lunedì 21 dicembre 2015

COME SCEGLIERE UN PAIO DI OCCHIALI AH BOH NON CHIEDETELO A ME

L’ultima volta che ho scelto un occhiale da sole l’avevo appositamente raccontato QUI sul blog perché fu un’esperienza di caos, buon gusto e dubbi amletici. All’epoca avevo scelto i Persol per due motivi: il primo è che è un occhiale non convenzionale e che non tutti scelgono di indossare, il secondo perché è un marchio italiano e visto che gli italiani fanno tutto meglio io non sconfino all’estero quando posso.
Così quando mi hanno chiesto di vedere la nuova collezione di occhiali del negozio “Vision Ottica” in Piazza De Angeli a Milano ero felicissimo ma allo stesso tempo nervosissimo.

Non sai mai quanto quegli specchi e quelle luci possano farti sentire favoloso o bello come uno sturalavandini e quasi tremavo come una foglia all’idea di rimettere in discussione quale modello di occhiali mi stanno meglio.
Terrore all’idea di sentire la frase “HAI IL VISO ROTONDO” perché sembro una palla o “NON HAI IL VISO MAGRO”  con successiva testata contro la vetrina.
In negozio una gentilissima Michela mi accoglie e mi mette subito a mio agio “Che onore averti qui” e mi sono sentito un po’ la principessa Anna che inaugura ospizi e visita gli orfanotrofi.

mercoledì 16 dicembre 2015

GESU' VESTE DIOR

Ogni anno la stessa scena e ogni anno lo stesso pensiero, perché dai basta con questi piccoli presepini umili e pieni di pagliericci per i suoi abitanti.
Dov’è l’oro sontuoso? L'ostentazione? Il benessere sfacciato un po' Dubai?
Ecco allora che in uno dei miei viaggi mentali mi sono immaginato una sacra famiglia alternativa, con qualche piccola (?) accortezza non ho avuto la presunzione di indagare la Bibbia ma l’ho proprio riscritta a modo mio.

Perché un uomo importante come Gesù, figlio di un boss come Dio, dovrebbe girare a piedi nudi, con una sorta di tunica zozza e logora? Non è giusto, rendiamogli omaggio. Gesù deve vestire un sartoriale Dior, un abito ben tagliato con bow tie e classiche stringate lucide in pelle nera, il capello un po’ folto, un po’ da selvaggio-into-the-wild però con l’addominale scolpito e un po’ di pelo incolto che piace alle fedeli. Poi la corona di spine può diventare una creazione su misura di Philip Tracy, con qualche fiorellino a rendere tutto un po’ più lezioso.
La Madonna è il fulcro, che sia una Vergine non significa che sia una povera derelitta, togliamole il velo da timorata di Dio e lasciamo che mostri la sua lunga chioma rinvigorita da colpi di luce, un taglio sfilacciato e qualche cappellino, versione veletta o tesa larga per quando l’estate si trasferisce al mare in Costa Azzurra.
Di gusto classico, non esce senza la Kelly di Hermes e ama i completi giacca e gonna al ginocchio di Yves Saint Laurent, negli anni ’90 era la numero uno quando si parlava di spalline imbottite, nessuna era più tronco-di-piramide di lei.  

La Maddalena invece è più vamp, capello ossigenato (un po' di ricresciuta si nota eh) lasciato ai boccoli selvaggi, ama il rouge potente o il fucsia, ogni tanto esagera con il leopardo e anche con la nail art. Ai piedi solo Louboutin altissime, quando fa finta di strapparsi i capelli ai piedi della Croce le toglie e le ripone.
Giuda, che ricordo essere il cattivo della soap, è un po’ il Gabriel Garko della situazione, bello esteriormente, immorale interiormente, un po’ faccia da pirla ma con la schiena muscolosa, ecco come mai nelle scene de l’Ultima Cena è sempre di spalle e isolato dal resto degli apostoli.
Lui indossa solo intimo Calvin Klein, gli da' un’aria da boss malavitoso, da poco si è tatuato una lacrima sotto l'occhio sinistro, sicuramente un messaggio profetico. San Giuseppe predilige Armani ed è un industriale molto rinomato, pare che abbia una villa a Tropea incantevole e che sia imbattibile sulle piste da sci a Cortina.
Quindi, per l’allestimento del vostro annuale presepe consiglio uno chalet dall’aria calda e accogliente a Gstaad in cui la Madonna, avvolta in una splendida pelliccia di volpe argentata, legge Vogue davanti al caminetto, Giuseppe guarda le lezioni di golf sull’iPad e il bambinello viene cullato dall’istitutrice tedesca, Frau Gherda.

Basta con il bue e l’asinello che scaldano il piccolo neonato, c’è un impianto di riscaldamento ultima generazione nello chalet e sul tetto addirittura i pannelli solari, al loro posto mettiamoci due pettinatissimi levrieri afghani che in posa Sfinge sembrano due adorabili mobili di luxury design.
I Re Magi li facciamo alti, belli e muscolosi, portano omaggi pesanti così il bicipite è sempre gonfio, il pastore diventa lo spazzaneve personale della sacra famiglia e quello che di solito tira su l’acqua dal pozzo ora è l’addetto alla piscina che d'inverno si trasforma in una splendida pista di pattinaggio sul ghiaccio.
Quanto lusso sfrenato a Betlemmestaad quest’anno.
Finalmente.

giovedì 3 dicembre 2015

QUANDO VIENE DICEMBRE

Per tutto il mese così.
Per anni ho soffocato la magia del Natale e l’attesa dell’arrivo di Dicembre perché un po’ mi intristiva, perché erano lontane le cene della Vigilia a casa di Nonna Giuliana con Babbo Natale che suonava alla porta mentre noi nipoti distratti guardavamo un cartone nel salottino.
Quando si è grandi cambiano le aspettative e tra il brodo, i cappelletti e un cappone ripieno che durerà fino alla Befana, riscaldato più volte, si rischia di perdere il piacere dell’atmosfera natalizia. Il significato cattolico del Natale ha quel sapore antico e tradizionale, ok, ma chi come me non crede a niente se non ad Alberto Angela, festeggia questo momento come “Sto in famiglia”, perché a Natale si sta in famiglia.
Famiglia è quello che noi riteniamo tale, quel nucleo di protezione che può essere un genitore, un cane, un’amica, un amico, un compagno, un mascalzone con cui sto accidentalmente uscendo, una prozia affezionatissima, una compagna di banco del liceo, un buon libro o il mio cd preferito di Mariah Carey, quello che si vuole.

Nessuno potrà dirti cosa devi essere e a quali convenzioni sociali devi appartenere e se lo fanno, spallucce e via a canticchiare “All I want for Christmas is CAZZOCENE” davanti al caminetto.
Negli ultimi anni ho riscoperto invece quanto sia bello entusiasmarsi per un albero ben illuminato a casa tua o nella tua piazza preferita, quanto sia divertente camminare per la strada e sentire le musichette di Natale, che ogni anno sono identiche ma ogni anno ci fanno voglia di cantarle a squarciagola con un maglione in lana carico di renne e slitte.
Niente regali, o meglio, vanno bene se sono cose piccole, studiate, ricercate e buffe, che quando scarti il fiocco ti fanno pensare “Solo tu potevi regalarmi una cosa così” perché cucita su di te, con un biglietto (obbligatorio anche se si regalano soldi, tessere di Zara o un pugno sul muso) che è sempre la parte più bella.
NB: per il bigliettino usate una carta da lettere “speciale”, così chi lo leggerà sa che quello non è il primo foglio trovato nel cassetto ma la famosa carta da lettere per le persone speciali (cit.)