lunedì 29 giugno 2015

MALEDETTO IPOCONGIUNTIVISMO



C’era una volta Mister G, pseudo milanese, di quelli raffinati che hanno amicizie nel bel mondo “Sai, Jonathan Doria Pamphili è uno dei miei amici del ballo”, che partecipano alle feste che contano tutte smoking e calici di cristallo, uno di quelli che si sente arrivato al culmine dell’ascesa sociale.
Gay, ovviamente fidanzato modello da decenni con lo stesso uomo a cui dichiara e millanta un amore oltremodo impossibile da raggiungere per qualsiasi altro cristiano che non sia lui, a cui dedica sfavillanti frasi d’amore “Felicità è sentire il rumore dei tuoi passi provenire dalle scale dopo un lungo viaggio” salvo poi naufragare su Grindr.
Tutto normale, nel senso che mai mi sarebbe interessato il dettaglio della sua vita, ognuno è libero di pensarla, crederla, viverla come meglio crede e il nostro rapporto virtuale si basava sui suoi “Quando ti potrò conoscere personalmente?” e sui miei tentativi di pura vaghezza per evitare di essere abbastanza esplicito, anche se oggi mi pento di non aver urlato un sonoro NO GRAZIE.

Un bel giorno scrivo la mia solita cretinata con un enorme Blonde Alarm ben dichiarato, commenta mia madre dandomi ragione, il che è abbastanza raro, e per l’occasione sceglie un linguaggio molto semplice optando per un imperfetto al posto di un congiuntivo.
Scelta discutibile, verissimo, ma mia madre è una che legge tre libri contemporaneamente, scrive benissimo e usa la punteggiatura meglio del Ministero, sicché se lei usa l’imperfetto per un commento su Facebook e non per una dichiarazione al Consiglio dei Ministri io non faccio una piega.
Mister G invece mi scrive privatamente perché quell’IPOCONGIUNTIVISMO, così lo ha definito, proprio non gli è andato giù e lo ha infastidito non poco. Sottolineo “E’ mia madre” e lui comincia a sparare frasoni da Oscar Mondadori che per tradurlo ci voleva lo Zanichelli aggiornatissimo.

martedì 23 giugno 2015

AH MA ERI TU AL PORTONE

Siccome la vita è già abbastanza faticosa, fatta di disagi, ansie, pedalate sotto la pioggia e caduta libera di capelli, il segreto per quanto mi riguarda è l’ironia sulla qualunque, spargere il lato positivo su tutte le faccende e far diventare le disavventure materiale editabile per questo blog.
Con l’ultima di una lunga serie posso dire di aver vinto un po’ l’Internet. Premettendo che non sono così disperato da dare corda a chiunque mi faccia una moina e che non sono elemosinatore di seconde chance, quando una cosa non funziona io tronco, cancello, blocco MA l’ultima parola è sempre la mia.
La storia è sempre quella.
Inizio a sentire una persona che ti sembra interessante, che parla italiano, che lavora come servitù nell’alta borghesia milanese ma io posso apparire snob e in realtà mi mescolo spesso con il comun volgo, così concedo una possibilità e ci si promette il solito “Dai vediamoci per un caffè”.
Passano i giorni e nulla, si sparisce entrambi inghiottiti dagli impegni, dalla vita, dall’indifferenza di quel numero nuovo sul telefono che non sai se userai o cancellerai a breve.
Un lunedì sera tornando dalla palestra in bicicletta, davanti al portone del palazzo vedo questo ragazzo al citofono con il cellulare in mano, era evidente che stesse aspettando gli aprissero, lì al momento non ci ho dato peso, sto per uscire dal portone che lui mi tiene gentilmente aperto e noto la schermata del cellulare accesa sulla chat “Hornet”.

domenica 14 giugno 2015

BERMUDA + SCARPE DA BARCA, IO DICO SI'


Trova la giusta LOCATION.


E’ arrivata l’estate. Perché ammettiamolo, il 1 di Giugno noi sentiamo caldo anche se il barometro non dice proprio così, togliamo il piumone cercando di non occupare 4 ante del nostro armadio e tiriamo fuori gli shorts.
OH GLI SHORTS QUALE MIGLIORE INVENZIONE DELL’UOMO.
Personalmente mi sento migliore quando pedalo come un forsennato sulla bicicletta con la fretta di chi non deve fare nulla ma ormai ha la velocità milanese come impostazione della vita, con buttato addosso solo un paio di bermuda, una t-shirt sdrancicata di H&M. Conscious, ovvio.

