha fatti Berto su misura, niente di che”, anziché “Oviesse bambino” come è capitato molto spesso.


5 commenti:

  1. ma quel fularino al collo tipo "mi soffoco ma devo averlo"? ricorda un po' il collare ortopedico... quando lo abbandoniamo?

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  2. Mai senza foularino-fresco.
    Un po' come il camicione-fresco.
    Fresco. Camicione.

    Fresco.

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