martedì 19 gennaio 2016

DOVEVO NASCERE ZARINA

La famiglia imperiale dei Romanov, uccisa nel 1918 dai bolscevichi.
Nella mia totale fissazione per le casate reali, gli intrighi di corte e le magnificenti toilettes del passato, non mi dimentico mai di leggere le descrizioni storiche di quello che più rendeva onore all’eleganza e all’opulenze delle famiglie regnanti: la collezione di gioielli.
E se in Italia nel primo Novecento Donna Franca Florio sfidava la Regina Margherita a chi aveva il filo di perle più lungo e le corna più alte, si dice infatti che ogni giro di perle corrispondesse a un’avventura extraconiugale del marito, oltre confine non vi era dubbio, vincevano i Romanov.

Una tiara di perle e diamanti.

Se nel presente i russi hanno il grano sonante e lo ostentano così apertamente che è abbastanza lampante, vedi il Ferrari per lui e la borsa griffata di pitone rosa delle Amazzoni da 45 mila euro per lei, è anche perché la loro cultura della ricchezza è sempre stata spettacolare, fin dai tempi della famiglia imperiale.
Sto leggendo un meraviglioso libro di Stefano Papi, esperto studioso di gioielli per le case d’aste più famose del mondo, Sotheby’s e Christie’s. che si intitola proprio “Jewels of Romanovs, family & court”, dove sono raccolti i più celebri gioielli della casa imperiale, forgiati e creati per la testa degli Zar e delle Zarine che hanno fatto la storia di questo paese.

Una tabacchiera appartenuta alla zarina Maria Feodorovna.

I Romanov prima di cadere nelle mani dei bolscevichi diventando così il simbolo del crimine anti-monarchico, furono la famiglia imperiale russa dai grandi fasti che regnò per 400 anni, trasformando la corte di San Pietroburgo in una fucina di ricchezza, sfarzo ed eleganza.
Dalla Grande Caterina, la sovrana illuminata, che cercò di ingentilire il popolo russo e di radunare attorno a sé scienziati e letterati da tutta Europa, fino a Maria Feodorovna, moglie di Alessandro II e madre di Nicola II l’ultimo sfortunato Zar, che con la sua passione per i gioielli fu la rovina delle casse dell’impero e la pupilla del celebre gioiellerie Peter Carl Fabergé, divenuto nel 1885 l’orafo ufficiale di casa Romanov con le sue leggendarie uova.
Nella collezione imperiale ci sono diamanti e zaffiri blu da far interrompere la salivazione a chi come me è attratto inesorabilmente dal luccichio.
Nel 1762 la Grande Caterina si fa incoronare con un’enorme corona tempestata di brillanti e diamanti sormontata da un rubino dell’India da 400 carati. Una pietra che in confronto il Cuore dell’Oceano sembra il nocciolo di un chicco d’uva.


ZAFFIRI ENORMI.

Più sobria invece la sopra citata Maria Feodorovna che per l’incoronazione del figlio Nicola II indossò una corona realizzata dal gioielliere di corte Louis David Duval, qualcosa come 2,052 diamanti, 37 mila rubini e qualche spicciolo di zaffiro blu delle Indie e del Brasile. Poverina.
Non tutte le signore di casa Romanov però apprezzavano la pesantezza e l’estrema opulenza di quei bagni di diamanti, come la Granduchessa Olga, sorella di Nicola II e figlia di Alessandro II che non tollerava le chilate di parures e quelle tiare da cerchio alla testa, al contrario preferiva qualche semplice perla.

Ma va beh, in ogni casa imperiale che si rispetti c’è la scema ricca che vuole fare la povera e si lamenta di appartenere a una famiglia di livello.
Fu proprio lei a divorziare dando grande scandalo a corte per vivere sotto lo stesso tetto con l’uomo che amava anche se apparteneva a un rango inferiore, ma leggendo la storia probabilmente fu anche fortunata e scampò alla ferocia bolscevica che uccise suo fratello e tutta la sua famiglia.


Una tiara imperiale con diamanti e zaffiri, Cartier. 

Il 16 luglio 1918 Nicola II, la zarina Alexandra e tutti i figli vennero radunati in una stanza del loro appartamento dove erano prigionieri per fare una foto, nella realtà appena si misero in posa i bolscevichi aprirono il fuoco e li fucilarono tutti.
I loro corpi vennero sotterrati nel bosco dopo aver tentato invano di polverizzarli completamente con l’acido solforico e a causa del mancato ritrovamento dei corpi della Granduchessa Anastasia e del piccolo Alexei, lo zarevich, nacque la leggenda che la piccola di casa Romanov fosse riuscita a salvarsi, ma non è così.

L’epiteto finale dello splendore dei Romanov è macabro quanto triste, i nobili russi e i membri superstiti della famiglia imperiale che riescono a sfuggire alla storia si nascondono dove possono, tra la Francia e la Danimarca, portando con loro quel che di russo rimane.
Alcuni gioielli vengono messi in salvo attraverso parentele di sangue, messi in sicurezza a Mosca e portati oltre confine cucendoli tra i vestiti e gli effetti personali, altri furono trovati tra gli abiti della Zarina Alexandra e sotterrati con lei dai bolscevichi.

Il ritrovamento dei gioielli di casa Romanov.

Negli anni ’20 alcuni vennero battuti alle aste presso Sotheby’s con illustri acquirenti come Queen Mary of Great Britain che acquistò nel 1929 una spilla di diamanti perle e un enorme zaffiro blu che fu della zarina Maria Feodorovna, morta l’anno prima.
Altri furono indossati dalla Regina Maria di Romania, altri dalla Principessa Marthe Bibesco, un’icona di stile e grazia effigiata anche da un magico Boldini.
Gran parte della collezione è custodita a Mosca ed è lì, a rammentarci i fasti di un tempo ormai passato in cui il bagliore di un diamante raccontava la storia di una famiglia imperiale che è entrata nella leggenda.




1 commento:

  1. Eh già, zarina proprio ! che cose meravigliose.....
    claudiag

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Vuoi dirmi qualcosa? Vuoi mandarmi dei cioccolatini perchè ho saputo descrivere in modo esasutivo una situazione più che pezzente in cui ti sei trovato? Stringimi la mano, lascia un commento, mandami a quel paese.

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