martedì 28 luglio 2015

INVITATE A UN MATRIMONIO: IL VADEMECUM DA FRIGORIFERO


FOTO COPERTINA.
Più che un post questo sarà un piccolo, intenso, e probabilmente anche sbagliato, vademecum su cosa indossare quando si è invitati a un matrimonio. Perché abbiamo bisogno di regole, brevi, concise ma chiare nelle nostre menti. Non perché siamo figli illegittimi di Lina Sotis e dobbiamo riconoscere al volo il nome specifico della piega del tovagliolo di lino, cazzocene a noi che mangiamo in piedi nella ciotola di plastica per sporcare meno stoviglie possibili, ma per evitare di rientrare nella categoria “GUARDA QUELLI CHE CAFONI”.

Possono darci uno stipendio da fame, proporci stage retribuiti con cui nemmeno una caverna sulle Alpi Apuane, possono farci vestire low cost e dirci che non avremo mai una Bentley e un terrazzo da cui lanciare le nostre mutande autografate, ma noi cafoni non lo saremo MAI.
Quindi, donne (mi rivolgo a voi perché io con gli uomini ho chiuso dal giorno in cui mi è stato detto che “Al matrimonio ho messo le Hogan che sono scarpe eleganti”), ecco qualche suggerimento.
Se il matrimonio a cui siete state invitate è di giorno e la cerimonia è al mattino con il ricevimento fissato per il pranzo ALLORA:
-         NO NERO (Almeno le basi)
-         NO BIANCO (Almeno le basi 2)
-         NO ABITO LUNGO per cui non presentatevi alla chiesa di Cernusco sul Naviglio alle 11 del mattino con un abito a strascico in seta drappeggiata che sembra la tenda di un teatro
-        SI’ AL CAPPELLO/FASCINATOR perché scegliere come accessorio distintivo un cappello, con veletta ancora meglio, o un tocco che dia personalità al vostro look, è cosa buona e giusta. Io non so più in che lingua dirvelo che i fascinators fanno la differenza su tutto e che rendono molto elegante anche il vestito più brutto acquistato due giorni prima a caso su Zalando.

giovedì 23 luglio 2015

MILANO VAL BENE UNA FOTO INSTAGRAM

Con mia grande sorpresa quando ho iniziato a lanciarmi su Snapchat ho scoperto che la mia aria da Piero Angela, giovane marmotta con l’occhio curioso, infastidiva alcuni ma entusiasma altri perché non tutti hanno davvero presente quale sia lo spirito di Milano.
Ci immaginano sempre presi da una delle 34 settimane della moda, dagli eventi di design, perennemente agli happy hour, sulla Darsena quando è in voga la Darsena, sullo skyline quando si inaugura lo skyline.
“Sì carina Milano ma oltre al Duomo e i negozi di Montenapoleone non c’è nulla” spesso senti dire da chi ha poco tempo e si basa sulle solite dicerie che fanno sembrare questa città grigia e superficiale. Pochi sanno che ci sono palazzi Liberty meravigliosi, giardini bellissimi da instagrammare.
Ecco cinque posti che a mio parere non possono mancare nel vostro cuore, e nel vostro Instagram.
 VILLA NECCHI CAMPIGLIO:
Posto top.
La prima villa privata con piscina nel centro di Milano, a due passi da Corso Venezia, costruita negli anni 30 per le signore Necchi, le eredi delle macchine da cucire. Pregiati marmi, arredi originali e uno stile razionalista che la fece diventare una delle dimore più eleganti di tutta la città. Piscina, campo da tennis, un parco con una selezionata scelta di piante e una depandance trasformata ora in una caffetteria dove fare colpo con chi vi piace. La cosa più bella è il guardaroba delle signore, in particolare un foulard firmato da Christian Dior con il nome della signora Necchi, quella sposata, l’altra rimasta “signorina” dormiva in un discretissimo letto singolo come voleva la regola per le donne non maritate. In compenso aveva un bagno privato gigantesco.



 I FENICOTTERI DI VILLA INVERNIZZI:
Instagrammabilità.
E dove se no. I mafiosi e gli arricchiti hanno in giardino pavoni e colombe bianche, a Milano invece a Villa Invernizzi hanno fatto costruire una vasca per i fenicotteri rosa, che scorazzano felici e pare non abbiano nessuna intenzione di volare fino in Africa, forse perché lì non c’è nessuno che li fotografa come invece succede qua. Tappa Instagram obbligata, soprattutto se siete nella fase armonica del rosa cipria.

giovedì 16 luglio 2015

E A NOI CAZZOCENE?