E’ questo il momento in cui mi sento un ragazzino, un teenager che finisce la scuola e si sbraga al parco con gli amici a dire cagate e a fare un po’ Dawon’s Creek della situazione.
L’estate è bello vestirsi con i colori chiari ma solo se non sembriamo delle peruviane al matrimonio di paese, quindi ok i colori un po’ pastello ma senza esagerare. E lo dico io che riesco a non farmi prendere a sassate dalla gente quando metto bermuda color lampone, menta, fragola, pistacchio e sembro la variegata gamma dei gusti di un gelato artigianale.
Un giorno mi sono accidentalmente imbattuto in un esemplare di troppa moda, quelli che sono iscritti allo Ied, si sentono cool anche se girano in canotta e cappello di feltro, che professano apertamente la religione PRADA ma che spesso non ci mettono personalità in ciò che indossano.
Mi è stato detto “I bermuda e le Timberland da barca NO, NO E ANCORA NO”.
Ma perché?
Chi lo ha deciso?
Chi ha decretato questa legge in Parlamento?
E non è un gusto personale ma proprio un fattore di estetica praticità. Avete mai visto uno sulla barca a vela con i pantaloni lunghi?
NO.

sabato 6 giugno 2015

LA CRISI DEL SETTIMO APPUNTAMENTO



Sapevo che avrei scritto questo post. Me lo sentivo e quando ho delle sensazioni difficilmente mi sbaglio, difficilmente posso ricredermi e difficilmente non urlo un “VE L’AVEVO DETTO”.
Uscire con qualcuno è davvero l’apoteosi dello sbatty.
Primo perché non c’è nessun dato certo che ti aiuti a razionalizzare quanto accadrà, secondo perché se si vede tutto bianco o tutto blu (io non indosso il nero) quel mix di colori tra i due sono fastidiosi e genitori di incredibili paranoie. (Vedi post precedente).
Al primo appuntamento la butti sul “O la va o la spacca” e a dir la verità sei anche un po’ scazzato, sul finire della settimana la stanchezza si fa sentire ma la chimica nell’aria c’è e state molto bene insieme. Iniziano pochi ma inequivocabili segnali di interesse reciproco “Sali su a conoscere il mio gatto?”, “TI VA UN GELATO SUL MIO TERRAZZO?” e inviti a cena, e perché no, anche solo una passeggiata sulla Darsena, luogo dove ormai a Milano si fidanzano o si ubriacano tutti.

martedì 2 giugno 2015

CON LO ZENFONE HO VISTO TUTTO "THE LADY"


TOP.

Il motivo per cui io stia scrivendo seduto per terra con la schiena appoggiata all’armadio e non sul letto, sulla scrivania, sul terrazzo o sulla poltrona è assai inspiegabile.
È il mio amico tra lo zingaro e il teenager che mi fa assumere pose e comportamenti alquanto strani. E forse sono anche un po’ nerd da quando bazzico la tecnologia che rimane per me una scienza del mistero, quasi dell’occulto.
Mi sono sentito dire “Da quando hai lo Zenfone te la tiri”.
Ed è proprio così.
Se prima volevo fotografare un bocciolo di rosa da mettere su Instagram chiedevo il telefono della mia amica, ora invece la faccio IO. La modifico, la osservo, metto la gradazione di colore che più si armonizza con l’insieme perché l’ordine prima di tutto.

Non ho mai avuto un telefono così dotato, all’inizio la grandezza spaventa, dici “CI STARA’ NELLA TASCA DEI MIEI SHORTS DI JEANS?” poi però tutti gli altri telefoni ti sembrano quelli con cui giocavi da bambino.
Cose da preistoria.
È un telefono che ti permette di personalizzare la qualunque, a partire dallo sfondo e dal blocco sfondo, che voi sapete quanto è importante. Per esempio quando sei in metro, ti arriva una notifica, il vicino guarda sicuro che cosa sta succedendo ed è importantissimo che lo sfondo del nostro telefono dica quello che siamo.
Hai la foto del tuo fidanzato? CESSA.
Hai la foto del gatto? GATTARA.
Hai la foto di un vaso di ortensie? INFLUENCER.