lunedì 28 settembre 2015

IL COMPLETO DA PIOGGIA


Il mio completo da pioggia preferito.
Fin da piccolo i giorni di pioggia mi destabilizzavano in quanto “meteoropatico” è un aggettivo che hanno voluto coniare sulla mia persona. La pioggia è scomoda e quando sei in giro sotto l’acqua a catinelle ti accorgi di quanto la gente non sappia più stare al mondo.

Traffico impazzito, strade allagate, ombrelli usati come stuzzicadenti per inforcare l’ultima tartina cruditè al party esclusivo dove si beve ma non si mangia, la Galleria che diventa scivolosa e a ogni passo rischi di sembrare Carolina Kostner sull’orlo di un malore.
 
Audrey & Givenchy.
Vogue 1974.
Per non parlare dell’orrenda poltiglia che si creava con la segatura che gettavano a terra all’ingresso della scuola quando pioveva. Ecco, quella è per me l’immagine più esplicita dei giorni di pioggia.

Poi crescendo, in particolare in autunno, ho cominciato ad apprezzare la pioggia, o meglio, più che la pioggia la troppa moda nei giorni di pioggia.

Chi mi conosce sa quanto il mio guardaroba perfetto implica capi che sono uguali e intramontabili da almeno metà secolo e che rappresentano un po’ l’élite tra i 70 e gli 80. I vestiti da “vecchio” insomma.

Non c’è giorno di pioggia senza impermeabile. È come dire che con la neve si esce con il bikini, l’impermeabile è stato pensato proprio per coloro che come me odiano l’ombrello e che preferiscono prendersi l’acqua piuttosto che avere quell’affare che scola e che potrebbe uccidere qualcuno a ogni angolo. Il must è Burberry che però non ha il cappuccio ma il perché è ovvio.
GATTOOOOOO.

mercoledì 23 settembre 2015

VOGLIO SVEGLIARMI LAUREN BACALL


SENZA PAROLE.
Ci sono due momenti nella vita di ogni donna che un po’ rimpiange la bellezza e l’eleganza degli anni ’50. Il primo è quando davanti allo specchio ci si confessa “Oh, se fossimo negli anni Cinquanta potrei tenermi un po’ i fianchi che sarei considerata bellissima, altro che queste modelle taglia 38”.
Il secondo quello in cui prima di andare a dormire si esprime il desiderio “DOMANI VOGLIO SVEGLIARMI LAUREN BACALL”.
Ogni foto, ogni film, ogni inquadratura, è come un colpo di tizzone ardente sulla pelle nuda contro l’autostima di ognuna di voi. Era troppo bella per essere anche brava, troppo sensuale per essere anche elegante e di una raffinatezza così innata che di certo non si impara a furia di divorare Vogue o studiando i rotocalchi.
Classe 1924, metà polacca e metà rumena, EBREA, emigrata di America con i genitori. Diventa negli anni ’50 una delle attrici più ammirate e apprezzate di tutta Hollywood e fa capolinea nell’Olimpo delle dive nel giro di pochissimo.
Se Marylin aveva l’aria biricchina ed era il prototipo americano del sogno proibito, Lauren Bacall aveva quel gusto europeo e quello stile, quello charme, inconfondibile. Nei suoi film il dettaglio più di rilievo è il suo sguardo, così forte e profondo che sarebbe stata più adatta a lei l’altissima citazione “NESSUNO METTE BABY IN UN ANGOLO”.