MANCANO SOLO LE MACINE DEL MULINO BIANCO.
Dieci giorni fa mi arriva l’avviso di Vanity Fair “Il tuo abbonamento sta scadendo” e io subito panico. Perché è un giornale a cui sono affezionato nonostante ultimamente non sia proprio corposo ma a me basta leggere Daria Bignardi, incredibile paroliera che mi ricorda mia madre per idee e modi di dire. Sono stato proprio io a far ricredere mia madre su di lei, leggendola prima su Vanity Fair e poi con i suoi romanzi, in particolare quello in cui raccontava della sua famiglia e di come la mamma abbia avuto un ruolo potente ma difficile nella sua vita.
Rinnovo l’abbonamento (50 sacchi) e aspetto il prossimo numero speranzoso di una copertina top, come Ilary Blasi, mia preferita di sempre, l’ennesima ciancicata Monica Bellucci o un bellissimo sosia con il tupè come Jude Law.
E invece chi mi capita: MICHELLE HUNZIKER E TOMASO TRUSSARDI.
NO.
Prima di tutto Michelle è una delle starlette più insopportabili di sempre, supera addirittura Alessia Fabiani che con ogni smorfia mostrava al mondo il suo talento naturale per il sesso orale in quanto sembrava in procinto di raggiungere un orgasmo ad ogni inquadratura.
Tutti in bianco, super sorridenti, addirittura le due figlie e il cane con il titolo “NOI LITIGHIAMO, VOI NO?”.
Ma sapete che a noi non frega una minchia sottolio di quello che fate voi? E che autocelebrarsi come mamma modello, padre affettuoso, famiglia felice e di successo è solo una cafonata al pari di Angelina e Brad che vanno in giro per il mondo a raccattare figli perché così le foto sui giornali sono belle e di impatto?
Aurora, Sole e Celeste. Luce a Nord Est, Tramonti sul Sahara, Himalaya, Neve o Crostata di Pesche, no? Non vi piacevano come nomi?
Michelle poi è la classica “Io sono una donna solare, una donna completa, vivo per le mie figlie, le mie figlie sono la luce dei miei occhi, i miei occhi risplendono dei loro sorrisi” perché dire “Ho sposato un bancomat sempre attivo ma rimango la svizzera tamarra con il tatuaggio sul braccio” non è facile da dire.
Quindi viene a farci la predicozza classica della famiglia normale, che passeggia per Milano sorridente (I paparazzi sempre appostati davanti a casa sua, SEMPRE) che si ama e si vuole bene, con la figlia 18 enne che fa uscire un capezzolo su Instagram per aggiungere un pizzico di normalità e cattivo gusto.
Noi però non dimentichiamo il suddetto tatuaggio per cui anche un Valentino Couture sembra uno straccio da povera, la lista nozze D’ARGENTO che hanno tanto desiderato per il loro attesissimo (?) matrimonio e quel sorriso falso e forzato che millantano di avere.
Subito nella categoria indetta da mia Nonna “CAFONI RIPULITI”.

venerdì 3 luglio 2015

IL SEGRETO DI QUEEN ELIZABETH


L'unica a non apparire Cessa con il color lavanda
Mi sono sempre chiesto quale fosse il segreto della monarchia britannica, quale fosse il lato oscuro di questa famiglia che si affaccia tutta insieme dal balcone di Buckingham Palace, che fa impallare Internet e diventa subito l’immagine ideale per la copertina di tutti i social e sfondi di telefoni, computer e tablet.

Oltre alla gerarchia di successioni, oltre ai pettegolezzi che vogliono Queen Elizabeth una nazi-regina che di notte manomette freni della macchina della povera Lady D, oltre a quel sorriso ebete di Camilla, personaggio a cui non trovo un ruolo, uno scopo, un complimento, c’è la potenza di una donna che ha messo tutti ai suoi piedi.

Queen Elizabeth, donna a cui voglio bene come fosse mia Nonna e che vorrei poter anche solo abbracciare una volta nella vita per sentirne il profumo e la squisitezza, è la donna del Millennio.

Lo so che non fa nulla a parte essere Regina, che vive grazie al suo status e che non ha mai toccato con mano la fame, le difficoltà e le avversità della vita. Lo so che non si è mai trovata davanti alle istruzioni per montare una libreria Billy dell’Ikea e che non potrebbe capire quanto sia dura decidere se andare al Pam o all’Esselunga quando nel primo c’è il gelato in offerta e nel secondo le fettine di pollo ma non si ha lo sbatty di andare da entrambi, PERO’ l’ammiro.