giovedì 17 settembre 2015

IL RITO DEL TE' A MILANO

IO CON LE MIE AMICHE ALL'ORA DEL TE'.
Ci sono tempi e pause che nel mondo contemporaneo sembrano essersi ormai dissolte, quasi come se non ci fossero più quelle lievi tradizioni che invece scandivano le giornate dei nostri nonni e delle generazioni precedenti. L’ora del brandy, l’ora del cocktail che guai a chiamarlo “Apericena” perché ancora si facevano dello chic un vero e proprio mantra di vita e le parole dovevano richiamare quel senso di raffinatezza. Tutto aveva un codice, dall’abito allo stile, dall’arte del ricevere a quello dell’invitare.
Sembrano sottigliezze frivole se si pensa alle difficoltà della vita ma a parer mio, l’educazione e il savoir faire servono a migliorare la vita di ognuno di noi e di chi ci sta intorno. Perché se tutti ruttassimo e se tutti buttassimo le cose a terra come fossimo degli scimpanzè del Burundi, non so quanto sarebbe bello vivere e avere a che fare con gli altri.
Ora che l’autunno è alle porte e non saremo più in giro a fare gli insiders tra un aperitivo, un sushi e un pic nic al parco perché desideriamo più una zuppa o un minestrone, finalmente iniziano le merende della domenica pomeriggio con tè caldo e biscotti.
La cosa più bella dell’inverno è proprio riunirsi in un caffè dall’aria stantia e decadente con una buona compagnia, che sia il fidanzato di turno a cui si dice “Perché non ti piace il nome Laudomia?” iniziando a litigare, oppure un gruppo di amici con cui si argomentano temi seri quali “Io faccio la cacca SEMPRE dopo la colazione, altrimenti non posso uscire di casa” con successive domande più specifiche. Che sia a casa, con delle tazzine così che fanno esploderePinterest, degne della migliore padrona di casa mai esistita, o in giro per la città.
Un vero e proprio salotto aristocratico che si riunisce nelle sale da tè di Milano, ecco le mie preferite.
POTERE DI PINTEREST VIENI A ME: www.dalani.it

martedì 8 settembre 2015

QUEEN ELIZABETH 1 - QUEEN VICTORIA 0

GOD SAVE THE QUEEN.
La storia si ripete. Non vivo in Inghilterra ma con il cuore mi sento un po’ suddito di Queen Elizabeth II e se solo venissi ricevuto per un tè delle cinque a casa Windsor le leggerei i numerosi post di questo blog che millanta quasi una sezione dedicata alla famiglia reale inglese.
Il 9 settembre è una data importante per lei, classe 1926 e primogenita di Giorgio VI, inaspettatamente divenuta Regina del trono più ambito del mondo, perché è il giorno in cui diventa leggenda. Il 9 settembre supera ufficialmente la Regina Vittoria che regnò per 63 anni e 216  giorni, dal 1837 al 1901. (Vi consiglio la biografia “La piccola Regina” di Carolly Erickson).
Da sinistra la principessa Margareth, Elizabeth e la Regina Madre.
Elizabeth supera quindi i 63 anni e 216 giorni di Regno incontrastato ed è un peccato non poter ricordare quel 2 giugno 1953 quando a 27 anni divenne Regina d’Inghilterra, per un segno del destino, perché lei si aspettava di essere la nipote coccolata di Edoardo VIII ma la sua improvvisa decisione di abdicare per sposare Wallis Simpson ha ribaltato la storia. E il destino di questa giovane e ignara Principessa.

lunedì 7 settembre 2015

MERCATINI DELLE PULCI A MILANO: IL VADEMECUM


Sentirsi ricco ma vivere da povero è un po’ il mio stile, quella sottile allure per cui mi sento un Lord inglese dell’epoca vittoriana improvvisamente catapultato nel XXI secolo senza carrozza, senza domestici e senza bastone con il pomo d’avorio. E Milano non è Londra, ma qui mi sono ben ambientato e ho quegli indirizzi segreti per cui ci si può vestire con poco, a volte pochissimo, ma rimanendo sempre in ordine e quasi alla moda.
Cresciuto a pane, Sissi e mercatini dell’usato ho acquisito da mia madre, vero mastino quando si tratta di spulciare l’affare nelle bancarelle, quel fiuto da cane da tartufo che mi permette di portarmi a casa sempre qualcosa di buono. Così, solidale e altruista, voglio condividere con voi gli indirizzi dei miei mercatini dell’usato preferiti.

VIALE PAPINIANO: martedì e sabato mattina (Metro Sant’Agostino)
Ricordi un po’ del liceo, un po’ dei tempi dell’Università, è il classico mercato cittadino in cui bancarelle di frutta e verdura bio, ambitissime mete di sciure milanesi con borse in vimini e Chanel che fanno la spesa per la settimana, si alternano a quelle di pigiami, mutande, scarpe. C’è di tutto ma di qualità. I banchi dell’usato sono mucchi informi di vestiti anche a 1-2 euro e la mia preferita è quella dei jeans Levi’s lunghi o corti dall’aria un po’ ‘80s ma che con la scarpa giusta danno un tocco vintage impareggiabile. CONSIGLIATISSIMO, sia per la frutta e la verdura, sia perché andare al mercato di Viale Papiniano è un’attitudine molto milanese.
 
VIA BENEDETTO MARCELLO: martedì e sabato mattina (Metro Lima)
E’ una parallela di Corso Buenos Aires, all’incrocio con via Vitruvio. Mentre tutta Milano si affolla nei classici negozi del centro, pochi invece conoscono il mercato di Benedetto Marcello, secondo a quello di Viale Papiniano, a mio parere, ma con una buona dose di fortuna e occhio guardingo ci si porta a casa facilmente qualche maglione informe a 2 euro, qualche jeans, t-shirt dai colori sbiaditi e un bel cappotto a 7 euro. Preferibile il martedì mattina, con una bella colazione grassa e felice alla Pasticceria San Gregorio.
 
VIA PIETRO CALVI: giovedì mattina (Piazza Cinque Giornate, tram 9, 12, 23, 27, autobus 60-73)

La Mecca per le vere sciure della cerchia dei bastioni, quelle belle imperlate e a volte anche un po’ incartapecorite, con badante al seguito o Birkin al polso. È un mercato dove fare degli affaroni risulta difficile ma se state cercando un capo firmato, ben tenuto e a una fascia di prezzo abbordabile, allora vale la pena farsi un giro. In particolare c’è la bancarella dei cappotti tirolesi, Loden e cappe, per l’inverno, che ha sempre delle chiccherie impareggiabili. Non è il mio preferito ma se un giovedì mattina bigiate la scuola o il lavoro è una destinazione che consiglio anche per la bellezza delle vie del circondario, prima tra tutte Via Lincoln.

giovedì 3 settembre 2015

HVAR: L'ISOLA CHE C'E'

Hvar vista dal porto.
 
Angoli da Poser.
Se siete nella fase azzurro/blu/bianco di Instagram, l'isola di Hvar in Croazia è il luogo giusto per un pellegrinaggio cromatico. E' infatti uno di quei luoghi al mondo dove arrivi senza aspettative vacanziere, dettate dalla tua pigrizia, e rimani semplicemente sbalordito dalla meraviglia del paesaggio, dagli scorci che sembrano suggestive cartoline, dalla bellezza di ogni singolo angolo.
Partendo da Pescara con la compagnia Snav, un catamarano in sole 4 ore di navigazione vi farà attraccare a Hvar, considerata una delle dieci isole più belle al mondo insieme a Capri, Ponza, Mykonos, Zanzibar, Bora Bora ecc.
 
(Consiglio: se soffrite il mal di mare meglio prendere questa pasticchetta, la XAMAMINA, che vi rintontirà talmente tanto da trovare la pace dei sensi e non sentire il dondolio della barca. Se invece state molto male, potrete sempre fare amicizia con lo staff napoletano e ritrovarvi a fare un aperitivo privato con il comandante nella cabina di pilotaggio, come è successo a noi).
Oltre al viaggio in prima classe sono stato fortunatissimo con l'alloggio, perché se a Rimini ho dormito in una stanza dai muri gialli spugnati che è un vero incubo estetico, a Hvar abbiamo trovato una splendida casetta nel pieno centro storico, ai piedi dell'antica fortezza con una piccola veranda, due camere, due bagni, l'angolo cottura e una strana cosa che perde sangue nel surgelatore di cui è meglio non approfondire la provenienza. La casa l'ho trovata su Airbnb che risolve sempre problemi di budget e povertà, ed è QUESTA con la possibilità di ospitare fino a 6 persone.
Portoni azzurri per il bene del vostro Instagram.
 
Hvar è un'isola affascinante e ricca di storia, il suo centro è un costante viaggio nell'atmosfera mediterranea in cui la pietra locale si scontra con il profondo blu del mare, un'altura viene sovrastata dalla fortezza che con le sue mura abbraccia l'intero profilo dell'isola. Vista dal mare poi è qualcosa di suggestivo, obbligatorio.
 
Più che la macchina vi consiglio il motorino ma se avete pochi giorni a disposizione allora meglio vivere senza mezzi cingolati e godersi lo sciabattare dei sandali di cuoio sulla pietra e le escursioni in barca. Con 40 kune infatti (poco meno di 6 euro) si può fare andata e ritorno per le isolette intorno che sono raggiungibili in 20 minuti e sono guidate da aitanti 12 enni del posto che fanno manovra uscendo dal porto bevendo un frappuccino. Giuro.
Bellissime le escursioni a Mlini e a Palmizana, due isole dove l'acqua è talmente bella che passerete la giornata a dire "MA GUARDA CHE ACQUA" e a fare milioni di foto senza filtri perché solo la realtà rende giustizia a quei colori.